sabato 28 gennaio 2006

El Tiempo Vs. El Presidente

Editoriale del 28 Gennaio del 2006

L'unico quotidiano del Paese fa campagna anti-Uribe. È difficile da credersi: il "giornale solitario" non è solo genericamente sempre filogovernativo - è anche proprietà della famiglia del vicepresidente Santos. Eppure, sono ormai un paio di settimane che l'immagine di Uribe risulta appannata quando la si guarda attraverso la lente (deformante?) de El Tiempo.
La maggior parte dei temi in agenda non sono favorevoli al primo cittadino: l'attacco al precandidato liberale Rafael Pardo si è trasformato in un vergognoso boomerang; altro dietrofront di Uribe è stata l'accettazione della proposta di dialogo con le FARC portata dalla triade europea - non una decisione errata in sè, ma sì in contraddizione con la piattaforma con cui è stato eletto nel 2002, ovvero la soluzione militare e non negoziata del problema insurgenze.
Dietro a questi ed altri temi, ci sono certamente (certamente?) decisioni del Governo - e non si può incolpare un mezzo d'informazione per gli errori di un attore politico. Ma quando la carta stampata è un monopolio, ogni decisione redazionale va ponderata con attenzione - e non ci sono dubbi che attorno al Presidente più popolare dell'America Latina si stia alzando
una cortina di fumo.

L'ultimo caso è senz'altro il più grave: due giorni fa, la prima pagina del giornale dei Santos è occupata da un titolo esplicito "Uribe andrebbe al secondo turno, con il 48% dei voti". È una bomba: il Presidente ha un indice di popolarità vicino al 70%, e la ricerca commissionata da El Tiempo mette in dubbio che tanto appoggio popolare gli basti ad evitare il secondo turno alle presidenziali di quest'anno. Lo spauracchio del ballottaggio spaventa l'uribismo; non tanto perchè una coalizione di centro sinistra potrebbe impensierirli, quanto per l'appannamento dell'immagine di "vincitore sicuro" (il carro del vincitore) che calamita i voti indecisi, interessati ed ignoranti.

Ma la vera questione è che i dati raccolti da El Tiempo non consentono di giungere alla conclusione sbattuta in prima pagina.
Anzi: una lettura minimamente attenta consente di supporre che non ci sarà secondo turno.
In primis, l'universo indagato non è la Colombia, ma solo 5 città. Non è indifferente: come si può proiettare il dato di Bogotà, Cali, Medellin, Barranquilla e Bucaramanga su una popolazione 4 volte più grande? Chi garantisce che il comportamento elettorale medio in quelle zone rappresenti Cartagena, o Quibdò, o Armenia o... o... o...? Magari sarà pure così, per qualche
misteriosa alchimia locale, ma nè l'autore della ricerca nè il giornalista che la commenta spiegano o interpretano - l'occasione è troppo ghiotta per mettersi a filosofeggiare.

Ma il peggio deve ancora venire. Ammettiamo pure che le 5 città rappresentino la Colombia; fatto sta che i numeri sono mal presentati. I presidente Uribe raccoglie l'intenzione di voto del 48% degli intervistati - ed è questo il dato a caratteri cubitali. Quasi il 14%, però, dichiara che non andrà a votare - ed ecco che il 48% di Uribe (calcolato sugli elettori iscritti) si trasforma in un 55% (sui votanti), che gli risparmia la "segunda vuelta" e lo consegna trionfatore al secondo
mandato.

È chiaro che in questa indagine (e nel titolo che se ne ricava) c'è malizia: non è concepibile che si sia trattato di una "svista metodologica"; si tratta di un attacco, o di un avvertimento. Ma dietro cosa c'è? Due le ipotesi da considerare:
- che l'establishment dietro al quotidiano stia lanciando un messaggio ("occhio, Alvaro, che qui senza il nostro appoggio la popolarità al 70% te la dimentichi"), in cerca di nuovi accordi o conferme per il secondo mandato;
- che la stessa classe - oggi molto vicina alla Presidenza, domani chissà - stia considerando uno sganciamento e si sia presa i mesi da qui a giugno per vedere se c'è un cavallo che possa affiancarsi ad Uribe e superrlo sul rettifilo.

Entrambe le ipotesi dimostrano la natura del rapporto tra le elite economiche ed i politici; ed aiutano a vedere la mano dentro alla marionetta.

1 commento:

yago quiñones triana ha detto...

Davvero interessante la sua analisi sullo scontro presidente vs. el tiempo, solo che forse ha peccato di mancanza d'informazione, perche i "padroni" del El tiempo da molto tempo (da quando ha iniziato a parlare) hanno diseredato il vice Santos, il quale sta lí propio perche il suo profilo é tanto basso da non offuscare Uribe. Poi c'é la storia delle statistiche, i sondaggi si fanno sempre basandosi su un universo ridotto ma rappresentativo, se nó sarebbero immaneggiabili. E ne sono quasi sicuro che fu attraverso una tecnica simile che si é arrivato a dire che la sua popolaritá é di 70%. Ad ogni modo che El tiempo faccia opposizione (fa oposizione?) non dovrebbe essere una preocupazione troppo grande per il presidente, visto che (almeno per quanto mi ricordo)non si era mai verificato come ora un consenso editoriale tanto marcato in favore di un presidente. Ricordiamo che ha un canale pubblico tutto suo, e uno privato anche, per non parlare della stazione di radio che sembra adorarlo continuamente.