sabato 5 agosto 2006

La calma - Meno due

In tutto il Paese 137,000 soldati e poliziotti sorvegliano, perquisiscono, arrestano, disinnescano. Sono le 19:15 ora locale, ed a due giorni dall'insediamento di Uribe la giornata è stata tranquilla. Durerà? O si ripeteranno i tragici fatti del 2002 o - peggio ancora - del 1956?

Splendida la foto AFP (qui a destra) che compare sull'edizione online de El Tiempo. A dire il vero, non ci sono poi tanti carri armati in giro: il fotografo dev'essersi appostato per ore (o magari s'è messo d'accordo col sergente maggiore sulla torretta: "nada raro sería", si dice da queste parti). Più evidenti i posti di blocco (diverse decine, dappertutto) ed i sorvoli continui di elicotteri. L'atmosfera è tesa, c'è una coscienza collettiva riguardo alla delicatezza della giornata di dopodomani: le mamme ed i fratelli maggiori consigliano di evitare i centri commerciali, i gruppi di amici scelgono con cura dove incontrarsi e privilegiano le feste in casa - le uniche in cui si può bere a volontà, visto che in città vige la "ley seca", zero alcool.

Fuori dalle grandi città, le FARC continuano ad attaccare obiettivi militari e d'infrastruttura, che non possono però collegarsi alla cerimonia del 7. I media - esagerando - continuano a parlare di una escalation terrorista. Pare piuttosto che i due principali attentati (Cali e Bogotà) siano "prove tecniche" in vista delle due giornate chiave: il 6 Agosto a Medellin, ed il giorno dopo nella capitale.

Nella "città dell'eterna primavera" si sta svolgendo il "festival dei fiori", ed il 6 toccherà alla tradizionale sfilata dei "silleteros" (nella foto a sinistra - di Julio César Herrera, pubblicata da El Tiempo). Uribe ha promesso di esserci, e difficilmente deluderà i suoi concittadini paisa- oltre a non potersi permettere di mostrarsi timoroso.

Il giorno dopo, poi, ci saranno da difendere anche Oscar Arias, Michelle Bachelet, Enrique Bolaños, ed Alan Garcia - gli unici presidenti confermati dopo che anche Hugo CHavez - dopo Lula - ha deciso di dedicare la sua domenica ad "Aló, Presidente" e non all'amico Álvaro. Resta da vedere se ci saranno Alfredo Palacio ed Evo Morales, ma anche in loro assenza i grattacapi per le forze dell'ordine saranno non pochi.

Lo spettro da evitare è il 2002, quando il primo insediamento di Uribe venne accolto da una grandinata di razzi; al 1956 ci pensano in pochi, ma quei pochi non possono resistere ad un brivido di terrore: il 7 Agosto di quell'anno, a Cali, dua camion militari con 42 tonnellate di dinamite a bordo esplosero in pieno centro, lasciando un numero imprecisato di morti - forse 5.000.

Speriamo che questo "giorno sette" si possa ricordare come una giornata tranquilla, nonostante le decine, forse centinaia di persone che stanno lavorando - ora, mentre scrivo - per farne una tragedia, l'ennesima.



3 commenti:

Anonimo ha detto...

beh si potrebbe anche esserci la probabilità di un terremoto, los cerros potrebbero franare; il terrorismo, effettivamente, si puo'fare in molti modi......
esco alla faccia della ley seca e sperando che il 56 sia lontano in tutti i sensi.

Eliolibre ha detto...

Riuscirà mai il Sudamerica ad uscire dalla sua secolare condizione di sottomissione? Cosa ne pensi dei cambiamente in atto e dei nuovi governi progressisti? E' possibile che il grande sogno di Simòn Bolivar si avveri?

doppiafila ha detto...

Ciao Eliolibre, non credo che il sogno di bolivar si possa realizzare, almeno non nei prosismi 20 anni. manca la vicinanza tra paesi e popoli: i latinoamericani sono (siamo) più vicini a Miami che tra di loro...- Ê incredibile la pochezza e la superficialità delle notizie che circolano sui vicini, e non solo in Colombia...