giovedì 7 dicembre 2006

Giustizia o Pace?

Il trasferimento dei capi paramilitari da La Ceja a Itagüí ha portato alla crisi del cosiddetto "processo di pace" , mostrandone tutte le contraddizioni.

Meno di una settimana fa, il Presidente Uribe ha deciso di trasferire decine di boss delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia, la massima associazione dei paramilitari) a un carcere di massima sicurezza, quello di Itagüí. Decisione di grande impatto, specie se si considera che fino a quel giorno i boss erano "riuniti" in un centro vacanze a La Ceja, dove ricevevano decine di visite al giorno, consumavano tutto il whisky disponibile in paese e gestivano liberamente traffici e guerre intestine.

La reazione delle AUC è stata immediata: prima uno sciopero della fame, interrotto solo con l'arrivo al supercarcere del Commissario di Pace Restrepo; poi un'accesa riunione di 3 ore (in cui pare che al Restrepo lo abbiano lasciato parlare non più di 5 minuti) e finalmente la dichiarazione di "Ernesto Baez": "il processo di pace è finito", accompagnata da dichiarazioni anonime del tipo: "non sappiamo come reagiranno alla notizia i 30,000 smobilizzati del paese: speriamo che non ci sia un bagno di sangue nel paese".

Se il senso comune suggerisce che il posto di un assassino sia dietro le sbarre, rimangono però diversi dubbi sulle motivazioni di Uribe: perchè ha preso una decisione così contraria allo spirito delle conversazioni coi para? La "reclusione" a La Ceja faceva parte di articolati accordi, senza contare che diversi dei capi "reclusi" non sono neppure formalmente imputati dalla giustizia.

Sui media colombiani si fanno diverse ipotesi:

1) che Uribe abbia voluto distrarre l'opinione pubblica per coprire lo scandalo della para-politica e le sue ramificazioni (abbondanti) all'interno della sua coalizione e del suo governo. A me pare improbabile, visto che i para delusi, incarcerati e minacciati d'estradizione avranno meno remore a raccontare ciò che sanno sui loro legami con la società colombiana;

2) che fossero giunte voci di un piano di fuga; questa è la versione ufficiale, diffusa dallo stesso Uribe in un'intervista a la radio "La W", alla quale a dire il vero nessuno pare credere. A Uribe i piani li avrebbe rilevati il direttore di un mezzo di comunicazione, ma in Magistratura non ne sanno nulla.

3) che il vero segnale sia rivolto agli USA, dove un congresso democratico esige posizioni più dure coi paramilitari e condizionerà gli aiuti 2007 (e la firma del TLC) a progressi sul fronte sociale e dei diritti umani; questa - a mio parere - è la più probabile delle tre, e non è un dettaglio che poco prima di rendere pubblica la sua decisione Uribe si sia incontrato con l'Ambasciatore USA William Wood - secondo l'articolo di Semana.

In poche parole: il cambio del vento a Washington non consentirebbe più ad Uribe di avere la botte piena (i soldi del Plan Colombia, il TLC, l'estensione dell'ATPDEA) e la moglie ubriaca (un finto processo di pace orientato al perdono dei paramilitari). La coperta diventa troppo corta, ed obbliga a scelte difficili.



2 commenti:

Anonimo ha detto...

ho di recente postato un commento con alcune notizie riprese da Telesur e Cambio a riguardo...mi farebbe piacere leggere la tua opinione....

un saluto da Caracas...

http://diariodacaracas.splinder.com

doppiafila ha detto...

Ciao collega venezuelano, ho letto il tuo articolo ed ho postato un commento. Ho approfittato anche per metterti tra i link di Bogotalia. A presto, Doppiafila