mercoledì 14 giugno 2006

Cuentos chinos - Recensione


Romano Prodi, nel suo discorso di presentazione al Senato, ha detto che "occorre fremare inquietanti riferimenti a paesi insolventi", alludendo allo spettro della cosiddetta "argentinizzazione" del Paese. E non è l'unico ad usare l'America Latina come esempio da evitare: Il National Intelligence Council nei suoi studi sul mondo nei prossimi vent'anni dipinge questa regione come una zona (ancora) povera ed in mano a dittatorcelli populisti, mentre l'eurodeputato Linkhor parla di un'influenza minima e decrescente sui destini del mondo.
Allo stesso tempo, i maggiori leader continentali continuano a raccontare un futuro glorioso (o quantomeno florido) per i loro paesi e per tutta la regione, unita o meno che sia.

Di fronte a punti di vista così divergenti Andres Oppenheimer - noto giornalista argentino che scrive da Miami per vari media della regione - si chiede: chi dice la verità? E chi - invece - racconta "balle" (libera traduzione dell'espressine "cuentos chinos", ovvero racconti a cui nessuno crede? Da questo pretesto parte il libro "Cuentos Chinos - El engaño de Washington, la mentira populista y la esperanza de América Latina", del quale riporto i dati in fondo a questa recensione.

Il messaggio dell'autore è chiaro: se l'America Latina vuole crescere economicamente e socialmente, deve fare di tutto per attrarre investimenti dall'estero. Per giungere a questa conclusione, Oppenheimer confronta storie di successo (l'Irlanda da cenerentola a stella europea, la Cina neo-capitalista, l'Europa dell'Est coi suoi tassi di crescita da tigri asiatiche) ed insuccessi latinoamericani (il narcisismo-leninismo venezuelano, l'instabilità argentina, il Messico che si è addormentato), per finalmente indicare ai governi della zona quale sia la strada maestra: stabilità politica ed economica, basso costo del lavoro, basso costo di trasporto: "perchè questi" - spiega - "sono i fattori di cui tengono conto le imprese multinazionali per decidere dove investire".

Pare che l'unico metro per distinguere le star dai comprimari sia il tasso di crescita del PIL, e che non sia opportuno chiedersi se queste "condizioni" poste dalle multinazionali siano giuste o meno - ad esempio quando implicitamente favoriscono paesi con minori diritti sindacali. Accecato com'è dal 9% di crescita annuale dei cinesi, Oppenheimer non si pone problemi così sofisticati, e giunge a deridere la sinistra latinoamericana nel suo insistere sull'educazione gratuita per tutti con l'argomento che non ce l'hanno neppure i cinesi - che sono veramente comunisti...

Il libro è piacevole quando narra di esperienza di prima mano dell'autore, perlopiù raccolte durante le sue innumerevoli interviste in giro per il continente. Questo "personalismo" ne è anche il maggior limite, in quanto l'Argentina si riduce a Kirchner, il Brasile a Lula, il Venezuela a Chavez e via dicendo, seguendo un approccio che non fa onore alla complessità di ciascuno di questi paesi.

A parte le posizioni ideologiche (condivisibili o meno), su di un punto Oppenheimer ha ragione: l'America Latina è in una condizione sociale esplosiva. Da un lato - infatti - i media e la maggior apertura economica e sociale portano all'aumento delle aspettative della popolazione, mentre la concentrazione dei redditi e delle risorse in poche mani si traduce in una riduzione delle opportunità. Il punto sta in quale ricetta adottare per uscirne.



NOTA: a proposito di "balle", il libro viene venduto in Argentina con la copertina rossa (vedi sopra), ed in colombia con quella nera, in cui compaiono Uribe e Bush. Occhio: non una parola viene scritta sulla Colombia! Questo é un vero "cuento chino", caro Andrés...

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CUENTOS CHINOS
El engaño de Washington, la mentira populista y la esperanza de América Latina.
di Andrés Oppenheimer
Edizioni: Debate - Collana: Otras Voces
Prima edizione: dicembre 2005




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