giovedì 28 dicembre 2006

Sostiene Pécaut - I

"È proprio della Colombia che tutte le parti sociali si proiettino sempre, in qualche misura, su di un orizzonte di prove di forza"

Dall'introduzione di "Crónica de cuatro décadas de política colombiana", di Daniel Pécaut, Grupo Editorial Norma, 2006 - pag. 26.

sabato 16 dicembre 2006

Come vanno le cose

Vi consiglio di leggere questo articolo su The Guardian. Io l'ho scoperto grazie a CIP Online, eccezionale blog nordamericano dedicato alla Colombia.

La storia è esemplare: un giovanissimo imprenditore (30 anni) - già attivo in politica col partito conservatore - viene eletto CEO di un azienda agricola e si dedica alla coltivazione della banana.
Firma un contratto con la Del Monte ed inizia a fornirle decine di tonnellate settimanali.

Ora viene fuori (sorpresa) che le terre sono state sottratte ai contadini locali (ma non da lui! Dai paramilitari), e che Del Monte "ha contratti con molti coltivatori" e che il giovane imprenditore non sapeva neppure cosa fossero - i paramilitari - e che lui si dedica solo "a fare soldi".

Buona lettura.


giovedì 14 dicembre 2006

Grane in casa Pretelt


La figlia dell'ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de la Vega, è nei guai: il "premio" che ha ricevuto in funzione del suo cognome - una nomina al consolato di Londra - potrebbe trasformarsi in una grossa grana. Un caso di nepotismo mal gestito.

Circa 5 anni fa, alla fine del Governo Pastrana, Vanessa Pretelt (a destra nella foto da El Tiempo) è nominata ad una carica di livello presso il Consolato a Londra. All'epoca il papà della Pretelt non era ancora nè ambasciatore in ItaliaMinistro degli Interni (entrambi incarichi assegnatigli da Uribe) ma come grand commis aveva già abbastanza titoli da aspirare ad un piazzamento per la figlia.
Secondo la legge colombiana, una delle modalità di carriera diplomatica è quella della "nomina diretta", strumento che tutti i Presidenti usano per pagare debiti politici - o per sottrarre funzionari delicati alle vendette dei nemici locali.

La stessa legge - però - prevede che al termine di ogni ciclo di 4 anni all'estero i diplomatici debbano rientrare a Bogotà per due o tre anni, a svolgere funzioni presso il Ministero. Qualcosa di simile accade alla Farnesina, dove però il ciclo all'estero è di circa 8 anni (in Colombia - e sono sicuro di non sbagliarmi - gli anni sono solo quattro per instaurare uno spoil system informale chje consente ad ogni nuovo Capo del Governo di elargire ricompense infelucate).

Questo articolo crea un problema ad Uribe, che proprio non se la sente di "punire" con un triennio a Bogotà la figlia del suo "uomo agli Interni". Siccome però lui è Il Capo, decide di fregarsene e nomina di nuovo la Pretelt ad un incarico nella stessa città (e già che c'è, rinnova l'incarico pure a Adrianne Foglia, ex moglie dell'ex ambasciatore a Washington Luis Alberto Moreno).

Fin qui, ordinaria amministrazione: che la legge non sia vincolante in Colombia è risaputo - tanto più se si tratta del Presidente. Il guaio è che - per salvare almeno le apparenze - Uribe manda alla Pretelt un assegnino di 8,000 sterline (quasi 12,000 euro) perchè insceni un ritorno a Bogotà, e la ex (e futura) console non lo spende per rientrare ma - azzardo - per reiterati giri sulla ruota gigante. La cosa si viene a sapere (ne scrive anche Daniel Samper Pizano, noto opinionista, ripreso addirittura dall'associazione dei diplomatici) ed il Ministro degli Esteri prende le distanze.

Ad oggi, secondo l'Independent, la Pretelt è sparita: "she declined to reveal her exact whereabouts". Degna conclusione per una storia così.

mercoledì 13 dicembre 2006

Intervista col Giudice Gratteri

La W ha intervistato il giudice Nicola Gratteri, che si è occupato delle indagini sul caso Mancuso - Sale - 'Ndrangheta.

L'intervista (in italiano) la trovate qui.

Merita l'ascolto integrale, specie per chi è interessato ai meccanismi del narcotraffico internazionale. Segnalo una chicca: l'intervistatore - che ha in mente il "processo di pace" con le AUC - domanda al giudice quali siano gli altri paramiliatri coinvolti, ed il Gratteri risponde: "Noi li conosciamo come narcotrafficanti, non sappiamo se siano anche terroristi".

L'indagine è passata per competenza a Roma; tra 15 o 20 giorni si dovrebbero conoscere i nomi degli altri 39 imputati colombiani.



Mancuso e la 'Ndrangheta - da La Stampa

Riporto testuale da La Stampa del 6 Dicembre scorso e da El Tiempo di oggi.



I NUOVI MERCATI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
Droga, le mani della ’ndrangheta sulla Colombia
REGGIO CALABRIA

L’Italia è pronta a chiedere l'estradizione di Salvatore Mancuso: signore della guerra, signore della coca, il più potente narcotrafficante della Colombia. Quattro anni fa l'hanno già chiesta gli Stati Uniti. Niente da fare: è rimasto dov'è. «Mancuso è un problema internazionale - dice Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Antimafia - ed è necessaria una convergenza internazionale per arrestarlo». Quarantadue anni, di origini italiane, Mancuso resta il capo indiscusso dell'Auc, l'Autodefensas Unidas de Colombia, il più forte gruppo paramilitare di estrema destra al quale sono attribuiti migliaia di omicidi. E' indagato nell'inchiesta «Galloway Tiburon», condotta dalla Dda di Reggio Calabria, su un traffico di stupefacenti tra Europa e Sud America. La stessa che in questi giorni ha coinvolto Massimo Cragnotti, figlio di Sergio, ex patron della Lazio.

Le intercettazioni

Mancuso è stato tradito dalle conversazioni telefoniche con un imprenditore romano, Giorgio Sale, 63 anni, anch'egli arrestato. Il prossimo passo sarà la richiesta d'estradizione. E per evitarla, Mancuso, potrebbe esercitare in Colombia ritorsioni devastanti: «Comanda 5 mila uomini, controlla 15 regioni, dispone di elicotteri da guerra», dice uno degli investigatori. «Attraverso il controllo esercitato dall'Auc sulle piantagioni, incassa percentuali sulla vendita della coca, è legato alla 'ndrangheta, anche se non affiliato, e può esercitare una grande influenza sulla politica della Colombia». Il made in Italy, in Colombia, è una potenza: Giorgio Sale, pressoché sconosciuto in Italia, in Colombia è un pezzo da novanta. Proprietario di una catena di ristoranti e negozi, nella sua caduta ha trascinato persino il presidente del Consiglio superiore della magistratura colombiana, José Alfredo Escobar. Accusato dall’opinione pubblica, d'essere legato alla mafia italiana.

Sangue e coca

Un video incastra il giudice: Giorgio Sale lo abbraccia nei corridoi dell'aeroporto di Bogotà. E poi alcune intercettazioni, pubblicate dal settimanale Semana, nelle quali il giudice parla con tale Obrando, collaboratore di Sale. «Ti chiamo - dice Obrando al giudice - per un problema che riguarda una persona molto legata a Giorgio. Il giudice Martha Marin Mora ha la pratica. Basta dirle di guardarla con attenzione. Niente di più». Escobar, al telefono, assicura che la sua segretaria farà da tramite con i giudici in questione. Grazie all'amicizia con Mancuso Sale poteva comprare cocaina a soli 1.800 dollari il chilogrammo. Prezzo alla fonte, ottenuto nelle fattorie che producono coca nella giungla colombiana. «Luoghi - continuano gli investigatori - dove i paramilitari dettano legge con violenza. Per incrementare la produzione obbligano i contadini a lavorare di più, oppure li cacciano, ammazzando i figli dinanzi ai genitori. Ad alcuni cavano gli occhi con un cucchiaio». Sale abitava a ridosso della settima Strada: il cuore del potere colombiano. All'inizio riciclava soldi per la cosca dei Pannunzi. Poi, con i suoi figli, decise di mettersi in proprio. In pochi anni sono diventati potentissimi. Pare che Giorgio Sale abbia escogitato un piano - mai realizzato - per trasferire Mancuso in Italia: in cambio gli avrebbe fatto da faccendiere in Colombia. Sale non risulta affiliato ad alcuna cosca: probabilmente la 'ndragheta, in virtù dell'amicizia con Mancuso, deve aver tollerato il suo business. L'unico contatto con la mafia calabrese, secondo gli investigatori, sarebbe Domenico Trimboli, residente in Colombia e presentatogli dal figlio Cristian che, a sua volta, l'avrebbe conosciuto grazie a un ex della banda della Magliana. Per il resto era un intermediario puro tra produttori e rivenditori. «Sale non toccava mai la droga e non scuciva un centesimo - concludono gli investigatori - il suo guadagno era in merce. Chi comprava gli lasciava una parte in un deposito europeo. Lui la rivendeva a un altro trafficante: si faceva pagare, indicava il deposito, e il trafficante andava a prendersela».

Copyright ©2006 La Stampa


Italia pedirá en extradición al jefe desmovilizado de las autodefensas, Salvatore Mancuso

Clic para ampliar
Salvatore Mancuso, ya había sido pedido en extradición por E.U.

La confirmación la hizo el Juez del Tribunal de Calabria, Nicola Gratelli, quien dijo que están trabajando la oficialización de la petición.

Sin embargo, lo más probable es que el Gobierno colombiano suspenda tal solicitud de extradición, igual que lo hizo con la de E.U., siempre y cuando Mancuso cumpla los compromisos del proceso de paz con las Auc.

Mancuso, de origen italiano es conocido por las autoridades antimafia de Italia como el "Señor de la droga".

El Vicepresidente de la Comisión Antimafia de Italia, Giuseppe Lumia, le dijo al diario La Stampa que el ex jefe 'para' es un problema internacional y que por lo tanto es importante una acción conjunta entre las dos naciones para ponerlo a órdenes de las autoridades competentes.

El nexo de Mancuso con la mafia italiana se reveló tras un operativo internacional en el que fue capturado Giorgio Sale, con quien tendría estrecha relación.

Gratelli, quien condujo la investigación, aseguró que, para Italia, Mancuso no es un jefe 'para' desmovilizado, sino un narcotraficante asociado con la mafia calabresa y específicamente con Sale y algunos miembros de su familia quienes se encuentran detenidos en una cárcel romana.

ANGEL VILLARINO PARA EL TIEMPO DESDE ROMA



lunedì 11 dicembre 2006

Dente

Il caso di Simone Fatiga continua a far parlare (poco, per fortuna).

La moglie del presunto picchiato - foto alla mano - ha cercato di convincere i giudici (e l'opinione pubblica) che è stato l'italiano a picchiarla (e non viceversa) ed a mancarle di rispetto (invitando l'amante a casa e sputando alla legittima consorte).

Mah.

Ne parla Caracol Radio.


domenica 10 dicembre 2006

sabato 9 dicembre 2006

Occhio

L'italiano Simone Fatiga ha convocato una conferenza stampa per denunciare ai media colombiani ed internazionali che la moglie colombiana lo ha sfregiato e minacciato di morte. "Le cicatrici non se ne andranno, ma quello che mi fa più paura sono le sue minacce di farmi ammazzare dai suoi amici", dice il Fatiga, chiedendo protezione al Governo locale ed all'Ambasciata Italiana.

Sarebbe un episodio minore, se:
1) la moglie non fosse Lía Araújo;
2) Lía Araújo non fosse sorella di María Consuelo Araújo;
3) María Consuelo Araújo non fosse il ministro degli esteri colombiano e sorella del Senatore Álvaro Araújo, accusato ed attualmente indagato per legami coi paramilitari.

Povero Simone: in che guaio si è andato a ficcare!

Ringrazio Loupsos per la segnalazione; rimando all'articoletto sul Corriere (dove non accennano alle miancce di morte per mano di amici: chissà perché); e segnalo l'edizione del 6 dicembre dell'Heraldo di Barranquilla per la notizia locale.



giovedì 7 dicembre 2006

Giustizia o Pace?

Il trasferimento dei capi paramilitari da La Ceja a Itagüí ha portato alla crisi del cosiddetto "processo di pace" , mostrandone tutte le contraddizioni.

Meno di una settimana fa, il Presidente Uribe ha deciso di trasferire decine di boss delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia, la massima associazione dei paramilitari) a un carcere di massima sicurezza, quello di Itagüí. Decisione di grande impatto, specie se si considera che fino a quel giorno i boss erano "riuniti" in un centro vacanze a La Ceja, dove ricevevano decine di visite al giorno, consumavano tutto il whisky disponibile in paese e gestivano liberamente traffici e guerre intestine.

La reazione delle AUC è stata immediata: prima uno sciopero della fame, interrotto solo con l'arrivo al supercarcere del Commissario di Pace Restrepo; poi un'accesa riunione di 3 ore (in cui pare che al Restrepo lo abbiano lasciato parlare non più di 5 minuti) e finalmente la dichiarazione di "Ernesto Baez": "il processo di pace è finito", accompagnata da dichiarazioni anonime del tipo: "non sappiamo come reagiranno alla notizia i 30,000 smobilizzati del paese: speriamo che non ci sia un bagno di sangue nel paese".

Se il senso comune suggerisce che il posto di un assassino sia dietro le sbarre, rimangono però diversi dubbi sulle motivazioni di Uribe: perchè ha preso una decisione così contraria allo spirito delle conversazioni coi para? La "reclusione" a La Ceja faceva parte di articolati accordi, senza contare che diversi dei capi "reclusi" non sono neppure formalmente imputati dalla giustizia.

Sui media colombiani si fanno diverse ipotesi:

1) che Uribe abbia voluto distrarre l'opinione pubblica per coprire lo scandalo della para-politica e le sue ramificazioni (abbondanti) all'interno della sua coalizione e del suo governo. A me pare improbabile, visto che i para delusi, incarcerati e minacciati d'estradizione avranno meno remore a raccontare ciò che sanno sui loro legami con la società colombiana;

2) che fossero giunte voci di un piano di fuga; questa è la versione ufficiale, diffusa dallo stesso Uribe in un'intervista a la radio "La W", alla quale a dire il vero nessuno pare credere. A Uribe i piani li avrebbe rilevati il direttore di un mezzo di comunicazione, ma in Magistratura non ne sanno nulla.

3) che il vero segnale sia rivolto agli USA, dove un congresso democratico esige posizioni più dure coi paramilitari e condizionerà gli aiuti 2007 (e la firma del TLC) a progressi sul fronte sociale e dei diritti umani; questa - a mio parere - è la più probabile delle tre, e non è un dettaglio che poco prima di rendere pubblica la sua decisione Uribe si sia incontrato con l'Ambasciatore USA William Wood - secondo l'articolo di Semana.

In poche parole: il cambio del vento a Washington non consentirebbe più ad Uribe di avere la botte piena (i soldi del Plan Colombia, il TLC, l'estensione dell'ATPDEA) e la moglie ubriaca (un finto processo di pace orientato al perdono dei paramilitari). La coperta diventa troppo corta, ed obbliga a scelte difficili.



mercoledì 6 dicembre 2006

Slim compra TV Cable

Il boss delle telecomunicazioni latino americane Carlos Slim - tra i dieci uomini più ricchi al mondo e proprietario di Telmex ed América Móvil, nella foto a destra - ha comprato tre operatori di TV via cavo in Colombia. diventando così numero uno del mercato. La vicinanza del gigante messicano si fa sentire.

Per il signor Slim, 300 milioni di dollari sono bruscolini (il suo patrimonio stimato è di 23 miliardi di dollari); in Colombia, questi soldini gli sono sufficienti per diventare leader di un mercato che potrebbe diventare lo snodo strategico delle telecomunicazioni. Il cosiddetto triple play (l'offerta di servizi di telefonia mobile, internet e TV sulla stessa rete) è infatti una concreta possibilità in America Latina, dove le classi agiate (e buona parte della classe media) sono già raggiunte da cavi fisici in grado di trasportare il servizio.

La somma di TV Cable, Superview e Cablepacífico accredita al nuovo gruppo poco più di 300mila clienti, ai quali vanno aggiunti i "pirati" (clienti non paganti collegati illegalmente) che seppur non pagano il canone mensile sono pur sempre un ottimo target pubblicitario.

Questa testa di ponte consentirà ai messicani di conoscere il mercato locale, di sperimentare e di completare lo sbarco (per rimanere in metafora militare) nei prossimi mesi o anni. Non ci sono dubbi che questo mercato di 40 milioni di persone faccia gola, e che i primi candidati a conquistarlo siano i messicani - accomunati da lingua e cultura latinoamericana e abbastanza disinvolti da non preoccuparsi oltremodo per l'ambiente politico e per la (scarsa) sicurezza del Paese - e gli spagnoli, che alla lingua comune sommano i mezzi economici e le sinergie globali. non è un caso che tra i due si spartiscano già la telefonia (mobile in mano a Slim, con Comcel e fissa a Telefonica, aggiudicatasi Telecom Colombia).

Le grandi famiglie colombiane, intanto, fruttano dalla vendita dei loro business, cresciuti nella bambagia di un paese isolato e protetti dalla politica amica. Stavolta é il turno dei Santo Domingo, ex proprietari di TV Cable, che solo un anno fa giuravano che quello della TV era un settore dal quale non sarebbero usciti. Anche questa giravolta non è una sorpresa per un gruppo che ha venduto negli ultimi mesi il business della birra (Bavaria ai sudafricani di SABMiller), una compagnia aerea (Avianca ai brasiliani) ed una catena radiofonica (Caracol Radio a Prisa, Spagna).



lunedì 4 dicembre 2006

Hic manebimus optime

Carlos Albornoz Guerrero è direttore della DNE, Dirección Nacional de Estupefacientes. Tra gli obiettivi di questa istituzione, l'appoggio al Governo "nella formulazione di politiche e programmi in materia di lotta alla produzione al traffico ed al consumo di droghe".

Suo fratello - invece - è architetto (o ingegnere? I giornali non si mettono d'accordo), ed è stato arrestato con 6 grammi di cocaina appena acquistati nel Sud di Bogotà. Sei grammi di cocaina sono tanti, più della dose personale: Iván Albornoz è accusato di narcotraffico e dopo qualche ora di galera confessa e viene portato a casa, agli arresti domiciliari.

Carlos chiama il ministro degli Interni Holguin, che a sua volta telefona al Presidente Uribe. Il messaggio torna chiaro:"Hai la nostra comprensione ed il nostro appoggio". La conferenza stampa può quindi articolarsi sui tre assi tradizionali: sono addolorato; sono sorpreso perchè non sapevo dell'attivitá/problama di mio fratello; resterò al mio posto.

Qualcosa di simile - ci ricorda Caracol Radio - accadde a María Inés Restrepo: quando era direttrice di un programma dedicato alla sostituzione delle coltivazioni illecite (il PLANTE), suo figlio fu catturato negli USA con 3 chili e mezzo di qualcosa che somigliava alla farina ma che non serviva per fare il pane (nè la pizza). Rimase al suo posto.

E neppure uno dei protagonisti della sconfitta del Cartello di Cali, il generale Oscar Naranjo, potè controllare l'attività dei fratelli: uno di loro fu arrestato in Germania - sempre per narcotraffico. Uribe disse, ed era Maggio scorso:"Il generale è un patriota che merita la fiducia del Governo".

Hic manebimus optime.



sabato 2 dicembre 2006

venerdì 1 dicembre 2006

Parcheggio


Nonostante a Bogotá circolino solamente 700,000 automobili (su 7 milioni di abitanti) il traffico ed il parcheggio sono già un problema enorme.

La conducente di questa Mazda - evidentemente disperata - ha risolto mettendo la sua auto in banca. Una soluzione d'interesse.

La foto è tratta da un fotoblog colombiano.



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domenica 26 novembre 2006

Fare politica con l'inchiostro

Il Paese è scosso dallo scandalo della "parapolitica": senatori e deputati arrestati, nervosismo tra le grandi famiglie politiche (in particolare della Costa atlantica), varie menzogne che sembrano sul punto di crollare miseramente e rivelare le immonde verità che non possono più essere nascoste. Il presidente Uribe non sa più che pesci prendere - tutti gli accusati di accordi e vicinanza coi Paramilitari sono di partiti della coalizione di governo - e fa compassione quando dice cose del tipo: "la verità sui paramilitari, ma anche sulla guerriglia" (?).

Nessuno osa affermare esplicitamente che i Paramilitari sono stati strumento e non nemico dell'elite al potere - ragion per cui non è corretto parlare di processo di pace con loro, ne è sorprendente che decine di rappresentanti (nazionali e locali) siano stati eletti coi loro voti.

In tutto questo, la stampa fa la sua parte. Questa é la copertina dell'edizione internet de El Espectador - foglio settimanale al quale resta affidato il compito di far da contraltare al monopolico El Tiempo (seppur solamente il sabato):
- in primo piano, un terremoto a Nariño che non ha fatto neppure danni gravi (men che meno alle persone) ;
- l'intervista al procurador general de la Nación Edgardo Maya Villazón (vicino al clan Araujo, uno di quelli che tremano), della quale si riprende la frase "non bisogna politicizzare questo processo". Ah no?
- di un'altro alto magistrato si riprende una citazione: "non faremo una caccia alle streghe". Bene, che bello.

L'impegno a smorzare i toni è evidente. E triste. Buona domenica.



sabato 25 novembre 2006

Sì, ma quanti siamo?


Secondo il rapporto "Migrantes italiani nel mondo" (da un'elaborazione su dati dell'AIRE) in Colombia siamo 7.959.

I campani sono i meglio rappresentati (con 1.283 presenze), seguiti dai calabresi (964) , lombardi (886), piemontesi e toscani.

Il paese più vicino in quantità di ospiti italiani è... San Marino (!), dove se ne contano 8.067.



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giovedì 23 novembre 2006

Silenzio, s'arresta

Una decina di giorni fa, nei Caraibi colombiani, viene arrestato Fredy Muñoz Altamiranda, giornalista di TeleSUR. La notizia è ghiotta per almeno tre ragioni:
1) TeleSUR è il canale voluto da Chavez per contrarrestare il monopolio statunitense sull'informazione;
2) Chavez è il vicino rosso della Colombia azzurra (o nera, che dir si voglia);
3) L'arresto è stato eseguito dal DAS, la polizia speciale colombiana al centro delle polemiche per le recenti indagini sul suo ex Direttore (nonché ex console di Colombia a Milano) Jorge Noguera, accusato di vicinanza eccessiva coi paramilitari.
Nonostante questi tre grandi ganci (e senza neppure menzionare la gravità dell'arresto di un giornalista e della sua accusa di far parte delle FARC), i giornali italiani bucano la notizia.

Se ne dispiacciono tre blogger attenti all'America Latina (Annalisa, Elio ed Antonio) e mettono per iscritto il loro disappunto in una lettera al direttore di Repubblica.



Prossimamente su Bogotalia



Un italiano fa qualcosa d'italiano. Prossimamente su queste pagine.


martedì 21 novembre 2006

Testimonianza da Contromafie

La blogger Annalisa Melandri è stata a Contromafie (manifestazione del fine settimana scorso, segnalata tardivamente da Bogotalia) ed ha seguito l'intervento di Guido Piccoli - noto esperto di Colombia.

Potete leggere le sue impressioni qui.



lunedì 20 novembre 2006

El colombian dream - recensione

Un bel film: creativo, avvincente, onirico e - quasi fosse la somma di quanto sopra - molto colombiano.

Il regista e sceneggiatore Felipe Aljure (a destra nella foto) ci ha lavorato per 4 anni e finalmente - 12 anni dopo il suo esordio con "La gente de la Universal" - è riuscito a mandare in sala il suo secondo film. Non si è fatto scoraggiare dalla mancanza di denaro, dalle difficoltà tecniche, dal management conservatore delle sale, dal bigottismo dei media - e per fortuna: "El colombian dream"è cinema, cinema puro, arte.

La storia é colombiana ed universale al tempo: le vite di due gemelli diciottenni - innamorati della stessa ragazza - s'intrecciano con quelle di due narcotrafficanti - anch'essi ai vertici di un triangolo amoroso; un maledetto carico di 100,000 pasticche scatena tradimenti, sequestri, stupri, pestaggi e morte, e l'onda di violenza selvaggia punta il dito sul responsabile - il denaro facile. La trama si sviluppa a ritmo crescente, e l'ultima mezz'ora riserva sorprese e colpi di scena i cui prodromi sono ben costruiti (e celati) negli sviluppi precedenti; ed il tema del narcotraffico è trattato senza didascalismi ed inutili spiegazioni: basta mostrare le motivazioni e la vita di queste persone per farne cogliere l'intima tragedia.

"El colombian dream" spicca anche per regia ed approcci visuale. Il taglio del film - che a tratti ricorda Pulp Fiction, col suo approccio "libero" alla cronologia - propone stimoli continui: colori saturi, animazioni che sottolineano, molta steady cam e molto grandangolo, primi piani sparati ed effetti speciali sono tutti elementi che rendono onirica (ed a tratti difficile da digerire) la proposta visiva del film.

In tutto questo carnevale di situazioni, colori e musica agli attori tocca il compito non semplice di essere credibili e non (troppo) caricaturali. Ci riescono tutti, senza eccezioni, ed anche Ana Maria Orozco (celebre in tutta l'America per il suo personaggio televisivo di Betty la Fea) compone un personaggio drammatico, spiritoso e senza divismi. A proposito di attori: nel film c'è anche un italiano, Salvatore Motta, che da qualche anno vive ed insegna teatro in Colombia.

Speriamo che "El colombian dream" esca dal paese ed arrivi in Europa e negli Stati Uniti: diventerà (e naturalmente per me lo è già) un classico.



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domenica 19 novembre 2006

Francesco

Francesco lo incontro al Penelope, un locale "in" di Bogotà di quelli in cui l'ingresso ed il "trago" (l'alcool, ovvero almeno mezza bottiglia di whisky, secondo gli standard locali) costano mezzo salario minimo (mensile).

Lui è fiorentino; quindici ore prima stava suonando a Reggio Emilia ed oggi è qui, a "far girare i piatti" per un centinaio di cachacos. "E riparti stasera stessa?", domando incredulo. "No, no: mi fermo fino a martedì, chè mercoledí sono a Lucca e giovedì a Palermo" (Palermo capoluogo siciliano, e non Palermo quartiere di Buenos Aires - devo specificare).

Questa conversazione l'abbiamo all'ultimo piano. Il Penelope é una discoteca che - come la Divina Commedia - offre una rappresentazione grafica della società: è divisa in più piani; all'inizio ed alla fine di ogni rampa di scale c'è un buttafuori che controlla il movimento; in cima c'è il VIP (da tutti pronunciato "vi-ai-pì", all'americana, e non "vip" come da noi), in fondo i bagni ed il guardaroba. L'ingresso è poco sopra i bagni, l'uscita d'emergenza poco sotto il Vi-ai-pì: quasi una fotografia della realtà sociale del paese.

In mezzo al beat ipnotico del collega locale, domando a Francesco: "Che musica fai?".
"Un po' più elettronica di questa, ma più o meno...". Inizia la sua session alle 2 de mattino, orario insolito per Bogotà ma momento in qui questo locale - praticamente un after hours - è al massimo dell'entusiasmo. I gruppetti si scatenano, con le mani al cielo, serrati attorno al loro centro di gravità - la bottiglia di whisky circondata di bicchieri col ghiaccio.



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sabato 18 novembre 2006

In corso a Roma


Ancora per un paio d'ore, a Corso d'Italia 25, si parlerà di molti problemi globali il cui epicentro si trova in Colombia o non molto lontano: traffico di sostanze stupefacenti, tratta di umani, moderne forme di schiavitù, il silenzio dei mass media sulle mafie, le vittime di queste ultime ed il loro riconoscimento.

È sorpredente come un convegno italiano come " Contromafie - Stati Generali dell'Antimafia" possa sottolineare così efficacemente le vicinanze sottopelle di due mondi all'apparenza tanto lontani come Italia e Colombia.

Parteciperà anche Guido Piccoli, che ringrazio per la segnalazione.



venerdì 10 novembre 2006

Una storia colombiana


Il 26 di Ottobre scorso, a Buenaventura - l'unico porto sul pacifico colombiano.

Il presidente Uribe tiene uno dei suoi "consigli di sicurezza": le massime autorità civili, militari e politiche della zona sono riunite per consentirgli di far sfoggio di decisionismo di fronte alle telecamere.
Esaurite le formalità, Uribe si dirige al "secretario de gobierno" Adolfo Chipantiza (una sorta di prefetto, seduto in seconda fila) e gli dice: "Lei é indegno di servire il Paese perchè ha le mani in pasta col narcotraffico" (per le parole esatte, ascoltate questo file audio). Di seguito, chiama un colonnello della Marina (il testimone) affinchè spieghi qual'à la colpa del Chipantiza - avrebbe chiesto di lasciare liberi dei tratti di costa per facilitare i trafficanti.

Nel silenzio generale Uribe chiede ai rappresentanti del potere giudiziario di farsi avanti, per arrestarlo. Avendo lui organizzato la riunione deve sapere che non ce ne sono, per cui chiede alla sua scorta di condurre l'Adolfo di fronte ad un giudice. Gli agenti del DAS (la polizia segreta o con incarichi speciali) scattano, l'"imputato" non reagisce e la riunione continua.

Le reazioni dei media e degli analisti sono le più varie: il canale televisivo RCN (come segnala Victor Solano nel suo blog) neppure menziona il fatto che il codice penale preveda dei requisiti per l'arresto di una persona, e loda il mandatario. Daniel Coronell di Semana si spinge fino ad affermare che l'atto del presidente "potrebbe essere oggetto di una polemica" ma poi intitola la sua pagina "Sí, pero..." e giustifica la sua decisione.

Ah, il finale: due ore dopo l'arresto, Adolfo Chipantiza è stato liberato perchè non esisteva alcuna denuncia contro di lui. Un cavillo, diranno molti.



giovedì 9 novembre 2006

L'ONIC a Roma con De Marzo e Minà

Questa sera alle sei del pomeriggio al Teatro Vittoria di Roma (P.zza S.Maria Liberatrice, 10) una delegazione della ONIC (Organizzazione Nazionale degli Indigeni Colombiani) parteciperà al dibattito "Colombia, un paese in guerra. La resistenza dei popoli indigeni". Coordina Gianni Minà e partecipa Giuseppe De Marzo, portavoce dell'Associazione A Sud.

Minà e De Marzo (ma direi soprattutto quest'ultimo, a destra nella foto) ci capiscono di Colombia: se v'interessa la situazione del paese potrebbe valere la pena fare un salto. De Marzo ha partecipato alla carovana internazionale che qualche settimana fa ha verificato le condizioni degli indigeni nel conflitto - e che ora inizia il suo "roadshow" europeo di diffusione.




domenica 29 ottobre 2006

Aria di Montagna - II

Ecco una possibile spiegazione per il fenomeno "aria di montagna", già segnalato da Bogotalia.

L'immonda cappa di inquinamento che saluta le mattine bogotane dipenderebbe - in gran parte - dalla qualità del diesel utilizzato dal traposto pubblico (e privato - ma solo quello commerciale, visto che di auto diesel in Colombia non ne circolano).

L'articolo de El Tiempo sul tema suggerisce un rapporto tra il tema "qualità del combustibil" e le scelte di Ecopetrol - che infatti si sarebbe impegnata a ridurre il contenuto di Zolfo a livelli dignitosi entro il 2010. Per maggior chiarezza, riporto la mia versione:
- Ecopetrol concentra i suoi sforzi sulla produzione di combustibile per l'esportazione, che serve a portare dollari in Colombia
- il diesel per il mercato interno non è una priorità perchè si vende in pesos; oltretutto, è l'unica che lo rifornisce, per cui può permettersi di vendere qualsiasi "monnezza"
- la scelta tra maggiori profitti da un lato e clamoroso inquinamento dall'altro è presto fatta: che saranno qualche migliaio di morti in più di fronte ai cinque mila miliardi di pesos di profitti dell'anno scorso?

lunedì 23 ottobre 2006

Sicilia e Colombia

Perso su una provinciale tra Siracusa e Caltagirone pensavo con un sorriso alla domanda di un amico catanese.

"Davvero Sicilia e Colombia sono simili, in termini di sicurezza?"

In mezzo ad un nebbione spaventoso, abbandonato dagli (inesistenti) cartelli stradali, circondato dal nulla delle campagne siciliane ero tutto sommato tranquillo. Al massimo - se per dire buchiamo - ci toccherà passare la notte in macchina. In Colombia avrei temuto per la mia vita: ecco la differenza.

martedì 10 ottobre 2006

Sistema Paese II

Dopo aver subito un trattamento cafone e maleducato dalla centralina denunce del Bancomat, il Lunedì m'ha portato un ulteriore dose di servizievole sfottò.

La storia è sempre quella: il Bancomat scaduto. Ieri (lunedì) ho chiamtao il Numero Verde della banca; in mano avevo la carta, la lettera d'accompagnamento ed il cedolino col codice segreto. Ero pronto.

- "Sono Cognome, posso esserle utile?"

Come uno scolaretto alla prima interrogazione (perchè così siamo abituati ad essere serviti, in Italia) recito la storia, come mandata a memoria: mi è arrivata la carta scaduta, qui dice 07/06, come faccio ad averne una nuova e per favore spiegatemi cosa è successo...

- "Mi dia il suo codice personale"

Guardo il cedolino: sotto "codice personale" riporta i 5 numeretti magici che aprono gli sportelli Bancomat e li fanno sputare banconote - il numero che non rivelerò mai.

- "Non basta se le do il numero di carta, o il mio numero di conto?"

- "No guardi, mi serve il suo codice personale, quello che le hanno dato per fare operazioni telefoniche"

Capisco che si tratta di un malinteso (o meglio: di un serio problema del sistema bancario, che chiama tutto allo stesso modo...) e spiego che detto codice telefonico mi è stato assegnato 15 anni fa e che non l'ho mai usato.

- "Ah"

C'è disprezzo, in quella sillaba. E nel silenzio che la segue immagino gli occhi volti al cielo e - miracolo - qualcosa che muove a compassione la signorina Cognome.

- "Guardi che le carte bancomat non scadono mai"

- "Ma come" - mi sento forte nel mio concreto argomento - "la mia dice 07/06"

- "Quello" - colpo di scena - "è un codice, non una data"

***

Ieri stesso ho usato la carta, ed i soldi sono venuti fuori. Aveva ragione Cognome: lo 07/06 (che fin dalle elementari mi avevavo insegnato che vuol dire Luglio del 2006) quando è riportato su un Bancomat non significa nulla - è solo un codice. E mi sono chiesto:
- perchè potendo scegliere tra infinite combinazioni di numeri e lettere la mia banca ha messo sul mio Bancomat una combinazione mese/anno, e proprio nella stessa identica posizione in cui le carte di credito riportano la scadenza???
- perchè la signorina Cognome, amareggiata antipatica e disumana non mi ha detto subito che i Bancomat non scadono ed ha ritenuto di dovremi prima sottoporre al rito vessatorio della richiesta di una password iniziatica?
e soprattutto:
- in un'economia dei servizi (dal verbo "servire", checchè se ne dica) che speranze abbiamo noi italiani?

lunedì 9 ottobre 2006

Sistema Paese

Con grosse difficoltà, ero riuscito ad ottenere che la mia banca mi mandasse il Bancomat nuovo a casa dei miei a Roma: quello vecchio l'avevo perso (probabilmente in Colombia, ma chissà).

Arrivo ed - effettivamente - trovo la carta. Con un certo disappunto (@#%&$£!!) mi rendo conto che è già scaduta da tre mesi. Incredibile: mi hanno mandanto il nuovo Bancomat già scaduto.

Chiamo la banca ma siccome è venerdì e sono passate le 18 mi risponde un simpatico nastro con l'accento milanese che mi rimanda a lunedì mattina. Io però voglio sapere subito cos'è successo e cosa si può fare e chiamo il numero dello smarrimento, unico segnalato come 24/7 sulla lettera d'accompagnamento.

Scelgo l'opzione a toni che meglio s'addice alle mie necessità ("per parlare con un operatore premere 5") e mi risponde un N.N.:

- "ha smarrito una carta bancomat?"
- "no" - dico - "mi hanno inviato una carta scaduta e vorrei sapere cosa posso fare"
- ...

Il silenzio dall'altro lato continua.

- ...

Mi ha passato all'operatore addetto al tema, penso. Ingenuo.

- ...

La realtà si rileva nella sua crudezza: mi ha semplicemente attaccato il telefono in faccia. Così. E magari era pure stizzito. Attacco anch'io e vedo nubi scure sul futuro del Paese.

venerdì 6 ottobre 2006

Problemi europei

All'arrivo allo Charles de Gaulle, l'aereo ha vagato per almeno un quarto d'ora prima di fermarsi in mezzo ad uno sperduto piazzale: "non c'è posto per noi" ci comunica sconsolato il pilota.

Cinque minuti dopo, la lieta sorpresa: "Abbiamo trovato posto vicino all'aeroporto". Proprio così: trovare parcheggio vicino all'aeroporto ormai è una buona notizia anche a bordo di un aereo...

Mattatoio Pereira

La strage continua nella città più violenta del mondo.


Ho ripreso pari pari titolo e sottotitolo di un servizio di Pianeta Dimenticato, programma di Radio1 RAI dedicato al Sud del mondo. Ve ne consiglio l'ascolto, e mi domando: come mai si parla più dello "sciopero delle gambi incrociate" che di quello dei lavoratori di Ecopetrol?

Ringrazio Vivir en una bota per la segnalazione.

Hostess e commissari

Come al solito, il primo contatto col primo mondo sono le hostess e gli assistenti di volo; e raramente è un contatto piacevole.

Il mio volo Air France non é l'eccezione. Le signore sono asciutte, nervose, cortesi a fatica. L'incontro ravvicinato avviene con l'addetta al mio corridoio.

"Could I have more coffee", chiedo. Di fronte all'infastidito "sure" ed al sorriso tirato mi chiedo se non avrei dovuto aggiungere "please". Lei avrà 30, 35 anni: magra, capelli a caschetto, la pelle rovinata e coperta da abbondante trucco.
"And could you please take away my..."... Come si diceva vassoio in inglese?? Sorrido e me la cavo con un "...this thing, how do you call it...". "Tray" - dice seccamente - e se lo porta via.

Mentre medito sul simpatico ed anche umano scambio appena avvenuto mi accorgo che è sparito il portamine col quale sto annotando il libro di Guido Piccoli! Corro dietro al carrello e lo raggiungo quando già è in coda. Spiego alla signora a caschetto cosa è successo e lei inizia a trattarmi come una fastidiosa eccezione alla sua impeccabile routine di "servizio". Dopo un'iniziale resistenza, accede alla mia richiesta di cercare tra i vassoi appena ritirati. Comincia a tirarli fuori, uno ad uno, con movimenti bruschi. Cerco di spiegarle che posso riconoscere i miei resti (cosa ho mangiato e cosa no) ma lei non mi fa caso e continua a strappare vassoio dopo vassoio finchè non fa cadere a terra una tazzina ancora piena di caffè. A questo punto il suo nervosismo oltrerpassa la soglia di tollerabilità e lei si fa indietro e mi dice - senza guardarmi negli occhi, e riattandosi la gonna - "continui lei a cercare se vuole", in un inglese misto a francesse che tradisce il suo stato d'animo.

Never mind", e mentre faccio per andarmene (rinunciando al diletto portamine nero Faber Castell senza clip) mi si avvicina il superiore, che mi offre una penna promozionale di qualche hotel; non accetto perchè - gli spiego - mi serve una matita. "Ma era di valore?", mi domanda - e mi sento come un indio al quale offrono specchietti; "no" dico "ma era una matita e mi serve una matita". Pare capire, e fruga nel taschino interno della divisa: "here you are" - l'accento è stranamente tedesco - e quella che ha in mano è stranamente un'altra penna. Sembriamo personaggi di uno sketch di Totò: "pencil", "here", "no pen, pencil", "what?" e così via.

Non accetto la penna e torno al mio post. Annoto per un po' il libro con una bic, poi ritrovo il portamine: non era finito sul vassoio, ma sul sedile vicino.

Lo nascondo per paura di essere deportato all'atterraggio.

mercoledì 4 ottobre 2006

Bogotalia, con l'accento sulla "tàlia"

Da oggi e per qualche giorno sarò in Italia. Il ritmo di pubblicazinoe ne soffrirà, a meno che non m'inventi qualche pezzo da inviato al contrario....



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lunedì 2 ottobre 2006

Rafael Venegas


Le opere di Rafael Venegas esposte all'Istituto ItaloLatinoAmericano di Roma. Foto tratta da La Opinión.


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domenica 1 ottobre 2006

È record

Medellin festeggia 96 ore senza omicidi.

Si sono conclusi ieri quattro giorni consecutivi senza morti ammazzati : le autorità festeggiano (almeno secondo Caracol Radio).



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venerdì 29 settembre 2006

Le dovute proporzioni

Qui a destra, un esempio di quali siano le proporzioni della copertura giornalistica de El Tiempo (unico quotidiano generalista a diffusione nazionale del Paese).

In alto, l'intestazione della sezione "Bogotá".

Al centro, un articolo intitolato "10 feriti durante un'operazione a sorpresa a San Andresito". Il testo in spagnolo lo trovate qui, tra le "brevi" del giorno; la traduzione italiana (anzi, bogotaliana) recita: "Un'operazione della Polizia Fiscale e Doganale nel San Andresito della Carrera 38 in cerca di contrabbando é terminata in scontri tra la forza pubblica ed un gruppo di commercianti del settore, che ha denunciato che almeno dieci persone sono rimaste ferite".

Il "San Andresito" é un enorme mercato, un formicaio di negozi e negozietti distribuito in una mezza dozzina di centri commerciali grandi un isolato ciascuno. Deve il suo nome all'isola di San Andrés, zona franca colombiana in cui si trovano a basso prezzo tutti gli articoli tipici del duty free: alcolici, elettrodomestici, profumi, piccola elettronica, sigaretta.
La "succursale" di Bogotá è una sorta di "zona franca informale", dove l'evasione è la norma, il contrabbando una tradizione secolare ed il riciclaggio di denaro sporco una realtá inoccultabile. Tutto ció é - naturalmente - vox populi e sono centinaia di migliaia i bogotani (me compreso) che visitano la Carrera 38 (o un'altra delle numerose sedi) in cerca di "affari".

Che la polizia abbia penetrato questo santuario dell'illegalità è un evento; che sia stata respinta a sassate, una bella notizia ; che abbia risposto con i robocop e con gli idranti, una vera e propria bomba. eppure, la "copertura" de El Tiempo non supera le 14 righe su una colonna (titolo compreso).

A proposito: l'ultimo elemento nella foto in alto a destra è una monetina da 200 pesos colombiani.



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giovedì 28 settembre 2006

Un Vlog da vedere

Paro Diario è un vlog (videolog, l'evoluzione multimediale del blog) colombiano che vale la pena visitare.

Ogni giorno il gruppo di Paro Diaio pubblica un breve video; il tema più frequente è il commento dell'attualità. Il nome (che suona come un film di Nanni Moretti, ma non credo l'ispirazione sia quella) suona come "serrata di giornata", o "sciopero quotidiano".

Ringrazio Equinoxio per la segnalazione.




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mercoledì 27 settembre 2006

Se lo meritano


Una fetta (più Coca Cola) ad 1 Euro? Nonostante la grammatica se lo meritano, il loro "suchesso".


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martedì 26 settembre 2006

Università: abbondanti (ed ottime?)

Approfitto della "guia del bachiller" (guida del diplomato) della rivista Cambio per fare un po' di statistiche casarecce.

La lista che occupa le ultime pagine del supplemento contiene 238 università (escludendo le sedi duplicate, naturalmente). Di queste, sedici hanno nomi apertamente "confessionali", dalla Pontificia Universidad Javeriana alla Universidad Pontificia Bolivariana (dove a giudicare dall'abito del Rettore ha prevalso la parte Pontificia...), mentre otto sono militari (dalla scuola di formazione per marines col suo imperdibile URL allo sforna CSIs della Polizia).



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lunedì 25 settembre 2006

Segue a ruota


Dopo l'allarme lanciato dall'Ambasciata americana, il Foreign Office inglese segue a ruota: "There is a high threat of terrorism in Colombia. There are reports that the FARC are currently intending to attack a shopping mall or place of entertainment in the north of Bogota. We advise against all visits to such locations between Calles 72 and 127, and east of the Autopista Norte at the present time but you should be aware that attacks could be indiscriminate and could occur anywhere ".

Le "locations" tra la Calle 72 e la 127 corrispondono esattamente al Nord della città (buona parte è compresa nella foto qui sopra a destra), ovvero la zona ricca in cui si concentrano le 500,000 persone circa che contano su di uno stile di vita e di consumo corrispondente alle nostre classi medie ed alte. Lí si trovano la gran parte dei centri commerciali citati dall'Ambasciata Americana ed anche le "zone" della vita notturna.

Le autorità colombiane insistono che di questo rischio attentati non se sanno nulla, e chiedono alla popolazione di mantenere la calma.

Per quanto mi riguarda, vivo fuori dalla zona a rischio e la evito finchè posso - ma se dovessi andarci lo farei tranquillamente (col solito occhio allenato a valutare l'ambiente circostante come una minaccia potenziale, voglio dire).



Triste realtà

In un panorama desolante come quello dei mass media colombiani, neppure il Polo Democratico Alternativo (PDA) si salva.

Un quotidiano a diffusione nazionale, affiancato il sabato da un foglio settimanale; due canali TV fotocopia; duopolio nelle radio; due o tre settimanali di proprietà del suddetto giornale (o amministrati da parenti); la rete occupata da "edizioni on line" dei sopra elencati.

In questo panorama, è triste scorrere la pagina web del PDA: su sei articoli in home page, tre sono tratti da El Tiempo, El Espectador e Caracol Radio; due sono bollettini organizzativi interni ed uno - solo uno - è una dichiarazione di Antonio Navarro Wolff.

Possibile che sia questa la presenza media della sinistra colombiana? Capisco che non abbia un giornale, nè una radio, nè una stazione TV ma almeno su internet uno sforzo si poteva fare...



domenica 24 settembre 2006

Pochi, maledetti e squallidi

Per capire la Colombia bisogna capirne i media. Il titolo vi dà un'idea di come al pensi io, ma spero che i miei post possano darvi qualche elemento più concreto.

Questo, ad esempio.

Stamattina ho consultato la pagina web de la Republica, quotidiano economico paisa. Per un attimo ho pensato di aver sbagliato link - ho premuto refresh. Era ancora tutto lì, tutto vero.

Eccovi i titoli che erano davanti ai miei occhi increduli:


Sacar adelante TLC con EE.UU., prioridad de Minagricultura
9:30 p.m.
Entre los cinco frentes que trabajará el ministro de Agricultura, Andrés Felipe Arias, en los próximos cuatro años, uno de los prioritarios será el de sacar adelante la aprobación del Tratado de Libre Comercio (TLC) con los Estados Unidos.

Mincomercio invertirá US$6 millones en desarrollo empresarial
8:51 p.m.
Una ofensiva comercial que abarca el cierre de acuerdos con el Triángulo Norte y Chile, de aquí a diciembre, así como nuevos recursos para el desarrollo empresarial, anunció el titular de la cartera de Comercio, Industria y Turismo, Jorge Humberto Botero.

Colombia puede mejorar nivel de competitividad: Minhacienda
8:37 p.m.
El ministro de Hacienda y Crédito Público, Alberto Carrasquilla, aseguró durante el Consejo de Ministros que una vez se apruebe la reforma tributaria que cursa en el Congreso, el país ascenderá en el ranking de competitividad mundial.

Minminas desarrollará nuevas reservas petroleras
7:22 p.m.
Intensificar la explotación e incorporación de nuevas reservas petroleras es para el ministro de Minas y Energía, Hernán Martínez, el principal reto que enfrentará la cartera en el próximo cuatrienio.

Trabajar por un mayor acceso a tecnología: Mincomunicaciones
6:25 p.m.
En el marco de la rendición de cuentas, el Ministerio de Comunicaciones presentó los proyectos que planea desarrollar para 2007 y lo que queda de 2006.

Pago de peajes se hará electrónicamente
6:19 p.m.
El Ministerio de Transporte anunció que el Gobierno Nacional estudia la posibilidad de implementar un sistema electrónico para el pago de peajes en las carreteras nacionales.

Colombia no será un cementerio de desechos tóxicos: Minambiente
5:55 p.m.
El jefe de la cartera de Ambiente, Vivienda y Desarrollo Territorial, Juan Lozano, dijo que no permitirá que el país se convierta en cementerio de desechos tóxicos.

Canciller anunció rendición de cuentas para diplomáticos
5:40 p.m.
Siete horas completa el Consejo Público de Ministros que se realiza en la Casa de Nariño. Hasta este momento, han rendido cuentas el Vicepresidente Francisco Santos, el Departamento Nacional de Planeación, Acción Social y los ministerios de Educación, Protección Social, Ambiente, Vivienda y Desarrollo Territorial y Cultura, y la Cancillería.

Presentarán plan de Uribe para trabajadores temporales
3:31 p.m.
El ministro de Protección Social, Diego Palacio presentará en unos meses los resultados del plan anunciado por el Presidente Uribe para que los trabajadores temporales ubicados en actividades permanentes sean contratados a término indefinido en las empresas.

Lanzarán plan piloto para 1.000 familias colombianas
3:08 p.m.
Según el Presidente Uribe en Bogotá se iniciará un plan piloto de proyectos demostrativos con 1.000 familias colombianas que se capacitarán con el Sena y se apoyarán con créditos del Banco Agrario.

Reducir el desempleo a 8,5 por ciento
3:00 p.m.
El ministro de Protección Social, Diego Palacio, se comprometió a lograr la cobertura universal en salud y a reducir la tasa de desempleo a 8,5 por ciento en el año 2010.

Gobierno acepta meta de reducción de pobreza en 39%
2:56 p.m.
La directora de Planeación Nacional, Carolina Rentería, reiteró que la meta de reducción de la pobreza en el Plan Nacional de Desarrollo es del 39 por ciento en 2010, y el Presidente aceptó que si esa es la meta del Plan la mantenga, pese a que en el comienzo del Consejo de ministros pidió reducirla a 35 por ciento.

Presidente propone reducir la pobreza al 35% en 2010
11:48 a.m.
En el primer Consejo de Ministros Públicos de este gobierno el presidente de la República, Álvaro Uribe Vélez, propuso a Planeación Nacional y a todas las entidades relacionadas con la inversión social hacer un mayor esfuerzo para reducir la pobreza a 35 por ciento en 2010 y no al 39 por ciento como estaba previsto inicialmente.

Inicia Consejo de Ministros Público
11:04 a.m.



Non avevo mai visto un velinario cosí completo ed acritico. Uribe (anche lui paisa: sará una coincidenza?) decide di fare un consiglio dei ministri pubblico, e La Republica decide - coraggiosamente - di rilanciare praticamente in diretta le promesse di ogni Ministro.

Zero approfondimenti, zero critica, zero giornalismo: solo una collezione di veline. Come sarà l'edizione cartacea di oggi? Quasi quasi lascio vincere la curiosità sulla ripugnanza e me la compro...




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sabato 23 settembre 2006

Capitali del Libro


La T di Torino alla Feria del Libro 2006, a Bogotà.



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venerdì 22 settembre 2006

Considerable risk

"Travel to Colombia can expose visitors to considerable risk" - così recita la pagina Travel del Ministero degli Esteri statunitense.

L'Ambasciata locale rincara la dose e consiglia ai cittadini americani di non visitare i centri commerciali del nord della città (e li cita per nome) ed alcune zone di "rumba" (ovvero di ristoranti,bar e locali notturni).

L'annuncio avviene sulla base di "informazioni provenienti da autorità colombiane". Di queste ultime si fa portavoce il Ministro della Difesa Juan Manuel Santos, che si sta specializzando in gettare acqua sul fuoco: "non ne sappiamo nulla", dice.

Chi prende in giro chi?
Possibile che l'Ambasciata generi un allarme così profondo senza solide basi?
Possibile che il Ministro degli Esteri ignori quali siano queste basi?

Purtroppo la risposta ad entrambe le domande è un rotondo sì, per cui resteremo nel dubbio. Nel frattempo eviteremo l'Andino, l'Atlantis, Unicentro, Usaquen etc etc etc: no creo en las brujas, pero que las hay las hay.




Un saggio invito




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Coi piedi per terra


Riporto da uno dei miei blog preferiti (che a sua volta riprende un altro blog nordamericano) :

Neil Cavuto, conduttore di "Your World" su FOX ha iniziato la sua intervista ad Álvaro Uribe con la seguente domanda: "Lei crede che Chavez sia pazzo?".

Sulle prime Uribe non ha capito (forse per l'inverosimiglianza della domanda stessa) tant'è che Cavuto ha dovuto ripetere aggiungendo il sinonimo più scolastico, "crazy".

La risposta di Uribe viene descritta come "uno schiaffone in faccia": "No. Ah, mis cusi. NOn può fare questa domanda ad un presidente che è presidente di una nazione sorella del Venezuela. Colombia e Venezuela sono nazioni sorelle. Abbiamo una fratellanza storica. Abbiamo un rpesente in comune e naturalmente abbiamo bisogno di un futuro assieme. Riguardo al Venezuela posso ammettere solo espressioni amichevoli."

Non succede spesso, ma stavolta mando i miei complimenti al Presidente Uribe.



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giovedì 21 settembre 2006

ItaliaColombia a Civitavecchia

La nave scuola colombiana ARC Gloria ha lasciato ieri il porto di Civitavecchia. Era arrivata per inaugurare la "festa dei due mari di mezzo" (il Mediterraneo ed il Mar dei Caraibi) organizzata nell'ambito del Programma Italia - Colombia. La nave se ne va, ma restano tre mostre.

Come apprendiamo dal sito del Comune di Civitavecchia, la prima mostra riguarda il pittore colombiano Pedro Nel Gómez (già fiorentino d'adozione) sul quale potete consultare on line lo splendido libro di Villegas Editori; la seconda esposizione è una raccolta fotografica dedicata ai pescatori Wayuu del Caribe; terza manifestazione una mostra sull’emigrazione italiana in Colombia con immagini che testimoniano lo sbarco di italiani al Puerto Colombia alla fine del secolo scorso e degli anni ’50.

La distanza da qui (Bogotà) a Civitavecchia mi impedisce di verificare in prima persona: come sarebbe bello che capitasse su questa pagina un lettore tirrenico e ci commentasse le tre mostre...

Ringrazio Àlvaro Duque di "Vivir en una bota" per la segnalazione e TRCgiornale per la fotografia.



Aria di Montagna

Sei e venti del mattino. Il sole è già alto, ma i cerros orientales coi loro tremila metri ancora tengono in ombra buona parte della città.

Ma... cos'è quella striscia nera sopra le case?

E l'aria pura di montagna?


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mercoledì 20 settembre 2006

6 - 4 - 1

Sono stato stamattina in ambasciata. Prima di entrare, ho aspettato una mezz'oretta seduto sul muretto davanti all'entrata principale: la giornata era meravigliosa, il cielo blu, un bel calduccio ed un sole che ancora non bruciava (erano le 8 e mezza del mattino).

La strada non é troppo trafficata, e ad ogni auto che passa posso dedicare un po' d'attenzione. noto quindi che la prima a passarmi di fronte è un grosso fuoristrada, guidato da una signora; di seguito ne passa un altro, e poi un'altro ancora.

Alla sesta 4x4 consecutiva, penso che ci scriveró un post - ma il meglio doveva ancora venire.

A rompere la serie dei gipponi é infatti una BMW nuova fiammante; due minuti dopo, un'altra , poi un'altra, ed un'altra ancora: quattro BMW una di seguito all'altra, in dieci minuti (tutte guidate da maschi tra i 30 ed i 50 anni).

L'undicesima macchina é una "normale" Renault Megane tre volumi.



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martedì 19 settembre 2006

La "minaccia" paramilitare: rischio ed opportunità

"Non vogliamo che continuino a sterminarci poco a poco senza dire nulla, il nostro silenzio deve diventare un solo grido" (Lisardo Domicó, ONIC). "Durante un sit-in sotto l'ambasciata colombiana siamo stati filmati e fotografati. In seguito, la nostra sede è stata "visitata" da qualcuno interessato soprattutto agli hard disk. E dopo le minacce dei paramilitari [...] il nostro sito è stato misteriosamente oscurato" (Giuseppe De Marzo, ASud).

Si prepara così la Missione Internazionale di Verifica voluta dall'ONIC (Organización Nacional Indigena de Colombia) per verificare la "grave crisi umanitaria e di diritti umani dei popoli indigeni colombiani". Da oggi
e per dieci giorni rappresentanti di parlamentari, ONG e media di paesi sviluppati percorreranno il Cauca, il Cesar, il Guaviare in cerca di informazioni di prima mano che non abbiano passato il "filtro rosa" del Governo.
Ci sarà anche un italiano, Giuseppe De Marzo, dell'associazione ASud (il cui sito é ancora "fuori onda", o almeno così m'è parso), già attiva in Ecuador ed in Bolivia negli anni scorsi.

L'obiettivo della Missione è produrre un rapporto che poi possa essere discusso in Europa e negli Stati Uniti durante un road show di sensibilizzazione sul tema (i dettagli in questo lungo comunicato). L'ONIC sa bene che la "carta internazionale" è fondamentale: é ben difficile che la questione indigena sia sollevata dai media o dal Governo colombiano, che non hanno nessuna voglia di immischiarsi nel sistema di potere della selva, nella violenza degli espropri e nella ragnatela della coca e del narcotraffico.

Sul Manifesto dell'altro ieri, Geraldina Colotti pubblica un articolo basato sulla minacciosa mail di un sedicente gruppo paramilitare inviata al Colectivo de Abogados José Alvear Restrepo; il testo completo della minaccia - in spagnolo - é qui. Sgrammaticata, poco diplomatica (chi se l'immagina i veri paramilitari affermare esplicitamente che Uribe è il loro "leader massimo"???), adolescenziale, non somiglia alle altre comunicazione con cui le AUC o le loro cellule urbane dichiarano obiettivi militari.

La minaccia - però - è comunque presente: la pratica di eliminare fisicamente i "terroristi" (e vi s includono anche le ONG, grazie anche a dichiarazioni poco felici dello stesso Uribe) è ancora in voga ed il binomio "paramilitare in azione" e "poliziotto voltato dall'altra parte" funziona da decenni - ancor più oggi, che le AUC sono state "sdoganate" dalla legge cosiddetta di "Giustizia e Pace".

Non credo però che succederà nulla alla "carovana" delle ONG, per il semplice motivo che accà nisciun'è fesso: se qualcuno torce un capello ad uno straniero, i media ed il Governo dovranno dedicare attenzione al tema; se invece la missione passa liscia, se la caveranno con un trafiletto ed in pochi giorni (uno o due, come avvenne addirittura per i cinque indigeni uccisi ad Agosto) tutto torna come prima.




lunedì 18 settembre 2006

Soñar no cuesta nada - recensione


Di come un film di buona fattura tecnica ma scarsino da ogni altro punto di vista possa diventare il successo dell'anno in Colombia .

Tre anni fa, un pattuglia dell'Esercito scoprì - in piena selva - un deposito di denaro delle FARC. Contro ogni regolamento - ma seguendo alla lettera i dettami della "viveza" colombiana o della "furbizia" italiana - decisero di spartirsi i circa 35 milioni di Euro e di non dire niente a nessuno. Superato il problema del trasporto di tali quantitá di denaro negli zaini d'ordinanza, ebbero maggiori difficoltà a nascondere il balzo del loro stile di vita: da 400.000 pesos a 400.000 dollari c'è una differenza evidente anche all'occhio meno attento.

Questa è la trama: una storia vera, che di spunti comico/drammatico/sociologici ne offrirebbe davvero tanti. Eppure il film scorre senza punti alti lungo un percorso di luoghi comuni, conflitti prevedibili e sogni che davvero non costano nulla: la redenzione di una prostituta, una 4x4, bei vestiti e bei ristoranti.

Spettacolare successo di pubblico e critiche entusiaste (basti vedere che ne pensano del film i lettori di questa pagina): la produzione cinematografica colombiana è così scarsa che spesso basta mostrare una storia locale filmata in modo decente per sfondare il botteghino.

Garantito quindi che il regista Rodrigo Triana (a sinistra nella foto tratta da Eskpe.com) arriverà al suo terzo lungometraggio. Speriamo che approfitti di questo privilegio per darci un film un po' più bello: soñar no cuesta nada.



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sabato 16 settembre 2006

Puzza di bruciato

Una umile coppia con bambino all'Hotel Tequendama (1) viene avvicinata da una signora che si spaccia per medico statale e chiede loro di passargli la bimba per un "controllo vaccinazioni"; loro gliela passano (2). La signora si allontana, i due si disperano: gli hanno sequestrato la bimba! Un equipe di Caracol Televisión passava da quelle parti (3) e decide di seguire il caso. Radio, TV e giornali si lanciano sulla storia, che occupa percentuali bulgare del prime time (4). Le telecamere dell'hotel - con una definizione eccezionale (5) hanno ripreso il volto della malvivente: scatta la caccia all'uomo. Un taxista chiama (6) La stazione TV (7) e dice:"quella donna l'ho portata a Cedritos". I genitori disperati stampano un volantino (8) e vanno in quel quartiere del Nord a cercare la bimba; Canal Caracol li accompagna (9) ed incentra l'edizione della sera su questo episodio. Intanto si scopre dal circuito chiuso della stazione dei bus (10) che la signora é andata ad Armenia. Lí si ospita in una epnsione (11), che lascia per andare a comprare il latte per il bimbo. non torna, ma chiama l'hotel (12) per avvisare che lei è la sequestratrice che cercano a Bogotà, e che il bimbo é in camera. Chiude il cerchio sua mamma, che la denuncia (13) e la consegna alla polizia.

Ogni numero della storia qui sopra corrisponde ad una stranezza. Tredici sono troppe, ancor di più in un momento in cui serve distrarre l'opinione pubblica ed offrire esempi di efficienza delle forze dell'ordine. Sospetto un falso.