lunedì 22 maggio 2006

La prima volta su Transmilenio


Confesso: ho barato. Ma solo un po'.

Ho fatto una promessa ai lettori di questo Blog, ed oggi ho deciso di fare il primo passo per mantenerla: ho preso il Transmilenio, per la prima volta nella mia vita, e - ve lo anticipo - mi à andata di lusso.

Dicevo che ho barato e vi spiego perchè: oggi è stata una giornata bellissima (sole e vento, pareva di stare in spiaggia) ed ho evitato le ore di punta, preferendo la più tranquilla ora di pranzo. Con queste due "condizioni di favore" non posso presentare la mia esperienza di Transmilenio come scientificamente valida; dovevo però fare delle commissioni non diverse da quelle di qualsiasi altro passeggero, per cui vi prego di considerarmi comunque come utente del sistema (nonostante il più delle volte giri in macchina o in taxi).

Comprato il biglietto all'entrata della stazione (una scheda magnetica, in verità) ho cercato di capire quale dei tanti bus articolati rossi dovessi prendere per arrivare alla Calle 26, mia destinazione finale: ogni bus è identificato da una lettera e da un numero, ed è fondamentale scegliere bene se non ci si vuole trovare da tutt'altra parte - un po' come nelle metropolitane di tutto il mondo.
Ho trovato le indicazioni su di un piccolo pannello, che sono riucito a decifrare abbastanza rapidamente. Anche gli altri passeggeri parevano a proprio agio, nonostante la nuova numerazione sia in vigore solo dal 1º Maggio scorso.

Una stazione di Transmilenio è una successione di pensiline coperte alternate a tratti scoperti lungo la banchina centrale della strada principale; in ogni pensilina si aprono tre porte su ogni lato, che coincidono esattamente con quelle del bus che vi si ferma. L'impressione di stare in metropolitana prosegue all'interno: sedili moderni e non foderati, appendiuomini d'ordinanza, un po' di pubblicità, qualche avviso che ti ricorda di essere in Colombia (come -ad esempio - la pistola su fondo bianco sbarrata in rosso che dice "non viaggiate armati").

Tra i miei compagni di viaggio spiccano alcune tipologie caratteristiche, come la segretaria inguainata nei pantaloni aderenti d'ordinanza o l'impiegata in gonna con improbabili scarpe alte da pornostar; all'entrata di ogni pensilina un"auxiliar bachiller" si assicura che ladri e scippatori non esagerino (io l'ho fatta franca, nonostante portassi orologio, soldi, carte di credito, cellulare e macchina fotografica...). Nonostante il caldo, il sole a picco - ed il fatto che molti portino maglioni d'acrilico a collo alto - l'aria è sempre respirabilissima (al contrario di quanto accade ad Agosto a Roma od a Parigi: l'igiene personale dei latinoamericani è una meraviglia).

All'andata prendo un "espresso", al ritorno mi fermo a tutte le stazioni: in entrambi i casi, andiamo velocissimi e ci fermiamo solo ai (pochi) semafori. Per il resto, la corsia preferenziale è talmente protetta che il traffico delle laterali pare non esistere.

Per andare e tornare spendo 2.400 pesos (poco meno di un Euro). Lo stesso viaggio in taxi mi sarebbe costato almeno 6.500 pesos e ci avrei messo almeno 15 minuti in più. In automobile avrei impiegato ancora più che in taxi, visto che avrei dovuto cercare parcheggio, con una spesa approssimata di 3.000 pesos (senza contare ammortamento di capitale, assicurazioni ed usura gomme...).



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