giovedì 7 settembre 2006

Ancora un falso attentato

Pare che l'autobomba esplosa il 1º di Agosto scorso - ed inclusa dal Governo in una "ondata di terrorismo" precedente all'insediamento di Uribe - sia stata preparata da ufficiali dell'Esercito in combutta con un "desmobilizado" delle FARC.

Prima di commentare questa notizia (e le modalità della sua diffusione) devo chiedere scusa ai lettori per aver precipitatamente attribuito quell'attentato alle FARC; meglio avrei fatto ad esmprimere da subito i dubbi sulla sua autenticità (pubblicati 5 giorni dopo in questo post). Non credevo possibile si arrivasse a tanto; quel primo d'Agosto è morta una persona e sono stati feriti 10 militari - non è uno scherzo, neppure per un militare col pelo sullo stomaco....

Oltre a quell'episodio, la banda dei militari (sarebbero quattro) si è inventata anche alcuni ritrovamenti d'esplosivo nei mesi di Luglio ed Agosto: se togliamo questi eventi, l'"ondata" del Governo si riduce a poche gocce.

Difficile commentare un fatto del genere. O forse troppo facile: siamo di fronte al braccio armato dello Stato (l'Esercito), quello che - se vince la guerra civile contro le FARC - riconquisterebbe il monopolio della forza nel Paese. L'Esercito colombiano fa da guardia del corpo a narcotrafficanti (e non esita a sterminare un corpo d'elite della Polizia per difenderli, come nel caso Jamundì), organizza attentati fasulli, tortura e "sparisce" (verbo che qui è diventato transitivo: l'hanno sparito, si dice), uccide civili e li veste da guerriglieri per incassare il "premio d'abbattimento": proprio un bel biglietto da visita.

Ma anche le modalità di diffusione di questa storia degli attentati "inventati" merita un commento.

Il primo ad alzare il velo è stato El Tiempo. L'unità investigativa del quotidiano aveva qualcosa per le mani, e stava per pubblicare l'articolo sulla pagina web quando - sorpresa - il Ministero della Difesa convoca una conferenza stampa (assolutamente fuori programma) ed il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito legge questo comunicato e si ritira senza rispondere ad alcuna domanda.

Riassumendo:
1) El Tiempo ottiene prove e testimonianze sul caso
2) decide di pubblicare la storia (domani sull'edizione cartacea, oggi stesso in linea)
3) qualcuno avvisa il Ministero della Difesa
4) Il Ministero della Difesa convoca una conferenza stampa ed ha la sfacciataggine di dire "il Paese deve (sic) esser certo que saremo i primi a comunicare (fatti come questi) all'opinione pubblica".

Un po' di spezie colombiane: il ministro della Difesa è Juan Manuel Santos, azionista de El Tiempo e suo vicedirettore per dieci anni: abbastanza per lasciarsi alle spalle una buona rete di informatori...

Come non pensare che il Ministero sapesse della partecipazione dei militari (quattro ufficiali, non reclute qualsiasi)? Come non pensare che la decisione di "rivelare" il caso sia nata solo per non essere anticipati dalla stampa? Se così fosse (e non dovrebbe essere complicato verificarlo), come non aspettarsi un editoriale de El Tiempo che chieda le sue dimissioni?

Amanecerá, y veremos. Nel frattempo, il Canal Caracol nel suo telegiornale non ha dubbi: gli ufficiali volevano mostrare l'efficienza dell'Esercito (ben intenzionati, quindi) ed incassare i premi previsti per gli attentati sventati. Neppure per un momento si solleva l'ipotesi che la loro intenzione fosse quella di creare un cliema di tensione prima dell'insediamento, per poi far incassare ad Uribe un altro "successo" della sua politica di "Sicurezza Democratica". Non un accenno - poi - al fatto che El Tiempo fosse al corrente del caso: il Generale Montoya è presentato come il "buono" della situazione, che umilmente si presenta di fronte alle telecamere per denunciare le mele marcie.

Uno scandalo nelllo scandalo.



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