venerdì 30 giugno 2006

Scelto il "nuovo" Juan Valdez


Il simbolo del "Café de Colombia" ha trovato un nuovo impersonatore: si tratta di Carlos Castañeda Ceballos, di 39 anni, piccolo coltivatore di caffè. Prende il posto di Carlos Sanchez, oggi 71enne, e che dopo 37 anni doveva essersi stufato di girare il mondo in compagnia di un mulo...

Nella foto, entrambi guardano avanti verso il futuro.




Nuovo ambasciatore a Roma: in sospeso

Il settimanale Cambio riporta alcune difficoltà di Uribe riguardo alla nomina di Sabas Pretelt - attuale ministro degli Interni - quale ambasciatore colombiano a Roma.

Come già detto, Pretelt prenderebbe il posto di Luis Camilo Osorio che - innamorato della Capitale - passerebbe al Vaticano.

Il problema nasce lì: non solo l'attuale rappresentante presso la Santa Sede, Guillermo León Escobar, non se ne vuole andare, ma sarebbe anche buon amico di Benedetto XVI.

Non è il primo problema di poltrone che si presenta ad Uribe, ma è sicuramente l'unico in cui c'è un Papa di mezzo...



Cina, India e Libia attratte dalla stabilità colombiana

Secondo Caracol Radio (Ultima Ora delle 19 di ieri, 29 Giugno 2006) i governi di questi tre paesi starebbero considerando investimenti nel settore petrolifero colombiano.

Perchè la Colombia? Perchè - sempre secondo Caracol - conterebbe con alta stabilità giuridica e sarebbe un paese tranquillo se paragonato ai paesi vicini.

Per chi (come me) trovasse inverosimile questa notizia, propongo una traduzione:

- "stabilità giuridica" significa "TLC con gli Stati Uniti ed allineamento con le indicazioni del 'consenso di Washington' sugli investimenti stranieri"

- "paese tranquillo" significa che "il Venezuela è in mano ad un tiranno di sinistra".

Più chiaro?



giovedì 29 giugno 2006

Peñalosa a Vancouver


Enrique Peñalosa è stato sindaco di Bogotà dal 1998 al 2000. Insieme ad Antanas Mockus ha contribuito a cambiare la faccia della città: è ancora inquinatissima, povera, sporca e rattoppata - ma incredibilmente meglio di 10 anni fa.

Questo successo ne ha fatto un keynote speaker molto richiesto in giro per il mondo, una sorta di testimonial di come una città possa alzare la testa ed uscire anche da situazioni senza speranza. L'interesse per questo tipo di risultati è grande tra gli amministratori che si trovano (o si troveranno) in condizioni simili: le grandi megalopoli del terzo mondo sono tutte un po' Bogotà (e viceversa).

L'ultima partecipazione di Peñalosa è avvenuta durante il terzo World Urban Forum, tenutosi a Vancouver dal 19 al 23 Giugno di quest'anno. C'era anche "Lucho" Garzón (sindaco attuale), ma non lo troverete tra i colombiani perchè gli organizzatori lo hanno catalogato come proveniente da "Bogotá, Spain" (!).

Seguendo una tradizione colombiana, Peñalosa ha seguito i passi del padre: Enrique Peñalosa Camargo - infatti - era già stato a Vancouver nel 1976 come sottosegretario generale per la stessa conferenza alla quale trent'anni dopo partecipa il figlio.



Un film già visto

Risulta oggi che alias "Juan Carlos" - il guerrigliero ucciso ieri dall'Esercito - non sarebbe membro titolare dello Stato Maggiore delle FARC, ma supplente.

Ci pensa El Colombiano di oggi a fare un minimo di ricerche, e trova Alfredo Rangel, direttore della fondazione Sicurezza e Democrazia ed esperto del tema, che chiarisce: "Lo Stato Maggiore ha 25 membri, ognuno dei quali ha un supplente; per diventare membro a pieno titolo doveva aspettare che uno dei 25 morisse".

Solo voci non confermate parlano di una sua promozione a titolare nel 2000 (e guarda caso, queste "voci" sono le uniche registrate da El Tiempo).

Siamo di fronte alla tipica accoppiata micidiale: fonti imprecise/giornalisti poco seri. L'Esercito la spara grossa e si becca la prima pagina; El Tiempo non controlla e se mai pubblicherà una smentita lo farà in pagina 15 su mezza colonna.

Sulla stessa lunghezza d'onda il discorso ricompensa: l'Esercito (ed El Tiempo) parlava di un miliardo e 800 milioni di pesos agli informatori, ma alias "Juan Carlos" - sempre secondo El Colombiano - non compariva sulla lista dei ricercati pubblicata online dalle Forze Armate...



Mister Cafè cercasi


Domenico modugno e Jhonny Dorelli vincono il Festival di Sanremo; Che Guevara pubblica "La guerra dei guerriglieri"; Elvis Presley - appena ventiquattrenne - è il soldato più famoso d'America: è il 1959. Quello stesso anno nasce Juan Valdez, il personaggio inventato dalla Federazionè dei coltivatori colombiani per promuovere il loro caffè negli Stati Uniti.

Il primo ad impersonarlo fu un attore cubano, Josè Duval, che tenne il posto per 11 anni finchè, forse diventato troppo famoso, provò a trarne vantaggio indebito. Venne sostituito da Carlos Sanchez (nella foto di Colombia.com) che oggi - 37 anni dopo - è ancora "in carica". Una storia affascinante, che ci racconta Johanna Guevara Olier in questo pezzo su Colombia.com.

Sono ormai due anni che Federcafé cerca il sostituto del leggendario Sanchez, tanto celebre ormai che intere generazioni di colombiani credono che lui sia davvero Juan Valdez e non un attore. Questo nome, poi, è diventato un business di vendita al dettaglio che vorrebbe fare concorrenza a Starbucks (nella foto, il punto vendita di New York e la gigantografia - indovinate - di Juan Valdez).
I 406 aspiranti di fine 2004 sono ormai ridotti a 10: quando verrà scelto il nuovo Mister Cafè la Colombia si fermerà, lo squadrerà ed è facile prevedere che non lo amerà di primo acchitto - 37 anni lasciano il segno.



mercoledì 28 giugno 2006

Colpo alle FARC, dice l'esercito

La prima pagina de "El Tiempo" è divisa tra una foto dei calciatori brasiliani in festa ed una articolo così titolato: "Colpo alle FARC: cade uno dei 25 dello Stato Maggiore". In piccolo, sopra il titolo, la frase "Ejercito dice que abatió a 'Juan Carlos'", dove il giornale mette le mani avanti e chiarisce che la fonte è l'esercito e che probabilmente nessun cronista ha visto il cadavere nè - aggiungo io - sapeva che ci fosse un membro dello Stato Maggiore con questo alias.

Significativamente, lo stesso articolo sull'edizione online ha un titolo diverso, che dà più risalto al fatto che la fonte sia l'Esercito.

Dopo i fatti di Jamundí, le storie di torture interne ed esterne, le accuse dell'ONU relative ai "falsi guerriglieri" (contadini ed altri civili uccisi, poi vestiti da FARC e mostrati in TV come uccisi in combattimento), la credibilità di questa fonte è molto bassa. Sufficiente però a "El Tiempo" per farci una prima pagina.



martedì 27 giugno 2006

Un popolo di...


Navigatori, santi ed eroi? Macchè! Maghi, superstizioso e chiromanti, piuttosto.

Nemesio Rodriguez, giornalista, scrive per l'agenzia EFE un pezzo "di colore" sulla vittoria azzurra contro l'Australia. Inizia con un esplicito apprezzamento: vincere al 95º minuto, su rigore dopo una partita passata a difendersi in dieci rappresenta l'estasi per il calcio italiano. Poi racconta ai suoi lettori dell'acqua santa di Trapattoni (benedetta dalla sorella suora ed aspersa sul campo prima d'ogni partita nel 2002), delle 80.000 sfere di cristallo che vende ogni anno un'azienda veneta e degli oroscopi della Gazzetta, che vedevano un Sole poco propizio per il Pupone goleador.

Ed ecco composto il ritratto dell'italiano che entra in campo "invocando le sue immagini sacre, accarezzando le zampe di coniglio e sguainando la sua spada, pronto al combattimento".

Questo articolo è stato distribuito dal colombiano El Espectador, da El Mundo e Yahoo! in Spagna, dal colosso Univision e dal La Opinión californiano: un bel po' di gente ha aggiunto questo tassello alla propria immagine degli Italiani.



lunedì 26 giugno 2006

Vista da qui - 26 Giugno 2006

Due riferimenti all'Italia sulla stampa online colombiana:

- il referendum costituzionale, con una breve agenzia AP su "El Colombiano";

- l'arrivo di 150 immigranti a Lampedusa, sempre da un dispaccio AP, su "El Tiempo".

Numerosi, naturalmente, gli articoli sulla sofferta vittoria contro l'Australia. "Grosso favore all'Italia", avrei titolato il mio...



Pochi corrieri italiani

Questo articolo de "El Tiempo" rende conto della realtà dei corrieri della droga stranieri. Sono sempre più le organizzazioni che li usano, in quanto - teoricamente - meno sospettabili e più protetti degli omologhi colombiani. Questa tendenza arriva la punto che sui 20 corrieri fermati all'aeroporto di Bogotà quest'anno solo 3 erano colombiani.

La buona notizia è che tra i 290 stranieri in carcere per questo motivo in Colombia non ci sarebbero italiani.

domenica 25 giugno 2006

L'apertura delle FARC

Come in una partita a poker, le FARC si dichiarano disposte a giocare la mano dell'accordo umanitario. Hanno - come minimo - due assi: il relativo fallimento del Plan Patriota ed i sondaggi, che mostrano chiaramente l'orientamento dei colombiani verso la soluzione negoziata del conflitto. In attesa che Uribe faccia il suo gioco, i media colombiani mantengono prudente silenzio.

Con la selva colombiana sullo sfondo, tra fogliame e liane, il portavoce delle FARC-EP Raul Reyes manda il suo messaggio al governo Uribe, attraverso una troupe di Telesur - il canale latinoamericano voluto da Chavez.

"L'intercambio umanitario dipende da lui" afferma, e gli mette sul piatto una bella patata bollente: per un Presidente che è stato eletto per la promessa di risolvere militarmente la guerra civile colombiana, il terreno dei negoziati non è il più agevole.
Va però detto che negli ultimi mesi (da ancor prima della ri-elezione del 28 Maggio scorso) Uribe aveva iniziato ad aprirsi a questa ipotesi, sia con dichiarazioni ai mezzi di comunicazione che con avvicinamenti ad alcuni "intermediari" col mondo della guerriglia. Da buon populista, non poteva perdere contatto con la maggioranza dei colombiani che - secondo i sondaggi - chiedeva lo scambio prigionieri delle FARC vs. sequestrati nelle loro mani (il cosiddetto "intercambio humanitario").

Le FARC però pongono condizioni: tregua su tutto il territorio; sospensione degli ordini di cattura conto i membri della loro cupola; riconoscimento esplicito dell'esistenza di un conflitto armato e - soprattutto - demilitarizzazione dei dipartimenti del Caquetà e del Putumayo nel Sud del Paese. Su quest'ultimo punto il Governo Uribe si è già espresso più volte, dichiarandosi non disponibile a consegnare alcuna parte del territorio nazionale (come fece l'ex-presidente Pastrana a San Vicente del Caguàn, proprio in Caquetà, per raccogliere un fallimento ancora ben fresco nella memoria collettiva).
Le esigenze delle FARC sono un punto di partenza; in che modo rispondere dipenderà da quattro persone: Uribe, il vice-presidente Francisco Santos, il neo-ministro della difesa Juan Manuel Santos (cugino di Francisco) e l'Alto Commissario per la Pace Restrepo. Il momento della risposta lo suggerisce lo stesso Reyes: il 7 Agosto prossimo, data d'inizio del secondo mandato uribista e data funestata - 4 anni fa - da un bombardamento delle FARC al palazzo di Nariño durante il suo primo discorso di possessione.

Di fronte a queste novità, i media colombiani sembrano spiazzati: nè El Tiempo El Espectador (almeno nelle loro edizioni online) gli dedicano spazio. Un articolo compare sulla rivista Cambio (anch'essa di proprietà della CEET, Casa Editorial El Tiempo). È probabile che attenderanno le prime risposte del Governo, per dare alla copertura un orientamento - diciamo - politically correct.
Nel frattempo, un breve servizio in video sull'intervista a Reyes è disponibile su Telesur, in fondo a questa pagina. Colpisce l'approccio "visuale", coi guerriglieri delle FARC rappresentati romanticamente (belle ragazze, armate e sorridenti) in contrasto col linguaggio "ufficiale" in cui il guerrigliero compare solo ammanettato o dentro una body bag.



sabato 24 giugno 2006

Le FARC disposte allo scambio umanitario

In un intervista rilasciata ieri, 23 Giugno, a Telesur il portavoce delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC) ha dichiarato che le FARC sarebbero disponibili al dialogo con il governo di Uribe riguardo al cosidetto "intercambio umanitario".

Lo scambio tra sequestrati della guerriglia e prigionieri in mano allo Stato colombiano avverrebbe - precisa Raul Reyes - a determinate condizioni, prima tra tutte la demilitarizzazione di due regioni del Paese ed il riconoscimento da parte del goberno dell'esistenza di uno "stato di guerra".

Tutti i dettagli nel servizio di Telesur.



Il continente dimenticato (o quasi)


Il 14 Giugno scorso, il Ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema ha presentato in commissione esteri le linee programmatiche sulla politica internazionale del Governo Prodi. Discorso e dibattito si possono ascoltare su Radio Radicale.

Pochi i riferimenti all'America Latina: è evidente che l'"estremo occidente" non sarà - ancora una volta - tra le priorità della nostra politica estera.

L'unico paese della regione che si merita una menzione specifica è il Brasile, collocato da D'Alema tra i "nuovi grandi protagonisti della scena mondiale" assieme ad India e Cina.

Gli altri paesi possono essere intravisti attraverso temi più generali; "dei cosidetti stati falliti non si parla abbastanza", dice il neo-ministro, e pur citando solo stati africani fa un ritratto che ben s'adatta - ad esempio - alla Colombia. Stesso discorso per la protezione dei bambini nei conflitti armati, o per la tutela dei diritti umani.

Non poteva mancare (anche se giunge solo a fine intervento) un riconoscimento formale all'importanza degli italiani all'estero come "elemento di peso del ruolo dell'Italia".

Questa "assenza" dell'America Latina continua durante il dibattito: Fini, Martino, Fassino, De Zulueta, Cossuta e gli altri si concentrano sui "grandi temi" quali Europa (minima indispensabile vs. massima possibile), Irak (dove in CentroDestra vuole che gli sia riconosciuto di aver gà deciso il ritiro prima delle elezioni), Iran, Afghanistan, Palestina, Israele.

Da buon alleato, discutiamo in Italia dell'Agenda Internazionale degli Stati Uniti d'America!

PS: in base a questa ultima considerazione, prevedo che di Colombia si parlerà sempre di più...



Miss Vacca

Finalmente. Dopo giorni d'attesa, il Reinado Nacional de la Ganadería è giunto al clou; la piscina del club campestre di Montería è stata scenario della sfilata in bikini.

Nonostante il nome del concorso - vale la precisazione - le candidate sono ragazze e non mucche.

Certo, l'allevamento é un'attività fiorente in Colombia, ma la scelta del titolo (Miss Allevamento?) mi lascia un po' perplesso. O forse anche in Italia c'è - che so - Miss Sedia in Friuli, Miss Occhiale ad Agordo o Miss Cima di Rapa in Puglia?



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giovedì 22 giugno 2006

Evento "colombiano" a Trieste

Martedí 20 giugno (ore 20:30) al bagno Ausonia di Trieste (Riva Traiana, 1) avrá luogo l'incontro "COLOMBIA: IL DIRITTO NEGATO E LA LOTTA E LE RESISTENZE INVISIBILI" promosso da l'Associazione A Sud.

Intervengono tra gli altri Guido Piccoli, giornalista ed esperto di Colombia e Giuseppe de Marzo, portavoce dell’Associazione ed in contatto con le realtá sociali latinoamericane.

Prevista la proiezione del documentario “GIUSTIZIA NEL TEMPO DI GUERRA” di Fabrizio Lazzaretti, 78’, 2003/04 e la mostra fotografica “GLI INVISIBILI” di Elia Pegollo.


Mi avrebbe fatto piacere esserci, ma la distanza è quella che è. Se tra i lettori di Bogotalia ve ne fosse qualcuno che pensa d'andare, si facesse vivo con un commento, per vedere di includere un resocontino! Grazie, Doppiafila



Avanti Saboya

Arrivano anche su El Tiempo gli scandali dei Savoia (Saboya in spagnolo). Copre la notizia il corrispondete da Madrid (non Ospina da Roma: si vede che per il caporedattore vale l'identità re = Spagna).

Si vede che Juanita Samper Ospina - nonostante l'altisonante doppio cognome - non è molto aggiornata sulle questioni italiane: per lei la P2 fu responsabile dell'omicidio Moro , Salvatore Sottile era vice primo ministro con Berlusconi e Gianfranco Fini sarebbe stato addirittura arrestato!

O forse ne sa piú di noi?



Popolazione aggiornata

Il DANE (l'Istat colombiano) pubblica i dati della popolazione di Bogotá: compresi i comuni dell'Area Metropolitana, quasi otto milioni di persone. La sola Bogotá ne conta quasi sette.



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mercoledì 21 giugno 2006

Tutta da ridere (o no?)

Eccezionale la prima pagina de el Heraldo, giornale locale di Barranquilla:"Aereo della first lady in collisione con gallinaccio".

Pare che il Fokker presidenziale abbia fatto un frontale con un "golero", una specie di avvoltoio nero, e sia stato costretto ad un atterraggio d'emergenza.

Lina Moreno de Uribe stava raggiungendo il marito alla tenuta "la Uberrima" (sic), vicvino Monteria, dove riposano dopo la vittoria delle elezioni e la fatica della composizione del nuovo governo. Ha proseguito in fuoristrada.

Visto il lieto fine, la vicenda fa sorridere. Un po' meno le informazioni di contorno:
- le telecamere dell'aeroporto Los Garzones hanno ripreso la scena, ma i nastri sono spariti e non sono a disposizione della stampa;
- "l'ordine del Presidente è che la sua permanenza a Córdoba sia di basso profilo", dice l'amministratore dell'aeroporto;
- l'accesso alla pista è stato precluso, sempre per ordine della Presidenza.




martedì 20 giugno 2006

América Mestiza - recensione


Tra aneddoti, poesie, episodi storici e descrizioni colme d'aggettivi, Ospina ci sommerge d' erudita logorrea e non ci convince che l'"America meticcia" sia davvero il Paese del Futuro.

Non ha dubbi l'autore: l'America nasce unita, popolata di "buoni selvaggi" rispettosi della natura; poi subisce l'aggressione dei colonizzatori e si popola di (pochi) bianchi e (molti) neri d'Africa; questo "meticciato secolare" fa del continente il "paese" del futuro, poiché chi sa trattare la mescolanza sará leader in un mondo sempre meno monocromatico.

Non spiega però come faranno gli americani (dall'Alaska alla Patagonia) a superare i problemi storici che egli stesso riconosce:
- l'inadeguatezza delle elite, che hanno affrontato la Modernità come "una redditizia astuzia" e l'hanno svuotata di significato;
- le radici bigotte ed arretrate di spagnoli e portoghesi, che hano esportato il Medio Evo al nuovo mondo proprio mentre moriva in Europa, portando - ad esempio - la controriforma prima ancora che accadesse la Riforma...
- la mancanza d'identità dei locali, che in gran maggioranza non si sentono nè indigeni ne europei, e che spesso sono piú vicini a Miami che tra di loro.
Non convince neppure al descrizione dell'America pre-colombina come nazione unita e comunicante, basata esclusivamente sull'apparizione di qualche ninnolo a poche centinaia di chilometri di distanza.

Lui però ci crede così tanto che alla fine risulta almeno simpatico.


NOTA: il libro é interamente disponibile online all'indirizzo di Villegas Editores, qui.

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América Mestiza
El País del futuro
di William Ospina
Edizioni: Aguilar - Collana: Punto de Lectura (pocket)
Prima edizione: 2004
Questa edizione: 2006



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Vista da qui - 20 Giugno 2006

Inauguriamo una rassegna stampa degli articoli riguardanti l'Italia (anche se solo di striscio) sui giornali colombiani.

- Beccati falsificatori di album Panini a Bogotà; da El Espectador. Avrebbero guadagnato 35.000 Euro.

- La FIFA prende tempo per decidere sul simpatico gomitatore De Rossi; da El Colombiano. Si approfitta per ricordare il codazo di Tassotti nel 1994 (della serie: vizio tutto italiano).

- Nota di colore sul primo travestito deputato, Vladimiro Guadagno; da El Tiempo. Ricorda Cicciolina, dice il corrispondente (vizio tutto italiano anche questo, parrebbe).




lunedì 19 giugno 2006

Un po' di moto


El Tiempo riporta la notizia della vittoria di Valentino Rossi al Gran Premio di Catalogna (a destra nella foto AFP). È una nota d'agenzia (come il 90% delle "notizie" di questo giornale) e non un articolo, ma è comunque pieno di riferimenti a piloti e moto italiane.

Non gioiscano però gli imprenditori nostrani delle due ruote: la Colombia non è un buon mercato per loro. Se il basso reddito procapite non fosse sufficiente a spiegare perchè, potremmo aggiungere una lunga dissertazione sul diametro medio e la profondità dei crateri che adornano le strade urbane e non del paese...



sabato 17 giugno 2006

I bambini invisibili

La legge 975 del 2005 è al centro del fenomeno sociale più importante che stia vivendo la Colombia di oggi: la "reinserzione" di massa dei Paramilitari delle AUC, le Autodefensas Unidas de Colombia.
Questa legge - meglio conosciuta come "Ley de Justicia y Paz", di giustizia e pace - nasce erga omnes in teoria ed é invece frutto di una negoziazione tra il Governo di Uribe ed i Paramilitari delle AUC ed in pratica rivolta quasi esclusivamente a loro.

Da quando é entrata in vigore, ad essa si sono riferite più di 27.000 smobilizzazioni; di queste, solo 212 di minori di 18 anni. I dati sui bambini-soldati parlano di un range tra 6.000 e 12.000: possibile che tra le fila degli AUC ce ne fossero cosí pochi?
Ne dubita lo stesso Edgardo José Maya Villazón, capo della Procuradoría General de la Nación, (ovvero dell'entitá che rappresenta i cittadini di fonte allo Stato e vigila sul suo operato) al punto che ha chiesto all'Alto commissario per la Pace di includere la consegna di bambimi ed adolescenti tra i requisiti necessari perchè si riconosca ad un gruppo lo status di "smobilizzato".

Bacchetta anche l'ICBF (Instituto Colombiano de Bienestar Familiar) perchè dei più di 200 giovani che gli sono stati inviati solo 12 sono stati integrati in progetti di reinserimento produttivo.

Occhio - avverte - che il rischio è di finire come in Centramerica, dove i "bambini invisibili" sono stati dimenticati durante le negoziazioni, sono cresciuti senza modelli ed oggi continuano a delinquere nelle "maras", tra tatuaggi, riti d'iniziazione e violenza estrema.

Il discorso completo lo trovate qui, a fondo pagina in formato Word.



Bogotalia ai Mondiali

Ebbene sí, anche un blog specializzato come questo si permette un rapido riferimento ai Mondiali tedeschi (sempre con un occhio alla relazione Italia - Colombia, naturalmente...).

Ho appena finito di vedere Italia - USA (come altri milioni d'Italiani) e sono abbastanza scontento della qualit di gioco della Nazionale (come altri milioni d'Italiani). Mi piacerebbe che tutti questi "altri milioni d'Italiani" sentissero la stessa vergogna che sento io per la gomitata di De Rossi, ed a loro voglio dire che questi sono episodi che perpetuano l'immagine che abbiamo all'Estero di popolo rissoso e incapace di controllarsi. La gran massa delle persone - infatti - si nutre solo di televisione, e dell'Italia finisce per conoscere meglio la Nazionale che il Governo...

Altra notazione sull'incontro: incredibili le pubblicitá rivolte ai guerriglieri! Ogni quarto d'ora, lo speaker taceva per far partire un nastro di una decina di secondi, con un messaggio del Ministero della Difesa che invita gli "alzados en armas" colombiani a smobilizzarsi.
I testi contengono giochi di parole riferiti al mondo del pallone:
- "Guerrillero! Hagale un pase a la paz y desmovilicese!" (passa alla pace)
- "Entre a la mejor selección del mundo: Colombia!!" (vieni a giocare in Nazionale)
- "No permita que le saquen tarjeta roja" (non ti far espellere) e
- "Deje en fuera de lugar a la violencia" (lascia la violenza in fuorigioco).
L'ultimo spot chiarisce che il Governo offre denaro, salute ed opportunitá di lavoro: e allora - dopo i tre fischi dell'arbitro - tutti alla piú vicina stazione di polizia (fosse anche a 400 chilometri di distanza)!



venerdì 16 giugno 2006

La fine dei "chalequeros"


Il Ministro delle Telecomunicazioni Martha Pinto de De Hart mette in campo tutti i suoi cognomi e le sue "h" per debellare la peste dei chalequeros. L'informazione viene da "El Espectador".

Sono già 34.000 i telefoni sequestrati, e le retate continuano. Possono continuare ad esercitare solo i minusvalidi che non occupino lo spazio pubblico; per gli altri ci sarà la cancellazione del contratto con l'operatore telefonico.



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Sabas Pretelt de la Vega ambasciatore in Italia

É confermato: il nuovo ambasciatore colombiano in Italia sará Sabas Pretelt de la Vega, ministro degli interni di Uribe dal 2003. Trovate qui la sua biografia ufficiale.

Sostituisce Luis Camilo Osorio che - come anticipato da Bogotalia - finirà al Vaticano in sostituzione di Guillermo Leon Escobar.



Campioni del mondo!

Per ora, solo della bellezza.

Quattro giornaliste sportive colombiane - scelte dal Settimanale "Carrusel" per dimostrare che il calcio non è solo da maschi - hanno scelto i dodici calciatori più belli dei mondiali. Di questi, quattro sono italiani: Nesta (?), Del Piero (!), Perrotta (?!) e Totti (??!!).

Al secondo posto di questo "mundialito" colombiano si piazzano Spagna ed Inghilterra con due belloni, mentre Olanda, Francia, Argentina e Brasile si devono accontenater di un bonazzo ciascuna.

Un'altro mattoncino si aggiunge al mito dell'italiano amante latino!



mercoledì 14 giugno 2006

Cuentos chinos - Recensione


Romano Prodi, nel suo discorso di presentazione al Senato, ha detto che "occorre fremare inquietanti riferimenti a paesi insolventi", alludendo allo spettro della cosiddetta "argentinizzazione" del Paese. E non è l'unico ad usare l'America Latina come esempio da evitare: Il National Intelligence Council nei suoi studi sul mondo nei prossimi vent'anni dipinge questa regione come una zona (ancora) povera ed in mano a dittatorcelli populisti, mentre l'eurodeputato Linkhor parla di un'influenza minima e decrescente sui destini del mondo.
Allo stesso tempo, i maggiori leader continentali continuano a raccontare un futuro glorioso (o quantomeno florido) per i loro paesi e per tutta la regione, unita o meno che sia.

Di fronte a punti di vista così divergenti Andres Oppenheimer - noto giornalista argentino che scrive da Miami per vari media della regione - si chiede: chi dice la verità? E chi - invece - racconta "balle" (libera traduzione dell'espressine "cuentos chinos", ovvero racconti a cui nessuno crede? Da questo pretesto parte il libro "Cuentos Chinos - El engaño de Washington, la mentira populista y la esperanza de América Latina", del quale riporto i dati in fondo a questa recensione.

Il messaggio dell'autore è chiaro: se l'America Latina vuole crescere economicamente e socialmente, deve fare di tutto per attrarre investimenti dall'estero. Per giungere a questa conclusione, Oppenheimer confronta storie di successo (l'Irlanda da cenerentola a stella europea, la Cina neo-capitalista, l'Europa dell'Est coi suoi tassi di crescita da tigri asiatiche) ed insuccessi latinoamericani (il narcisismo-leninismo venezuelano, l'instabilità argentina, il Messico che si è addormentato), per finalmente indicare ai governi della zona quale sia la strada maestra: stabilità politica ed economica, basso costo del lavoro, basso costo di trasporto: "perchè questi" - spiega - "sono i fattori di cui tengono conto le imprese multinazionali per decidere dove investire".

Pare che l'unico metro per distinguere le star dai comprimari sia il tasso di crescita del PIL, e che non sia opportuno chiedersi se queste "condizioni" poste dalle multinazionali siano giuste o meno - ad esempio quando implicitamente favoriscono paesi con minori diritti sindacali. Accecato com'è dal 9% di crescita annuale dei cinesi, Oppenheimer non si pone problemi così sofisticati, e giunge a deridere la sinistra latinoamericana nel suo insistere sull'educazione gratuita per tutti con l'argomento che non ce l'hanno neppure i cinesi - che sono veramente comunisti...

Il libro è piacevole quando narra di esperienza di prima mano dell'autore, perlopiù raccolte durante le sue innumerevoli interviste in giro per il continente. Questo "personalismo" ne è anche il maggior limite, in quanto l'Argentina si riduce a Kirchner, il Brasile a Lula, il Venezuela a Chavez e via dicendo, seguendo un approccio che non fa onore alla complessità di ciascuno di questi paesi.

A parte le posizioni ideologiche (condivisibili o meno), su di un punto Oppenheimer ha ragione: l'America Latina è in una condizione sociale esplosiva. Da un lato - infatti - i media e la maggior apertura economica e sociale portano all'aumento delle aspettative della popolazione, mentre la concentrazione dei redditi e delle risorse in poche mani si traduce in una riduzione delle opportunità. Il punto sta in quale ricetta adottare per uscirne.



NOTA: a proposito di "balle", il libro viene venduto in Argentina con la copertina rossa (vedi sopra), ed in colombia con quella nera, in cui compaiono Uribe e Bush. Occhio: non una parola viene scritta sulla Colombia! Questo é un vero "cuento chino", caro Andrés...

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CUENTOS CHINOS
El engaño de Washington, la mentira populista y la esperanza de América Latina.
di Andrés Oppenheimer
Edizioni: Debate - Collana: Otras Voces
Prima edizione: dicembre 2005




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martedì 13 giugno 2006

Staffetta d'ambasciatori?

Corre voce che l'attuale ambasciatore di Colombia in Italia, Osorio, lascerà il posto ad un nuovo rappresentante "fresco" di nomina presidenziale e traslocherà di pochi isolati per rappresentare il suo Paese presso la Santa Sede.

Maggiori dettagli appena ne sapremo di più.



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2.225.340

Duemilioni duecentoventicinquemila trecentoquaranta. Sono i minori di 17 anni che lavorano in Colombia - secondo l'Instituto del Bienestar Familiar - pari a quasi uno su cinque.

In occasione della giornata dedicata alla lotta contro il lavoro minorile questi dati hanno avuto una certa attenzione sui media locali - seppur presentati con la solita urticante superficialità: nel dubbio se mettere l'accento sui ventimila bambini sfuttati nella prostituzione o sui duecentomila che coltivano coca o sui seimila "soldati" (minimo) in guerra civile, giornali e TV risolvono dedicandosi ai bambini di strada a Bogotà - tema senz'altro delicato ma troppo "normale" per suscitare reale interesse.

(NdR: i dati del paragrafo precedente sono tratti da questo documento ufficiale)

Dei due milioni duecento e rotti mila, più di un milione e mezzo non frequentano la scuola dell'obbligo.

Per approfondire:
- il rapporto dell'International Labour Organization per il 2006 in .pdf, "The end of child labour: within reach"
- sullo sfruttamento sessuale in Colombia, un'intervento di Maria Cristina Hurtado Sáenz, della
Defensoria del Pueblo
- il comunicato stampa della Presidenza della Repubblica colombiana
- un rapporto dell'ILO sui minori nell'industria estrattiva colombiana




sabato 10 giugno 2006

Assegno in bianco

Ieri mattina il Congresso degli Stati Uniti ha confermato il suo appoggio alla Colombia di Uribe stanziando 641 milioni di dollari, in massima parte per aiuti militari. A tre settimane dall'eccidio di Jamundì, dove l'Esercito ha eliminato un'unità d'elite della Polizia specializzata in lotta al narcotraffico, e quando mancano quattro giorni alla visita di Uribe a Washington questo voto conferma l'alleanza USA - Colombia.

Due posizioni si scontravano ieri mattina in piena "House of Representatives": da un lato, i repubblicani ed un buon numero di democratici convinti che "squadra che vince non si cambia", e che andava confermato l'appoggio ad Uribe; dall'altro, alcuni democratici guidati da Jim McGovern che chiedevano di mandare un segnale di scontento, un piccolo avviso ad Uribe che se vuole mantenere la benevolenza degli States deve controllare i suoi militari e fare di più per i diritti umani.

"Non vogliamo cancellare gli aiuti militari alla Colombia", chiarisce McGovern, "vogliamo solo mandare il messaggio giusto al momento giusto": il suo emendamento prevede 30 milioni di aiuti militari in meno, dirottati ad un fondo per gli aiuti umanitari in Africa. "Dobbiamo far capire ai militari colombiani che la nostra pazienza - ed il nostro portafoglio - hanno un limite", ed è chiaro il riferimento al massacro di Jamundí ed all'inefficacia della lotta al narcotraffico ("Non importa come la mettiamo" - dice McGovern all'inizio del dibattito - "la conclusione è che dopo 6 anni e 5 miliardi di dollari spesi in Colombia siamo ancora al punto di partenza").

"Al contrario" gli risponde Kolbe, autore della proposta governativa,"la Colombia è un modello di democrazia, esempio per tutta la regione: non è priva di difetti, ma grazie al nostro aiuto è diventato un paese più sicuro, democratico e prosperoso". E Tom Davis, eletto in Virginia, ricorda senza giri di parole che "mentre il resto del continente si allontana dagli Stati Uniti, la Colombia resta il nostro alleato più solido in Sud America".

Al voto, vincono Kolbe, Davis ed altri 227 colleghi, e si stacca l'assegno: 641 milioni di dollari, 200 dei quali per la manutenzione di elicotteri militari americani, altrettanti per gli aerei "fumigatori", secondo le informazioni del Center for International Policy.

Così si trattano gli alleati strategici.



What a wonderful world

I nordamericani sono ignoranti in geografia.

Ormai è un "luogo comune", e non c'è più bisogno di dimostrarlo: è così e basta.

Ogni tanto - però - fa bene cercare conferme e "validare" certe sensazioni. Seguendo questo link troverete una pagina di National Geographic che vi darà una mano: si tratta dei risultati dell'"Inchiesta sulle conoscenze geografiche 2006", un questionario somministrato a qualche centinaio di statunitensi tra i 18 ed i 24 anni.

Leggetelo e scaricatelo (c'è un PDF a disposizione), e poi non fate finta di sorprendervi se in campagna elettorale i candidati presidenti non parlano di politica estera!

Da parte mia, vi segnalo la partecipazione colombiana: il 79% degli intervistati ha saputo associare la Colombia al suo continente - ottimo, specie se consideriamo che le Alpi e l'Amazzonia sono state corretamente posizionate da meno del 60%, mentre un drammatico 6% non sapeva neppure dove fossero gli Stati Uniti...


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venerdì 9 giugno 2006

Panini!

Passeggio per la Carrera 15 e d'un tratto mi sento in Italia. Non è il clima nè sono gli ampi marciapiedi e l'arredo urbano "all'europea", ma una voce femminile che grida "panini, panini!" e poi di nuovo "panini!".

Sorrido e cerco la venditrice, mentre già m'immagino la sveglia all'alba nel profondo sud, il saluto assonnato al panettiere di quartiere, il rituale del taglio e farcitura e finalmente le 2 ore d'autobus per raggiungere i clienti, a passeggio per il Nord ricco.

Finalmente la individuo: è mora, minuta, ed ancor più piccolo è il suo banchetto - meno di una cassetta di frutta. E non vedo sandwich.

Mi avvicino ed il sorriso mi si allarga: vende pacchetti di figurine, album ed anche qualche rarità sfusa. Il guerriero con elmo e lancia è inconfondibile: figurine Panini, uno dei contributi nostrani alla globalizzazione.



mercoledì 7 giugno 2006

Arrivano i nostri (?)

Il Ministro della Difesa, Camilo Ospina, ha annunciato che il Governo Uribe assumerà 10,000 poliziotti all'anno da qui allla fine del secondo mandato.

Con questo aumento, l'organico passerà dai 97,000 del 2002 (assunzione in carica di Uribe) ai 163,000 previsti per il 2010.

In Italia i poliziotti sono 110,000 (fonte: Wikipedia - ho cercato per ore sui siti ufficiali ma non sono riuscito a trovare il dato), ma sommando le altre forze di pubblica sicurezza si arriverebbe a 400,000 (secondo questo vecchio articolo de La Voce).

Ogni promessa è debito, dice la saggezza popolare, ed Uribe mantiene la sua: "mano dura" ed ulteriore militarizzazione del conflitto.

sabato 3 giugno 2006

Nuovo blog italo-colombiano

Nasce un nuovo spazio dedicato alla "costruzione di un'identità" italo-colombiana.

Si tratta di "Vivir en una bota", di Álvaro Duque, ospitato sulle pagine de El Tiempo.

Álvaro (almeno secondo una rapidissima ricerca su Google) vive e studia a Torino.

Benvenuto!

giovedì 1 giugno 2006

Il voto dei colombiani all'estero

Cerchiamo di approfondire i risultati delle Presidenziali colombiane, e cominciamo dai colombiani all'estero.
In più di 700 seggi sparsi per 52 paesi avevano diritto al voto quasi 320,000 persone: hanno votato in 120,000 (più del 30%), un notevole progresso rispetto agli ottantamila voti del 2002 o ai quarantamila del '98 ed una percentuale non lontana da quella degli italiani all'estero.

Prima dei risultati, alcune considerazioni:

- all'estero non ci sono paramilitari, nè guerriglia. È ragionevole immaginare che i colombiani residenti a New York abbiano potuto raggiungere facilmente il consolato sulla 46ª strada (Manhattan) o che non ci siano stati problemi d'ordine pubblico nè a Piazza di Spagna nè a Foro Bonaparte (salvo per le solite proteste dei tifosi interisti);

- i colombiani sono d'emigrazione relativamente recente (non sono usciti dal Paese ai primi del '900, per capirci) e le ragioni per cui hanno lasciato il Paese sono le più diverse ma quasi tutte di matrice economica (cercare un futuro migliore), politica (per sfuggire a persecuzioni di varia matrice) di studio e di sicurezza (ad esempio per aver ricevuto minacce di sequestro o estorsione);

- i residenti all'estero hanno la fortuna di essere esposti a molti più giornali, TV e radio rispetto ai colombiani in Patria, che devono subire le ristrettezze informative dell'oligopolio Tiempo/Caracol/RCN; gli emigranti seguono le vicende della madrepatria con attenzione, se non altro per sapere che fine fanno i soldi (tanti) che mandano alle famiglie;

- dei 120,000 voti espressi, la metà corrispondono a residenti negli Stati Uniti, 20,000 a residenti in Venezuela e piú di 10,000 a residenti in Spagna.

Avendo creato la giusta suspence, ecco i risultati:

- Alvaro Uribe, 84%
- Carlos Gaviria, 10%

Mockus e Serpa non hanno raggiunto neppure il 3%.

Secondo Conexion Colombia, Gaviria ha vinto in tre paesi: Cuba, Kenya e Russia. In Italia - con circa un 33% d'affluenza - Uribe ha preso il 73% dei voti validi.