giovedì 24 agosto 2006

“Se guerriglieri delle FARC possono passare vent’anni in prigione, possono farlo anche gli ostaggi”. Le parole di Raul Reyes – numero due delle FARC – gelano le speranze dei parenti ed aumentano la pressione su Álvaro Uribe affinchè negozi il cosiddetto “scambio umanitario”. Sarà sufficiente?

Non dev’essere facile raggiungere il selvatico accampamento in cui si trova Raul Reyes: è uno degli uomini più ricercati del Paese, e se quello che si sa delle sue FARC è corretto, probabilmente cambia “residenza” molto frequentemente. Per un giornalista straniero s’aggiunge il timore di arrivare ma non riuscire a tornare indietro, magari perchè finito ad ingrossare la lista degli ostaggi per renderla più “appetibile” e per farla pesare di più – in termini di guerriglieri da liberare in contropartita.

Le Figaro supera entrambi i problemi e pubblica un’intervista al signor Reyes, ottenuta il 18 Agosto scorso “da qualche parte nella giungla colombiana”. L’interesse francese si spiega perchè uno degli ostaggi – la più conosciuta – è Ingrid Betancourt, cittadina francese per matrimonio dal 1981 e giovane promessa della politica colombiana almeno fino al 23 Febbraio del 2002 quando – in piena campagna presidenziale – viene sequestrata dalle FARC assieme alla sua assistente Clara Rojas.

Le notizie sulla Betancourt sono appena rassicuranti: “legge, cammina e fuma come gli altri ostaggi” dice Reyes, ma non produce alcuna prova di sopravvivenza credibile come una foto o un video. Considerata l’importanza (soprattutto internazionale) dell’ostaggio, le FARC non ammetterebbero mai che fosse malata o – peggio ancora – morta. Ecco perchè – in assenza di prove concrete – non si può dare troppo credito alle parole del comandante guerrigliero.
Neppure due mesi fa, a fine Giugno, lo stesso Reyes aveva detto praticamente le stesse cose a L’Humanité in un’intervista via Internet. Oggi estende il suo “stanno bene” anche agli altri 60 “scambiabili”, ovvero i parlamentari, deputati regionali,
poliziotti e soldati che verrebbero scambiati per i 500 guerriglieri detenuti nelle carceri colombiane.

Nonostante queste punzecchiature, le probabilità che lo “scambio umanitario” avvenga nei prossimi mesi sono minime. Uribe ha scelto di non fare alcun riferimento al tema durante il suo discorso d’insediamento, nemmeno 20 giorni fa, e si è trattato senz’altro di una scelta ponderata. Il suo colloquio con Álvaro Leyva lo stesso 7 di Agosto poteva sembrare un gesto d’avvicinamento (Leyva era candidato alle presidenziali sotto la bandiera dell’accordo con le FARC ed ha con questo gruppo ottimi canali di comunicazione), ma anche a questo risponde Reyes nella sua intervista: “non l’ho incontrato di recente nè ci ho parlato”. Allo stesso modo viene ridimensionato l’interessamento della Chiesa locale, ed il quadro che ne emerge è poco confortante: pare di tornare all’Aprile scorso quando l’”Esercito del Popolo” affermava: “Con Uribe non ci sarà scambio umanitario nè ci saranno dialoghi di pace”.

Sui media locali, la vicenda Betancourt non è da prima pagina e merita appena brevi note d’agenzia sia da El Tiempo che dal settimanale El Espectador. Occore considerare che il punto di vista locale è diverso da quello internazionale: qui si parla dei sequestrati (tra i quali la Betancourt), all’estero della Betancourt (assieme ad altri sequestrati): il peso specifico del caso particolare è minore, ed alcuni sono addirittura infastiditi dall’importanza attribuita all’ex candidata presidenziale “solo perchè è straniera”. Non basta un’intervista ad un giornale francese per diradare le nubi scure della guerra civile colombiana.



4 commenti:

Eliolibre ha detto...

Anch'io, come tu su Cuba, non sono molto afferrato su quanto succede in Colombia ma penso che la situazione colombiana sia emblematica. Rappresenta quel sudamenrica che non vuole cambiare e continua a portarsi dietro un conflitto devastante che non sembra avere vie d'uscita. Io non riesco ad intravvedere nessun spiraglio di luce. La rielezione a grande maggioranza di Uribe sembra non lasciare dubbi.

Flavio Ferrari ha detto...

A situação da América Latina é simples: grandes investidores financiam o circo para seguir roubando o pão ...

loupsos ha detto...

Bene, vedo che anche in Colombia va di moda il Gattopardo ;-)
A presto, Doppia

Álvaro ha detto...

Excelente tu blog. Incisivo, crítico y muy bien informado. De ahora en adelante quedas en mis enlaces. Un saludo cordial, Dopiafilia