lunedì 20 novembre 2006

El colombian dream - recensione

Un bel film: creativo, avvincente, onirico e - quasi fosse la somma di quanto sopra - molto colombiano.

Il regista e sceneggiatore Felipe Aljure (a destra nella foto) ci ha lavorato per 4 anni e finalmente - 12 anni dopo il suo esordio con "La gente de la Universal" - è riuscito a mandare in sala il suo secondo film. Non si è fatto scoraggiare dalla mancanza di denaro, dalle difficoltà tecniche, dal management conservatore delle sale, dal bigottismo dei media - e per fortuna: "El colombian dream"è cinema, cinema puro, arte.

La storia é colombiana ed universale al tempo: le vite di due gemelli diciottenni - innamorati della stessa ragazza - s'intrecciano con quelle di due narcotrafficanti - anch'essi ai vertici di un triangolo amoroso; un maledetto carico di 100,000 pasticche scatena tradimenti, sequestri, stupri, pestaggi e morte, e l'onda di violenza selvaggia punta il dito sul responsabile - il denaro facile. La trama si sviluppa a ritmo crescente, e l'ultima mezz'ora riserva sorprese e colpi di scena i cui prodromi sono ben costruiti (e celati) negli sviluppi precedenti; ed il tema del narcotraffico è trattato senza didascalismi ed inutili spiegazioni: basta mostrare le motivazioni e la vita di queste persone per farne cogliere l'intima tragedia.

"El colombian dream" spicca anche per regia ed approcci visuale. Il taglio del film - che a tratti ricorda Pulp Fiction, col suo approccio "libero" alla cronologia - propone stimoli continui: colori saturi, animazioni che sottolineano, molta steady cam e molto grandangolo, primi piani sparati ed effetti speciali sono tutti elementi che rendono onirica (ed a tratti difficile da digerire) la proposta visiva del film.

In tutto questo carnevale di situazioni, colori e musica agli attori tocca il compito non semplice di essere credibili e non (troppo) caricaturali. Ci riescono tutti, senza eccezioni, ed anche Ana Maria Orozco (celebre in tutta l'America per il suo personaggio televisivo di Betty la Fea) compone un personaggio drammatico, spiritoso e senza divismi. A proposito di attori: nel film c'è anche un italiano, Salvatore Motta, che da qualche anno vive ed insegna teatro in Colombia.

Speriamo che "El colombian dream" esca dal paese ed arrivi in Europa e negli Stati Uniti: diventerà (e naturalmente per me lo è già) un classico.



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2 commenti:

Annalisa ha detto...

Ciao Doppiafila, questo commento non c'entra nulla con il film che nella remota ipotesi arrivi in Italia andrò a vedere dietro tuo consglio, era per pedirte un favor:
nel caso trovassi questi libri di FERNANDO SOTO APARICIO:
Camino que anda
Los funerales de America
Viva el ejercito
me li prendiii? anche usati , malridotti, a pezzettini, li avevo, purtroppo non li ho più, in internet non si trovano e credo nemmeno in libreria visto che mi hanno detto che siccome sono vecchi (dell'80/81 CREDO) sono fuori edizione. Boh, magari in un mercatino che ne so...su una bancarella...Se dovessi tante volte trovarli me li blocchi tu poi ci mettiamo d'accordo.
Grazie.
Annalisa

Die ha detto...

Oddio scusate anche questo commento non centra col film, (che ci sta troppo dentro!!!) solo vorrei chiedere a Doppiafila perche tra i teatri non vi sia il Teatro Santafé di lunga tradizione bogotana ... se avessi bisogno di info, io lavoro per il teatro Santafé (www.escenacolombia.com)
la mia mail é meins666@hotmail.com