venerdì 19 maggio 2006

Uribe passa all’incasso

Dopo aver scompaginato la politica colombiana ed aver governato per quattro anni, Alvaro Uribe Velez si avvicina alla rielezione. Se da un lato si dà per scontato il risultato, dall’altro queste presidenziali potrebbero segnare l’inizio di una svolta democratica in Colombia.

Il 28 maggio prossimo – tra meno di dieci giorni - i colombiani torneranno alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, e tutto indica che il vincitore sarà il candidato-presidente, Alvaro Uribe. Dopo settimane di campagna elettorale in sordina, resta la sensazione che nulla si sia discusso nè dibattuto e che al futuro vincitore basterà aprire la sporta e raccogliere il consenso che gli elettori gli hanno già riconosciuto alle parlamentari del 12 marzo scorso.

In un paese nel quale i tre “canali” attraverso i quali si dialoga con gli elettori (media, piazza, società civile) sono inagibili, non deve sorprendere la mancanza di dibattito.
I mezzi di comunicazione di massa sono pochi e concentrati in poche mani: basti pensare che esiste un unico quotidiano nazionale da sole 250,000 copie di tiratura (di proprietà della famiglia del Vicepresidente Francisco Santos), che i due principali canali TV sono l’uno la fotocopia dell’altro e che l’accesso ad internet è limitato ad un 10% della popolazione.
La possibilità di accedere direttamente a decine di migliaia di persone in un comizio è limitata da questioni di ordine pubblico e da una cultura che considera sediziosa qualsiasi manifestazione.
Quanto alla società civile, la Colombia vive il dramma della mancanza, dell’atrofizzazione o del silenziamento dei sindacati, delle associazioni, degli stessi partiti politici, al punto che il cittadino resta solo davanti al suo televisore.

In questo panorama trascendono pochi temi, tutti risolti superficialmente ed a colpi di slogan: la strategia di negoziazione con la guerriglia (Uribe insiste con la “mano dura” ma apre al dialogo, gli altri promettono negoziati e pace in tempi variabili), il TLC (appoggiato da Uribe e Mockus, avversato dagli altri), l’inclusione sociale, la strategia di redistribuzione del reddito e poco più.

Quanto all'esito di questo limitato confronto, i sondaggi danno vincitore al primo turno il presidente in carica con il 61%, secondo Carlos Gaviria del Polo Democratico Alternativo col 20%, terzo Horacio Serpa col 14%, quarto il voto in bianco col 3 e mezzo per cento. Rincòn, Parejo, il ritirato Leyva e lo stesso Antanas Mockus – ex sindaco di Bogotà e personaggio molto popolare - non superano la soglia dell’1%.

Certi risultati vanno presi con le pinze (i sondaggisti hanno fallito in passato, e potrebbero sbagliarsi anche stavolta), ma aldilà dei decimali due cose paiono certe: Uribe vincerà (al primo o al secondo turno) e Gaviria prenderà più voti di Serpa – e quest’ultima sarà la grande novità politica ed aprirà le porte ad unagrande opportunità per la politica e la democrazia colombiana.

Carlos Gaviria è il candidato della sinistra, quella vera, dalle mille anime e dal passato burrascoso ed intenso. Nel Polo Democratico Alternativo (PDA) troviamo l’ex guerrigliero Antonio Navarro Wolf, il sindacalista e sindaco di Bogotà Luis Eduardo “Lucho” Garzòn, l’anima intelletuale dei professori universitari (rappresentati dallo stesso Gaviria), i sopravvissuti allo sterminio dei vari partiti comunisti ed una buona fetta del voto d’opinione.

Horacio Serpa – alla sua terza campagna presidenziale – passerà alla storia come l’uomo che ha affossato il Partito Liberale appiccicandogli la sua immagine d’imperterrito perdente: sconfitto contro Pastrana, umiliato dal dissidente Liberale Uribe, e di nuovo sotto contro il neonato Uribismo .

Se davvero le cose andassero così, sarebbe definitivamente rotto il patto del Fronte Nazionale che prevedeva l’alternanza di una governo liberale ad uno conservatore: a Palazzo di Nariño sarebbe seduto un dissidente liberale appoggiato dai Conservatori ma di fatto indipendente e sorretto da una personale rete clientelare, ed all’opposizione vi sarebberro il fantasma dei Liberali ed un soggetto nuovo – il PDA – per nulla legato alle oligarchie economiche e molto vicino per potenzialitá al PT di Lula in Brasile.

Toccherà ai dirigenti ed alla base del PDA cogliere questa opportunità storica; sarebbe senz’altro ironico che sia proprio Uribe – campione della desistituzionalizzazione – a favorire la nascita di una vera alternativa di potere in Colombia.





2 commenti:

ate ha detto...

che dire........anch'io qui in bogotà
ti seguirò con interesse

doppiafila ha detto...

Grazie, ed a presto. Doppiafila