domenica 7 maggio 2006

Omicidio Gaviria - la "storia" ufficiale

Ad una settimana dall’omicidio di Liliana Gaviria, la Polizia colombiana ha identificato i cinque (presunti) responsabili e ne ha già arrestato uno, fornendo alla stampa ed all’opinione pubblica una “storia” che – nonostante tutte le sue stranezze – sembra destinata a chiudere il caso.

Gli esecutori materiali del tentativo di sequestro sfociato in omicidio sarebbero cinque guerriglieri legati alla colonna Teofilo Forero, una sorta di “gruppo d’elitè” delle FARC. Giunti a Pererira poco più di un mese fa, avrebbero iniziato a rilevare le abitudini della Signora Gaviria ed a predisporre la logistica del sequestro: acquistare l’automobile, identificare le vie di fuga, dotarsi di cellulari , preparare la “prigione”.

In ognuno di questi passi hanno peccato d’ingenuità, seminando prove ed indizi come Pollicino la mollica di pane. Possibile che siano veramente legati alla “Teofilo Forero”? La domanda è legittima, visto che questo gruppo ha portato a termine – impeccabilmente – i “colpi” più audaci degli ultimi anni, dal dirottamento-spettacolo che nel 2002 segnò la fine del dialogo con Pastrana fino all’attentato all’esclusivo circolo El Nogal di Bogotà. Possibile che abbiamo messo il piede in falso proprio durante un semplice sequestro, l’ABC della delinquenza colombiana, un’azione che si ripete migliaia di volte ogni anno? Possibile che non siano riusciti a rapire una donna protetta da un unico poliziotto quando dal Congresso di Cali si portarono via decine di deputati?

La lista degli “errori” ha dell’incredibile:

- Javier Rendón (presentato come responsabile della logistica), compra l’auto che useranno e presenta i suoi veri documenti – quando una carta d’identità falsificata si trova (quasi) sulle bancarelle del mercato;
- Armando Hermosa (esperto in sicurezza, parrebbe), pochi giorni prima del sequestro acquista i cellulari in un grande magazzino – quando avrebbe potuto scegliere tra centinaia di telefonini “sicuri” e meno rintracciabili;
- Norbey García (al quale pare fosse affidata la gestione della reclusione) decide di usare una specie di bara in ferro con un materasso sul fondo e grandi lacci in cuoio per assicurare la vittima e – sorpresa – ne affida la costruzione ad un artigiano della zona;
- Beatriz Villalba (aka Vanessa) è l’autista della banda, e scappa per una stradina di campagna senza uscita;
- Alexandre Puerta, incaricato di mappare abitudini ed orari della Gaviria, fa sfoggio di grande discrezione frequentando regolarmente i bar del quartiere, dove un forestiero venuto dal Huila è come una mosca nel latte; non contento, una settimana prima dell’ora X affitta una casa di campagna e fa una festa.

Non si può escludere che si tratti di un’iniziativa indipendente e che la “cellula” di Pereira abbia agito in maniera autonoma, secondo la stessa logica dei “compartimenti stagni” che in Italia usavano le Brigate Rosse. A sentire la Polizia e la stampa locale, un altro recente errore (la distruzione di un edificio di Bogotà in cui giovani guerriglieri manipolavano esplosivo) sarebbe stato causato dallo scarso livello di preparazione della “cellula”.

È certo comunque che questa “storia ufficiale” sarà sufficiente per i media locali e per la gente e lascerà il posto ad una nuova notizia, perchè anch’essa possa godere dei suoi quindici minuti d’attenzione.

2 commenti:

Sentido Común ha detto...

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