lunedì 18 settembre 2006

Soñar no cuesta nada - recensione


Di come un film di buona fattura tecnica ma scarsino da ogni altro punto di vista possa diventare il successo dell'anno in Colombia .

Tre anni fa, un pattuglia dell'Esercito scoprì - in piena selva - un deposito di denaro delle FARC. Contro ogni regolamento - ma seguendo alla lettera i dettami della "viveza" colombiana o della "furbizia" italiana - decisero di spartirsi i circa 35 milioni di Euro e di non dire niente a nessuno. Superato il problema del trasporto di tali quantitá di denaro negli zaini d'ordinanza, ebbero maggiori difficoltà a nascondere il balzo del loro stile di vita: da 400.000 pesos a 400.000 dollari c'è una differenza evidente anche all'occhio meno attento.

Questa è la trama: una storia vera, che di spunti comico/drammatico/sociologici ne offrirebbe davvero tanti. Eppure il film scorre senza punti alti lungo un percorso di luoghi comuni, conflitti prevedibili e sogni che davvero non costano nulla: la redenzione di una prostituta, una 4x4, bei vestiti e bei ristoranti.

Spettacolare successo di pubblico e critiche entusiaste (basti vedere che ne pensano del film i lettori di questa pagina): la produzione cinematografica colombiana è così scarsa che spesso basta mostrare una storia locale filmata in modo decente per sfondare il botteghino.

Garantito quindi che il regista Rodrigo Triana (a sinistra nella foto tratta da Eskpe.com) arriverà al suo terzo lungometraggio. Speriamo che approfitti di questo privilegio per darci un film un po' più bello: soñar no cuesta nada.



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1 commento:

Álvaro Ramírez ha detto...

Me recuerdas que yo debo escribir también sobre esta película, que me pareció muy mediocre, pero que dió para un excelente entre los miembros de mi familia. No la película en sí, sino lo que calla, lo que no dice y la falta de cuestionamiento que hace de la situación.