domenica 28 maggio 2006

Confermato Uribe

Alvaro Uribe sarà presidente fino al 6 di Agosto del 2010.

Più del 62% dei voti validi sono stati per lui e per il Vicepresidente Santos, un risultato che va aldilà dei sondaggi e delle speranze della coalizione uribista. Vista la (pur sempre relativa) tranquillità della giornata elettorale, non ci sono dubbi che questa sia la volontà democratica dei colombiani. Si potrà discutere del perchè, delle ragioni, delle motivazioni, ma non del fatto che la conferma di Uribe (ed ancor più di queste proporzioni) è il risultato di un processo democratico: l'astensione di più della metà degli aventi diritto diluisce certamente il dato, ma non è legittimo supporre che il 55% dei non votanti si sarebbe espresso contro Uribe..

In un piccolo paesino a 100 chilometri da Bogotà - chiamato proprio Uribe - ha vinto invece Carlos Gaviria, il candidato del Polo Democratico Alternativo. Ma più importante di questa simbolica affermazione è il secondo posto che ha ottenuto, con il 22% dei voti validi. Per il PDA si tratta di un successo di proporzioni immense: rispetto alle parlamentari di poche settimane fa ha più che triplicato i propri voti, guadagnando in visibilità e credibilità.

Anche per il paese si tratta di un risultato storico, in quanto potrebbe sancire la fine del bipartitismo tradizionale (conservatori e liberali) per inaugurare una nuova fase in cui l'Uribismo (un movimento personalistico nella miglior tradizione lationoamericana) vedrebbe all'opposizione un movimento di sinistra con forti radici nel sindacalismo, tra le minoranze, nelle università.

Il partito liberale infatti - punito con meno del 12% dei voti - rischia di perdere il "diritto all'alternanza" sul quale contava fin dai tempi del "Fronte Nazionale" e di restar fuori dallo scompaginamento della politica colombiana che Uribe ha lanciato nel 2002 e continuerà nei prossimi quattro anni.

"Che nostro Signore e Maria Santissima ci aiutino affinchè questa decisione democratica sia utile a questa grande patria colombiana" è l'esordio del ri-eletto, che prosegue ringraziando soldati, poliziotti e tutta la schiera dei partiti della sua coalizione. Grigio e controllato, il discorso di festeggiamento di Uribe è un po' comizio ed un po' programma di governo: non mancano gli slogan, i riconoscimenti agli oppositori ed i riferimenti alla politica internazionale, ed abbondano i termini "patria" e "compatriota"."Siamo 41 milioni, e non 7 milioni e 300 mila" afferma citando Gandhi, Cervantese Lopez Pumarejo, e neppure quando ringrazia la moglie si lascia andare; è piu emozionato quando cita i due requisiti per far parte del suo governo (amore per la Patria, ed onore per servirla) e quando annuncia il suo primo atto da rieletto (la visita alla chiesa di Medellin in cui riposano suo padre e suo fratello).

Tra i pochi cori dei sostenitori riuniti nell'Hotel Tequendama (a parte l'orribile e simiesco U-U-ribe) segnalo il "Sí se pudo", una sorta di "Ce l'abbiamo fatta". Diverso ma affine il coro del Polo democratico: "Sí se puede", possiamo farcela.
Carlos Gaviria - radiante ed energetico - accende gli animi fin dalle prime parole del suo discorso, una citazione di Borges: "La sconfitta ha una dignità que una chiassosa vittoria non merita", ricevuta da un coro tradizionale della sinistra storica latinoamericana: "El pueblo unido jamás será vencido"."Nonostante non siamo stati i più votati, credo che abbiamo vinto", prosegue, "e dobbiamo saper amministarere questa vittoria per poter arrivare a Palazzo di Nariño tra quattro anni". Nel frattempo, riconosce l'affermazione di Uribe e promette opposizione, anticipando che i rappresentanti del Polo "non cambieranno l'onorevole onere dell'opposizione per un ambasciata, un ministero od un consolato". Il coro "Uribe fascista" non lascia dubbi.Quando Gaviria dice che proteggerà l'integrità fisica dei suoi militanti fa venire i brividi e ricorda il massacro dell'Unión Patriótica - ma non pare che questa sia la stessa Colombia di vent'anni fa: speriamo.

I candidati minori restano ai margini della scena: il quarto più votato - Antanas Mockus, con popco più dell1% - si limita a chiedere ad Uribe di non fare il prepotente, mentre per gli altri il verdetto delle urne è troppo pesante per giustificare l'invio di un reporter o di un cameraman.

La democrazia è molto più che la ripetizione periodica di consultazioni popolari: è equilibrio dei poteri, indipendenza dei media, diffusione della cultura, uguaglianza di opportunità, libertà di pensiero e partecipazione.. Queste saranno le sfide del secondo mandato di Uribe: e questa volta il Presidente sa che se non saprà affrontarle nel 2010 potrebbe avere un avversario forte e con un progetto davvero alternativo.

Urne chiuse

Alle 4 in punto - pochi minuti fa - è iniziato il conteggio dei voti.

I risultati si conosceranno a macchia di leopardo: prima i consolati avvantaggiati dal fuso orario (a Madrid, ad esempio, Uribe ha preso più del 70% dei voti), poi i piccoli centri urbani, le zone rurali più sicure, le grandi città ed alla fine - o forse mai! - le zone rurali sotto il controllo della guerriglia e/o dei paramilitari.

Non si sono registrati attentati di rilievo; molte le difficoltà logistiche, e non solo in campagna: nella stessa Bogotà molti hanno rinunciato a votare a causa delle file e del caos attorno alla Fiera, il più grande seggio del Paese.

sabato 27 maggio 2006

Domani si vota

Tra 16 ore (alle 8 di domani mattina) apriranno i seggi in tutta la Colombia, ed inizieranno le Presidenziali 2006 - 2010.

Ieri sera è entrata in vigore la "ley seca", ovvero la proibizione di vendere o servire bevande alcoliche, e perfino nei supermercati il corridoio delle birre e del whisky è sbarrato da nastri gialli. Sempre ieri sera, migliaia di potenziali elettori hanno scelto il non voto salendo sulle loro auto o su di un pullman per andarsi a godere del fine settimana lungo (lunedì infatti non si lavora), nonostante nessuno si sia sognato di invitarli ad andare al mare.

Questa mattina, i pochi indecisi che leggono due giornali ("i" due giornali, per essere precisi) si sono trovati di fronte un menù informativo poco allettante: El Tiempo dedica una sola pagina alle proposte dei quattro candidati principali, mentre El Espectador sacrifica la sua prima pagina ad una pubblicità di birra (recuperando però con più profondità nei servizi e con opinioni più abbondanti e varie di quelle del concorrente).

Nel silenzio dei sondaggi (proibiti nei sette giorni precedenti al voto), potrebbe star accadendo di tutto: rimonte inaspettate, consolidamenti, sorpassi. Di certo qualcuno ha violato la legge ed ha messo in campo un esercito di intervistatori a chiedere se gli elettori sono d'accordo con l'intesa tra le FARC e Carlos Gaviria (!), in un tentativo disperato di posizionare il candidato del Polo secondo la definizione di "comunista travestito" che il Presidente Uribe ha buttato lì qualche giorno fa.

E nelle campagne dei dipartimenti più problematici, molti contadini si stanno chiedendo come raggiungeranno i loro seggi, dopo che il Governo - per motivi di sicurezza - ha deciso di spostarli nelle città più vicine. Molti di loro rinunceranno - tanto piú che le urne resteranno aperte solo fino alle 4 del pomeriggio (ancora per sicurezza: fa buio alle 6 e 30, e nessuno vuol restare esposto di notte).

36.000 soldati e poliziotti si dedicheranno a "proteggere le operazioni di voto", mentre non è dato sapere cosa faranno i 20.000 insorti delle FARC, i 15,000 Paramilitari smobilizzati o le altre migliaia di membri dei GAML (Grupos Armados al Margen de la Ley) - lo sapremo lunedì.

Ci sarà un secondo turno? L'affluenza supererà il 50%? E Gaviria, sarà davvero il secondo più votato? La giornata trascorrerà tranquilla? Gli osservatori dell'OEA avranno il fegato di arrivare fino alle zone più pericolose (e più sospette)?

La Colombia va al voto. A domani.



La "taxorra"


A Bogotà si vedono tanti taxi (ce ne sono 70,000!) e tante zorras (carretti a trazione equina), ma il mix è una vera rarità...



giovedì 25 maggio 2006

Il secondo turno secondo me


Può accadere che Uribe raccolga meno della maggioranza assoluta dei voti, domenica prossima? Sì. È probabile? No. Ma quali sono le condizioni che renderebbero possibile il 2º turno?

1) La più importante riguarda i "wishful thinkers", ovvero gli intervistati convinti di andare a votare e che invece non lo faranno. Tutte le percentuali sono calcolate sul totale di chi "voterà quasi certamente" - l'84% degli intervistati; ma le elezioni difficilmente supereranno il 60%, col concreto rischio di vedere l'affluenza ferma al 50%. Diventa fondamentale quindi capire se questo 34% di "wishful thinkers" (84-50) è uribista o no; se lo fosse (almeno in maggioranza), i risultati potrebbero essere ben diversi da quelli previsti.
La domanda è: ci sono ragioni per affermare che i "wishful thinkers" sono più uribisti della media? Credo di sì, soprattutto per l'alone di "vincitore sicuro" che circonda il Presidente: molti potrebbero pensare che il loro voto "non serve".

2) Molti sondaggi sono stati effettuati solo in città (più o meno grandi). Le campagne (dove vive un quarto dei colombiani) dovrebbero votare più per Serpa che per Uribe, e rappresentano un altro fattore che potrebbe rebdere possibile il secondo turno.

3) Domenica 28 Maggio (urne aperte dalle 7 AM alle 4 PM) sarà "puente", nel senso colombiano che lunedì non si lavora. Molta gente (di tutte le classi sociali) dovrà decidere se votare o approfittare del week end lungo per visitare i parenti lontani, andare alla finca, accettare un lavoretto che da molto era in sospeso etc etc etc. Questa coincidenza probabilmente contribuirà a diminuire l'affluenza, con effetti simili al punto 1.

4) Altro fattore che faciliterebbe il 2º turno: la rimonta di Gaviria. Tutti i sondaggi hanno mostrato la crescita del candidato del Polo dal 2 al 24%. Questi voti - però - sono stati sottratti soprattutto a Serpa e solo in minima parte ad Uribe. Dirò di più: lo stesso PresidenteCandidato ha favorito questo travaso (avendo ben appreso la regola del divide et impera), scegliendo di instaurare un contraddittorio politico con Gaviria e non con Serpa. È probabile che neppure gli uriobisti (ed i media) s'immaginassero una crescita così grande: possibile che il giocattolo gli sia sfuggito di controllo? Certamente: solo estrapolando le ultime inchieste, Gaviria potrebbe ottenere il 28/30% dei voti, che sommati al 15% di Serpa, al 4% dei minori e ad un 4% di schede bianche potrebbero significare il secondo turno.



mercoledì 24 maggio 2006

Speriamo non lo ispiri

La rivista Semana ci racconta che Carlos Ardila Lulle ha acquistato l'aereo privato che fu di Callisto Tanzi. L'articolo indica anche il prezzo d'acquisto (circa 20 milioni di dollari), e menziona il fatto che si tratti di un prezzo da saldo per un Challenger...

Tanzi lo aveva chiamato I-Milk. Vedremo come lo chiamerà Ardila Lulle, il quarto uomo più ricco di Colombia.

Tra i nomi possibili:
CO-Sugar (è il più grande produttore di zucchero);
CO-Glass (sua anche Peldar, fabbricante nazionale di vetro):
CO-Vision (RCN ed RCN Radio)
CO-Gas (Postobon, distributore di Pepsi e numero uno nei soft drink).



Tags:

Chi l'ha visto?


Fin dai primi giorni di campagna elettorale, il CandidatoPresidente ha deciso di non partecipare ad alcun dibattito pre-elettorale ed ha rilasciato interviste solo a pochi media. Il rapporto tra mezzi di comunicazione e democrazia è stretto ma non regolato, lasciando spazio a questi comportamenti lesivi del diritto all'informazione.

"Perchè rischiare?", deve aver pensato Alvaro Uribe prima di rispondere all'invito di CNN e del Canal Caracol. "Perchè dare ai miei avversari la possibilità di attaccarmi in diretta per un'ora? E se mi mettono spalle al muro? E poi, ho il 70% d'immagine favorevole ed un'intenzione di voto del 64%... Ho tutto da perdere e nulla da guadagnare". Detto fatto: il primo (ed ultimo) dibattito si è svolto il 6 Aprile senza di lui.

I commenti dei giorni seguenti sono stati tutti di rimprovero per questa decisione: il vantaggio mediatico di Uribe-presidente ed il rifiuto del confronto di Uribe-candidato sono etichettati come "antidemocratici" da analisti e commentatori della carta stampata. In TV - però - non si crea il "caso", e la matematica dà ragione ad Uribe: 250,000 copie de El Tiempo contro un milione e mezzo di spettatori per Noticias RCN ed altrettanti per Caracol Noticias.

Visto che l'esperimento d'inizio campagna funziona, il PresidenteCandidato conferma la linea e non partecipa ad alcun confronto; giunge all'estremo di rifiutare un'intervista a Canal Caracol perchè sarebbe stata seguita da interventi degli altri candidati, e se la fa spostare di due giorni (da solo). "È una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini", dice Antanas Mockus - senza speranze nei sondaggi, ma ancora attivo - in una lettera aperta al Presidente.

A quanto pare, ad Uribe piace la diretta solo quando il direttore d'orchestra è lui e può comandare e bacchettare a volontà, come nei "consigli comunitari" á la Chavéz del Sabato mattina o durante una puntata del Grande Fratello, alla quale partecipò nel 2003 per cantare le lodi del suo referendum. Se c'è contraddittorio, perde le staffe: lo ha dimostrato ad Aprile scorso, quando in preda ad un attacco d'ira ha chiamato "frivolo" (in diretta TV) il settimanale Semana, colpevole di aver pubblicato un inchiesta sul caso DAS, aggiungendo che "la libertà di stampa non può sostituirsi alla Giustizia".

Questo rapporto di Uribe con i media compromette la democraticità delle presidenziali colombiane? Formalmente no: esiste una specie di legge della par condicio, che pur nella sua "ingenua soavità" viene rispettata da tutti. Sostanzialmente sì, visto che il solo diritto di voto - privato di contenuti informativi - non basta a parlare di democrazia piena.

Si tratta - purtroppo - di una questione non solo colombiana.



martedì 23 maggio 2006

Censimento e sorprese

Dopo un anno di interviste, tabulazione ed analisi il DANE (diciamo l'ISTAT colombiano, per intenderci) inizia a rilasciare i primi risultati del Censimento 2005.
Come sempre, i dati sono ricchi di sorprese: si descrive un'intera nazione in numeri, ed in 12 anni (l'ultimo censimento risale al 1993) di cose ne cambiano molte.

Nessuno si aspettava però che il dato sorprendente fosse... il totale della popolazione! Incredibilmente, pare che i colombiani siano 41 milioni e 300 mila, e non i 44 milioni che si pensava.

I primi commenti giustificano questa differenza con la riduzione della fertilità e con l'emigrazione, ma è del tutto impossibile che proprio questi due fenomeni siano stati trascurati da chi ha effettuato le stime, considerando che entrambi hanno un andamento non erratico e quindi prevedibile. Si sraà trattato di un cambiamento di metodologia? O forse l'errore era nel dato 1993? Probabilmente si aprirà un dobattito nelle prossime settimane, in corrispondenza con la pubblicazione dei risultati completi.

Per ora, ci sono 4 pagine in pdf pubblicate dal DANE.





lunedì 22 maggio 2006

La prima volta su Transmilenio


Confesso: ho barato. Ma solo un po'.

Ho fatto una promessa ai lettori di questo Blog, ed oggi ho deciso di fare il primo passo per mantenerla: ho preso il Transmilenio, per la prima volta nella mia vita, e - ve lo anticipo - mi à andata di lusso.

Dicevo che ho barato e vi spiego perchè: oggi è stata una giornata bellissima (sole e vento, pareva di stare in spiaggia) ed ho evitato le ore di punta, preferendo la più tranquilla ora di pranzo. Con queste due "condizioni di favore" non posso presentare la mia esperienza di Transmilenio come scientificamente valida; dovevo però fare delle commissioni non diverse da quelle di qualsiasi altro passeggero, per cui vi prego di considerarmi comunque come utente del sistema (nonostante il più delle volte giri in macchina o in taxi).

Comprato il biglietto all'entrata della stazione (una scheda magnetica, in verità) ho cercato di capire quale dei tanti bus articolati rossi dovessi prendere per arrivare alla Calle 26, mia destinazione finale: ogni bus è identificato da una lettera e da un numero, ed è fondamentale scegliere bene se non ci si vuole trovare da tutt'altra parte - un po' come nelle metropolitane di tutto il mondo.
Ho trovato le indicazioni su di un piccolo pannello, che sono riucito a decifrare abbastanza rapidamente. Anche gli altri passeggeri parevano a proprio agio, nonostante la nuova numerazione sia in vigore solo dal 1º Maggio scorso.

Una stazione di Transmilenio è una successione di pensiline coperte alternate a tratti scoperti lungo la banchina centrale della strada principale; in ogni pensilina si aprono tre porte su ogni lato, che coincidono esattamente con quelle del bus che vi si ferma. L'impressione di stare in metropolitana prosegue all'interno: sedili moderni e non foderati, appendiuomini d'ordinanza, un po' di pubblicità, qualche avviso che ti ricorda di essere in Colombia (come -ad esempio - la pistola su fondo bianco sbarrata in rosso che dice "non viaggiate armati").

Tra i miei compagni di viaggio spiccano alcune tipologie caratteristiche, come la segretaria inguainata nei pantaloni aderenti d'ordinanza o l'impiegata in gonna con improbabili scarpe alte da pornostar; all'entrata di ogni pensilina un"auxiliar bachiller" si assicura che ladri e scippatori non esagerino (io l'ho fatta franca, nonostante portassi orologio, soldi, carte di credito, cellulare e macchina fotografica...). Nonostante il caldo, il sole a picco - ed il fatto che molti portino maglioni d'acrilico a collo alto - l'aria è sempre respirabilissima (al contrario di quanto accade ad Agosto a Roma od a Parigi: l'igiene personale dei latinoamericani è una meraviglia).

All'andata prendo un "espresso", al ritorno mi fermo a tutte le stazioni: in entrambi i casi, andiamo velocissimi e ci fermiamo solo ai (pochi) semafori. Per il resto, la corsia preferenziale è talmente protetta che il traffico delle laterali pare non esistere.

Per andare e tornare spendo 2.400 pesos (poco meno di un Euro). Lo stesso viaggio in taxi mi sarebbe costato almeno 6.500 pesos e ci avrei messo almeno 15 minuti in più. In automobile avrei impiegato ancora più che in taxi, visto che avrei dovuto cercare parcheggio, con una spesa approssimata di 3.000 pesos (senza contare ammortamento di capitale, assicurazioni ed usura gomme...).



Il duello e la stampa distratta

Due candidati si sfidano nel modo più tradizionale delle campagne elettorali: la mobilitazione popolare per un comizio. Il risultato è sorprendente e denso di significati, ma la stampa fa finta di nulla e disinforma.

Alvaro Uribe, il presidentecandidato, è al primo posto nei sondaggi; Carlos Gaviria, candidato della sinistra, è la grande sorpresa di queste presidenziali col suo secondo posto. Una settimana fa, entrambi annunciano che terranno un comizio nel cuore della politica colombiana: la Plaza de Bolivar, a Bogotà, su cui si affacciano non solo la bella cattedrale coloniale ma anche il Palazzo di Nariño - sede della Presidenza - e l'infame Palazzo di Giustizia ricostruito dopo la tragedia degli anni '80.

Il "doppio comizio" crea aspettative: farà Gaviria una magra figura, e pagherà col ridicolo la sua audace sfida al politico più popolare del Paese? Riuscirà Uribe a colmare questa piazza d'armi che il fondatore Jimenez de Quesada volle tra le più grandi del continente? L'interesse era evidente, ed El Tiempo se ne faceva interprete con un lungo articolo incentrato sul ruolo e sull'importanza storica degli eventi organizzati in quella piazza.

Arriva Venerdì 19, e tocca ad Uribe.

In piazza gli spazi aperti sono molti ed ampi. C'è chi dice che è piena per metà, chi meno, chi tre quarti. Sta di fatto che l'atmosfera è poco festosa, e la maggior parte dei convenuti portano cartelli fatti al computer, palloncini tutti uguali, magliette con gli stessi simboli, ed è facile immaginarseli quando scendono tutti dagli stessi pullman. Al centro del grande spazio, un nastro giallo separa le "zone d'influenza" di Cambio Radical e del Partido de la U, i due principali movimenti uribisti che si contano per farsi valere in seguito. Il reporter di Caracol Noticias, in diretta, è in evidente imbarazzo: conta 12,000 persone, parla di 3,000 poliziotti e limita le immagini al solo palco. Durante un secondo collegamento, pochi minuti dopo, apre il servizio con queste testuali parole: "quanta gente ci sia è un mistero, sta di fatto che la piazza è piena". Si apre un po' la prospettiva, e si vedono molte persone ma poca calca.
Lo stesso imbarazzo deve aver vissuto il redattore de El Tiempo, che la mattina del sabato regala ai suoi lettori un incipit che farà la storia del pessimo giornalismo: "Non si è saputo se c'erano diecimila, ventimila o più persone: nessuno le ha contate".
Primero Colombia, il movimento delPresidente, canta vittoria sul sito "contro il malaugurio degli pseudoanalisti e degli osservatori da scrivania".

Domenica 21: è la volta di Carlos Gaviria.

Il comizio del Polo è un evento che mischia politica e musica: dalle due del pomeriggio concerti (Andrea Echeverri, Dr Krapula ed altre band giovani), ed a fine giornata il discorso del candidato, che dopo esser stato accolto da grandi folle per tutta la Colombia vuole ringraziare e chiudere in bellezza. Con la complicità di una splendida giornata - rarissima, in questa stagione piovosa - e grazie all'atmosfera festiva dei concerti la Piazza si riempie. Qui la Questura non diffonde dai "ufficiali", ma stavolta bastava il colpo d'occhio: piazza piena, Gaviria 1, Uribe 0.

Questa succulenta notizia ("Il candidato sorpresa scippa la piazza più importante del Paese al Presidente più amato secondo i sondaggi") è liquidata dal solito El Tiempo con un titolo insulso ed una frasetta: Titolo " La campagna nelle piazze si conlude con concentrazioni moltitudinarie e lunghe giornate" - Frase d'apertura "Carlos Gaviria vince il braccio di ferro contro Álvaro Uribe e riempie Piazza Bolívar, ma il candidatopresidente fa esplodere le piazze nella Costa Atlantica". La foto, naturalmente, è per il comizio di Uribe.
L'articolo - un gioiello, per chi si occupa di informazione e disinformazione - lo trovate qui.



domenica 21 maggio 2006

L'ultimo sondaggio

Ad una settimana dal primo turno delle presidenziali - ed alla vigilia del "silenzio pre-elettorale" - si pubblicano gli ultimi sondaggi. Tutti sono d'accordo sull'ordine dei candidati, e le uniche differenze riguardano le distanze relative: Uribe - presidente in carica e presentatosi come "indipendente" - attrarrebbe più del 50% dei votanti, il secondo posto del Polo Democratico Alternativo di Carlos Gaviria sarebbe la grande sorpresa e Serpa rischierebbe addirittura di trascinare il suo Partito Liberale piú in basso che mai, con votazioni attorno al 10%.

Per vedere qualche cifra piú dettagliata e farci sopra delle considerazioni, prendiamo il sondaggio realizzato da Datexco per El Tiempo (e presentato scandalosamente con titolone in prima pagina: "l'ultimo sondaggio emette il suo verdetto").

Si tratta di 1.200 interviste personali realizzate in 43 comuni tra il 10 ed il 17 di Maggio; secondo questo campione Uribe raccoglierebbe il 54,7% dei voti, Gaviria il 23,7%, Serpa il 10% e Mockus il 2,1%.
Occhio però: la prima "domanda filtro" è stata "Lei voterà alle prossime elezioni per la Presidenza della Repubblica?", e queste percentuali si riferiscono all'84% per cento che ha risposto di sì. Diventa quindi fondamentale chiedersi se davvero l'astensione sarà solo del 16% - livello mai visto in Colombia, dove le ultima presidenziali contarono con un 50% di partecipazione.
Ipotizziamo che anche in questo primo turno del 2006 voti solo il 50% degli aventi diritto. Questo significherebbe che il 34% delle intenzioni di voto assegnate in questo sondaggio (84 - 50) andrebbero perdute - ed è difficile prevedere se questi voti persi all'ultimo momento si distribuiranno uniformemente tra i candidati.

Dobbiamo anche ricordare un paio di sviste clamorose degli esperti d'opinione pubblica: nessuno seppe prevedere il crollo di consensi dei Liberali pochi mesi fa ed il pareggio al primo turno di Pastrana e Serpa nel 1998.

Nonostante i media vogliano che il dado sembri tratto, non è detta l'ultima parola.




La lotteria dei servizi pubblici

Dopo i due giorni di mancanza di gas, oggi tocca all'acqua.

Secondo quanto informa El Tiempo, la sospensione della fornitura del servizio toccherà 350,000 persone, ovvero gli abitanti della zona centrale della città (compresa tutta la Candelaria, il Palazzo di Nariño, il Municipio eccetera).
Come per il metano la settimana scorsa, anche stavolta si tratta di un danno imprevisto ad un tubo principale dell'acquedotto, ragion per cui la riparazione non durerà meno di 24 ore.



sabato 20 maggio 2006

Bari

A metà tra fast food e trattoria, Bari resta in cima al muro e non convince nè come l'uno nè come l'altra. Peccato, perchè il cibo è decoroso.

In piena Zona T e sulla Avenida 19, Bari si propone con un ambiente di design (nelle intenzioni) e da "mangia e scappa" (nei risultati). Chiariamo in primis che nonostante il nome non troverete orecchiette alle cime di rapa: il menù non sfugge ai canoni del ristorante italiano nelle Americhe, con un mix di piatti immediatamente riconoscibili, specialitá dello chef e "standard" dell'interpretazione della cucina italiana all'estero.

Ho provato la "Torre de Pisa", un antipasto a base di dischi di formaggio fritto, avocado, rucola e salmone che risulta gustoso al primo boccone e diventa leggermente stomachevole verso al fine (consiglio: non vi mangiate tutti i dischi di parmiggiano, la colpa è loro...), e le Tagliatelle Modena, queste sí buone, delicate e ben condite. Anche l'espresso é OK, e la pizza - specialitá del locale - si lascia mangiare. I dessert non sono sulla carta, ma ve li diranno a voce, a seconda della disponibilitá.

Peccato l'atmosfera poco azzeccata: i tavolini tipo Ikea e le sedie in laminato sono un po' freddini, e la pubblicitá é addirittura eccessiva:l'oliera é sponsorizzata, le lampade ce le ha messe Marlboro, le tovaglie Club Colombia e perfino il menú é gentilmente offerto da Brisa e Bancolombia...


BARI
Carrera 12A nº 83/23 (Zona T) Tel. 6101727
Avenida 19 nº 118/55 Tel. 6204342





Tags:

Sparita Gaviria

L'omicidio di Liliana Gaviria è sparito dai giornali, dalle TV, dalle radio, inghiottito dall'onda di (nuove) notizie più o meno rilevanti ma senz'altro più fresche. Non mi sorprende, se a pochi giorni dal fatto non gli si dedicavano più di poche righe.

La "pista FARC" è entrata di diritto nel novero delle "verità" e nessun giornalista sta seguendo le enormi contraddizioni che emergevano anche solo leggendo i giornali.

O forse sì, e l'inchiesta sarà pubblicata nei prossimi giorni!

:-(



venerdì 19 maggio 2006

Uribe passa all’incasso

Dopo aver scompaginato la politica colombiana ed aver governato per quattro anni, Alvaro Uribe Velez si avvicina alla rielezione. Se da un lato si dà per scontato il risultato, dall’altro queste presidenziali potrebbero segnare l’inizio di una svolta democratica in Colombia.

Il 28 maggio prossimo – tra meno di dieci giorni - i colombiani torneranno alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, e tutto indica che il vincitore sarà il candidato-presidente, Alvaro Uribe. Dopo settimane di campagna elettorale in sordina, resta la sensazione che nulla si sia discusso nè dibattuto e che al futuro vincitore basterà aprire la sporta e raccogliere il consenso che gli elettori gli hanno già riconosciuto alle parlamentari del 12 marzo scorso.

In un paese nel quale i tre “canali” attraverso i quali si dialoga con gli elettori (media, piazza, società civile) sono inagibili, non deve sorprendere la mancanza di dibattito.
I mezzi di comunicazione di massa sono pochi e concentrati in poche mani: basti pensare che esiste un unico quotidiano nazionale da sole 250,000 copie di tiratura (di proprietà della famiglia del Vicepresidente Francisco Santos), che i due principali canali TV sono l’uno la fotocopia dell’altro e che l’accesso ad internet è limitato ad un 10% della popolazione.
La possibilità di accedere direttamente a decine di migliaia di persone in un comizio è limitata da questioni di ordine pubblico e da una cultura che considera sediziosa qualsiasi manifestazione.
Quanto alla società civile, la Colombia vive il dramma della mancanza, dell’atrofizzazione o del silenziamento dei sindacati, delle associazioni, degli stessi partiti politici, al punto che il cittadino resta solo davanti al suo televisore.

In questo panorama trascendono pochi temi, tutti risolti superficialmente ed a colpi di slogan: la strategia di negoziazione con la guerriglia (Uribe insiste con la “mano dura” ma apre al dialogo, gli altri promettono negoziati e pace in tempi variabili), il TLC (appoggiato da Uribe e Mockus, avversato dagli altri), l’inclusione sociale, la strategia di redistribuzione del reddito e poco più.

Quanto all'esito di questo limitato confronto, i sondaggi danno vincitore al primo turno il presidente in carica con il 61%, secondo Carlos Gaviria del Polo Democratico Alternativo col 20%, terzo Horacio Serpa col 14%, quarto il voto in bianco col 3 e mezzo per cento. Rincòn, Parejo, il ritirato Leyva e lo stesso Antanas Mockus – ex sindaco di Bogotà e personaggio molto popolare - non superano la soglia dell’1%.

Certi risultati vanno presi con le pinze (i sondaggisti hanno fallito in passato, e potrebbero sbagliarsi anche stavolta), ma aldilà dei decimali due cose paiono certe: Uribe vincerà (al primo o al secondo turno) e Gaviria prenderà più voti di Serpa – e quest’ultima sarà la grande novità politica ed aprirà le porte ad unagrande opportunità per la politica e la democrazia colombiana.

Carlos Gaviria è il candidato della sinistra, quella vera, dalle mille anime e dal passato burrascoso ed intenso. Nel Polo Democratico Alternativo (PDA) troviamo l’ex guerrigliero Antonio Navarro Wolf, il sindacalista e sindaco di Bogotà Luis Eduardo “Lucho” Garzòn, l’anima intelletuale dei professori universitari (rappresentati dallo stesso Gaviria), i sopravvissuti allo sterminio dei vari partiti comunisti ed una buona fetta del voto d’opinione.

Horacio Serpa – alla sua terza campagna presidenziale – passerà alla storia come l’uomo che ha affossato il Partito Liberale appiccicandogli la sua immagine d’imperterrito perdente: sconfitto contro Pastrana, umiliato dal dissidente Liberale Uribe, e di nuovo sotto contro il neonato Uribismo .

Se davvero le cose andassero così, sarebbe definitivamente rotto il patto del Fronte Nazionale che prevedeva l’alternanza di una governo liberale ad uno conservatore: a Palazzo di Nariño sarebbe seduto un dissidente liberale appoggiato dai Conservatori ma di fatto indipendente e sorretto da una personale rete clientelare, ed all’opposizione vi sarebberro il fantasma dei Liberali ed un soggetto nuovo – il PDA – per nulla legato alle oligarchie economiche e molto vicino per potenzialitá al PT di Lula in Brasile.

Toccherà ai dirigenti ed alla base del PDA cogliere questa opportunità storica; sarebbe senz’altro ironico che sia proprio Uribe – campione della desistituzionalizzazione – a favorire la nascita di una vera alternativa di potere in Colombia.





È tornato il gas

Ieri sera alle 8 il servizio è stato ripreso nel 90% delle zone della città che erano rimaste senza gas.

Sono state 48 ore in cui i ristoranti non hanno cucinato, migliaia di auto non hanno circolato, milioni di persone hanno rivissuto i brividi della doccia fredda, si sono preparate migliaia di panini in più e centinaia di biberon freddi sono stati respinti da pargoli intirizziti.

In queste stesse 48 ore più di seicento aziende hanno interrotto la produzione, magari incorrendo in sanzioni contrattuali per ritardo nelle forniture (ed Ecogas ha fatto sapere immediatamente che la "forza maggiore" non dà luogo a rimborsi). M'immagino la scena del ejecutivo colombiano che cerca di spiegare al manager nordamericano perchè non ha ancora imbarcato la merce - alla faccia del TLC!




giovedì 18 maggio 2006

Le due dimenticanze di Prodi

El Tiempo dedica un'articoletto d'agenzia al nuovo esecutivo italiano.

Oltre al "ripieno" di cronaca (durata della stretta di mano con Berlusconi, consegna del campanellino eccetera), il pezzo rinfaccia a Prodi le prime promesse non mantenute (due "olvidos": la riduzione del numero dei ministri ed il 33% di donne ministro) e segnala D'Alema e Padoa Schioppa come "star" del nuovo governo.

Naturalmente, non mancano ripetuti accenni alla fragilità della coalizione.




mercoledì 17 maggio 2006

Posted by Picasa

Liscia, gassata o... Bogotà?

Sono ormai settimane che piove (governo ladro); nulla di nuovo nè sorprendente, considerato che siamo in piena stagione -appunto - delle pioggie. Magari i millimetri precipitati sono un po' più degli anni scorsi (il peggior inverno da sette anni, si dice), ma chi non avesse un pluviometro a disposizione non se ne renderebbe conto.

Tutta quest'acqua che viene giù si porta via migliaia di metri cubi di terra un po' dappertutto: senza radici che possano ancorarla, questa terra travolge paesini (come sulla Cali - Buenaventura), strade, automobili e... gasdotti.

È successo la scorsa notte (l'alba del 17 maggio in Italia) a pochi chilometri dalla Capitale: il gasdotto di Gas Natural è stato travolto da uno smottamento.

Risultato: Bogotà senza gas, dall'Avenida de las Americas fino all'estremo Nord.

Più di tre milioni di persone, 600 piccole, medie e grandi aziende, decine di migliaia di negozi e - poveracci - ristoranti dovranno fare a meno dell'acqua calda e del gas da cucina. Senza menzionare taxi ed auto private alimentati a metano: tutti fermi.

Il portavoce di Gas Natural - azienda proprietà di Repsol, Caixa e Cassa di Risparmio di Barcellona, con una partecipazione simbolica di Suez - parla di 48 ore per riparare il danno. Approfitta anche per suggerire - con invidiabile tempismo - che Bogotà si doti di infrastruttura ridondante: buona idea! Ad averci pensato prima...






I collegamenti di Bogotalia

Dedico un breve post a descrivere i collegamenti che trovate sulla colonna di destra di questo sito.

America Latina - Curato da Maurizio Campisi, ogni giorno sforna un articolo breve (ma ricco di collegamenti) su fatti del subcontinente. È molto attento ai temi dei diritti umani, delle comunità indigene e del lavoro.

Gennaro Carotenuto - Professore, scrittore e giornalista, Gennaro Carotenuto possiede un mix di passione e conoscenza che trasuda da ogni post del suo blog. Ha un punto di vista originale sull'America Latina, ed è capace di argomentare (ma anche d'incazzarsi).

Guido Piccoli - Autore di "Colombia, il paese dell'eccesso", ha vissuto da queste parti negli anni '90 e mantiene conatti con la realtà locale. Il blog non lo aggiorna tanto spesso, ed ai temi colombiani aggiunge spesso commenti sulla politica italiana.

2600metros - Fotoblog dedicato interamente a Bogotà, utilissimo per farsi un'idea "grafica" della città. In spagnolo.

Bi de Bo - o Bitacoras de Bogotà, approfondisce su temi di storia, costume ed attualità della città. Anche questo in spagnolo.

Diaro da Caracas e Ruta Andina - aggiunti oggi. Sono talmente affini ai temi di Bogotalia che ho deciso di inserirli ancor prima di farmi un'idea più esatta di come siano. Oltretutto, contano sulla "raccomandazione" di Selvas.org e Gennaro Carotenuto, rispettivamente.

I collegamenti OT (Off Topic) sono siti amici (o di amici) che non hanno direttamente a che fare con la Colombia, Bogotà o l'America Latina.

martedì 16 maggio 2006

Pagina intera per l'Italia su El Tiempo

Che emozione! L'unico quotidiano colombiano dedica un pagina intera al nostro Paese! Centinaia di migliaia di lettori a Bogotà, Barranquilla, Cali e Medellin avranno di che leggere per conoscerci meglio, e per farsi un'idea di come siamo e di cosa succede dalle nostre parti... il villaggio globale si è realizzato, ed un importante tassello si è aggiunto all'immaginario collettivo colombiano alla voce Italia! E non è una pagina qualsiasi, ma la seconda - quella che El Tiempo dedica agli approfondimenti più importanti del giorno... leggiamola insieme, a cominciare dal titolo:

"Mafia d'arbitri in Italia"

Ah... ecco... Mafia ed Italia nella stessa frase... chissà, forse l'immagine che hanno di noi non cambierà tanto come pensavo...



lunedì 15 maggio 2006

Il Baco sulla guerra

Nel deserto dell'informazione italiana sulla Colombia, i quaranta minuti che il Baco del millennio dedica al conflitto colombiano sono un'oasi rinfrescante e benvenuta.

Durante un'intera settimana, dal 3 al 7 aprile, questo programma di Radio Uno si è dedicato ai "conflitti dimenticati" e l'ultima puntata (che si può travare qui) era dedicata al Sud America, con la Colombia - naturalmente - in primo piano.

Anche se della guerra in sè si parla poco, Maria Gianniti (giornalista e conduttrice) ed i suoi ospiti ci aiutano a trovare chiavi di lettura della situazione continentale.

Vi segnalo l'intervento di Gennaro Carotenuto, ed in particolare la sua interpretazione dell'attualità latinoamericana: si starebbe imponendo una visione dello Stato come ridistributore di ricchezza, e non solo come autorità di controllo e legislazione. Questa è una chiave di lettura che riesce ad inquadrare fenomeni radicalmente diversi come Chavez, Kirchner e Morales molto meglio di quanto non si possa fare definendoli semplicemente "di sinistra".

Interessante anche l'intervento di Lucio Caracciolo, direttore di Limes ed esperto di geopolitica: ad una domanda della Gianniti (ottimista e Huntingtoniana: "cosa si può fare per esportare in questi paesi la cultura della convivenza?") risponde dubitando che i paesi sviluppati e pacifici vogliano effettivamnte farlo, e facendo notare che spesso sono proprio loro i primi ad adoperare la violenza nella risoluzione di conflitti locali, prendendo parte per uno dei contendenti.

Più impregnato di tutti della realtà colombiana risulta essere Roberto Mignone, delle Nazioni Unite, che mette il dito nella piaga degli sfollati, l'unica traccia della guerra civile che arriva fino a Bogotà (ma non fino al Nord ricco della città, dove il desplazado è indistinguibile dagli altri mendicanti).

Seppure manchino alcuni approfondimenti importanti (la legge Justicia y Paz, per esempio, o la posizione dei candidati presidenziali sul tema) questa puntata del Baco è un ascolto interessante.

sabato 13 maggio 2006

Bogotà, anno del Signore 2.006


Sua Eccellenza Eminentissima il Cardinal Pedro Rubiano Sáenz, nominato vescovo da Sua Santità Paolo VI nel 1971, arcivescovo coadiutore da Sua Santitá Giovanni Paolo II ed in data odierna Presidente della Commissione per la Riconciliazione Nazionale ed Arcivescovo di Bogotà, ha ricordato ai cinque magistrati della Corte Costituzionale di Colombia che hanno votato a favore della depenalizzazione dell'aborto in casi di rischio per la salute della futura madre che la pena prevista dalla chiesa Cattolica per chi favorisce l'aborto è la scomunica.

"La pena non va comunicata, né comminata: chi favorisce l'aborto è ipso facto scomunicato", dice Sua Eminenza, ed ai giornalisti preoccupati per la sorte dei cinque nell'aldilà risponde in perfetto stile Vecchio Testamento:"A buon intenditor, poche parole".

Santa Fé de Bogotá, Anno Domini MMVI

venerdì 12 maggio 2006

La Libélula Dorada

Nascosto nel cuore di Galerias, La Libelula Dorada è un piccolo centro culturale dedicato al teatro di burattini e marionette.

Fondato trent'anni fa da César ed Iván Álvarez, nel 1995 ha fatto il salto alla sede attuale, una casona degli ani '50 alla quale è stata "appoggiata" la struttura in legno e muratura che ospita la sala da 150 persone. L'atmosfera è deliziosa, fatta di passione e di storia che si materializzano in poster vecchi e nuovi, burattini, ninnoli e persino un'enorme marionetta seduta sul palazzo di fianco...

Oltre alla programmazione core, La Libelula Dorada offre anche un festival di Blues e Jazz, quest'anno alla nona edizione, animato da gruppi universitari della capitale (il gruppo che suonava ieri, Audiotrópico, fondeva jazz, funk e latin in maniera piacevole anche se un po' scolastica), e vari spettacoli di teatro comunitario in linea con la vocazione didattica della struttura.

Sulla logistica vale la pena dire che il parcheggio più vicino è a tre isolati, e che il quartiere è poco illuminato: lasciate a casa il Rolex o sperate che vi tocchi in sorte uno dei sette posti sette che sono disponibili davanti al teatro.

La Libélula Dorada
Carrera 19 nº51 - 69
tel (+57 1) 249 8658
www.libeluladorada.com

giovedì 11 maggio 2006

Cesar Gaviria rompe il silenzio

A due settimane dall'assassinio della sorella, l'ex Presidente ed attuale segretario del Partito Liberale colombiano concede un'intervista a "La W", radio del Gruppo Caracol.

"Credo in questo paese, e non voglio che questi fatti mi facciano cambiare idea sulla Colombia", esordisce Gaviria con la voce rotta dall'emozione. Poi, all'uomo subentra il politico, e manda due messaggi chiari: è molto probabile che si sia trattato di un omicidio politico e che dietro la colonna Teofilo Forero ci sia qualcun'altro.

Il servizio completo si può scaricare od ascoltare online sul podcast de "la W".

Il ritorno della Diva

Dopo anni di assenza, Amparo Grisales è tornata sul palcoscenico colombiano per la delizia del pubblico e dello show business locale - del quale resta l'unica grande diva.

Amparo Grisales, di età indefinita come conviene ad ogni vera stella, vive da più di trent'anni la condizione di "simbolo sessuale": protagonista di infinite telenovelas ed innumerevoli film, ha avuto più copertine e più interviste di ogni altro personaggio locale, dentro o fuori dalla farandula.

Una decina d'anni fa, decise di trasferirsi ad Holliwood, tardivamente sedotta dal "sogno americano" o forse solo in cerca di tranquillità. Da allora ha sempre rifiutato ogni proposta di rientro, dedicandosi alla vita americana ed al suo cagnolino Tango.

Dall'esilio dorato l'ha strappata Caracol Television, che le ha offerto carta bianca per calcare le scene del rinnovato Astor Plaza, una delle più grandi sale della città; con l'aiuto della sorella, Patricia Grisales, e di Mario Morgan, noto direttore teatrale, hanno messo su una versione locale di "No seré feliz pero tengo marido", monologo argentino sulla vita coniugale che da cinque anni spopola in Avenida Corrientes.

Dopo sei mesi di lavoro, ieri la prima; l'enorme riflettore roteante puntato la cielo, i flash e le telecamere, l'eleganza e l'eccitazione della gente parlavano chiaro: il ritorno della Diva è un evento per la città e per il paese.

E lei non delude: per più di un ora in scena canta, balla, si spoglia e - naturalmente - recita ed emoziona, risultando credibile (lei, mai sposata) nel personaggio di una donna che - dopo vent'anni di matrimonio - viene lasciata dal marito per una ventenne. Di fronte ai mille e più dell'Astor Plaza, Amparo trema dall'emozione per tutti i primi venti minuti, poi piano piano si lascia andare ed alla fine raccoglie l'ovazione, le rose e l'affetto del suo pubblico.

La Diva è tornata.

domenica 7 maggio 2006

Omicidio Gaviria - la "storia" ufficiale

Ad una settimana dall’omicidio di Liliana Gaviria, la Polizia colombiana ha identificato i cinque (presunti) responsabili e ne ha già arrestato uno, fornendo alla stampa ed all’opinione pubblica una “storia” che – nonostante tutte le sue stranezze – sembra destinata a chiudere il caso.

Gli esecutori materiali del tentativo di sequestro sfociato in omicidio sarebbero cinque guerriglieri legati alla colonna Teofilo Forero, una sorta di “gruppo d’elitè” delle FARC. Giunti a Pererira poco più di un mese fa, avrebbero iniziato a rilevare le abitudini della Signora Gaviria ed a predisporre la logistica del sequestro: acquistare l’automobile, identificare le vie di fuga, dotarsi di cellulari , preparare la “prigione”.

In ognuno di questi passi hanno peccato d’ingenuità, seminando prove ed indizi come Pollicino la mollica di pane. Possibile che siano veramente legati alla “Teofilo Forero”? La domanda è legittima, visto che questo gruppo ha portato a termine – impeccabilmente – i “colpi” più audaci degli ultimi anni, dal dirottamento-spettacolo che nel 2002 segnò la fine del dialogo con Pastrana fino all’attentato all’esclusivo circolo El Nogal di Bogotà. Possibile che abbiamo messo il piede in falso proprio durante un semplice sequestro, l’ABC della delinquenza colombiana, un’azione che si ripete migliaia di volte ogni anno? Possibile che non siano riusciti a rapire una donna protetta da un unico poliziotto quando dal Congresso di Cali si portarono via decine di deputati?

La lista degli “errori” ha dell’incredibile:

- Javier Rendón (presentato come responsabile della logistica), compra l’auto che useranno e presenta i suoi veri documenti – quando una carta d’identità falsificata si trova (quasi) sulle bancarelle del mercato;
- Armando Hermosa (esperto in sicurezza, parrebbe), pochi giorni prima del sequestro acquista i cellulari in un grande magazzino – quando avrebbe potuto scegliere tra centinaia di telefonini “sicuri” e meno rintracciabili;
- Norbey García (al quale pare fosse affidata la gestione della reclusione) decide di usare una specie di bara in ferro con un materasso sul fondo e grandi lacci in cuoio per assicurare la vittima e – sorpresa – ne affida la costruzione ad un artigiano della zona;
- Beatriz Villalba (aka Vanessa) è l’autista della banda, e scappa per una stradina di campagna senza uscita;
- Alexandre Puerta, incaricato di mappare abitudini ed orari della Gaviria, fa sfoggio di grande discrezione frequentando regolarmente i bar del quartiere, dove un forestiero venuto dal Huila è come una mosca nel latte; non contento, una settimana prima dell’ora X affitta una casa di campagna e fa una festa.

Non si può escludere che si tratti di un’iniziativa indipendente e che la “cellula” di Pereira abbia agito in maniera autonoma, secondo la stessa logica dei “compartimenti stagni” che in Italia usavano le Brigate Rosse. A sentire la Polizia e la stampa locale, un altro recente errore (la distruzione di un edificio di Bogotà in cui giovani guerriglieri manipolavano esplosivo) sarebbe stato causato dallo scarso livello di preparazione della “cellula”.

È certo comunque che questa “storia ufficiale” sarà sufficiente per i media locali e per la gente e lascerà il posto ad una nuova notizia, perchè anch’essa possa godere dei suoi quindici minuti d’attenzione.

mercoledì 3 maggio 2006

Addio Berlusca (o arrivederci?)

Il titolo qui sopra riassume l'editoriale che El Tiempo dedica alla situazione politica italiana.

Lo trovate qui.



martedì 2 maggio 2006

Scacco a Bogotà

Una serrata del trasporto privato paralizza la città: si fermano 20,000 bus, il Transmilenio scoppia, l’inquinamento scende del 60%, incidenti e manifestazioni lasciano 16 feriti e decine di arresti. Il sindaco Garzon dice:“comando io”, ed i trasportatori rispondono confermando lo stop per la giornata di domani. Cronaca di un giorno di lotta (tra poteri).

Ogni mattina, quattro milioni di bogotani del Sud e dell’Occidente della città affrontano fino a due ore e mezza di viaggio per raggiungere uffici, università e luoghi di lavoro al Centro ed al Nord. Questa mattina, il normale tran-tran si è trasformato in un’odissea: senza alcun preavviso, imprenditori, gestori ed autisti hanno lasciato i loro 22,000 autobus nei depositi, creando il caos.

In molti quartieri si sono visti esodi biblici verso i capilinea del Transmilenio (che – in quanto comunale – funzionava regolarmente), ma gli “alimentatori” e gli articolati rossi non bastavano a smaltire la massa, e molti hanno scelto di continuare a camminare. Neanche i 70,000 taxi cittadini potevano molto di fronte alle proporzioni del fenomeno, senza contare che per molti il viaggio sarebbe costato più di quanto avrebbero guadagnato in otto ore di lavoro.

Negozi ed uffici hanno alzato le saracinesche fino a due ore più tardi del solito; la Fenalco (una specie di Confcommercio locale) stima in un 60% la riduzione delle vendite. Ma ad alcuni negozianti è andata peggio: gli hanno distrutto le vetrine a sassate, in uno dei tanti disordini che sono scoppiati durante la giornata.

Perché si è arrivati a questo blocco? Cosa c’è in gioco?

Il trasporto pubblico è uno dei grandi temi dell’attualità locale. Prima di tutto – e per evitare equivoci – occorre precisare che si tratta di un servizio privato, chiamato così non perché sia proprietà del Comune (come accade in Italia) ma perché è accessibile a tutti (pubblico, appunto). Le decine di migliaia di bus più o meno scassati che circolano per Bogotà sono responsabili di una grossa fetta del drammatico inquinamento atmosferico della città, ma valgono anche centinaia di migliaia di voti; il settore infatti ha un indotto enorme, tra ristoratori, meccanici, bigliettai, imprese di pulizie e – dicono alcuni – vigili urbani che intascano qualche peso per chiudere un occhio.

A sentire gli “scioperanti”, l’agitazione si deve alle recenti decisioni di Garzon: non gli è piaciuto che – una volta inaugurata la nuova linea del Transmilenio sulla Avenida NQS - abbia sospeso le 70 linee che gli si sovrapponevano. A sentire il Sindaco, invece, si tratterebbe di una dimostrazione di una dimostrazione di forza (o un “ricatto”, come lo ha definito il vicepresidente Santos) che punta ad ottenere concessioni su altri capitoli aperti nella relazione con Comune, quali la chatarrizacion, il carrusel ed il Pico y Placa ecologico.

Lucho Garzon, oggi sindaco ma fino a ieri sindacalista, lo ha detto chiaramente:”qui comando io”. “O governo, o mi governano”, è la formula che ha usato, aggiungendo che lo hanno eletto per curare il bene comune e non gli interessi delle minoranze.

Purtroppo, non è certo che la gente la veda così: oggi la rabbia degli appiedati si è scatenata contro i bus del Transmilenio, simbolo della modernizzazione del Sindaco, presi a sassate e bloccati per ore.

“Continueremo il blocco finché non ci riceverà Garzon per dialogare”, dicono. “Niente negoziati sull’ecologia e sul Transmilenio, e meno ancora sotto pressione” , risponde il Sindaco. Dalla sua parte si è schierato anche Uribe, nonostante le differenze ideologiche; dall’altra, una tradizione di potere ed abbastanza voti da eleggere tre senatori: vedremo come va a finire.


Bolivia, nazionalizzati gli idrocarburi

Ieri, Primo Maggio, il presidente Evo Morales ha decretato la nazionalizzazione dell'industria petrolifera in Bolivia.

Ne parlano Gennaro Carotenuto e Maurizio Campisi nei loro blog.






lunedì 1 maggio 2006

Sotto una cappa di piombo - 1° Maggio 2006

A cinque giorni dall’omicidio di Liliana Gaviria – sorella di César Gaviria, segretario del principale partito d’opposizione ed ex-Presidente colombiano – non ci sono piste su esecutori e mandanti e la stampa colombiana mostra di aver rinunciato al suo ruolo investigativo.

Chi ha ucciso Liliana Gaviria? Come? Perché? A queste domande non c’è ancora risposta, né pare che la stampa colombiana se ne interessi particolarmente. Le uniche certezze riguardano il dove (Pereira, il capoluogo del dipartimento del Risaralda, a pochi metri dal portone di casa e davanti a numerosi testimoni) ed il quando, giovedì scorso tra le 6:30 e le sette di sera.

Tra le migliaia di omicidi di Pereira (ogni anno, una persona su mille muore ammazzata), questo deve essere speciale, se addirittura l’ONU s’è spesa per esigere indagini e risposte pronte. E’diverso perché è in corso la campagna elettorale per le presidenziali di fine Maggio, e perchè il fratello della vittima, César Gaviria, non solo è stato presidente della Colombia dal 1990 al 1994 e segretario dell’Associazione degli Stati Americani, ma è oggi segretario del Partito Liberale, principale gruppo dell’opposizione al Presidente Uribe.

E speriamo che sia diverso anche per un altro motivo: che si sappia chi lo ha voluto e chi lo ha eseguito, e che non resti archiviato senza colpevoli come nel 97% dei casi, da queste parti.

Potrebbe trattarsi di un sequestro finito in tragedia, o di un omicidio politico camuffato da rapimento. La dinamica infatti si articola su due momenti principali: il primo, con l’uccisione della guardia di scorta di fronte al portone dei Gaviria ed il trasbordo della signora Liliana su di un altro veicolo, ed il secondo, un chilometro e mezzo più in là, dove la Polizia ritrova questa seconda auto ed il cadavere della vittima.

Ci sono tutti gli elementi per creare un “caso giornalistico”, uno di quei filoni che appassionano i lettori (e li portano in edicola a comprare copie su copie): la vittima illustre, le piste più disparate (le FARC? I paramilitari? Le mafie del narcotraffico? Lo stesso gruppo armato che sequestrò il fratello della vittima dieci anni fa?), una buona dose di misteri – primo tra tutti quello del proiettile fatale: sparato alla fronte (come afferma il Sindaco di Pereira, accorso sul luogo immediatamente dopo i fatti) o allo stomaco (secondo la versione di Medicina Legale)?

Eppure, nonostante queste condizioni ideali, a solo 5 giorni dai fatti la stampa è già distratta: El Tempo di oggi dedica al caso un misero articoletto uno, tutto incentrato sulle dimissioni dei capi della Polizia dipartimentale; Semana e Cambio – settimanali – non vanno oltre la copertina (scontata) ed un paio di servizi che nulla aggiungono a quanto già non si sappia dai telegiornali e contengono addirittura imprecisioni; El Espectador non supera la paginetta, senza alcun commento di rilievo.

Ciò che più sorprende è che tutti si facciano scappare l’occasione di creare il caso, di individuare ed amplificare i dubbi ed i misteri che poi la Magistratura dovrà chiarire.

Possibile che a nessuno sia venuto in mente di intervistare il Sindaco di Pereira, dopo che su El Tiempo di Venerdì aveva giurato di aver visto la fronte della vittima devastata dall’impatto di un colpo di pistola? E che non sia parso interessante seguire la pista di “fonti della Magistratura inquirente” che – sempre ad El Tiempo – avevano detto di avere le prove che quel colpo era stato sparato a distanza ravvicinata? Possibile che gli sia sfuggito che poteva essere il modo di dimostrare che si era trattato di una messa in scena, e quindi di un omicidio politico?

E come mai nei cinque giorni che sono passati l’ex Presidente Gaviria non ha ancora fatto alcuna dichiarazione? Ed è vero che durante la cerimonia funebre tutta la famiglia ha fatto scena muta col Presidente Uribe, accorso per avere la sua giusta quota di protagonismo?

Troppe domande, poca informazione. Un'altra vicenda che s'impilerà sul mucchio delle "storie scadute", che non interessano più?