martedì 2 maggio 2006

Scacco a Bogotà

Una serrata del trasporto privato paralizza la città: si fermano 20,000 bus, il Transmilenio scoppia, l’inquinamento scende del 60%, incidenti e manifestazioni lasciano 16 feriti e decine di arresti. Il sindaco Garzon dice:“comando io”, ed i trasportatori rispondono confermando lo stop per la giornata di domani. Cronaca di un giorno di lotta (tra poteri).

Ogni mattina, quattro milioni di bogotani del Sud e dell’Occidente della città affrontano fino a due ore e mezza di viaggio per raggiungere uffici, università e luoghi di lavoro al Centro ed al Nord. Questa mattina, il normale tran-tran si è trasformato in un’odissea: senza alcun preavviso, imprenditori, gestori ed autisti hanno lasciato i loro 22,000 autobus nei depositi, creando il caos.

In molti quartieri si sono visti esodi biblici verso i capilinea del Transmilenio (che – in quanto comunale – funzionava regolarmente), ma gli “alimentatori” e gli articolati rossi non bastavano a smaltire la massa, e molti hanno scelto di continuare a camminare. Neanche i 70,000 taxi cittadini potevano molto di fronte alle proporzioni del fenomeno, senza contare che per molti il viaggio sarebbe costato più di quanto avrebbero guadagnato in otto ore di lavoro.

Negozi ed uffici hanno alzato le saracinesche fino a due ore più tardi del solito; la Fenalco (una specie di Confcommercio locale) stima in un 60% la riduzione delle vendite. Ma ad alcuni negozianti è andata peggio: gli hanno distrutto le vetrine a sassate, in uno dei tanti disordini che sono scoppiati durante la giornata.

Perché si è arrivati a questo blocco? Cosa c’è in gioco?

Il trasporto pubblico è uno dei grandi temi dell’attualità locale. Prima di tutto – e per evitare equivoci – occorre precisare che si tratta di un servizio privato, chiamato così non perché sia proprietà del Comune (come accade in Italia) ma perché è accessibile a tutti (pubblico, appunto). Le decine di migliaia di bus più o meno scassati che circolano per Bogotà sono responsabili di una grossa fetta del drammatico inquinamento atmosferico della città, ma valgono anche centinaia di migliaia di voti; il settore infatti ha un indotto enorme, tra ristoratori, meccanici, bigliettai, imprese di pulizie e – dicono alcuni – vigili urbani che intascano qualche peso per chiudere un occhio.

A sentire gli “scioperanti”, l’agitazione si deve alle recenti decisioni di Garzon: non gli è piaciuto che – una volta inaugurata la nuova linea del Transmilenio sulla Avenida NQS - abbia sospeso le 70 linee che gli si sovrapponevano. A sentire il Sindaco, invece, si tratterebbe di una dimostrazione di una dimostrazione di forza (o un “ricatto”, come lo ha definito il vicepresidente Santos) che punta ad ottenere concessioni su altri capitoli aperti nella relazione con Comune, quali la chatarrizacion, il carrusel ed il Pico y Placa ecologico.

Lucho Garzon, oggi sindaco ma fino a ieri sindacalista, lo ha detto chiaramente:”qui comando io”. “O governo, o mi governano”, è la formula che ha usato, aggiungendo che lo hanno eletto per curare il bene comune e non gli interessi delle minoranze.

Purtroppo, non è certo che la gente la veda così: oggi la rabbia degli appiedati si è scatenata contro i bus del Transmilenio, simbolo della modernizzazione del Sindaco, presi a sassate e bloccati per ore.

“Continueremo il blocco finché non ci riceverà Garzon per dialogare”, dicono. “Niente negoziati sull’ecologia e sul Transmilenio, e meno ancora sotto pressione” , risponde il Sindaco. Dalla sua parte si è schierato anche Uribe, nonostante le differenze ideologiche; dall’altra, una tradizione di potere ed abbastanza voti da eleggere tre senatori: vedremo come va a finire.


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