mercoledì 26 luglio 2006

Parla l'amante di Pablo Escobar


Dopo 15 anni di silenzio, Virginia Vallejo racconta la "sua" storia: la relazione con Pablo Escobar, il rapporto di questi con l'ex ministro Alberto Santofimio, il loro complotto per eliminare Luis Carlos Galán - ucciso a pochi giorni dalle elezioni del 1990, in cui certamente sarebbe stato eletto Presidente della Repubblica. La Vallejo ha molto da raccontare: ma qualcuno vuole davvero ascoltarla? O è meglio farla tacere - per sempre - nel miglior stile del suo ex-amante?

Da settimane, il processo Santofimio tiene banco sulle prime pagine dei giornali - pardon: del giornale - colombiano. In poche parole, Santofimio viene accusato di essere il mandante dell'omicidio di Luis Carlos Galán, nel 1989, quando questi era candidato del Liberalismo alla presidenza del Paese e sicuro vincitore. Galán venne ucciso a Soacha, vicino Bogotà, durante un comizio; le immagini sono impressionanti, tanto diverse ma allo stesso tempo così simili a quelle di altri attentati "storici" (Reagan, il Papa a Piazza San Pietro, Lee Harvey Oswald): gli spari, improvvisi, la reazione delle guardie del corpo, le mitragliette che compaiono dal nulla, gli astanti che si gettano a terra e lì - sul palco - il corpo senza vita, poi inutilmente trascinato verso un'auto ed all'ospedale.

Santofimio è davvero il mandante di questo omicidio? Contro di lui le testimonianze di due "matones", due killer del narcotraffico che lo hanno sentito inveire contro Galán e chiedere a gran voce la sua morte. Nonostante anche Santofimio fosse liberale, non s'intendevano: Galán aveva formato il movimento "Nuevo Liberalismo" - che lo stava portando dritto alla presidenza - e si era macchiato della colpa di espellere Pablo Escobar - il capo dei capi del narcotraffico. Lo accolse Santofimio, nel suo movimento "Alternativa Liberal", e fu lì che cominciarono a sognare un futuro in cui entrambi sarebbero stati - in succesione - presidenti della Colombia.

Le testimonianze dei due killer non sembrano sufficienti a condannare l'ex ministro - che fa uso della sua arte oratoria per difendersi da sè, senza bisogno d'avvocato - ma ecco che entra in scena Virginia Vallejo. Giornalista e presentatrice televisiva negli anni '80, la signora Vallejo è stata per buona parte del decennio amante di Pablo Escobar e - grazie al suo profilo ed alla sua popolarità - fungeva anche da trait d'union tra il "capo" e certe parti della società civile: giornalisti, politici, persino boss di altri cartelli della mafia colombiana.

Il 16 Luglio scorso, Gonzalo Guillen del Nuevo Herald pubblica un articolo esplosivo: "l'Ex amante di Escobar apre il baule dei segreti". La principale "confessione" riguarda Santofimio ("l'ho sentito molte volte insistere con Pablo che Galán andava ammazzato") ma la signora ha molto altro da dire - al punto che Semana e Cromos titolano entrambe le loro ultime edizioni "Chi ha paura di Virginia Vallejo".

Il 1989 non è molto lontano: chissà quanti politici, giornalisti e imprenditori avranno participato in quei giorni allo scontro Galán vs. Santofimio/Escobar ed oggi sono ancora attivi e visibili. Molti di loro avranno ragioni di temere le rilevazioni dell'ex diva - e lei teme la loro reazione, al punto che ha deciso di registrare il suo memoriale in videocassetta e di mandarlo ad amici di fiducia negli Stati Uniti. Lei stessa ha seguito la stessa rotta, rifugiandosi in America del Nord su consiglio della stessa magistratura colombiana, che sa come sia impossibile proteggerne la vita nel far west colombiano.

Santofimio più vicino alla condanna? Non necessariamente.

Da un lato, c'è chi dubita della credibilità della testimone. Sono varie le accuse che gli si rivolgono:
- se sapeva delle intenzioni di Santofimio ed Escobar ed ha taciuto sarebbe in effetti loro complice e dovrebbero metterla in galera, altrochè testimonianza;
- vuole solo pubblicità per il libro di memorie che sta redigendo e che evidentemente sta per ultimare;
- è asociale, quasi cieca e povera in canna; chissà quanto le hanno offerto per infangare la memoria di Santofimio.

Dall'altro, i "vallejani" esigono che la si ascolti, e che le sue parole siano usate non solo in questo processo, ma anche in ogni altra occasione in cui sia importante ricostruire le relazioni tra politica, società e narcotraffico. Di questa opinione sono i servizi statounitentsi, che non perdono occasione per rimpinguare i loro corposi (e preziosi) dossier.

Pare però che la dichiarazione della Vallejo sia arrivata troppo tardi, dopo la chiusura della fase di "raccolta di prove" del processo Galán. Per pochi giorni di ritardo, tutte queste informazioni sarebbero del tutto inutilizzabili - almeno giudizialmente.

Resta l'aspetto "politico" della vicenda: l'ex presentatrice ha qualcosa da dire sul "terzo livello colombiano"? E - soprattutto - glielo lasceranno dire?

Ieri sera, ho sperato di sì. Ma solo per qualche minuto. RCN - primo canale per audience - annunciava da un paio di giorni uno "speciale" sul caso, con la trasmissione - addirittura - del memoriale in videotape.

Il programma - di un'ora circa - mi ha lasciato con l'amaro in bocca.

In primo luogo: la rivista Cambio - che ha pubblicato un lungo articolo sulla genesi di questo memoriale - afferma che la versione completa è lunga cinque ore (5). Il programma di RCN é durato un'ora: che fine hanno fatto le altre 4 ore 4?
Capisco la necessitá dell'editing: v'immaginate le 5.000 ore d'intercettazioni a Moggi? Neppure lo stomaco più forte può resistere...
Non mi pare però corretto che questa versione "tagliata" venga presentata come il memoriale (cosa che fa El Tiempo, quando afferma che "la testimonianza registrata dura 60 minuti"), specialmente se si considera che nè RCN nè alcuna altro mezzo ci informano di cosa contangano le altre 4 ore. Impossibile non pensare ad una censura preventiva del materiale; molto diverso sarebbe stato se i giornalisti di RCN avessero presentato l'ora di programma come un estratto, informando pure - se pur sommariamente - sul resto del nastro. O non lo hanno visto neppure loro?

In secondo luogo: verso la mezzanotte, il direttore di Noticias RCN, Álvaro Garcia nel suo programma "Primera Línea" intervista Gonzalo Guillen. Ecco l'occasione di approfondire, penso. Guillen ha avuto un lungo rapporto professionale con la Vallejo: è lui che l'ha "convinta" a parlare, che l'ha messa in contatto coi parenti di Galán, che l'ha accompagnata quando questi l'hanno filmata nel memoriale. È - insomma - un esperto del tema, che con la testimone ha parlato per ore ed ore. Garcia la vede diversamente: per lui, la cosa più importante da chiedere a Guillen è: "come hai fatto ad ottenere questo scoop?". Incredibile. Posso capire che a lui come giornalista questo possa interessare, ma il pubblico - ne sono certo - preferirebbe domandare: "di quali politici ancora in attività le ha parlato la Vallejo?".

Ho fatto uno sforzo per capirlo: l'autocensura - in Colombia - è una forma di garantirsi la sopravvivenza. Al suo posto, avrei probabilmente fatto lo stesso: meglio un giornalista mediocre (ma vivo) che un reporter d'eccezione (morto).

E spero sinceramente di star drammatizzando troppo.




2 commenti:

yago quiñones triana ha detto...

cada vez mas completo este blog... complimenti

doppiafila ha detto...

Gracias Yago, un gusto tener un lector fiel! Hasta pronto, Doppiafila