martedì 8 agosto 2006

Una giornata di conferme


L'insediamento di Uribe non lascia sul tappeto alcuna novità: continua la priorità alla politica di "sicurezza democratica", l'iniziativa per la pace resta alle FARC e le idee economiche e sociali del Presidente non mostrano evoluzioni. Anche sul piano internazionale si conferma l'asse centroamericano/andino, opposto alla "sinistra" di Chavez, Lula e Kirchner.

Le due grandi aspettative del passato 7 d'Agosto sono rimaste frustrate: positivo il fatto che non ci siano stati attentati (come nel 2002), sorprendente che Uribe non abbia approfittato dell'occasione per presentare qualche novità all'opinione pubblica, locale ed internazionale.

"Squadra che vince non si cambia" deve aver pensato il neo-rieletto, e nel suo discorso ha ripresentato gli stessi contenuti del quadriennio appena passato. Con 11 presidenti, decine di delegazioni, tutta la Camera, tutto il Senato e le TV a reti unificate concentrati sulle sue parole, il fatto che non abbia presentato novità può voler dire solo una cosa: non ce ne sono.

Tutto il Paese s'aspettava parole pesanti sul tema della pace, o per lo meno sullo scambio prigionieri politici vs. sequestrati (che qui è noto come lo "scmabio umanitario"). Dopo l'apertura delle FARC sul tema, infatti, in molti speravano che si potesse archiviare la "soluzione militare" al conflitto per passare alla soluzione negoziata. Macchè. Sul tema dice: "confesso che mi preoccupa [...] il rischio di non arrivare alla pace e retrocedere sulla sicurezza" ed il resto del discorso è così insulso che tutti i media considerano questa frase il passaggio più rilevante del discorso. Effettivamente l'invito alle FARC a cessare il fuoco ("Insisto sulla nostra volontà di ottenere la pace, e chiediamo fatti. Fatti irreversibili che esprimano la volontà (delle FARC) di ottenerla") non è nulla di nuovo, visto che si tratta dela posizione governatriva fin dalla campagna elettorale del 2001/2002.

Pareva poi che Uribe avrebbe annunciato il passaggio dalla "mano dura" al "grande cuore". Una volta ottenuto il successo nella "sicurezza democratica" avrebbe concentrato i suoi sforzi sull'equità e sul superamento della povertà. Anche qui, delusione. La paginetta dedicata alla "equidad" riepiloga le iniziative già annunciate ed avviate e rimanda le verifiche a fine mandato (o - peggio ancora - al 2019, orizzonte temporale della Visión Colombia Segundo Centenario).

Ma la lista degli argomenti non trattati è ancora lunga:
- non un parola sui due milioni e mezzo di sfollati, a cui paramilitari e guerriglia hanno tolto la terra e lo Stato non dà praticamente nulla;
- zero sulle privatizzazioni, se si eccettuano criptici riferimenti come: "non possiamo chiedere riforme per far partecipare la base popolare alle correnti dinamiche dell'economia e poi al momento della verità frenare le riforme";
- nulla sul processo di pace coi Paramilitari, come se non si trattasse di un'enorme incognita sul futuro del Paese - dal Governo, il tema è dato per risolto: perchè parlarne?
- silenzio assoluto sulle fosse comuni che stanno venendo alla luce a decine nelle zone "liberate" dai paramilitari smobilizzati;
- quattro parole sulla politica regionale, la maggior parte dedicate a rispolverare il "sogno di Bolivar", un argomento tanto abusato da aver perso ogni peso.


Ma di cosa ha parlato allora? Di sindacalisti e giornalisti, ad esempio: due categorie a rischio come in nessun altro Paese che ora sarebbero più protette di prima (grazie alla Sicurezza Democratica). Invita esplicitamente "alcuni settori della comunità internazionale" (e si riferisce alla OIT, al Congresso degli Stati Uniti ed a decine di ONG e Governi Nazionali...) a non dubitare delle intenzioni del Governo di garantire l'attività sindacale.
Una parte importante del discorso l'ha dedicata ad un escursus storico ed economico sul ruolo dello Stato ("nè neoliberista, nè burocratista") e sul modus operandi del suo Governo ("Ci fanno sognare le riforme proposte e portate avanti con patriottismo (sic). Ci riempiono di panico la stagnazione, gli impeti imprudenti e la corruzione").
Addirittura imbarazzante il tempo dedicato ad un'interminabile lista delle regioni del paese, per ognuna delle quali ha ricordato qualche caratteristica. L'espressione dei Capi di Stato e di Governo in prima fila era indecifrabile, mentre Uribe gli raccontava dei piccoli uccelli del Vaupés che curano le api, dei delfini rosa del Vichada, il vecchio Pelayero, la festa del 20 gennaio a Morrosquillo, i contadini "illuminati e verticali" della Cundinamarca e decine d'altre danze, feste, frutta, verdure eccetera.

Un cattivo discorso nella forma barocca e nella (scarsa) sostanza. Forse il Presidente ha considerato l'occasione poco importante, e non ha dedicato alla stesura le energie necessarie: nelle ultime settimane ha dovuto completare il puzzle delle cariche dello Stato ed accontentare tutti ha richiesto uno sforzo immane. O forse non ha alcun progetto abbstanza definito e rilevante da meritarsi una citazione: non sarebbe sorprendente per un Presidente che ha dato segni inequivocabili di adorare il micromanagement.

Tra le note più importanti del "non verbale", segnaliamo il messaggio inviato dalle presenze (e dalle assenze) degli invitati. Sono presenti a Bogotà i presidenti centroamericani e Michelle Bachelet, dal Cile, entrambe regioni che hanno l'intenzione di negoziare accordi di libero commercio con la Colombia. Presente anche Alan Garcia, rieletto da poco alla Presidenza del Perú e due ministri "tecnici" dagli Stati Uniti, più interessati al TLC ed alla proroga dell'ATPDEA. Assenti invece Chavez, Kirchner, Lula (quest'ultimo addirittura rappreentato dalla moglie, non dal vice) e naturalmente Castro. Alla prova dei fatti, il sogno di un Uribe "amico di tutti" non regge e si chiarisce quale sia il nuovo spartiacque continentale.

(La foto è di Fernando Ruiz Nieto, dell' SNE)



1 commento:

Lully, REFLEXIONES AL DESNUDO ha detto...

Hola!!! me hiciste sonrojar por el saludo que te dì, te ofrezco disculpas,la verdad,no domino tu idioma.
Veo que hablas de nuestro señor presidente y solo deseo que tenga un corazòn grande especialmente con las clases menos favorecidas. El es un paisa como yo y lo admiro pero tiene ese detalle y hay que pedir a Dios sabiduria para su govierno.
Sabes,estoy tratando de hacer mi post y espero tenerte uno nuevo pronto.
Te ofrezco disculpas y ahora sì te envio un beso afectuoso desde Medellin,(en la mejilla,obviamente!!