martedì 18 luglio 2006

Sabas Pretelt in forse

Sabas Pretelt - qui annunciato come futuro ambasciatore colombiano in Italia - potrebbe finire invece a Parigi.

Il problema non sono i desideri di Guillermo León Escobar ma la confusione generata dal Presidete Uribe nella sua ansia di farsi tutti amici.

Mi spiego: un paio di settimane fa, Uribe ha annunciato che il nuovo ambasciatore a Parigi sarebbe stato Ernesto Samper. Il signore - del quale forse il nome non vi dice nulla - è stato presidente dal '94 al '98 ed è uscito da Palazzo di Nariño in mezzo ad un tremendo scandalo, il cosidetto "processo 8000", che si basava sull'accusa a Samper di essere stato eletto coi soldi dei narcotrafficanti. Nulla si è provato (tant'è che oggi samper e libero e vive comodamente - guarda caso - a Parigi), ma la cosa era seria, al punto che gli USA gli hanno ritirato il visto (e non glielo hanno ancora restituito).

Torniamo a bomba: Uribe annuncia la nomina di Samper. Poche ore dopo, Andrè Pastrana sale su un aereo e si precipita a Bogotà per conferire d'urgenza col Presidente. Antefatto: Pastrana - anche lui ex Presidente! - è ambasciatore a Washington, e quindi figura chiave di un governo vicino agli USA non solo per il Plan Colombia ma anche per il firmando TLC (Accordo di Libero Commercio, o FTA). Pastrana viene a dire due cose ad Uribe:
- la prima: "Àlvaro, sei sicuro di questa scelta? Hai considerato le reazioni ad una nomina di Samper? Negli Stati Uniti lo vedono ancora come il simbolo della Colombia fallita che si era venduta ai narcos, e non saprei come giustificare la tua scelta di fronte ai miei interlocutori";
- la seconda: "Se insisti a voler Samper a Parigi, sei libero di farlo. Ma io mi dimetto per incompatibilità morale".

Per cogliere il senso della seconda affermazione, bisogna sapere che Pastrana si era candidato alla presidenza nel 1994, ed era stato sconfitto proprio da Samper. Non solo: il Processo 8000 era partito proprio da denunce dello stesso Pastrana - che poi sarebbe succeduto a Samper nel 1998... Non proprio amici per la pelle!

Di fronte alla posizione di Pastrana, Uribe non può cedere al ricatto e conferma Samper. Pastrana si dimette. A questo punto, il colpo di scena: Samper non accetta l'ambasciata. "Non ci sono le condizioni politiche", afferma, e non a torto: la reazione di Pastrana non è isolata e molti settori della società colombiana si dicono stupiti della decisione di Uribe.

Risultato: la Colombia si trova senza rappresentanti a Parigi e a Washington. Patata bollente per il Presidente che però - fedele al suo motto "lavorare, lavorare, lavorare" - non si scoraggia ed in poche ore trova la soluzione - o almeno così crede.

Negli Stati Uniti manda l'attuale ministro degli esteri, Carolina Barco. Al suo posto mette l'ex ministro della cultura ed ambasciatrice a Città del Messico in pectore (!), Consuelo Araújo. Ed a Parigi la terza donna, María Ángela Holguín, rappresentante presso le Nazioni Unite.

Un incredibile carambola di poltrone e tutto va a posto? Macchè. C'è ancora un problema: il vice presidente Francisco Santos - incaricato di comunicare la buona notizia alla signora Holguín - non la trova e si limita a lasciarle un messaggio in segreteria telefonica:"preparar le valigie, domani vai a Parigi".
Non sapeva Santos che la Holguín voleva tornare in Colombia? Evidentemente no. Sta di fatto che la mattina seguente - dopo che il comunicato "risolutivo" era già su tutte le prime pagine - rifiuta l'offerta e lascia Presidente e Vice in diplomatiche mutande.

Ecco allora che inizia la ridda dei nomi per la poltrona in Francia - e tra i candidati troviam Sabas Pretelt, prima indicato per Roma, e al quale probabilmente non fa molta differenza stare di qua o di là dalle Alpi - basta che se ne va dal Ministero degli Interni...




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