mercoledì 13 dicembre 2006

Mancuso e la 'Ndrangheta - da La Stampa

Riporto testuale da La Stampa del 6 Dicembre scorso e da El Tiempo di oggi.



I NUOVI MERCATI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
Droga, le mani della ’ndrangheta sulla Colombia
REGGIO CALABRIA

L’Italia è pronta a chiedere l'estradizione di Salvatore Mancuso: signore della guerra, signore della coca, il più potente narcotrafficante della Colombia. Quattro anni fa l'hanno già chiesta gli Stati Uniti. Niente da fare: è rimasto dov'è. «Mancuso è un problema internazionale - dice Giuseppe Lumia, vicepresidente della Commissione Antimafia - ed è necessaria una convergenza internazionale per arrestarlo». Quarantadue anni, di origini italiane, Mancuso resta il capo indiscusso dell'Auc, l'Autodefensas Unidas de Colombia, il più forte gruppo paramilitare di estrema destra al quale sono attribuiti migliaia di omicidi. E' indagato nell'inchiesta «Galloway Tiburon», condotta dalla Dda di Reggio Calabria, su un traffico di stupefacenti tra Europa e Sud America. La stessa che in questi giorni ha coinvolto Massimo Cragnotti, figlio di Sergio, ex patron della Lazio.

Le intercettazioni

Mancuso è stato tradito dalle conversazioni telefoniche con un imprenditore romano, Giorgio Sale, 63 anni, anch'egli arrestato. Il prossimo passo sarà la richiesta d'estradizione. E per evitarla, Mancuso, potrebbe esercitare in Colombia ritorsioni devastanti: «Comanda 5 mila uomini, controlla 15 regioni, dispone di elicotteri da guerra», dice uno degli investigatori. «Attraverso il controllo esercitato dall'Auc sulle piantagioni, incassa percentuali sulla vendita della coca, è legato alla 'ndrangheta, anche se non affiliato, e può esercitare una grande influenza sulla politica della Colombia». Il made in Italy, in Colombia, è una potenza: Giorgio Sale, pressoché sconosciuto in Italia, in Colombia è un pezzo da novanta. Proprietario di una catena di ristoranti e negozi, nella sua caduta ha trascinato persino il presidente del Consiglio superiore della magistratura colombiana, José Alfredo Escobar. Accusato dall’opinione pubblica, d'essere legato alla mafia italiana.

Sangue e coca

Un video incastra il giudice: Giorgio Sale lo abbraccia nei corridoi dell'aeroporto di Bogotà. E poi alcune intercettazioni, pubblicate dal settimanale Semana, nelle quali il giudice parla con tale Obrando, collaboratore di Sale. «Ti chiamo - dice Obrando al giudice - per un problema che riguarda una persona molto legata a Giorgio. Il giudice Martha Marin Mora ha la pratica. Basta dirle di guardarla con attenzione. Niente di più». Escobar, al telefono, assicura che la sua segretaria farà da tramite con i giudici in questione. Grazie all'amicizia con Mancuso Sale poteva comprare cocaina a soli 1.800 dollari il chilogrammo. Prezzo alla fonte, ottenuto nelle fattorie che producono coca nella giungla colombiana. «Luoghi - continuano gli investigatori - dove i paramilitari dettano legge con violenza. Per incrementare la produzione obbligano i contadini a lavorare di più, oppure li cacciano, ammazzando i figli dinanzi ai genitori. Ad alcuni cavano gli occhi con un cucchiaio». Sale abitava a ridosso della settima Strada: il cuore del potere colombiano. All'inizio riciclava soldi per la cosca dei Pannunzi. Poi, con i suoi figli, decise di mettersi in proprio. In pochi anni sono diventati potentissimi. Pare che Giorgio Sale abbia escogitato un piano - mai realizzato - per trasferire Mancuso in Italia: in cambio gli avrebbe fatto da faccendiere in Colombia. Sale non risulta affiliato ad alcuna cosca: probabilmente la 'ndragheta, in virtù dell'amicizia con Mancuso, deve aver tollerato il suo business. L'unico contatto con la mafia calabrese, secondo gli investigatori, sarebbe Domenico Trimboli, residente in Colombia e presentatogli dal figlio Cristian che, a sua volta, l'avrebbe conosciuto grazie a un ex della banda della Magliana. Per il resto era un intermediario puro tra produttori e rivenditori. «Sale non toccava mai la droga e non scuciva un centesimo - concludono gli investigatori - il suo guadagno era in merce. Chi comprava gli lasciava una parte in un deposito europeo. Lui la rivendeva a un altro trafficante: si faceva pagare, indicava il deposito, e il trafficante andava a prendersela».

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Italia pedirá en extradición al jefe desmovilizado de las autodefensas, Salvatore Mancuso

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Salvatore Mancuso, ya había sido pedido en extradición por E.U.

La confirmación la hizo el Juez del Tribunal de Calabria, Nicola Gratelli, quien dijo que están trabajando la oficialización de la petición.

Sin embargo, lo más probable es que el Gobierno colombiano suspenda tal solicitud de extradición, igual que lo hizo con la de E.U., siempre y cuando Mancuso cumpla los compromisos del proceso de paz con las Auc.

Mancuso, de origen italiano es conocido por las autoridades antimafia de Italia como el "Señor de la droga".

El Vicepresidente de la Comisión Antimafia de Italia, Giuseppe Lumia, le dijo al diario La Stampa que el ex jefe 'para' es un problema internacional y que por lo tanto es importante una acción conjunta entre las dos naciones para ponerlo a órdenes de las autoridades competentes.

El nexo de Mancuso con la mafia italiana se reveló tras un operativo internacional en el que fue capturado Giorgio Sale, con quien tendría estrecha relación.

Gratelli, quien condujo la investigación, aseguró que, para Italia, Mancuso no es un jefe 'para' desmovilizado, sino un narcotraficante asociado con la mafia calabresa y específicamente con Sale y algunos miembros de su familia quienes se encuentran detenidos en una cárcel romana.

ANGEL VILLARINO PARA EL TIEMPO DESDE ROMA



1 commento:

Fausto Baiocco ha detto...

C'è di peggio. Un conto sono gli accordi e le trattative "sottobanco" tra mafie e poteri politici, e un conto è l'uso dell'esercito legittimo nel controllo della produzione e del traffico della droga. Vedere qui (http://pacoloio.blogspot.it/2010/10/vietnam-istan.html). Grazie, a presto.
Pacoloio