mercoledì 24 maggio 2006

Chi l'ha visto?


Fin dai primi giorni di campagna elettorale, il CandidatoPresidente ha deciso di non partecipare ad alcun dibattito pre-elettorale ed ha rilasciato interviste solo a pochi media. Il rapporto tra mezzi di comunicazione e democrazia è stretto ma non regolato, lasciando spazio a questi comportamenti lesivi del diritto all'informazione.

"Perchè rischiare?", deve aver pensato Alvaro Uribe prima di rispondere all'invito di CNN e del Canal Caracol. "Perchè dare ai miei avversari la possibilità di attaccarmi in diretta per un'ora? E se mi mettono spalle al muro? E poi, ho il 70% d'immagine favorevole ed un'intenzione di voto del 64%... Ho tutto da perdere e nulla da guadagnare". Detto fatto: il primo (ed ultimo) dibattito si è svolto il 6 Aprile senza di lui.

I commenti dei giorni seguenti sono stati tutti di rimprovero per questa decisione: il vantaggio mediatico di Uribe-presidente ed il rifiuto del confronto di Uribe-candidato sono etichettati come "antidemocratici" da analisti e commentatori della carta stampata. In TV - però - non si crea il "caso", e la matematica dà ragione ad Uribe: 250,000 copie de El Tiempo contro un milione e mezzo di spettatori per Noticias RCN ed altrettanti per Caracol Noticias.

Visto che l'esperimento d'inizio campagna funziona, il PresidenteCandidato conferma la linea e non partecipa ad alcun confronto; giunge all'estremo di rifiutare un'intervista a Canal Caracol perchè sarebbe stata seguita da interventi degli altri candidati, e se la fa spostare di due giorni (da solo). "È una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini", dice Antanas Mockus - senza speranze nei sondaggi, ma ancora attivo - in una lettera aperta al Presidente.

A quanto pare, ad Uribe piace la diretta solo quando il direttore d'orchestra è lui e può comandare e bacchettare a volontà, come nei "consigli comunitari" á la Chavéz del Sabato mattina o durante una puntata del Grande Fratello, alla quale partecipò nel 2003 per cantare le lodi del suo referendum. Se c'è contraddittorio, perde le staffe: lo ha dimostrato ad Aprile scorso, quando in preda ad un attacco d'ira ha chiamato "frivolo" (in diretta TV) il settimanale Semana, colpevole di aver pubblicato un inchiesta sul caso DAS, aggiungendo che "la libertà di stampa non può sostituirsi alla Giustizia".

Questo rapporto di Uribe con i media compromette la democraticità delle presidenziali colombiane? Formalmente no: esiste una specie di legge della par condicio, che pur nella sua "ingenua soavità" viene rispettata da tutti. Sostanzialmente sì, visto che il solo diritto di voto - privato di contenuti informativi - non basta a parlare di democrazia piena.

Si tratta - purtroppo - di una questione non solo colombiana.



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