lunedì 17 luglio 2006

Colombia felix?

Secondo L'indice "Happy Planet", la Colombia è il secondo paese più felice del mondo. Possibile? Nonostante la guerra civile, due milioni di sfollati, le migliaia di omicidi, i campi minati, l'ingiustizia sociale? È l'indice ad essere inaffidabile o i colombiani sono così positivi da superare ogni difficoltà? Nè una cosa nè l'altra: l'apparente paradosso si risolve studiando l'indice (e le intenzioni dei suoi autori).

I soldi non danno la felicità.

Un luogo comune che non fa onore a chi lo usa come argomento in una conversazione: è intuitivamente vero, fa piacere sentirselo dire, ma richiede basi più solide della sola vox populi. Ecco allora che un think tank lo traduce in un indice (già la parola fa più impressione, è più convincente, scientifica), lo assegna ai vari paesi del mondo e ne ottiene un ranking. Questa classifica curiosa raggiunge mille redazioni ed in tutta fretta viene semplificata, premasticata e pubblicata - magari accompagnata da slogan ad effetto.

Qualcosa del genere è accaduta alla New Economics Foundation inglese ed al suo "Happy Planet Index". L'edizione 2006 ha assegnato la palma di "paese più felice del mondo" alle Vanuatu (83 isole del Pacifico Sud, con meno di 200,000 abitanti) - medaglia ben meritata, visto che l'atollo dei mari del sud è un sogno di molti, e loro lo hanno realizzato. Più polemico il secondo posto, assegnato alla Colombia: è vero che i sudamericani sono ottimisti e positivi per natura, ma... in Colombia si concentrano i grandi problemi dell'umanità - guerra, violenza, paura, sfollamenti, povertà, fame, isolamento, ignoranza, terrore - che di solito non sono associati alla felicità...

Le reazioni a questa medaglia d'argento oscillano tra due estremi. Gli uni - ottimisti - vi leggono la capacità di superazione dei neogranadini, una straordinaria abilità nel non lasciare che i problemi li trascinino nel baratro del pessimismo e dell'infelicità. Per loro, un sorriso e l'affetto dei propri cari valgono più d'ogni altra cosa. Gli altri - pessimisti - evocano l'ignoranza ed il conformismo come uniche spiegazioni razionali: solo chi non conosce la vera felicità può darsi per soddisfatto del calvario che deve vivere. Giungono a dubitare della metodologia della ricerca.

Nessuno dei due ha ragione. E posso affermarlo con tanta sicurezza per una semplice ragione: la Colombia non è il secondo paese più felice del mondo. Non è questo che dice l'Happy Planet Index. È un po' come se oggi in Francia si aprisse un dibattito su perchè Zinadine e compagni hanno vinto i Mondiali di calcio: non importerebbero gli argomenti, perchè ha vinto
l'Italia, e non la Francia...

Facciamo quindi un passo indietro, e vediamo com'è costruito l'indice - e cosa significa veramente.

La New economics Foundation vuole farci capire che il progresso economico fine a se stesso non è un valore positivo: non possiamo continuare a misurare il benessere con il Prodotto Interno Lordo, perchè ci sfuggirebbero troppe variabili che compongono la felicità umana - e che non si includono nella semplice sommatoria di beni e servizi prodotti.
In particolare, pongono l'attenzione su di un elemento: il rispetto per l'ambiente e l'uso efficente delle risorse (scarse) del nostro pianeta. Di nulla serve aumentare il PIL se lo si ottiene a scapito dell'ecosistema e delle generazioni future. Condivido questo approccio: la felicità è "vera" quando è sostenibile ed è ottenuta nel rispetto della natura - altrimenti, somiglia più all'euforia del drogato. In altre parole: il benessere degli esseri umani non può essere ottenuto a scapito della salute del pianeta Terra.
Ecco perchè il loro indice si chiama "Happy Planet Index"(HPI): perchè serve ad identificare i paesi che meglio combinano le proprie esigenze (felicità umana) con quelle del pianeta (uso adeguato e sostenibile delle risorse).

È il momento della formula.

L'HPI si ottiene con tre soli indicatori: due per determinare la felicità del paese ed uno per misurarne il rispetto dell'ambiente. I due "felicitometri" sono l'aspettativa di vita in anni e l'autodichiarazione di soddisfazione. In soldoni: se campo 100 anni e mi considero soddisfatto, vuol dire che il mio paese mi ha dato felicitá - non ci piove.

Secondo questo elementare approccio, i più felici al mondo sono gli svizzeri: vivono fino ad 80 anni e (da uno a dieci) sono felici 8,2.
Ma allora perchè la Svizzera non compare tra i primi per HPI? Com'è possibile che a Vanuatu vada meglio, visto che vivono meno a lungo (solo 68 anni) e si considerano meno felici (voto: 7,4)?
La risposta è nel terzo elemento dell'indice: la sostenibilità dello sviluppo, il rispetto dell'ambiente. In questo terzo esame, gli elvetici sono bocciati, e precipitano dal podio al 65º posto. Il loro Ecological Footprint (EF) - infatti - è troppo grande; in altre parole, per vivere tanto e così bene stanno consumando troppo. Lo stesso dicasi - ad esempio - degli Stati Uniti d'America: gli yankees si considerano più felici dei colombiani (7,4 contro 7,2), vivono 5 anni di più ma - riecco l'esame di sostenibilità - hanno un EF che è 7 volte quello colombiano, e che è sufficiente a mandarli al 150º posto.

Tornando a bomba: ora che conosciamo meglio l'indice, vediamo com'e costruito il secondo posto della Colombia. Per semplicità, dividiamo l'analisi nei tre componenti dell'HPI: soddisfazione con la propria vita, età media ed "impronta ecologica". Tutto si spiegherà.

Autodichiarazione di felicità. Alla domanda "Considerando la tua vita in generale, quanto diresti di esserne soddisfatto, da uno a dieci?" il voto medio è stato 7,2 (sette virgola due). Non è poco - anzi. Son più soddisfatti i colombiani che gli italiani (6,9) o che gli inglesi (7,1). Impallidiscono però di fronte a svizzeri e danesi (8,2), austriaci ed islandesi (7,8), svedesi e finlandesi (7,7) ed altri venti paesi.
Crolla quindi il mito latinoamericani felici/europei tristi? Parrebbe di sì. Nella top ten abbondano gli scandinavi; al 12º posto compare il Costarica; in Venezuela si è felici come negli USA; in Colombia come in Germania; in Brasile - incredibile - molto meno che in Italia.

Aspettativa di vita. Il colombiano medio vive 72 anni e 5 mesi - poche settimane meno di un ungherese. Sono 7 anni meno di un canadese, ma quasi 30 più di un nigeriano... (e poche frasi in quest'articolo sono più tristi).

Ecological Footprint. Questo è il numeretto meno intuitivo, perchè non fa parte della nostra esperienza di tutti i giorni. Ci si arriva però con quealche passo logico. Tutti consumiamo, e tutto ciò che consumiamo proviene dalla natura: un quotidiano era un'albero, una rosetta grano ed acqua, un proiettile piombo e via dicendo. La nostra "impronta" ecologica è l'estensione di terra che serve per soddisfare le nostre esigenze di consumo - ed infatti, si misura in ettari. Ogni essere umano ha a disposizione 1,8 ettari "sostenibili", ovvero dei quali può consumare le risorse disponibili senza compromettere quelle future. Chi consuma più di questa superficie, danneggia la biosfera.
Il colombiano medio "si mangia" 1,3 ettari - è uno dei più parchi, a poca distanza dal primatista Haiti (mezz'ettaro). Stati Uniti, Qatar ed Emirati Arabi Uniti invece vantano l'ultima posizione, con più di 9 ha - per felici e longevi che siano, con queste cifre non avranno mai un HPI alto...
Chi invece mangia meno, legge meno, compra meno mobili, non ha l'automobile, non ha riscaldamento a casa nè aria condizionata, non viaggia in aereo, non ha elettrodomestici (e magari nemmeno l'elettricità a casa) ha un Ecological Footprint più ridotto, che gli farà guadagnare posti in classifica.

Ecco quindi svelato il mistero del secondo posto colombiano: soddisfatti (ma meno di decine d'altri), longevi (ma meno di decine d'altri) e... poveri, molto poveri.



3 commenti:

CAT-DVD ha detto...

Complimenti per il post. Ho letto con piacere la tua analisi puntale e precisa sulla realtà colombiana vista con gli indici dell'Happy Planet.

maurizio campisi ha detto...

Svelato l'arcano, quindi. Posso continuare a lamentarmi con la coscienza tranquilla sugli immani contrasti dell'America Latina.
Hasta pronto,
Maurizio

colombia curiosa ha detto...

All these problems that you mentioned (hungry, poverty, war, maffia, vendetta, social anxiety, discrimination, racism, clasism, ghettos) that we have in Colombia are well known in Italy too, much before us. Just look at the south of your country to get the picture.
When you see our biodiversity, landscapes, food, refined style of living, design, painters (Botero), singers (Shakira), you begin to understand:
http://colombiacuriosa.blogspot.com/