venerdì 6 ottobre 2006

Hostess e commissari

Come al solito, il primo contatto col primo mondo sono le hostess e gli assistenti di volo; e raramente è un contatto piacevole.

Il mio volo Air France non é l'eccezione. Le signore sono asciutte, nervose, cortesi a fatica. L'incontro ravvicinato avviene con l'addetta al mio corridoio.

"Could I have more coffee", chiedo. Di fronte all'infastidito "sure" ed al sorriso tirato mi chiedo se non avrei dovuto aggiungere "please". Lei avrà 30, 35 anni: magra, capelli a caschetto, la pelle rovinata e coperta da abbondante trucco.
"And could you please take away my..."... Come si diceva vassoio in inglese?? Sorrido e me la cavo con un "...this thing, how do you call it...". "Tray" - dice seccamente - e se lo porta via.

Mentre medito sul simpatico ed anche umano scambio appena avvenuto mi accorgo che è sparito il portamine col quale sto annotando il libro di Guido Piccoli! Corro dietro al carrello e lo raggiungo quando già è in coda. Spiego alla signora a caschetto cosa è successo e lei inizia a trattarmi come una fastidiosa eccezione alla sua impeccabile routine di "servizio". Dopo un'iniziale resistenza, accede alla mia richiesta di cercare tra i vassoi appena ritirati. Comincia a tirarli fuori, uno ad uno, con movimenti bruschi. Cerco di spiegarle che posso riconoscere i miei resti (cosa ho mangiato e cosa no) ma lei non mi fa caso e continua a strappare vassoio dopo vassoio finchè non fa cadere a terra una tazzina ancora piena di caffè. A questo punto il suo nervosismo oltrerpassa la soglia di tollerabilità e lei si fa indietro e mi dice - senza guardarmi negli occhi, e riattandosi la gonna - "continui lei a cercare se vuole", in un inglese misto a francesse che tradisce il suo stato d'animo.

Never mind", e mentre faccio per andarmene (rinunciando al diletto portamine nero Faber Castell senza clip) mi si avvicina il superiore, che mi offre una penna promozionale di qualche hotel; non accetto perchè - gli spiego - mi serve una matita. "Ma era di valore?", mi domanda - e mi sento come un indio al quale offrono specchietti; "no" dico "ma era una matita e mi serve una matita". Pare capire, e fruga nel taschino interno della divisa: "here you are" - l'accento è stranamente tedesco - e quella che ha in mano è stranamente un'altra penna. Sembriamo personaggi di uno sketch di Totò: "pencil", "here", "no pen, pencil", "what?" e così via.

Non accetto la penna e torno al mio post. Annoto per un po' il libro con una bic, poi ritrovo il portamine: non era finito sul vassoio, ma sul sedile vicino.

Lo nascondo per paura di essere deportato all'atterraggio.

1 commento:

jumbolo ha detto...

storia fantastica