sabato 10 dicembre 2005

La Carrera Septima

Bogotá é disposta lungo due assi geosocioeconomici che s'incrociano perpendicolari: sud povero nord ricco, montagna ricca pianura povera. L'asse sud - nord è percorso dalle Carreras, quello est (montagna) - ovest (pianura) dalle Calles. La Carrera Primera corre alle pendici del Cerro, attorno ai 2,600 metri, e nonostante sia praticamente una linea retta é detta "Circumvalar"; andando verso la pianura, si progredisce in numero: Carrera 2, Carrera 3 e cosí via. Tutte le strade - salve alcune piú commemorative - sono identificate da numeri, un po' come a Manhattan.

Di tutte le Carreras, la più importante è la Septima: ogni mattina, il Nord ricco vi vomita le sue auto dirette al centro degli affari, ed otto ore dopo il flusso é invertito. La cittá è "zonificata" cosí rigidamente che prima di mezzogiorno é raro che qualcuno percorra la Septima verso Sud, e viceversa la sera.

L'Alcaldia (il Comune) ha quindi deciso di adeguarsi a questa realtá: di mattina, tutte le corsie della Septima sono percorribili solo in senso Nord-Sud; di sera, tutte vanno in senso contrario. Nel fine settimana e fuori dall'orario di punta - invece - la Septima torna un strada a due sensi di marcia. Questo schema - semplice e per questo geniale - facilita molto la vita ai bogotani, salvo che in una occasione: tra le 4 e 50 e le 5 e un quarto del pomeriggio. In quei venticinque minuti, la Septima diventa una specie di roulette russa, una confusione di duelli a colpi di abbaglianti, una giungla rombante e nevrotica: è il quarto d'ora in cui si cambia di senso di marcia.

I cartelli parlano chiaro: a partire dalle 17, le quattro corsie Nord - Sud si invertono, a disposizione dei rientri. I semafori smettono di alternare i loro bei colori e lampeggiano in giallo; i più moderni sfoggiano tre croci rosse a mo' d'ultimo avviso.
In teoria, tutte le auto, i taxi ed i bus che si trovano da quel lato alle 16 e 59 dovrebbero - ordinatamente ed all'unisono - uscire per una laterale e sgomberare. In perfetta sincronia, impiegati e dirigenti del Centro invaderebbero le corsie appena liberate allo scoccare dell'ora del té.
In pratica, tanti guidatori non hanno l'orologio (e per strada non ce ne sono di ufficiali); tra chi ne dispone, non tutti hanno il collegamento al satellite per l'ora esatta, cosí che per alcuni le 16 e 59 arrivano verso le 5 e 10, per altri alle 4 e 40.
È così che la Septima si comincia a svuotare un po' prima, e le prime auto in controcorrente si presentano in anticipo, e cominciano le sfide di lampeggianti e clacson: ognuno si crede in pieno diritto di avanzare, e testardamente procede zigzagando tra gli "infrattori" che gli si avventano contro. È la legge del più forte: gli autobus hanno sempre ragione, seguiti dai camioncini ed immediatamente dopo dalle auto più vecchie (che hanno meno da perdere). Più il tempo passa, più i Sudisti si fanno aggressivi, mentre i Nordisti riducono volume e gravitá degli insulti.
Quando sono le 5 e dieci, la maggior parte degli orologi ha decretato la ritirata dei Nordisti alle strade parallele, ed i Sudisti vittoriosi occupano le tre corsie contese. Restano però in campo i peggiori, i guerriglieri, i vietcong della Septima: i taxisti.
Al taxista pare inconcepibile deviare dal suo corso per una ragione così burocratica come lo scoccare di una determinata ora. E poi, lui passa la sua vita al volante ed è un guidatore esperto: ti pare che non riesce a scansare centinaia di auto lanciate contromano a 80 all'ora? E alla fine, sono solo altri tre isolati: posso farcela!
Il nostro taxista di ieri, sulla Septima, alle 5 e 10, sicuro pensava qualcosa del genere. O forse no, forse era troppo impegnato a scartare a destra e a sinistra, a valutare la presenza di vie di fuga sul marciapiede, o forse a raccogliere impressioni per la scenografia del prossimo inseguimento di Matrix. Ad ogni modo, dall'espressione che coglievo nello specchietto sembrava tranquillo, forse appena infastidito dalla lampeggiante muraglia di fari abbaglianti.

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