lunedì 11 settembre 2006

Un altro 11 Settembre


Un anno fa, veniva ucciso in Colombia Maurizio Maria Bisignano, 29 anni. Lo hanno ritrovato dopo quasi 30 giorni, in una buca, con addosso una mimetica. Una storia tragica di violenza e perversione.

Non gli hanno dato neppure il tempo di scendere dall'aereo. Secondo l'inchiesta di Semana, i suoi "amici" lo aspettavano all'aeroporto ed erano già pronti al "colpo": un piano semplice ma condito d'incredibile crudeltà - fa quasi male descriverlo. Bisignano era già stato a Barranquilla, con Arturo López Castro - un colombiano conosciuto in Italia qualche mese prima.

Proprio Lopez Castro lo aspetta all'aeroporto, accompagnato da due altri "amici". Invece di portarlo in città vanno in direzione di Cartagena, si fermano ai piedi della sierra ed iniziano a camminare in salita. Non sappiamo cosa gli avranno raccontato per non fargli sospettare la trappola; a quanto pare a Maurizio piacevano le "avventure" e non dev'essere stato difficile inventarsi una storia credibile.

Alle 11 di sera, arrivano. Ed invece dell'avventura, Maurizio trova una pala, un piccone e due buche. I tre si rivelano: non amici ma assassini.

Lo costringono a spogliarsi, e bruciano tutti i suoi vestiti, bagagli e documenti nella prima buca, la più piccola. Salvano solo le carte di credito e di debito, obiettivo finale della banda. Costringono Maurizio a rivelare i codici e poi gli passano un paio di pantaloni ed una giacca, entrambi simili ad una divisa di campagna dell'esercito.

"Mi lasciano andare", deve aver pensato Bisignano. Invece lo colpiscono; lo incatenano; gli mettono in bocca una palla antistress, gli coprono la testa di scotch, lo gettano nell'altra fossa e lo seppelliscono. Vivo.

È difficile raccontare un storia come questa. Fa male pensare che un essere umano sia capace di tanto; ci piace associare l'aggettivo "umano" ad altre qualità. Purtroppo anche la ferocia fa parte della nostra palette di comportamenti.

Tornati in città, i tre cominciano a ritirare i risparmi della loro vittima. Se ne accorgono in Italia, ma è lo stesso carnefice - Lopez Castro - a scrivere mail alla famiglia con la sua versione dei fatti: l'hanno drogato, è andato a stare con la guerriglia, dove è diventato un leader militare. L'estratto conto - però - parlava di ritiri al centro di Barranquilla. La famiglia non si beve la storia dell'"amico" ed iniziano le indagini.

Il piano (far credere che Bisignano fosse stato sequestrato dai paramilitari, e magari poi offrirsi come intermediario per il riscatto e "scoprire" il malcapitato) fallisce e i tre vengono catturati.

Intanto, Maurizio è morto.




10 commenti:

o-lu ha detto...

Qué historia mas atroz.
Quiza algunos italianos empezaran a desconfiar de los colombianos que encuentren a su paso... Quiza los colombianos deberian seguir los consejos sobre la reproduccion de Fernando Vallejo.

Desde el punto de vista del sociologo, la pregunta es por qué en Colombia la vida se ha devaluado tanto.

Quasiforse ha detto...

grazie bogotalia

loupsos ha detto...

Ricordavo il nome, non la storia. Adesso non lo dimenticherò.

doppiafila ha detto...

o-lu: comentando esta misma história, anoche, nos preguntabamos lo mismo: como se llegó a esta facilidad de quitar la vida?

quasiforse: grazie a te

loupsos: é una di quelle storie che ti tolgono il fiato - letteralmente - e ti restano in testa

Anonimo ha detto...

Bruttisima storia. Io ho conosciuto una volta queste ragazzo, due mese prima di andarsene in colombia, perche era amico di un mio amico. Mi fa male leggerlo.

Anonimo ha detto...

maurizio era un grande che siano maledetti questi miserabili un amico come fratello

nando-jesolo ha detto...

addio cugino mio,ti ricordero' da bambino con il tuo grande cuore,rimarrai nel mio cuore,non perdonero' quei maiali che ti hanno mssacrato, ciao chicco

Anonimo ha detto...

Colombia e colombiani maledetti: avete distrutto i miei genitori e avete reso la mia vita triste.
Un paese nel quale nè la gente comune, nè le istituzioni hanno dimostrato un sincero rammarico per quanto accaduto.
L'avvocato Victor Alario, che ha "accompagnato" la salma di mio fratello in Italia, non ha fatto altro che venire a chiedere una tangente ai miei per proseguire le indagini: potessi tornare indietro, non lo farei ripartire con i soldi di mio padre in mano....
E la Farnesina? Non ha fatto NIENTE, ma proprio NIENTE, per aiutarci a risolvere le pratiche burocratiche per il reimpatrio della salma: vergognatevi! Si vergogni, dott. Nuccetelli, che per telefono mi ha esclamato: "bisogna anche saper scegliere il paese dove morire"....si vergongni e pensi a un fratello o un genitore nelle stesse condizioni.....!!!

doppiafila ha detto...

Anonimo, il tuo commento mi lascia senza parole. Di fronte ad una tragedia come questa, é troppo difficile fare distinguo filosofici... C'é troppa violenza, in Colombia, e per troppi la vita non vale nulla... che tristezza.

Anonimo ha detto...

Distinguo filosofici? No: considerazioni concrete di un fratello "ferito a morte" e di un figlio che vede la vita dei propri genitori in "standby"!!!
Ne avrei ancora per la magistratura, che, a 5 anni dalla scomparsa di mio fratello, non da ancora notizie (negative o positive?....mah....) sull'esame del DNA ripetuto, a loro detta, due volte.....Ma la Colombia è davvero così peggio dell'Italia?....