giovedì 27 aprile 2006

Occhio all'elemosina

A volte i tavoli dei ristoranti sono davvero troppo vicini. Stasera - ad esempio - in un locale di sushi della Zona G eravamo così attaccati ai vicini da poter ascoltare tutte le loro conversazioni. Un signore di una cinquantina d'anni raccontava a due coppie d'amici americani una sua recente avventura: sentite un po'.

Avenida 15, incrocio con la Calle 95: pieno "Norte" di Bogotà, quartiere bene e (teoricamente) sicuro. Ore 21, i negozi sono già chiusi e l'illuminazione fioca non basta a distinguere tutti i contorni, ma il traffico è ancora sostenuto e molta gente circola per la strada.
Il nostro protagonista, fermo al semaforo, viene avvicinato da una ragazza ("sicuro una biondina carina", commenta la moglie con aria furba, strappando una risata ai commensali ed un sorriso nascosto a noi), che gli chiede l'elemosina. Quando abbassa il finestrino per passarle le monete, lei tira fuori una bomboletta e gliela spruzza in faccia.

Buio.

Si risveglia 20 isolati più a Sud, intontito. Riesce a chiedere ad un passante di chiamare la polizia, che arriva pochi minuti dopo. Gli agenti sembrano sapere cosa fare: gli fanno qualche domanda, gli chiedono di verificare il portafogli e lo portano dritto al Pronto Soccorso.
Gli diagnosticano un coma da avvelenamento, gli forniscono una terapia di shock che lo riporta in se e gli prescrivono una cura farmacologica disintossicante per una ventina di giorni.

Dal punto di vista patrimoniale, il "giretto" gli costa un paio di milioni di pesos (800 Euro), l'orologio, una catena d'oro. Umanamente, un grande spavento ma anche un'ottima storia di violenza urbana, da raccontare ancora in vita...



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