giovedì 30 marzo 2006

Bogotà, città di grattacieli


La torre Colpatria è l'edificio più alto di Bogotà. Di giorno o di notte, è lei che cattura l'occhio di chi si avvicini al centro da Sud, da Nord o da Occidente.

Coi suoi 192 metri d'altezza, è anche numero 1 in Colombia, e si piazza ben 3° in America del Sud, dopo le torri del Parque Central di Caracas.

Nonostante la città sia in generale bassa e gli edifici d'appartamenti difficilmente superino gli 8 piani, abbondano i grattacieli: tra i primi dieci del sub-continente - infatti - ben tre sono i bogotani, contro uno di Buenos Aires e nessuno di San Paolo del Brasile.
Anche Medellin e Cali contano con un rappresentante ciascuna nella top ten, e grazie a loro la Colombia è il paese coi più alti edifici del Sud America: chi l'avrebbe mai detto!

Dal terrazzo panoramico della Torre Colpatria si gode una vista a 360° di tutta la città: qui potete vedere alcuni esempi.

Per chi non avesse molta dimestichezza con l'altezza degli edifici, può essere utile paragonare i 192 metri della Colpatria coi 127 del Pirellone di Milano o gli 80 metri del Palazzo dell'ENI a Roma.

Vista da lontano - UK


Come vedono Bogotà i giornalisti stranieri? E come la raccontano ai propri lettori, potenziali turisti o visitatori d'affari?

Un esempio è questo articolo del The Guardian, del 23 Ottobre scorso, illustrato dalla foto qui a fianco (Luis Acosta/AFP/Getty Images).

Come unico commento prima che lo leggiate: nonostante pare abbondino, in tanti anni di frequentazione di Bogotà, non ho mai visto una sola vacca su piazza Bolivar.

lunedì 27 marzo 2006

Risultati elettorali - link

Nel post precedente, faccio riferimento alle elezioni del 12 Marzo scorso.

Per chi volesse approfondire, mi pare interessante l'articolo di Simone Bruno.

domenica 26 marzo 2006

La cortina fumogena

Difficile crederci, ma il presidente-candidato Alvaro Uribe ha fatto un appello ai suoi oppositori, proponendogli di appoggiarlo alle prossime elezioni presidenziali.

In un gesto immediatamente criticato, ha proposto ai Liberali ed al Polo Democratico Alternativo di creare con lui e col suo pentapartito una "coalizione civica"; naturalmente, chiarisce Uribe, "senza rinunciare ai propri principi".

Dietro questo assurdo ci sono varie stranezze:

- stando a tutti i recenti sondaggi, Uribe non ha bisogno di (ulteriori) alleati per vincere le elzioni di Maggio al primo turno: chi lo da al 56%, chi al 57%, nessuno sotto la maggioranza assoluta (se non in modo malizioso);

- sondaggi a parte (perchè sappiamo che si sbagliano, come hanno fatto proprio in Colombia appena due settimane fa), Uribe è da anni il presidente più popolare in America Latina (sopra il 70%), ed i partiti che ne hanno fatto una bandiera hanno ottenuto più della metà dei "curules" (scranni) disputati il 12 marzo scorso;

- ciò premesso, perchè il vincitore prossimo venturo vorrebbe aumentare il numero degli affamati commensali tra cui dividere la torta? Non gli bastano le esigenze del "partido del U" e di "Cambio Radical"?

Non è possibile che Uribe - politico di professione - non abbia pesato questi elementi. Ma allora perchè l'annuncio?

Azzardo un'ipotesi: la cortina fumogena.

Per nascondere uno scandalo vero, provocane uno all'apparenza più grande, ma dal quale sai di poter uscire bene (o quanto meno: meglio).
Secondo questa ipotesi - già ventilata da alcuni media - Uribe avrebbe fatto la "sparata" della coalizione civica senza crederci davvero, ma solo per dare ai giornali ed ai colombiani un osso più succoso da rosicchiare. Più succoso rispetto a cosa? Qual'è la notizia che si vuole coprire?

Facciamo un passo indietro. Poche settimane prima delle elezioni, indignati leader di partiti uribisti hanno espellono dalle loro fila 5 aspiranti senatori, mcchiatisi dell'orribile delitto di essere vicini ai Paramilitari. Come (facilmente) previsto, i cinque reietti trovano accoglienza presso le liste di partitini minori e - poichè in Colombia i voti non dipendono strettamente dalle ideologie (e spesso nemmeno dalle idee) - vengono eletti con impressionante facilità.

Con le urne ancora calde - ed in perfetta sincronia - tutti e cinque i neo-eletti vengono contattati dal Presidente e/o dal suo staff, ai quali - in vista delle Presidenziali - fanno gola le centinaia di migliaia di voti che hanno rimediato.
La notizia trapela, lo staff di Palazzo Narino smentisce, i cinque confermano, i registri del Palazzo Presidenziale non mentono e lo stesso Uribe elude le domande dei giornalisti.

Quale miglior momento per proporre una sorprendente coalizione civica?

venerdì 24 marzo 2006

L'uomo ragno colombiano - II


L'immagine di Villegas intento a studiare il green (proprio quella qui a fianco) è entrata nell'immaginario dei bogotani grazie alla campagna di CityTV, emittente locale che ha i diritti del PGA Tour e non si è fatta scappare l'occasione.
Vedere quest'...uomo in questa posizione su un cartellone di 8 metri per 4 non è cosa che si dimentichi facilmente...

L'uomo ragno colombiano


Camilo Villegas è il miglior golfista colombiano. Poche settimane fa, è arrivato secondo - dopo Tiger Woods (!) - sul campo del Coral Resort, in una gara del PGA Tour, ed ha fatto scalpore non solo per l'eccezionale risultato ma anche per gli abiti stravaganti e per... le posizioni.

Eh sì: la peculiare maniera in cui studia i putt (vedi foto) ha colpito l'immaginazione del pubblico a bordo fairway, ed ha cominciato a fare il giro del mondo.

giovedì 16 marzo 2006

Liberi di tacere

C'è liberta di stampa in Colombia? Fino ad un certo punto.

Il problema di questa risposta "relativa" è che nulla aggiunge ad un'intuizione banale, ovvero che per quanto libera possa essere la stampa in un paese non lo sarà mai al cento per cento.
Ma come fare allora a graduare questa libertà?

Un aiutino ce lo dà Pierre Bordieu, intellettuale francese, nel suo saggio "Sur la Television", dove affronta il tema dell'autonomia (libertà) dei media e dei giornalisti. Proviamo ad adottare il suo "metodo di valutazione" per vedere come vanno le cose da queste parti.

In primo luogo, per Bordieu, bisogna esaminare l'autonomia della testata, discriminando quale percentuale delle sue entrate viene dai lettori (prezzo d'acquisto), quale dalla pubblicità (attenzione! Potenziale condizionamento degli advertiser) e quale dallo stato (potenziale condizionamento politico). Visto che la stragrande maggioranza dei giornali e delle TV vive grazie alla pubblicità, il secondo livello di analisi è il grado di concentrazione degli advertiser: se tutta la pubblicità di un ipotetico "giornale X" provenisse da un'unica azienda, di quest'azienda non si parlerebbe mai male, perchè perdere i suoi investimenti significherebbe la fine della testata.

Scendendo di un livello, Bordieu s'interroga su un altro aspetto chiave: l'autonomia del giornalista. Chi fa del raccontare la propria professione, dev'essere in condizione di raccontare liberamente: ogni limite a questa libertà riduce la quantità e la qualità delle storie che può raccontare - vulnerando la libertà di stampa.
Ecco quindi che un giornalista si sente più libero in un mercato dove ci sono molte testate, molti media. Il ragionamento è lineare: se dico certe cose e mi cacciano da qui, posso trovare lavoro da un'altra parte... le dico! Se invece l'unica alternativa è la disoccupazione prolungata, l'istinto di conservazione farà scattare l'autocensura.
Altri fattori condizionanti: la posizione della testata in cui opera lungo il continuum intellettuale - commerciale, la posizione del giornalista all'interno della testata e - interessante - la capacità di produzione autonoma delle informazioni: più se ne ha, più si è liberi. In altre parole, vale più un reporter investigatore che un corrispodente a Palazzo Chigi, giacchè il primo si guadagna l'accesso alla notizia, mentre al secondo gli viene concesso.

Ultimo elemento d'autonomia per Bordieu è la visibilità. Un giornalista molto visibile sa di poter contare su un pubblico fedele, e può prendersi più liberta di uno sconosciuto; il suo potere negoziale, infatti, è molto superiore, e gli consente di avere un ampio ventaglio di alternative in caso di crisi nella relazione col datore di lavoro. A mo' d'esempio, basti pensare a Montanelli, che entra in rotta col Corriere e fonda il Giornale (di Montanelli!), e quando cambia la proprietà di quest'ultimo s'inquieta e crea una nuova testata - basata qualsi esclusivamente sulla sua credibilità. Si tratta di un caso estremo - e forse unico - ma rende l'idea: se un giornalista sconosciuto pesta i piedi dei padroni o non è d'accordo con loro, può solo tacere o rinunciare.

Usiamo dunque queste categorie per parlare di Colombia, e cominciamo dalla drammatica realtà del "giornale unico": El Tiempo è l'unico quotidiano generalista disponibile a Bogotà ogni giorno. Gli si affiancano due quotidiani economici (Republica e Portafolio, quest'ultimo di proprietà de El Tiempo) ed un foglio d'opinione; ogni sabato, appare anche l'Espectador, ridotto da una crisi economica alla cadenza settimanale. Il panorama della carta stampata si completa con una manciata di riviste: Semana, Cambio, Cromos, Dinero, Poder e poche altre. Non è un caso che a Bogotà non ci siano edicole: non avrebbero nulla da vendere.
La TV è solidamente in mano al duopolio RCN - Caracol, i cui protagonisti hanno deciso di somigliarsi il più possibile, specie nei telegiornali-fotocopia che producono - parrebbe - in un'unica redazione.
La radio - concludendo - non solo fa pochissima informazione, ma tutte le grandi stazioni sono in mano ad un paio di gruppi. Insomma, il panorama è desolante ed il giornalista è insicuro e meno libero.

Sulla capacità di produzione autonoma delle notizie) non ho dati solidi da fonti sicure: solo la sensazione che di 100 notizie in TV o sui giornali, 80 sono veline del Governo, del DAS, del municipio o di Bogotà, di un senatore o di un capo paramilitare. I reportage sono così rari, che vederne uno "fa strano", pare cosa d'un altro mondo.

Passiamo al tema della visibilità: come dicevamo, se ci si riesce a fare un nome, ci si può permettere più indipendenza. Quanta ne hanno i giornalisti colombiani?
Approfittando di un viaggetto per il mondo, ho raccattato tre quotidiani in spagnolo pubblicati in tre paesi molto diversi tra loro: El Pais spagnolo (edizione di Martedì 14 Marzo), El Clarin argentino (del 15 Marzo) ed El Tiempo colombiano (16 marzo, oggi).
Li ho quindi sfogliati attentamente, contando quanti nomi di giornalisti vi comparissero. L'idea di fondo è che il primo passo verso la visibilità è firmare i propri pezzi sul proprio giornale.
Ecco i risultati: su El Pais, firmano in 64 (sessantaquatro). Su EL Clarìn sono 63 (sessantatrè); in El Tiempo, 16 (sedici).

E tutto questo senza aver neppure sfiorato il vero problema: la Colombia fa parte della top five dei paesi in cui sono stati ammazzati più giornalisti (12, dal 2000 ad oggi), e questo è il più potente, ineludibile stimolo ad un sano esercizio d'autocensura.

venerdì 10 marzo 2006

Sulle ali dell'imbarazzo


Editoriale del 10 Marzo del 2006

Ancora una volta, Uribe è in grave imbarazzo di fronte all'opinione pubblica (l'esigua minoranza che segue le cronache, voglio dire).

L'episodio "imbarazzante" è la (presunta) consegna delle armi di un (presunto) contingente delle FARC, prima annunciata con squilli di trombe e poi sgonfiatasi in un triste inseguirsi di smentite.

Andiamo con ordine.

La prima mossa è l'annuncio ad effetto: 70 guerriglieri della colonna mobile del "frente La Gaitana", condotti dal capo, alias "Olivo", si consegnano alle autorità nell'ambito del programma di "reinserimento" del Governo. L'Alto Commissario per la Pace, Luis Carlos Restrepo, gioisce e non perde occasione per sottolineare come - per la prima volta - a reinserirsi siano le FARC e non i Paramilitari, questi ultimi clienti fissi del programma e reinseritesi a decine di migliaia (per quanto con esiti scarsini).
Ma non è tutto: i 70 consegnano se stessi, 26 fucili, 5 mitragliatrici leggere e - udite udite - un aeroplano! Ed il gancio da prima pagina è senz'altro questo, tant'è che El Tiempo titola "L'aereo delle FARC doveva servire ad un colpo nazionale", suggerendo magari un lancio di paracadutisti su Plaza Bolivar o un bombardamento sul campo di Golf del Country di Bogotà.
L'effetto è grande, e lo stesso Presidente Uribe rieccheggia la versione ufficiale, e nelle sue dichiarazione include l'aeroplano sequestrato. D'altronde, la notizia veniva da un comunicato stampa diffuso dall'Ufficio dell'Alto Commissario.

Passano ventiquattrore, ed al giubilo s'inizia a sostituire - strisciante e digrignato - l'imbarazzo ufficiale.

Il primo passo indietro riguarda l'aereo: si scopre infatti che non era stato consegnato dai guerriglieri, ma che giaceva abbandonato da tre anni sulla pista dell'Aeroporto Las Brujas (Le Streghe) del Sucre, dove l'aveva lasciato il pilota. Era stato quindi sequestrato dalle autorità fiscali, che ne avevano proibito l'uso in quanto - avendo matricola statunitense - si trovava in Colombia senza autorizzazione. E la consegna? Tocca al Generale Mario Montoya - Capo di Stato Maggiore dell'Esercito - spiegare che...ehm...si vede che...uh...non ci siamo capiti...è che i 70 ci hanno confermato che era un aereo delle FARC...ehm...insomma, è vero, siamo stati poco chiari, chiedo scusa.

Secondo passo indietro: "Olivo", il guerrigliero che conduceva gli smobilizzati durante l'evento, non era il capo del gruppo. Era - si scopre - il responsabile finanziario, ovvero l'incaricato di gestire gli introiti del pizzo, dei sequestri, delle rapine, dei contributi contadini etc etc etc. E risulta che due anni fa era scappato dalle montagne del centro del Paese per consegnarsi al Governo (!) che da allora lo teneva prigioniero (!!) in un carcere di Bogotà. Ma come mai questi "dettagli" non sono portati a conoscenza del pubblico? La risposta è pronta: per proteggerlo. Pare infatti che se gli ex-compagni dell'Esercito del Popolo avessero saputo della sua presenza all'atto ufficiale avrebbero fatto di tutto per fargli pagare di essere scappato con la cassa.
Manco a dirlo, il vero capo del Frente la Gaitana, alias "Marlon", non si è consegnato alle autorità.

OK, OK, l'aereo era già in mano al Governo, il capo non era il capo e già stava in galera, ma settanta reinseriti son sempre un bel colpo, no?

Piano con l'ottimismo: c'è ancora il caso "Biofilo". Alias "Biofilo" si è guadagnato i suoi 15 minuti di popolarità, e la sua foto (di Juan Carlos Escobar, per El Tiempo) - il fucile nella sinistra, con la destra a stringere la destra di Restrepo, un sorriso da grandi occasioni, gli occhialini e la coda di cavallo - ha fatto il giro del Paese. "E' l'eminenza grigia della colonna", dicono le fonti ufficiali. Gira invece voce che sia un universitario di Bogotà - ed effettivamente non ha l'aspetto di chi si muova nella giungla a decine di chilometri dal lavandino o dalla presa elettrica più vicina. Grattando sotto la superficie, El Tiempo scopre che nessuno dei tanti esperti di guerriglia conosce questa "colonna mobile": il Frente esiste, la Colonna mai sentita nominare - nonostante alias "Olivo" giuri di averla fondata sei anni fa.

Insomma, un disastro. Al punto che alle 4:15 PM di oggi tocca ad Uribe perdere un po' di faccia e smentire se stesso: "scusate, l'aereo era un balla".

Imbarazzo.

E non è un episodio isolato: il rapporto governo/militari/media è costellato di figuracce. Di pochi giorni fa, la destituzione del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito per non aver informato il Presidente (ed il paese) di un caso di nonnismo costato la tortura di 21 soldati; recente anche l'episodio Pardo, accusato senza alcuna prova dall'alto Commissario Restrepo di aver mandato una proposta politica alle FARC (episodio anch'esso chiusosi con una ritrattazione di Uribe).

Di fronte a questa successione di scivoloni, persino i supporter più sfegatati faticano a difendere la tesi del "Presidente in buona fede circondato d'incompetenti".

mercoledì 8 marzo 2006

Rosso relativo (o: non trasportiamoci attorno)

E' possibile comunicare a suon di sinonimi? Certo: a volte, aiuta a chiarire.
Si può informare con le perifrasi? Perchè no? A volte, girare attorno al concetto permette di avvicinarglisi meglio.

Ma quando -ipoteticamente - mi prendo due pagine per dire "rosso" e proprio "rosso" è l'unica parola che non uso MAI, allora c'è qualcosa che non va. Se abbondo in "fa infuriare il toro" e "il colore del sangue" ma non esplicito mai, allora c'è qualcosa che non va.

La prima pagina de "La Republica" di oggi presenta come titolo principale "Comienza el proceso de enajenaciòn de Ecogas" ("Inizia il processo di alienazione di Ecogas"). Come è facile intuire, Ecogas è un'azienda pubblica; si occupa di trasporto del gas ed ha avuto un ruolo chiave nella diffusione del gas naturale: oggi gestisce 3.000 chilometri di gasdotti, e si pensa che entro 4 anni saranno quasi 5 milioni le famiglie colombiane raggiunte dalla rete di distribuzione.
"La Republica" ci racconta alcuni dettagli sul "processo di vendita", accena ad altre "aste pubbliche", chiarisce le modalità della prima tranche dell'"offerta pubblica" e della "vendita di azioni".
Come novella Godot, aspettiamo per sei colonne su mezza pagina l'arrivo della parolina magica, ma restiamo a bocca asciutta.

Proviamo allora con un altro articolo da prima pagina, dedicato a "Telecom Colombia", anch'essa azienda pubblica al 100%. Qui la fantasia corre verso concetti come "associazione", "integrazione" e "ricorso alla partnership strategica", salvo chiarire - nell'ultimo paragrafo - che questo "socio" avrebbe il 51% ed il controllo dell'impresa...

In Colombia non c'è guerra ma "conflitto armato", non c'è povertà ma "scarso accesso alle risorse" e - lo scopriamo oggi - non si privatizza ma si "alienano aziende" che guarda caso sono pubbliche...



PS: El Tiempo, almeno, la parola "privatizzazioni" la usa BEN due volte nella pagina intera che dedica all'argomento. A suo discredito va il titolo di prima pagina ("Governo, in attesa di 5 grandi affari") ed in particolare che non specifichi CHI farà grandi affari...

sabato 4 marzo 2006

Letterine

"Abbiamo saputo" - dice la lettera, pubblicata in facsimile da El Tiempo - "che lei fa parte del movimento dei cittadini di Barrios Unidos, e che state lottando per espellere le case chiuse dalla zona".
"Poichè in questo modo state ledendo il diritto al lavoro delle prostitute e di altri commercianti della zona" - continua - "la informiamo che è stato dichiarato obiettivo militare dal Bloque Capital, e che ha una settimana per abbandonare la sua abitazione e la zona."

Mancano i distinti saluti, ma c'è l'intestazione: Bogotà, 22 di Febbraio del 2006. Destinatari due leader di quartiere, mittente (presunto) il Bloque Capital delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia: i Paramilitari).

Sono veramente i paramilitari? O è solo delinquenza comune? Il dubbio c'è. E c'è anche la certezza che una campagna civile, in Colombia, ti può costare la vita.

venerdì 3 marzo 2006

Le Alpi Bogotane

La foto qui a destra (di Alexander Mahecha / pubblicata su eltiempo.com) è di questo pomeriggio: alle 4:00 PM (le 10 di sera in Italia), sulla zona Nord di Bogotà è caduta un'enorme grandinata.

A 2.600 metri d'altezza, per vicini che si sia all'Equatore, quando il cielo è coperto fa un bel freddino!

Note di colore:
1) alla stessa ora ero a Chapinero (massimo 4 km dal luogo della foto), dal meccanico, e pioveva - sì - ma meno del normale.
2) la vera questione è sapere dov'era mio cognato, al quale avevo prestato la macchina... :-(

giovedì 2 marzo 2006

Macchie

- "Signora, guardi che si dev'essere macchiata la fronte in ufficio... sì, sì, proprio qui in mezzo, una specie di voglia d'inchiostro... forse si è rotta una penna..."

Mi ero preparato tutto il discorso in qualche millisecondo, ma poi ha vinto la timidezza ed ho continuato a camminare, incrociando al signora e la sua strana macchia - "Chisseneimporta, che continui a fare figuracce ed a far ridere la gente".
Ancora qualche metro sull'Avenida Chile e - sorpresa - ecco un'altra macchia, stavolta sulla fronte di un ragazzo, probabilmente studente universitario. Alla terza macchia, la sorpresa si trasforma in sconcerto, e la curiosità aumenta: che diavolo succede?
Finalmente m'incrocio con un tipo calvo, e nell'ampiezza dello sfondo riconosco la forma - una croce - e quest'ultima tessera completa il quadro: è mercoledì delle ceneri, e proprio con la cenere sono state tracciate queste macchie - pardon - croci.

A quel punto la mia passeggiata si trasforma in un sondaggio, e pochi minuti dopo ho contato decine di "crociati": giovani, vecchi, giovanissimi, uomini, donne, studenti, segretarie, manager, tutti sfoggiano il loro simbolo come se fosse la cosa più normale del mondo ed io, io spero che nessuno noti il mio sguardo stupefatto (simile, mi azzardo, a quello che avevo a Karachi ogni volta che coglievo la figura scura di una donna in burka).

mercoledì 1 marzo 2006

Il Presidente - Candidato

Oggi alle 10:10 AM, il Presidente Alvaro Uribe Velez (nella foto di Semana) ha iscritto la propria candidatura per le elezioni presidenziali 2006.

Quattro anni fa la Costituzione Colombiana non prevedeva la rielezione per il capo dell'Esecutivo ma - una volta eletto - Uribe ha investito il suo capitale di approvazione popolare nel progetto della "Reelecciòn" - ed ha vinto, grazie al sì definitivo della Corte Costituzionale.

E così, i colombiani si preparano ad incoronare per la seconda volta il loro uomo forte; è difficile che nei prossimi mesi sorga un'alternativa, e la maggior parte dei sondaggi suggeriscono che le elezioni si risolveranno al primo turno.

Quanto ad Uribe, esordisce come Presidente-Candidato con un programma TV di sette ore dedicato al TLC. Da queste parti, par condicio suona latinorum...