sabato 28 gennaio 2006

El Tiempo Vs. El Presidente

Editoriale del 28 Gennaio del 2006

L'unico quotidiano del Paese fa campagna anti-Uribe. È difficile da credersi: il "giornale solitario" non è solo genericamente sempre filogovernativo - è anche proprietà della famiglia del vicepresidente Santos. Eppure, sono ormai un paio di settimane che l'immagine di Uribe risulta appannata quando la si guarda attraverso la lente (deformante?) de El Tiempo.
La maggior parte dei temi in agenda non sono favorevoli al primo cittadino: l'attacco al precandidato liberale Rafael Pardo si è trasformato in un vergognoso boomerang; altro dietrofront di Uribe è stata l'accettazione della proposta di dialogo con le FARC portata dalla triade europea - non una decisione errata in sè, ma sì in contraddizione con la piattaforma con cui è stato eletto nel 2002, ovvero la soluzione militare e non negoziata del problema insurgenze.
Dietro a questi ed altri temi, ci sono certamente (certamente?) decisioni del Governo - e non si può incolpare un mezzo d'informazione per gli errori di un attore politico. Ma quando la carta stampata è un monopolio, ogni decisione redazionale va ponderata con attenzione - e non ci sono dubbi che attorno al Presidente più popolare dell'America Latina si stia alzando
una cortina di fumo.

L'ultimo caso è senz'altro il più grave: due giorni fa, la prima pagina del giornale dei Santos è occupata da un titolo esplicito "Uribe andrebbe al secondo turno, con il 48% dei voti". È una bomba: il Presidente ha un indice di popolarità vicino al 70%, e la ricerca commissionata da El Tiempo mette in dubbio che tanto appoggio popolare gli basti ad evitare il secondo turno alle presidenziali di quest'anno. Lo spauracchio del ballottaggio spaventa l'uribismo; non tanto perchè una coalizione di centro sinistra potrebbe impensierirli, quanto per l'appannamento dell'immagine di "vincitore sicuro" (il carro del vincitore) che calamita i voti indecisi, interessati ed ignoranti.

Ma la vera questione è che i dati raccolti da El Tiempo non consentono di giungere alla conclusione sbattuta in prima pagina.
Anzi: una lettura minimamente attenta consente di supporre che non ci sarà secondo turno.
In primis, l'universo indagato non è la Colombia, ma solo 5 città. Non è indifferente: come si può proiettare il dato di Bogotà, Cali, Medellin, Barranquilla e Bucaramanga su una popolazione 4 volte più grande? Chi garantisce che il comportamento elettorale medio in quelle zone rappresenti Cartagena, o Quibdò, o Armenia o... o... o...? Magari sarà pure così, per qualche
misteriosa alchimia locale, ma nè l'autore della ricerca nè il giornalista che la commenta spiegano o interpretano - l'occasione è troppo ghiotta per mettersi a filosofeggiare.

Ma il peggio deve ancora venire. Ammettiamo pure che le 5 città rappresentino la Colombia; fatto sta che i numeri sono mal presentati. I presidente Uribe raccoglie l'intenzione di voto del 48% degli intervistati - ed è questo il dato a caratteri cubitali. Quasi il 14%, però, dichiara che non andrà a votare - ed ecco che il 48% di Uribe (calcolato sugli elettori iscritti) si trasforma in un 55% (sui votanti), che gli risparmia la "segunda vuelta" e lo consegna trionfatore al secondo
mandato.

È chiaro che in questa indagine (e nel titolo che se ne ricava) c'è malizia: non è concepibile che si sia trattato di una "svista metodologica"; si tratta di un attacco, o di un avvertimento. Ma dietro cosa c'è? Due le ipotesi da considerare:
- che l'establishment dietro al quotidiano stia lanciando un messaggio ("occhio, Alvaro, che qui senza il nostro appoggio la popolarità al 70% te la dimentichi"), in cerca di nuovi accordi o conferme per il secondo mandato;
- che la stessa classe - oggi molto vicina alla Presidenza, domani chissà - stia considerando uno sganciamento e si sia presa i mesi da qui a giugno per vedere se c'è un cavallo che possa affiancarsi ad Uribe e superrlo sul rettifilo.

Entrambe le ipotesi dimostrano la natura del rapporto tra le elite economiche ed i politici; ed aiutano a vedere la mano dentro alla marionetta.

venerdì 27 gennaio 2006

Di Lucca

Ristorante tradizionale e davvero italiano, Di Lucca offre un'esperienza-pranzo di ottimo livello - ma bisogna sapere cosa scegliere....

Il menù Antipasti italiani, pasta soprattutto fresca, solo 5 pizze, insalate, due sezioni dedicate al vitello ed al pollo, frutti di mare ed i soliti dessert nordamericani (incluso l'oriundo più famoso, il tiramisù).

La carta dei vini Argentini, cileni, spagnoli e - sì - italiani!. Ci sono ma non sono tanti: unico rosso il chianti Ruffino (68,900 la bottiglia) , due i bianchi dei Castelli Romani (a meno di 50,000 pesos). Gli argentini sono abbastanza buoni.

La pizza Anche qui ho provato la margherita, che nella sua semplicità permette di apprezzare gli ingredienti base - pasta, pomodoro, formaggio, cottura etc etc. A Di Lucca, la pizza non è all'altezza del locale: basti dire che la caratteristica più notevole è... il diametro (una quasi basta per due)! L'impasto è decente, ma nè il formaggio nè il pomodoro sono giusti in quantità o qualità... peccato.

La pasta Molto saporiti i Cappelletti di Ricotta e Spinaci ai 3 formaggi e funghi; buone anche le pastasciutte "basilari".

Il caffè No buono. A prima vista, promette bene: la tazzina è piena solo a metà, più o meno due dita, e la sensazione è di trovarsi faccia a faccia con un vero espresso, di quelli che il cucchiaino resta in piedi, ma... il sapore e la consistenza non corrispondono. Da ordinare lungo - almeno è un buon caffè americano!

Prezzo Pizza, coca cola, caffè e propina, tra i 20 ed i 30,000 pesos - medio.

Ambiente Una casa antica, con una bella veranda riscaldata e protetta. All'interno, il piano terra con cucina, bancone e una decina di tavoli, a cui il secondo piano - ricavato lungo le pareti - lascia molto spazio aperto. La musica anni '80 ed italiana (durante il pranzo del 25 gennaio abbiamo ascoltato i grandi successi di Pino Daniele: piacevole).

Servizio Molto buono, quasi impeccabile. Se proprio gli vogliamo trovare un difetto, il parmigiano servito in una saliera non è il massimo.

Bagno Altra leggera stonatura: non troppo pulito, con un pissoir nel bel mezzo di quello che doveva essere il bagno patronale della vecchia casa.

La zona A mezzo isolato dalla Calle 85, lungo la Carrera 13, ed a due passi da uno dei (fu) punti di riferimrnto dell'italianità bogotana, la Gelateria Parmalat. L'area d'influenza è la "Zona T", tre isolati più a nord. I parcheggi - sull'85 - sono vicini.

Svarioni Il menù è ben scritto, senza errori d'ortografia. L'unico appunto è per le fettuccine "Mare e Monte", invece di "Mare e Monti" - un dettaglio.

Pubblicità Solo la "bottiglia suggerita dalla casa" sul tavolo ed un espositore di cartoline gratis: quasi ad-free.

Italianità 65 su 100

Giudizio critico Ambiente piacevole, un menù da esplorare: approvato.

Informazioni Di Lucca - Carrera 13 No. 85 - 32. Tels. 2367301 - 6115665. Bogotà.


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martedì 24 gennaio 2006

Uribe in fuorigioco III


Oltre al "caso Pardo"ed alla ley Forestal, Uribe è spiazzato pure nella partita con (contro) le FARC.

È stato costretto ad accetare la proposta dei tre mediatori europei, nonostante essa sia asoslutamente contradditoria con la sua posizione originale (ovvero il non-negoziato e la non disponibilità a creare "zone di distensione" smilitarizzate); si è trovato a dover reagire - e non ad anticipare o evitare - ad un sanguinoso attacco militare che è costato la vita a decine di soldati; e la sua iniziativa anti-coca nella Selva della Macarena è stata accolta tiepidamente dai media, che aspettano risultati concreti - e possibilmente di lungo termine.

Ultimo fronte - ma non per importanza - gli si è aperto con l'iniziativa di alcuni deputati regionali del Valle, sequestrati dalla guerriglia mesi fa, che hanno chiesto asilo politico a ... Hugo Chavez! Pare fantapolitica: i sequestrati otterrebbero asilo in Venezuela provenienti non dalla Colombia di Uribe ma dalla Colombia delle FARC, che così otterebbero un implicito riconoscimento di "stato belligerante"... Nessuno si spiega perchè, ma Uribe ha dato la propria disponibilità a seguire questo cammino; possibile che voglia alzare un pallone così appetitoso al vicino, e lasciargli cotanta schiacciata mediatica?

Uribe in fuorigioco II

Il "caso Pardo" non è l'unico offside di Uribe negli ultimi giorni: va contata anche la giravolta sulla Legge Forestale.

La ley Forestal pare un classico progetto di liberalizzazione dello sfruttamento dei boschi colombiani, e durante i mesi del suo iter parlamentare è stata sostenuta e sospinta dalla Ministro dell'Agricoltura - con tutto il tradizionale contorno di consulenti americani, conferenze tipo "tranquilli che in tutto il mondo si fanno leggi così" (cosa tristemente vera...) eccetera.

La scarsa separazione dei poteri in Colombia avrebbe permesso al Presidente (esecutivo) di ottenere l'approvazione finale dalle Camere (legislativo), ma l'opposizione di molte parti sociali e la vicinanza delle elezioni hanno suggerito ad Uribe una strategia più morbida: il dietrofront. Ha convocato una riunione con i principali oppositori ed in tre ore di accesa discussione si è fatto "convincere" dai loro argomenti ed ha modificato i punti cruciali della legge.

La maniera in cui è stata data la notizia ha avuto dell'incredibile: invece di "la società civile impedisce l'approvazione di una legge sbagliata", c'è stato un coro di "non appena il Presidente ha saputo degli orrori della legge l'ha immeidatamente bloccata" - come se il Ministero dell'Ambiente non dipendesse da lui e non avesse concordato nei dettagli la più importante iniziativa dellùltimo anno...

lunedì 23 gennaio 2006

Uribe in fuorigioco


È difficile capire cos'abbiano in mente Uribe ed alcuni dei suoi più vicini collaboratori sul caso Rafael Pardo: si tratta di una colossale ingenuità, della maschera che cala e mostra i meccanismi del potere o di un piano machiavellico che nessuno capisce dove debba andare a parare? Chissà. Sta di fatto che il Presidente ha ricevuto la palla ed immediatamente l'arbitro gli ha fischiato il fuorigioco.

Qualche giorno fa, ambienti del governo hanno cominciato a filtrare la "notizia" che il pre-candidato liberale Rafael Pardo stava facendo accordi con la FARC per assicurarsi il loro appoggio anti-Uribe alle prossime presidenziali.

Le voci sono diventate un'accusa vera e propria per mano dell'Alto Commissario per la Pace Luis Carlos Restrepo: in una "emotiva conferenza stampa", dichiara di aver sentito dire che Pardo avrebbe mandato alle FARC un CD (!) con una proposta di collaborazione; e che gli è stato riferito di una riunione in cui Pardo chiedeva approggio al gruppo insurgente per evitare di doversi "sorbire Uribe per altri 4 anni".

Restrepo non rivela le fonti, ma dice che sono un familiare di un sequestrato ed un "importante comandante guerrigliero"(sic).

Con i compagni di squadra così sistemati, la palla arriva ad Uribe, accompagnata dalle smentite di Pardo - certamente più credibili delle accuse. Al Presidente non resta che smentire - ma riesce a farlo malamente: le sue parole dalla Bolivia suonano come "siccome non possiamo rivelare le fonti perchè sennò le esporremo ad un rischio troppo grande, allora smentiamo le nostre dichiarazioni". In poche parole, suggerisce che Pardo sia sì alleato delle FARC, ma che il Governo "fa finta" di ritrattare per proteggere le proprie fonti (una delle quali - ironia della politica - è un comandante delle FARC!!!).

Ancora una palla alzata per Pardo, che schiaccia con un comunicato (tra l'altro pubblicato sul suo blog, ospitato dall'ubiquo El Tiempo...) che ridicolizza con eleganza il Governo ed il suo massimo responsabile.

Come evitare di sentirsi a casa?

domenica 22 gennaio 2006

Agenda I

Come fruitore "medio" dei media locali, mi azzardo ad esplicitare l'"agenda" dei temi in discussione in città:

1) l'infiltrazione di paramilitari nelle liste di candidati alle legislative di marzo prossimo;
2) le accuse del Governo al senatore Pardo di essere alleato delle FARC;
3) il furto dei tombini a Bogotà ed altrove;
4) l'uccisione (o la morte "spontanea", non ho capito bene) di migliaia di papere;
5) l'abito di Evo Morales;
6) la campagna di sradicamento manuale nella selva della Macarena.

sabato 21 gennaio 2006

La maglietta delle FARC

Il sito danese "Fightersandlovers" vende t-shirt con il logo delle FARC, e destina una percentuale del ricavato (si parla di 5 euro a maglietta) alle suddette - pare affinchè possano permettersi di montare una propria stazione radio.

I media colombiani hanno reagito considerando questo "sostegno esplicito" un insulto alle tante vittime della guerra civile; i veterani, i feriti, le associazioni delle vittime hanno manifestato davanti all'ambasciata danese, travestiti da Tirofijo e con bandiere danesi da bruciare; una inchiesta online dell'Espectador ha confermato che anche molti altri si sono sentiti offesi.
Per non parlare del Governo, visto che il sito si riferisce al "regime colombiano" e lo accusa di aver impedito libere elezioni attravesro il sistematico assassionio dei candidati oppositori - oltre a definire il presidente Uribe "leader dei narcotrafficanti" ed a gioire perchè le FARC sono riuscite a "liberare gran parte del territorio colombiano"...

Un sito non rappresenta la posizione politica di tutta l'Unione Europea - per carità -, ma segnali simbolici come questi ne giungono spesso: le FARC escluse dalla lista delle associazioni terroristiche, la Francia che gli concede asilo e gli pubblica i bollettini, gli inviti a conferenze e convegni accompagnati da minuti di applausi etc etc etc. Un colombiano che consideri le FARC come una minaccia, ad ognuno di questi segnali si allontana dall'Europa e si avvicina agli Stati Uniti, che sul tema non hanno mai avuto dubbi.

giovedì 19 gennaio 2006

Accendi la radio che ci sono le notizie


Certe abitudini hanno radici così profonde che allargano a dismisura il territorio dell'ovvio. Prendiamo - ad esempio - il Giornale Radio. RAI o non RAI, in Italia è ovvio che se si accende la radio ad un'ora esatta (le sette, le otto precise) si potranno ascoltare le notizie. Quasi tutte le stazioni interrompono la musica o le chiacchiere per far spazio a qualche minuto di notizie, più o meno approfondite, più o meno velinate etc etc.

Mi trovavo in macchina alle 19:59, ed ho avuto l'intuizione di fare un giro del dial. All'inizio non ci volevo credere, ed ho rifatto il giro al contrario; e poi di nuovo. Risultato: due radiogiornali, uno di Caracol Radio, uno di Melodia Estèreo. Il GR di Melodia dev'essere durato 2 minuti, perchè alla seconda passata già era sparito.

Mah.

Rumba assassina


Omicidi e rumba, nelle classi sociali basse, sono strettamente collegati: si esce la sera, ci si ubriaca, e fuori dal locale si ammazza il tipo che ci ha guardato male la donna.

Questo dicembre, a Bogotà, ci sono stati 161 omicidi: più della metà di notte, il 90,1 per cento a danno di uomini, tre quarti per strada o in un parco, la grande maggioranza in un quartiere povero. Non si hanno dati precisi sui colpevoli, visto che ad oggi ne hanno presi solo 5, ma si sa che tre quarti di loro non si sono sporcati le mani ed hanno ammazzato con un'arma da fuoco.

Nel Novembre scorso, nel quartiere di Ciudad Bolivar, l'Alcaldía ha istituito la Hora Zanahoria (letteralmente, Ora Carota): tutti i locali notturni sono stati obbligati a chiudere all'una di notte. Risultato: in un mese, gli omicidi sono calati del 34%. Dati alla mano, il Sindaco Lucho Garzón sta considerando di estendere la misura a Ciudad Kennedy, altro focolaio di ammazzamenti; i bogotani sono abituati a queste misure: fino a pochi anni fa il "coprifuoco dei locali" vigeva in tutta la città.

È vero che la Colombia è in guerra, che ci sono quattro eserciti che si affrontano, ma queste cifre disegnano lo spettro di una violenza ancora più diffusa, meno politicizzata e più selvaggia, più vicina alla rissa in discoteca che all'esecuzione mafiosa - almeno in gran parte dei casi. Ed è così che la vedono alcuni commentatori colombiani, che chiedono al proprio popolo di "essere meno violento", di cercare "metodi alternativi" per "chiudere una discussione"...

I romani sono ancora in tempo


Roma. Presentazione del libro " Colombia. Il Paradiso insanguinato - La guerra preventiva nel patio trasero degli USA", di Pietro Luppi. Giovedì 19 gennaio 2006 - oggi - dalle 21.15 in poi, presso la LibreriaAnomalia in via dei Campani 73, a San Lorenzo, una serata interamente dedicata alla Colombia.

"E' difficile rimuovere la sensazione di spensieratezza provata ballando in un delirio di birra e curulao con le femministe di Barrancamentre un sindacalista della CUT sorvegliava la porta armato di mitra per difenderci dai paramilitari" così l'autore Pietro Luppi, inviato di Radio Città Aperta, ci descrive una serata colombiana. Interverrà anche Giuseppe DeMarzo dell'associazione "A Sud". Presente Edo Dominici, presidente di EticaEnergEtica.

A seguire proiezione del film "La strategia della lumaca" di Sergio Cabrera, Italia/Colombia/Francia 1993, 110'.

mercoledì 18 gennaio 2006

Oliveto Pizza Gourmet

In piena "Zona G", a due isolati dall'incrocio della Septima con la 72, Oliveto Pizza Gourmet offre pranzi (simil)italiani a prezzi onesti. Di seguito, un resoconto completo del pranzo del 18 gennaio 2006.

Il menù L'offerta non è molto originale, ma c'è da scegliere. Antipasti (pochini), una decina d'insalate, molte paste (alcune delle tradizionali italiane non sono contemplate; compensa che la pasta asciutta sia De Cecco), ben 34 tipi di pizze - tutte latinoamericane, una nuova offerta di risotti e milanesas, calzoni, lasagne e dessert nordamericani standard (unico italianeggiante il tiramisù).

La carta dei vini Argentini e cileni. Gli argentini - che conosco un po' - non sono granchè. Tra 36 e 100 mila pesos.

La pizza Ne ho mangiate di molto simili vicino alla Stazione centrale di Milano: pasta sottile, poco condimento, e la sensazione che sia fritta e non cotta. Ho provato la margherita: dignitosa, nei limiti. La dimensione della personale è negli standard italiani - abbastanza per uno.

Il caffè fondamentale per valutare l'italianità di un locale! Oliveto risulta... non classificato, perchè oggi era rotta la "capuchinera" (sic).

Prezzo Pizza, coca cola, caffè e propina, meno di 20,000 pesos - economico.

Apparenza L'edificio è carino, elegante, ristrutturato da poco. All'interno, due piani non troppo ampi, con le tovaglie a quadrettoni di rito. Un po' trascurata la sala in certi dettagli, ma in generale piacevole - sarà la musica anni '80?

Bagno Fondamentale: è il miglior modo di immaginarsi come sono le cucine ;-) Qui è pulito, anche se è ricavato da un sottoscala e risulta scomodo.

La zona Molto carina la Zona G: centrale, tradizionale, con begli edifici anni '40 che sempre più ristoranti di punta ristrutturano con gusto. Peccato la mancanza di parcheggi - sembra di stare a Trastevere il sabato sera...

Svarioni Molti problemi con l'italiano, ma tutti concentrati sulle maledette doppie: Fetuccine, Fusili, Pepperoni, Calzonni e Putanesca spiccano nel menù - l'ultimo paisano se n'è andato da anni...

Pubblicità Fastidioso lo sponsor sulle tovagliette di carta; irritante la promozione di una carta di credito sulla tavola, accanto alla purtroppo molto diffusa "bottiglia suggerita dalla casa". Male anche il televisore acceso su Fox Sports, anche se per fortuna in muting.

Italianità 25 su 100

Giudizio critico La seconda opportunità non si nega a nessuno


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Vacche


In tutta Bogotà, pare circolino 7,500 mucche.

Ieri il Ministro dell'Agricoltura s'è riunito col Sindaco, ed insieme hanno deciso di dare ai proprietari dei bovini 5 giorni di tempo per trasferirli altrove.

Al sesto giorno, la Polizia e l'ICA (Instituto Colombiano Agropecuario) avranno il compito di riunire le vacche rimanenti e trasferirle d'imperio a Zipaquirà.

(Dal telegiornale mattutino di Canal Caracol).

martedì 17 gennaio 2006

Clima e temperatura!

Comunicazione di servizio: a partire da oggi, potete sapere in tempo reale che tempo fa a Bogotà - ed in particolare all'aeroporto internazionale Eldorado (che è a pochi chilometri da dove vivo). Cominciamo con 9º e foschia densa alle 7 AM - ma per fortuna nell'ultima ora e mezza e già uscito un bel sole...

lunedì 16 gennaio 2006

Mi abuelo mi papá y yo


Con il suo settimo lungometraggio in dieci anni - un record per l'asfittico cinema colombiano - Dago Garcia continua il suo ritratto della classe media bogotana. Stavolta al centro della trama sono tre generazioni (nonno, papà e figlio) e le loro disavventure amorose: il nonno s'innamora facendo la fila per la pensione, il papà trasferisce su un organo di chiesa l'amore per la moglie che lo lascia, mentre il figlio scopre l'amore grazie alla procace vicina di casa.

Pur nella sua semplicità (o forse proprio grazie ad essa), la storia coinvolge e si fa seguire con partecipazione. Dago e la sua squadra di attori e specialisti fanno un'ottimo lavoro, e l'esperienza si nota e rende sullo schermo. La qualità tecnica - così difficile da ottenere fuori dai principali circuiti cinematografici - è notevole, e tutti i protagonisti maschili e femminili riescono a creare un ambiente piacevole, leggero ed intenso quando serve.

Anche Bogotà è protagonista: sebbene la famiglia viva a Chia (un sobborgo al Nord), lavora e si divaga in città - ed è una occasione per vedere alcuni scorci nobilitati dalla lente e dal calore del cinema. Il parco Simon Bolivar, la Avenida Calle 13, il Centro, la Avenida Circumvalar appaiono trasfigurati, e certamente riscaldano il cuore dei bogotani che li vedono così belli.

venerdì 13 gennaio 2006

La città vuota - II


I primi di Gennaio sono giorni di statistiche sull'anno appena trascorso e sulle "vacanze" (che qui cadono tra Dicembre e Febbraio, seguendo l'usanza dell'emisfero Sud).

Una di queste è occasione di domandarsi un'altra volta: dove sono i bogotani?

La fonte è la Corporación Nacional de Terminales de Transporte; la data, il 7 gennaio; il mezzo - sorpresa! - IL quotidiano El Tiempo; l'oggetto, la conta delle persone che si sono mosse in corriera durante il mese forte delle vacanze.

Ecco il riassunto:
1) Bucaramanga, 1.771.831 passeggeri movimentati a Dicembre
2) Cali, 1.110.842
3) Medellìn, 768.443
4) Pereira, 720.099
5) Bogotà, 500.943

A parte che Bucaramanga e Pereira in genere non si sa manco bene dove si trovino, non è un po' strano che la capitale - coi suoi 7 milioni di abitanti - sia solo quinta? Tutto il Santander (la regione di cui Bucaramanga è capoluogo) ha un milione e mezzo di abitanti; la sola Bogotà D.C (escludendo la zona metropolitana) ne ha quattro e mezzo...

Cosa succede? Tutti i bogotani hanno la macchina,e snobbano il bus? Non regge: in tutta la città ci sono 700,000 auto, non di più. E di gente che si può permetter l'aereo ce n'è anche meno.
Restano forse a godersi la città? Non c'è teoria della motivazione umana che potrebbe spiegare questo fenomeno. Non hanno dove andare, e restano a malincuore? Questo sì è drammaticamente vero per i "desplazados" le cui case sono state requisite da Guerriglia e Paramilitari - ma non basta a spiegare l'anomalia.

Insomma, ancora una volta devo sbarrare gli occhi e contemplare il mistero: ma dove stanno (o vanno) i bogotani?

giovedì 12 gennaio 2006

I morti che ballano

A quanto pare, ci sono 3.593 morti che ballano.

Non è una discoteca dell'oltretomba: è che dopo le cifre pubblicate dall'Istituto di Medicina Legale, ora è il turno delle statistiche della Polizia - e gli omicidi 2005 sarebbero stati 18.096, ovvero 3.593 in più.

Questo "balletto delle cifre" non è una novità. Le disparità sono iniziate nel 2003, e se le due fonti concordano sulla diminuzione, le cifre di Medicina Legale sono molto più ottimistiche e mostrano un - incredibile - dimezzamento.

A pensar male si fa peccato, ma siccome quasi sempre ci si azzecca mi domando: non sarà che dietro questo divaricamento non c'è l'influenza del Presidente Uribe, eletto proprio nel 2002, o di un funzionario troppo "zelante"? Non sarebbe la prima volta che un leggero cambio di criteri permette la "creazione" di cifre più favorevoli. Una volta ottenuta la buona notizia (o la "miglior notizia", come in questo caso), basta seguire la regola d'oro dei media, ovvero pubblicarla per prima - proprio com'è successo in questo caso: tutto il paese ha gioito per il gran calo degli omicidi, e sono solo pochi quelli che si accorgeranno di questa "correzione"...

mercoledì 11 gennaio 2006

Vendere Bogotà

La città ha urgente bisogno di un po' di buon marketing. Oggi - nonostante qualche sforzo - le cose vanno maluccio, e la gente (il pubblico) ha difficoltà ad associare Bogotà a qualcosa di positivo.

Lampante dimostrazione, la telefonata di un radioascoltatore che ho "intercettato" stamattina. il gioco consisteva nell'elencare 10 caratteristiche di Bogotà, ed ecco - in rigoroso ordine di apparizione - la lista del nostro amico:
1) el frio (il freddo) - in effetti, che a 600 km dall'Equatore faccia massima 22 minima 5 è un po' pochino...
2) los trancones (gli ingorghi) - si vede che non è mai stato a Roma o a Napoli, ma passi
3) la rumba (la vita notturna) - finalmente qualcosa di positivo... o voleva forse essere una notazione critica?!
4) el desempleo (la disoccupazione) - senza parole.... e non ce l'ha fatta a proseguire, perchè gli erano scaduti i 20 secondi a disposizione!

Raccapricciante. Ma il peggio è che i due DJ sono stati capaci di aggiungere solo il Monserrate (la chiesa che domina la città) , il Transmilenio e l'Unicentro, che è... un centro commerciale!.

Non è solo colpa loro: l'esempio dall'alto non è edificante.Qualche anno fa, devono aver assoldato parcellossissimi consulenti per trovare uno slogan alla capitale, e questi se ne sono
usciti con "Bogotà, dosmilseiscientos metros más cerca de las estrellas" (trad.: Bogotà, duemilaseicento metri più vicina alle stelle).


No, no: non va bene. Vi immaginate Rio de Janeiro che si vende come "Rio de Janeiro, proprio al livello del mare"?

Circa diani?

Bogotà si sveglia presto e va a letto presto. Molti bambini entrano a scuola alle 6 e 30, per cui prendono lo scuolabus alle 6 o un po' prima; in ufficio, è impensabile presentarsi dopo le 9, a meno che non si sia "el patrón", al quale tutto è permesso - anche il cattivo esempio.

La sera, si esce presto: in discoteca la musica comincia alle 10 PM, ovvero quando in Italia si stanno presentando i primi camerieri per approntare il bar...
A mezzanotte si cominciano a svuotare i locali (salvo nel week end), ed all'una è il deserto.

A mo' di prova, presento la pagina della programmazione settimanale di "Los 40 principales", una delle principali radio di qui - vi prego di notare che esiste un programma chiamato inequivocamente "Insomnia" che inizia alle 20 - le otto di sera - più o meno l'orario in cui il romano medio, ancora in ufficio, guarda l'orologio, fa i calcoli del ritorno a casa + doccia + trasferimento in auto e si congratula con se stesso per aver preso appuntamento per cena alle 10 e mezza... Posted by Picasa

martedì 10 gennaio 2006

La città vuota - I


Questa sera ho attraversato la cittá: da Chapinero Alto (Calle 56) a La Floresta (Calle 100). Sono 44 isolati che comprendono la stragrande maggioranza della Bogotà bene: il Chicò, Rosales, il famoso "Parque de la 93", l'asse degli uffici dell'Avenida Chile... insomma, una bella "tranche de cité". Erano le 9, ed ho scelto di fare la Circumvalar.

Il mistero: durante l'intero tragitto (di almeno 4 chilometri) ho incrociato solo quattro macchine quattro! Sembrava un film di bioterrorismo ("28 days - attacco a Bogotà"?)... dov'erano i bogotani? C'erano, e sono io che non li ho incontrati? Acceleravano forse disperati per evitare che vedessi i loro fanali rossi all'orizzonte? O mi stavano alle spalle ed evitavano di farsi catturare dal mio retrovisore?

Non lo so. Fatto sta che molto spesso Bogotà pare una città fantasma.



Nella foto: la Circumvalar, subito a valle del prato, di giorno, senza auto...

domenica 8 gennaio 2006

Una buona notizia ed una cattiva


Facciamo un rapido calcolo per stabilire quante persone conosce ciascuno di noi; prendiamo in considerazione le varie "sfere" della vita, e semplicemente sommiamo.Cominciamo dalla scuola: delle elementari ci saranno rimasti 5 amici o conoscenti; delle medie diciamo 10; una quindicina del
liceo e più o meno lo stesso numero dell'università - e siamo a quarantacinque. Sommiamo il lavoro, mettendo nel mucchio una ventina di colleghi e altrettanti fornitori o clienti simpatici. Poi i parenti, che apportano non poco: tra zie-nipoti-cugini-fratelli e simili diciamo una cinquantina - siamo a 135 in totale. Da non dimenticare le/gli ex (che a seconda dell'età e della storia personale possono variare tra 0 e 50, per cui mediamo e facciamo 25), e tutti i contatti che nascono per altri motivi (una 50ina?) e sono 210. Aggiungiamo i rispettivi partner (in media due su tre saranno sposati o fidanzati) e abbiamo 350 persone che conosciamo per nome e con le quali abbiamo un forte legame affettivo: diciamo che sono i nostri amici.

Se abitassimo a Tuluà - ridente cittadina del Valle del Cauca - ogni anno uno di loro morirebbe ammazzato.

È un caso estremo, certo: con soli 200,000 abitanti, nella sola Tuluà il 2005 ha visto più di 500 morti violente - la maggior parte omicidi. In tutta Italia, la cifra si aggira attorno ai 600 - e sì che tra mafie camorre ed affini non siamo agnellini. Non stupisce che questa cittadina a 100 Km da Cali (con l'accento sulla "a") sia la più violenta della Colombia: 261 brusche dipartite premature ogni 100,000 abitanti - ogni anno.
Limitando l'analisi ai soli omicidi (escludendo quindi suicidi ed incidenti d'auto), la media colombiana risulta meno stratosferica: "solo" 31,5 omicidi l'anno (sempre ogni cento mila abitanti, beninteso), per un totale di 14.503 nell'anno appena concluso. La cifra è stata accolta con un sospiro di sollievo: sono quasi 6,000 in meno che nel 2004, e la metà dei 24 mila del 2002. Le cose vanno molto meglio insomma, considerando che qui c'è una guerra civile, e che i colombiani sono per tradizione violenti (e non lo dico io, è vox populi).


PS: da nationmaster.com, apprendiamo che - a livello globale - il fattore di maggior correlazione positiva con il tasso d'omidici è l'entità delle riserve di petrolio... curioso!