mercoledì 21 dicembre 2005

1 + 1 = 1

In Colombia ci sono due canali TV: RCN e Caracol. La mia ipotesi è che tra loro esista un accordo: essere uno fotocopia dell'altro. In altre parole, che i macrobiettivi di entrambi siano fissati congiuntamente. Che sia così è evidente nei telegiornali: iniziano alla stessa ora, hanno look molto simili e danno le stesse notizie in identico ordine. In questi giorni, comincio a sospettare che l'accordo si estenda alla parte artistica, alla fiction.

IL 14 scorso, Caracol ha lanciato "Vuelo 1503"; quattro giorni dopo, su RCN è andato in onda il primo capitolo di "Perdidos". "Vuelo 1503" è la storia dei superstiti di un disastro aereo: il loro volo cade, alcuni sopravvivono e questa è la loro storia. "Perdidos" è la storia dei superstiti di un disastro aereo: il loro volo cade, alcuni sopravvivono e questa è la loro storia.

Che probabilità ci sono che questa si tratti di una coincidenza? Nessuna. Può trattarsi di una strategia di controprogrammazione, una specie di marcatura a uomo? Non impossibile, se i canali dispongono di un servizio segreto dedicato allo spionaggio industriale. Ammettiamo dunque che sia una strtegia non concordata: cosa spinge un direttore della programmazione a copiare l'idea dell'unico concorrente? Non ha forse idee DIVERSE che possano reggere l'urto? Non ha un sogno nel cassetto, un programma che vuole realizzare da sempre? Non crede che alla gente piacerebbe scegliere tra proposte diverse?
Il discorso si applica a qualsiasi canale, non solo al duopolio colombiano. Qui - semmai - c'è una particolarità aggiunta: la totale assenza di reazioni mediatiche a questa strana "coincidenza": non un giornale, non un sito, non un canale (quale, d'altronde???) fa notare questa anomalia. Come mai??

lunedì 19 dicembre 2005

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sabato 17 dicembre 2005

Le due triadi

El Tiempo pubblica oggi un'inchiesta sull'"immagine" di parti sociali ed istituzioni colombiane. A 1200 cittadini maggiorenni
(occhio: in America Latina, la soglia della maggiore età di solito esclude la metá della popolazione) si è presentata una lista, e per ogni punto tre opzioni: immagine favorevole, sfavorevole o non sa/non risponde.

L'elenco completo delle risposte (in PDF) merita una visita; a mio parere, queste sono le chicche:

- La Triade è in splendida forma
Gli unici "attori sociali" che raccolgono il consenso di più di tre quarti degli intervistati sono la Chiesa (81,4%), i mezzi di comunicazione (77,6%) e l'Esercito (77,5%). In un paese così cattolico - ed in piena guerra civile - la vera sorpresa sono i media: ma davvero i colombiani sono contenti di avere un solo quotidiano nazionale (proprietà della famiglia del vicepresidente) e due soli canali TV - uno fotocopia dell'altro - in mano alle più ricche famiglie del paese?

- I gruppi insurgenti hanno il loro bravo seguito
L'altra triade (Paramilitari, FARC ed ELN) ricorda i piccoli partiti italiani della Prima repubblica, almeno a guardare le percentuali: rispettivamente 3,0%, 2,8% e 2,5%. Considerando che provare ammirazione per questi ameni circoli può portare dritto in galera (o in cimitero), si tratta di risultati straordinari: è quasi certo che il serbatoio di simpatizzanti sia molto maggiore. A scanso di equivoci: il Governo conta con un 58,5% di risultati positivi.

venerdì 16 dicembre 2005

BogoBasics - "Pico y Placa" - Proporzioni

La targa "Numero 1" in Colombia è del Presidente Núñez, che nel 1905 sfila lungo la Carrera Septima . Nei sette anni successivi altri 99 bogotani richiedono la speciale licenza per le "carrozze a motore", e già il Circolo dei Guidatori deve affittare un locale per le riunioni semestrali. Il muro delle 1,000 auto si rompe nel 1927 (a Roma sono 9,000), quello delle 10,000 a fine anni '40 (a Roma sono solo poche di più, frenate dall'economia di guerra).

A partire dagli anni '50, le strade si separano: la capitale d'Italia accelera sull'onda del boom, mentre la Colombia entra nel gioco delle "decadas perdidas" e dello sviluppo mancato. Le immatricolazioni seguono l'andazzo: all'inizio degli anni Settanta il parco auto di Roma raggiunge il milione mentre Bogotà oggi - 35 anni dopo - conta 700,000 auto.

Nonostante questo "ammortizzatore del sottosviluppo", il traffico è un grosso, grosso problema anche da queste parti, dove le direttive Euro 3 ed Euro 4 sono lontane come il primo colombiano sulla Luna. E che succederà a Bogotà quando (o se?) la densitá automobilistica sarà paragonabile a quella di Roma? Se - come da noi - si arrivasse a 77 auto ogni 100 abitanti?? Pur ammettendo un blocco demografico altamente improbabile, qui ci sarebbero 5,600,000 macchine - otto volte più di oggi. Il problema non se lo pone nessuno, perchè non esiste l'ipotesi che si compia la promessa della pubblicitè e del liberismo e lo stile di vita europeo si trasferisca (davvero) da queste parti; e poi, già le poche che ci sono oggi preoccupano un bel po'.

È di ieri la notizia che nel 2005 si raggiungerà lo stratosferico numero di 70,000 immatricolazioni in città - quattro volte MENO delle immatricolazioni della sola Autogerma nel solo 2003... Posted by Picasa

giovedì 15 dicembre 2005

"El Amante", di Harold Pinter

L'autore, premio Nobel della Letteratura 2005; il regista, un giovane colombiano di talento; produttrice, Fanny Mickey - il mostro sacro del teatro colombiano, al punto da meritarsi in futuro un BogoBasics. Nonostante (o a causa???) di questi ingredienti, "El amante" produce un solo sentimento: la perplessitá.

È probabile che nel 1963 fosse molto stimolante vedere una coppia che vive senza pudori le proprie fantasie/realtà di tradimenti incrociati: mancavano 5 anni al '68, e Pinter era avanti, molto avanti nella capacità di esplorare i confini del detto/non detto. Ma oggi, 42 anni dopo - ed in particolare nell'adulterissima Colombia - l'effetto scema non poco.

Restano una buona sceneggiatura, qualche idea di regia, un po' di canzoni degli anni '40/'50, due (bravi) attori - e la netta sensazione che non siano bastati a riempire i 60 minuti dello spettacolo.

mercoledì 14 dicembre 2005

BogoBasics - "Pico y Placa" - intro generale

É probabile che la maggior preoccupazione di Romolo mentre tracciava i confini della futura città di Roma fosse evitare le pietre troppo grosse che potessero rovinare il filo del suo aratro - attrezzo che all'epoca non era facilissimo costruire. Non pensava certo che di lì a pochi minuti avrebbe dovuto ammazzare suo fratello ("fratello avvisato, mezzo salvato", comunque). Meno ancora poteva immaginarsi la "sua" cittá, i suoi sette colli, percorsi in lungo e in largo da tre milioni di scatole di metallo da una tonnellata.

Destino comune di tutti i fondatori, fatta eccezione forse per Juscelino Kubitschek e Oscar Niemeyer; lo stesso Leonardo - se avesse deciso di fondare una cittá invece di dipingere la Gioconda - l'avrebbe probailmente dotata di inutili eliporti in legno piuttosto che di garage, tangenziali, metropolitane e tram.

Fatto sta che da cent'anni a questa parte tutti abbiamo sentito la necessitá di montare le chiappe su di una poltrona inbullonata ad un telaio d'acciaio per soddisfare la nostra necessitá di movimento, piuttosto che salire su un giunco, calzare una ciocia o montare su una carrozza.

Per alcuni decenni, le antiche città hanno resistito bene all'assalto delle auto, grazie alla fondamentale considerazione che erano ancora poche. Parevano una stranezza da VIP, tanto che già negli anni '30, il piano regolatore di Roma prevedeva "ben" 200,000 auto in circolazione per il 2000 (sbagliando appena per 2,800,000 unità: non male!).

Da quegli anni ad oggi (e non per giustificare i pianificatori) sono intervenuti tre fattori a d ir poco drammatici: la crescita demografica, quella economica e l'urbanizzazione - ovvero l'esito dalle campagne alle città. Chi abita in una metropoli europea sa a cosa hanno portato queste forze: un'automobile a testa su di un'infrastruttura pensata per le carrozze a cavalli - e per dieci volte meno abitanti. Il pendolare che 60 anni fa era un abitante dei treni suburbani oggi è prigioniero per ore del carcere su 4 ruote che si è pure dovuto pagare, e finisce delirante e stressato a sognare una vacanza senza patente...

Come combattere quest'armata henryfordiana che investe, occupa spazio, inquina l'aria e fa rumore? Che armi mettere in campo contro la più grande industria del pianeta per difendere pedoni e non dai suoi drammatici effetti collaterali?

martedì 13 dicembre 2005

BogoBasics - intro

Ci sono espressioni, luoghi, parole, persone, eventi, locali et cetera che si devono conoscere, pena sopracciglia alzate e sguardi dubbiosi del tipo mi-stai-prendendo-in-giro-che-non-conosci-"x".

Con tutta la buona volontá e l'impegno di un viaggiatore curioso, ci si mettono anni a conoscerne - nella migliore delle ipotesi - la metá; quanti neo-residenti a Roma capirebbero l'espressione: "ahò, ma che sei er Canaro", o "É arivato Girolimoni" (solo per limitarsi ai personaggi "storici")? Pochini, ve lo assicuro. A meno che non si siano studiati prima un sito tipo Bogotalia...

Ai curiosi (che vivano a Bogotà o meno) é dedicata la sezione BogoBasics, che si svilupperá a partire dai prossimi post. Perchè possiate capire - fin da subito - la disperazione di chi vi dice, ad esempio:"no, hermano, tengo pico y placa!"

lunedì 12 dicembre 2005

Ciminiere in città

Di mattoni, poche: Bogotá non è una città industriale. Le ciminiere sono di metallo, hanno finestrini da ambo i lati e camminano per strada su quattro ruote: sono i colectivos.

Questi grandi inquinatori sono uno spettacolo inquietante: ogni accelerata equivale ad un secchiello da spiaggia pieno di carbone lanciato nell'atmosfera, attraverso dei tuboni da stufa attaccatti alla bell'e meglio alla marmitta con l'ecologico scopo di allontanare gli inquinanti dalle nostre narici. Scopo non raggiunto, perché le polveri sono cosí pesanti che in pochi millisecondi colano come lava su qualsiasi superficie si trovi in un raggio di 20 metri...

Bogotá è la terza città più inquinata dell'America Latina (dopo Città del Messico e - sorprendentemente - Santiago del Cile), pur non contando due grandi concause come il riscaldamento domestico e l'industria pesante; eppure, giá alle 9 del mattino la cappa grigia si vede ad occhio nudo, al punto che l'Alcaldia (il Comune), sta pensando di proibire l'esercizio fisico all'aria aperta.

Per fortuna, questo inquinamento da fantascienza scompare allontanandosi dal "centro degli affari": Bogotá è così poco densa che a una manciata di chilometri dal centro già inizia ad insinuarsi la campagna. Senza contare il cerro, la cordigliera sulla quale s'appoggia e che mantiene intatti i suoi boschi sempre verdi.

domenica 11 dicembre 2005

Estríper

Impossibile da trovare. Maschi? quanti ne vuoi. Ma stripper femmine, neppure a parlarne: sono putas, non estríperes. Liste rosa e pari opportunitá a parte, sta di fatto che lo strip tease alla festa del fratello ce lo voleva assolutamente, ragion per cui lei supera reticenze e decide: puta sia.
Il contatto ce l'ha un cameriere: "é carina, ha 27 anni, vuole 50,000 pesos", centomila in meno del maschio piú economico. Al garçon chiede il numero di telefono (e non come facesse ad averlo), chiama e si mette d'accordo: non si dovrá spogliare, solo fare un po' di lap dance al festeggiato, e che non venga prima di mezzanotte che ci sono bambini, e allora grazie e a dopo, chiedi di me all'entrata e mi raccomando vestiti discreti.

Quando lei arriva, la festa è già avanti : gli invitati sono arrivati per primi, poi il "cumpleañero", e finalmente abbracci sorrisi, brindisi e mariachi.
Che lei non sia una ritardataria é evidente dal look e dallo sguardo perso. Si guarda attorno come un marzianino abbandonato, impaurita dall'allegria e dalla musica ad alto volume. Di anni ne avrá sì e no sedici, e chissá quanti anni fa avrá imparato ad aumentarsi l'etá. É truccata - come una settantenne aggrappata alla gioventù - ma non riesce a nascondere una profonda bruttezza.

- Ciao, benvenuta, sei la estríper?, sei pronta?

- Dammi prima un bicchiere di rum, puro, e poi sono prontissima.

Basta quella frase ad occhi bassi (o è la voce - tremante, bassa, graffiata?) ad invadere tutto il locale, a spegnere la musica, a smorzare le conversazioni e soffocare le risate, ad accendere tutte le luci, a bloccare i camerieri coi loro vassoi e fargli girare la testa, a portare lí - nel cuore di Bogotá - due milioni di desplazados e vent'anni di guerra civile - ma solo finchè arriva il rum.

Dopo lo strip, mossa a compassione - oltre ai 50,000 pattuiti le dá altri 20,000 pesos per il taxi .

sabato 10 dicembre 2005

La Carrera Septima

Bogotá é disposta lungo due assi geosocioeconomici che s'incrociano perpendicolari: sud povero nord ricco, montagna ricca pianura povera. L'asse sud - nord è percorso dalle Carreras, quello est (montagna) - ovest (pianura) dalle Calles. La Carrera Primera corre alle pendici del Cerro, attorno ai 2,600 metri, e nonostante sia praticamente una linea retta é detta "Circumvalar"; andando verso la pianura, si progredisce in numero: Carrera 2, Carrera 3 e cosí via. Tutte le strade - salve alcune piú commemorative - sono identificate da numeri, un po' come a Manhattan.

Di tutte le Carreras, la più importante è la Septima: ogni mattina, il Nord ricco vi vomita le sue auto dirette al centro degli affari, ed otto ore dopo il flusso é invertito. La cittá è "zonificata" cosí rigidamente che prima di mezzogiorno é raro che qualcuno percorra la Septima verso Sud, e viceversa la sera.

L'Alcaldia (il Comune) ha quindi deciso di adeguarsi a questa realtá: di mattina, tutte le corsie della Septima sono percorribili solo in senso Nord-Sud; di sera, tutte vanno in senso contrario. Nel fine settimana e fuori dall'orario di punta - invece - la Septima torna un strada a due sensi di marcia. Questo schema - semplice e per questo geniale - facilita molto la vita ai bogotani, salvo che in una occasione: tra le 4 e 50 e le 5 e un quarto del pomeriggio. In quei venticinque minuti, la Septima diventa una specie di roulette russa, una confusione di duelli a colpi di abbaglianti, una giungla rombante e nevrotica: è il quarto d'ora in cui si cambia di senso di marcia.

I cartelli parlano chiaro: a partire dalle 17, le quattro corsie Nord - Sud si invertono, a disposizione dei rientri. I semafori smettono di alternare i loro bei colori e lampeggiano in giallo; i più moderni sfoggiano tre croci rosse a mo' d'ultimo avviso.
In teoria, tutte le auto, i taxi ed i bus che si trovano da quel lato alle 16 e 59 dovrebbero - ordinatamente ed all'unisono - uscire per una laterale e sgomberare. In perfetta sincronia, impiegati e dirigenti del Centro invaderebbero le corsie appena liberate allo scoccare dell'ora del té.
In pratica, tanti guidatori non hanno l'orologio (e per strada non ce ne sono di ufficiali); tra chi ne dispone, non tutti hanno il collegamento al satellite per l'ora esatta, cosí che per alcuni le 16 e 59 arrivano verso le 5 e 10, per altri alle 4 e 40.
È così che la Septima si comincia a svuotare un po' prima, e le prime auto in controcorrente si presentano in anticipo, e cominciano le sfide di lampeggianti e clacson: ognuno si crede in pieno diritto di avanzare, e testardamente procede zigzagando tra gli "infrattori" che gli si avventano contro. È la legge del più forte: gli autobus hanno sempre ragione, seguiti dai camioncini ed immediatamente dopo dalle auto più vecchie (che hanno meno da perdere). Più il tempo passa, più i Sudisti si fanno aggressivi, mentre i Nordisti riducono volume e gravitá degli insulti.
Quando sono le 5 e dieci, la maggior parte degli orologi ha decretato la ritirata dei Nordisti alle strade parallele, ed i Sudisti vittoriosi occupano le tre corsie contese. Restano però in campo i peggiori, i guerriglieri, i vietcong della Septima: i taxisti.
Al taxista pare inconcepibile deviare dal suo corso per una ragione così burocratica come lo scoccare di una determinata ora. E poi, lui passa la sua vita al volante ed è un guidatore esperto: ti pare che non riesce a scansare centinaia di auto lanciate contromano a 80 all'ora? E alla fine, sono solo altri tre isolati: posso farcela!
Il nostro taxista di ieri, sulla Septima, alle 5 e 10, sicuro pensava qualcosa del genere. O forse no, forse era troppo impegnato a scartare a destra e a sinistra, a valutare la presenza di vie di fuga sul marciapiede, o forse a raccogliere impressioni per la scenografia del prossimo inseguimento di Matrix. Ad ogni modo, dall'espressione che coglievo nello specchietto sembrava tranquillo, forse appena infastidito dalla lampeggiante muraglia di fari abbaglianti.

venerdì 9 dicembre 2005

Il cielo è sempre più blu

Non una nuvola, solo un bel blu. Il cielo di Bogotà non è mai così: le nuvole - alte, basse, veloci o lente - sono una costante, un segno particolare. Ma oggi, 9 di Dicembre del 2005, sono dovuto uscire per strada per crederci: non una nuvola.
A nessuno importava in particolare, ma a me è sembrato un segno di benvenuto, e mi sono fatto la barba fischiettando.