domenica 30 dicembre 2007

Un fine statista



OK, OK, s'è presentato candidato sindaco a Bogotà, e non aspirava alla Presidenza della Repubblica. Per un ruolo amministrativo non possiamo aspettarci doti da statista, nè l'equilibrio di un navigato leader nazionale o regionale.


Ma William Vinasco ha esagerato quando ha incluso Adolf Hitler tra i cinque personaggi che avrebbe invitato a cena a casa sua.





Quando un sondaggio lo ha collocato a pochi punti percentuali da Peñalosa, William Vinasco è diventato la sorpresa delle elezioni bogotane. Il radiocronista più famoso del Paese sembrava aver fatto presa su una grande fetta degli elettori, e El Espectador del 22 Settembre gli ha dedicato un'intervista a pagina intera.

Il simpaticone (a destra nella foto che illustrava l'articolo) ha detto che il dittatore tedesco l'avrebbe invitato "perché dev'essere stato una persona molto interessante: non tutti riescono a metter il mondo ai propri piedi".

Gli ha risposto Daniel Coronell con una delle sue pagine su Semana. Io mi limito a richiamare il curioso caso di un altro 22 di Settembre (dell'anno scorso), quando il Presidente Uribe designò il Direttore del Programma Colombia Giovane.

PS: Vinasco ha preso il 16,72% dei voti, a Bogotà...

lunedì 24 dicembre 2007

La Mechuda

Quando pensi di aver toccato il fondo, ti accorgi che hai ancora una possibiltà: scavare.
Ad Álvaro Uribe, presidente della Repubblica Colombiana, hanno intercettato una chiamata col fotografo di Palazzo Nariño.
Il signor Uribe avvisa che appena lo vedrà gli spaccherà la faccia, per ragioni che - se possibile - sono ancor più gravi della forma utilizzata.
Cercherò link ed articoli collegati e ve li presenterò appena possibile, magari dopo Natale.
Tanti auguri, Doppiafila

sabato 22 dicembre 2007

Dice Piedad

L'edizione 1334 di Semana (che è del 26 Novembre, ma che solo ora ho avuto in mano in forma cartacea) contiene un'intervista di María Isabel Rueda a Piedad Córdoba; l'occasione è lo "strappo" di Uribe, la sua decisione di ritirare a lei ed a Chávez il mandato per la negoziazione dell'intercambio umanitario con le FARC.

Ci sono vari passaggi da sottolineare, sia essenziali al processo di pace che "curiosi".

Tra i primi, l'affermazione che gli U.S.A. sono pronti a negoziare la liberazione di "Sonia" e "Trinidad" una volta avute le prove di sopravvivenza. È la conferma dell'esistenza concreta della "sponda" americana, nonostante il silenzio ufficiale del governo americano sul tema. E poi il tono generalmente positivo con cui tratta Uribe, al quale riconosce - ad esempio - di non aver dato retta alle "male lingue" del Parlamento che temevano una sua esposizione mediatica eccessiva ed il conseguente vantaggio politico per la senatrice dell'opposizione.

Tra i passaggi curiosi ce ne sono almeno un paio incredibili.
Il primo riguarda l'incontro tra Chávez e Sarkozy. Per trasmetterci la cordialità esistente tra i due, la Córdoba cita le prima parole del Presidente francese all'omologo venezuelano: "A me piacciono le donne quanto a te". Incredibile.
Ed ancora sul filone della misoginia, racconta della prima riunione tra Chávez e le FARC, a Caracas, e di quando decide di ritirarsi e "lasciarli parlare tranquilli". La ragione di questa discrezione? Quasi certamente ce n'è una politica, ma quella che decide di citare all'intervistatrice (donna) è questa: "Per una donna, con o senza discussione, con questi personaggi è dura. A loro sembra strano che noi donne pensiamo".

venerdì 21 dicembre 2007

Tutto normale

Il ministro della Difesa Juan Manuel Santos (nella foto a destra) si dirige a Piedad Córdoba: "Stai dicendo in giro che sarei io l'alto funzionario che ti ha minacciata di morte. Se è così, parla chiaro: non si tira il sasso per poi nascondere la mano".
Lei risponde: "Che strano che si senta coinvolto... una ragione ci sarà.... Ma io parlo solo con Uribe".


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A 24 anni di carcere è stato condannato Elkin Mauricio Franco Guerrero detto "El Bambi", complice di "El Chino", per l'omicidio di Maurizia Ascoli e Gianbattista Traverso, l'undici Febbraio scorso a Cartagena.
La giustizia che "zoppica ma arriva" stavolta è stata rapidissima: potenza del passaporto.

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Édgar Ramírez, attore venezuelano, vuole essere Pablo Escobar. "Sarebbe il ruolo più importante della mia carriera" dice. Il film non è quello di Joe Carnahan già segnalato su Bogotalia, ma un progetto di Oliver Stone (!).

giovedì 20 dicembre 2007

Due pesi e due misure

Come sottolineavo nel post precedente, El Tiempo ha il vizio di titolare non con il "fatto nuovo" (in questo caso l'annuncio delle FARC della liberazione imminente di tre ostaggi eccellenti) ma con la reazione del Governo ad esso.

Devo però precisare che l'edizione stampata portava un altro titolo, più giornalistico, incentrato sul fatto e non sulla reazione. Resta quindi la domanda sul perché l'edizione online sia trattata in modo diverso, nonostante io abbia caricato il link dalla sezione "El Tiempo impreso" (El Tiempo stampato) che dovrebbe contenere pari pari i contenuti arrivati in edicola...

P.S.: esiste anche un servizio che permette di vedere la prima pagina stampata in PDF, ma ancora oggi è fermo a quella di martedì.

mercoledì 19 dicembre 2007

Mossa delle FARC

Le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) hanno annunciato ieri di aver dato l'ordine di liberare Clara Rojas, suo figlio Emmanuel e Consuelo Gonzales de Perdomo. Il comunicato presenta questa liberazione come un omaggio al presidente Chávez, alla senatrice Piedad Córdoba ed ai familiari dei prigionieri, e come un "esempio innegabile della speranza depositata nel loro ruolo di facilitatori".

Il link del paragrafo precedente non punta al sito delle FARC perché non posso accedervi (vedi l'immagine qui sopra). Sinceramente, erano mesi che non provavo, per cui non so se questa "impossibilità d'accesso sia dovuta all'IP colombiano da cui mi collego).

Vi segnalo anche il modo in cui El Tiempo riporta la notizia: "Il Governo afferma di vedere con ottimismo il gesto unilaterale delle FARC".

lunedì 17 dicembre 2007

Domani in Colombia

Domattina saró in partenza per Bogotá: levataccia a Londra, coincidenza a Parigi ("non ci sono abbastanza passeggeri business per giustificare il diretto dall'Inghilterra", mi dicono in agenzia) e finalmente - verso le 4 del pomeriggio - arrivo all'ElDorado.
Il ritorno in Colombia mi dará certamente la spinta a pubblicare un po' piú sul blog, che trascuro da tempo. Spero peró di non avere problemi di connessione: abituato a postare da casa, dovró trovare nuove abitudini compatibili con le novenas e la mia nuova condizione di ospite!

sabato 1 dicembre 2007

Ritrovato il pezzo su Vanity Fair

Quasi un anno fa, scrivevo di un articolo apparso sull'edizione italiana di Vanity Fair e riportato da El Tiempo (nota: il link sul post originale é ormai rotto - peccato, speravo che El Tiempo li conservasse ad aeternum), nel quale si parlava di Bogotá come di un "paradiso nascosto" da scoprire.
All'epoca, il post fu uno dei piú commentati di Bogotalia - e credo che ancor oggi conservi il primato coi suoi 17 commenti 17.

Oggi ritrovo su Colombiaonline.it una trascrizione del pezzo con immagine della cartina (riportata qui a destra) in cui compare Bogotá (con l'accento giusto!) a fianco degli altri paradisi nascosti (Sibiu, San Blas eccetera).

Noto che il pezzo é attribuito a Maria Grazia Casella, mentre El Tiempo lo faceva a firma di Laura Fiengo. Quale che sia l'autrice corretta, vale la pena leggere il pezzo (o "boxino", come mi faceva notare un anonimo commentatore) e confrontarlo con l'esperienza (o immagine ) che si ha della cittá: intrattenimento garantito!

Sono vivi

Ingrid Betancourt, i tre americani ed alcuni dei (tantissimi) militari colombiani sequestrati dalle FARC sono vivi. Compaiono in alcuni frammenti video recuperati dal Governo colombiano in "un'operazione militare contro le strutture urbane delle FARC" (le virgolette sono d'obbligo, a pochi giorni dal brusco stop di Uribe alla negoziazione di Chávez e della Córdoba).



Le immagini della Betancourt sono laceranti. Nessuna dichiarazione,né politica né personale: solo lo sguardo basso, le mani giunte sulle ginocchia, la magrezza spettrale, i capelli lunghissimi e la selva anonima tutt'attorno. La sua sofferenza stride quando l'accostiamo alla piccolezza della politica interna e dei suoi protagonisti.

venerdì 30 novembre 2007

No Comment

mercoledì 28 novembre 2007

Botta e risposta

Un buon modo di seguire la crisi diplomatica in corso tra Colombia e Venezuela: attraverso le parole dei due presidenti.
Tre video: Chávez nel suo Aló Presidente, Uribe al "Consejo del Sábado" ed ancora Cávez, stavolta intervistato a tarda sera.
Sono in tutto 30 minuti, ed un'occasione rarissima di ascoltare da ambo le parti argomenti che sembrano veri e sentiti (e non suggeriti da assessori e/o diplomatici di professione).
Buona visione!





sabato 24 novembre 2007

La palla é mia e me la porto via: non si gioca piú

A molti di noi sará capitata una situazione del genere. Una bella partita di strada, di pallone o di qualsiasi altro gioco, il momento é magico, le mamme tra poco chiameranno per il pranzo, tutti sudati ed entusiasti cercano l'ultimo gol... tutti meno uno, il magrolino che da mezz'ora vuole giocare in attacco e che invece gli altri relegano in porta. Finché proprio lui - approfittando di una facile parata - mette la palla sottobraccio e se ne va. "La palla é mia, e non gioco piú", e s'infila nel portone di casa.

L'immagine (azzeccatissima) é di Luis Noé Ochoa, ed é riportata nel suo editoriale su El Tiempo di oggi, ed il bambino ricco e viziato é Álvaro Uribe Velez, presidente colombiano; invece di una partita lui ha lasciato incompiuta una mediazione che poteva risultare nella liberazione di 50 sequestrati in mano delle FARC a cambio di 500 guerriglieri attualmente in carcere.

Il pretesto (una chiamata di Chávez al capo dell'Esercito) non deve nascondere la vera ragione per cui Uribe ha deciso di mandare tutto all'aria: la mediazione rischiava di tradursi in un successo politico per le FARC - e questo non lo poteva permettere. Se la scelta é tra la liberazione dei sequestrati o il mantenimento del suo capitale politico interno, non deve sorprendere che Uribe scelga la seconda opzione.

Si potrá essere o meno d'accordo con le sue idee, ma non si puó chiedere ad un politico di permettere o addirittura facilitare un processo che culmini con un successo politico internazionale per a) le FARC, contro le quali ha sempre giuato di voler combattere con le armi e non con le parole, b) un vicino scomodo, nemico dei suoi principali alleati e c) una senatrice dell'opposizione che é tra le poche a dire pane al pane nel mezzo dell'ipocrisia del liberalismo colombiano.

E c'é un altro punto a mio vedere fondamentale: all'opinione pubblica colombiana (la massa) non gliene importa molto dei sequestrati, e meno ancora di Ingrid, Clara Rojas e compagnia. Non esiste una mobilitazione umanitaria, non ci sono associazioni nei quartieri che organizzano veglie, non ci sono campagne d'informazione, i partiti politici non dibatono sul tema, i giornali lo trascurano. Naturalmente qualcosa c'é: non voglio dire che sul tema ci sia silenzio assoluto e neppure negare l'esistenza di voci e gruppi - voglio solo dire che sono isolati e lontani.

In questo contesto, ogni liberazione di prigionieri deve essere presentata come una vittoria di Uribe, o al massimo come un pareggio - altrimenti non potrá contare col suo appoggio. Se poi consideriamo il ruolo dei militari, ancora piú estremisti di lui sulla soluzione da dare al conflitto, appare ancor piú evidente che la ragione della rottura non é stata una telefonata di pochi minuti ma la mediatizzazione delle trattative e la sensazione che entrambi i mediatori fossero troppo vicini alle FARC e che stessero preparando un palcoscenico internazionale su cui riportarle alla ribalta.

Come dice Luis Noé Ochoa ai sequestrati: "la luce in fondo al tunnel si é spenta di nuovo. Disgraziatamente le vostre vite sono in mano di tre matti. Da una parte Chávez, generoso, che stava portando avanti uno sforzo coraggioso e gigantesco ma che é pazzerello e getta la diplomazia alle ortiche. Dall'altra Uribe, pazzo per la propria popolaritá , per la ri-elezione che giá non cerca di negare e - dice - per gli interessi della patria. [...] E l'altro pazzo, questo sí matto da legare, armato ed assassino, é Tirofijo. Arrogante e pazzo per arrivare al potere con le armi e coi soldi dei suoi narcoaffari non gli importano le vite né il dolore della gente".

giovedì 22 novembre 2007

Scherza coi santi...

... ma lascia stare i fanti.

Uribe ritira l'appoggio del governo colombiano alla mediazione di Piedad Córdoba e di Hugo Chávez. La ragione (o il pretesto?) é una conversazione tra Chávez ed il generale Montoya: secondo José Obdulio Gaviria - assessore della presidenza - Uribe aveva chiesto a Chávez di non parlare coi suoi generali "per non distrarli dalla lotta alle FARC". Il Presidente venezuelano invece non solo ha parlato con Montoya ma gli ha addirittura chiesto quanti militari colombiani sono tenuti prigionieri dalla guerriglia.

A pochi giorni dalla foto della senatrice Córdoba con basco delle FARC e rose rosse, questa decisione di Uribe non sorprende, essendo egli troppo furbo per farsi sfuggire un'occasione cosí ghiotta. In un sol colpo infatti:
- suggerisce che Chávez sta cercando di immischiarsi nella politica (e nella difesa!) colombiana;
- esclude il successo dei due (la liberale e lo scomodo vicino);
- li espone alla critica, per la leggerezza dei comportamenti e per l'inadeguatezza manifesta al delicato ruolo di mediazione che gli era stato affidato;
- incassa una vittoria politica interna, giacché la maggioranza dei colombiani ) ne sono piú che certo) era rimasta colpita negativamente dalla famosa foto (e dal modo com'é stata presentata dai media, non c'é bisogno di dirlo...);
- puó recitare la parte di quello che "ha fatto tutto il possibile, ma quando é troppo é troppo".
Se le indagini mostreranno alti indici di approvazione non ci sará da stupirsi: la Colombia non é l'Umbria ed El Tiempo non é Le Monde Diplomatique!

La storia della telefonata é naturalmente un pretesto - e ad Uribe lo preoccupa certo piú la seconda rielezione che il destino dei canjeables - ma... davvero Chávez é cosí ingenuo da pensare che un salutino telefonico al comandante dell'Esercito (di un Paese confinante, orientato politicamente all'altro opposto ed occupato in un conflitto interno nell'ambito del quale tu cerchi di mediare) sia cosí inoffensivo????

Mi sa che aveva ragione il Re, e Chávez ha perso una buona occasione per tacere, stavolta...

venerdì 16 novembre 2007

La mediatrice

Considerando che "mediare" ha molto a che fare con l'equidistanza ("medio" inteso come mezzo, a metá strada tra le parti), la foto di Piedad Cordoba col basco dell FARC (ed abbracciata ai loro comandanti) é un grave passo falso.

E chi le ha regalato i fiori? E perché? E non é che forse il vero regalo l'hanno fatto ad Uribe?

Sorprende tanta ingenuitá.

domenica 4 novembre 2007

Il castigo degli dei

Meno di una settimana dopo le elezioni comunali, Bogotá é colpita da un'impressionante grandinata.

L'interpretazione dell'uribismo é scontata...

Segnalo invece un curioso caso d'informazione al contrario: si suppone che questo blog debba essere una finestra informativa per il pubblico italiano sulla Colombia. In questo caso, invece, é avvenuto il contrario: solo grazie ai lettori di Bogotalia sono venuto a sapere di questo evento. A fine serata - infatti - ho aperto Shinystat (la pagina in cui verifico gli accessi al sito) ed ho visto che c'era stato un aumento spropositato delle visite. Ho controllato su Sitemeter e mi sono reso conto che quasi tutti venivano da Google, dopo aver cercato "grandine a Bogotá". A quel punto sono andato anch'io a fare la mia ricerca ed ho trovato i link de La Repubblica e de El Tiempo... cosí va il mondo, ai tempi del web!

venerdì 2 novembre 2007

Moreno sindaco: ecatombe?

Samuel Moreno del Polo Democratico Alternativo é stato eletto sindaco di Bogotá. Succede a Lucho Garzón, anche lui del PDA, e conferma la "salute" dell'alternativa democratica di sinistra in Colombia. L'establishment aveva giocato una delle sue carte migliori per fargli testa ed ha perso senza appello: l'ex sindaco Penyalosa pareva destinato a vincere con un braccio legato dietro la schiena, e deve invece dire addio ad ogni ambizione amministrativa o politica (anche se riciccerá da qualche parte, vista la cronica mancanza di politici di profilo internazionale).

L'uribismo subisce un colpo durissimo: Bogotá conta un 15% dei voti del Paese, ed é il centro del voto d'opinione. I colombiani cominceranno ad accettare che un partito di sinistra puó governare senza necessariamente consegnare il paese alle FARC. Il gioco degli -ismi (uribismo, pastranismo, serpismo) potrebbe lasciare spazio ad una vera dialettica democratica tra due visioni alternative.

Prima che questo "lungo termine" si materializzi, restano vari anni in cui la maggioranza dei colombiani continuerá a vedere il diavolo a sinistra. Ed Uribe - che dei suoi concittadini conosce l'animo - sfrutterá le loro paure per cercare la terza presidenza. Gli manca segare le gambe a qualche concorrente di destra (Vargas LLeras, ad esempio) per potersi proporre come il salvatore della Patria, l'unico che potrá salvare il Paese dall'assalto del Polo a Palazzo di Narinyo.

Vincerá anche questa scommessa?

domenica 28 ottobre 2007

Elezioni amministrative

Oggi si sta votando in tutta la Colombia.

Prima dei risultati (che spero di poter commentare) leggetevi questo pezzo di Simone Bruno su Peacereporter.

Aiuta a ricreare l'atmosfera surreale di un'elezione nel paese di Uribe e de El Tiempo.

giovedì 25 ottobre 2007

Pablo Escobar al cinema

Si riaccendono le voci sulla produzione cinematografica di "Killing Pablo", il reportage di Mark Bowden sulla caccia ll'uomo che culminò nel 1993 con l'uccisione del "Patrón".


Il film é giá su IMDb, la pagina dedicata all'industria del cinema, e viene dato in uscita nel 2009. Il ruolo di Escobar dovrebbe essere affidato a Javier Bardem (spagnolo, nella foto a destra), mentre Christian Bale (di American Psycho) sarebbe Steve Jacoby, il maggiore delle forze speciali americane che venne distaccato in Colombia per un anno sulle tracce del capo del "Cartel de Medellín".
Circolano voci anche sulla partecipazione di Antonio Banderas, nel ruolo di un avvocato colombiano.

martedì 16 ottobre 2007

'O surdato 'nnammorato

Anzi - meglio - 'a surdata.

Continuano a giungere notizie di guerrigliere che fuggono. Stavolta tocca ad alias Martha, fuggita col fidanzato dalla colonna del Mono Jojoy.

Ci sono anche approfondimenti su alias Angelica (o Angely), la dirottatrice, che sarebbe fuggita per ricongiungersi con la figlia di 7 anni.

Entrambi gli articoli sanno di "velina" (non sono interviste, sembrano piuttosto deposizioni giurate, mancano di contesto, sono superficiali...) e rientrano in quel giornalismo di guerra che - pur non essendo una specialitá colombiana - quando é fatto dal giornale dl Ministro della Difesa insospettisce ancora di piu...

domenica 14 ottobre 2007

Quest'uomo rischia la vita - 1/2

Daniel Coronell, a destra nella foto, é giornalista. Direttore di Noticias Uno e opinionista di Semana. Si é fatto vari anni di esilio, perché minacciato di morte ben oltre il livello "normale" per chi, come lui, fa una professione che ai potenti dá fastidio. Da poco é di nuovo in Colombia. Ora, ancora una volta, la sua vita é in pericolo: nuove minacce, nuove paure. É che Coronell si permette di fare ció che i suoi colleghi i altri paesi considerano il pane quotidiano del giornalismo: ascolta, legge, domanda, connette, redige e pubblica - anche quando l'oggetto delle sue indagini si chiama Álvaro Uribe Velez ed é Presidente della Repubblica.

Per piú di un'ora, tra Daniel Coronell ed Uribe sono volati gli insulti (da un parte) e le domande pressanti (dall'altra: e chi segue le vicende colombiane non ha bisogno di sapere chi era che insultava). Vicky Dávila, direttrice de "La FM", era senz'altro felice che fossero le sue frequenze a godere di questo nuovo show presidenziale, e mentre pensava al positivo effetto sulla sua carriera teneva il contegno solito riservato ai comizi-intervista del Presidente: il silenzio riverente.
Chi volesse andare alle fonti, puó ascoltare l'intero dialogo (occhio peró: sono davvero circa 80 minuti) o leggerne la trascrizione. Solo per stomaci forti. Per gli altri, un commentino light qui su Bogotalia, con uno spruzzo di contesto.

La "colpa" di Coronell é di aver riportato su Semana un brano del libro (appena uscito) di Virginia Vallejo, ex amante di Pablo (amato) Escobar (odiato). La signora Vallejo giá aveva fatto parlare di sé a Luglio dell'anno scorso, quando spese la sua parola per confermare lo stretto rapporto tra Escobar e Santofimio e per identificare in quest'ultimo l'"autore intellettuale"dell'omicidio di Luis Carlos Galán. A favore della credibilitá dell'ex presentatrice depone quantomeno il fatto che il Santofimio, l'11 Ottobre u.s., é stato condannato a 24 anni proprio per quest'accusa.

Ebbene, la pericolosa signora (pericoosa quanto i suoi ricordi) afferma di aver conosciuto Uribe negli anni '80. Pablo Escobar glielo presentó come "doctor Varito", si disse ammiratore di quel giovane politico dal promettenete futuro de a lei rimase impresso per i suoi "occhialini da studioso".

Piú di vent'anni dopo, Coronell intitola la sua pagina del 6 di Ottobre "Los de las gafas", quelli con gli occhiali, e scrive varie cosucce che devono aver infastidito il suscettibile Uribe:
- che aldilá del fatto che portasse gli occhiali o no ("la prima volta li ho messi nel 1990", ha affermato previa consulta col suo ottico di fiducia) egli stesso ha ammesso di aver incontrato Escobar ma non ha mai chiarito in quali occasioni ció sia avvenuto;
- che l'elicottero usato da Uribe in persona per tentare il riscatto del padre e del fratello assediati dalle FARC era di proprietá di Pablo Escobar. Questa "diceria" prende corpo in due immagini tratte dall'archivio del quotidiano El Mundo, che all'epoca mise l'evento in prima pagina e citó - all'interno - il futuro terrorista (ma allora rispettato concittadino) come il fornitore del prezioso velivolo.

(continua)

domenica 7 ottobre 2007

Ancora PR?

Dopo i diari dell'olandese, la disperata diserzione di alias Angélica.

Faccio un collage dei vari resoconti apparsi sui media online colombiani: la giovane guerrigliera, forse Yorledy Velasco Serrano, nota col nome di battaglia "Angelica", fugge dall'accampamento della sua colonna nel Vichada e raggiunge l'aeroporto di Puerto Príncipe.
Lí sale su un piccolo aereo ad elica e:
a) fa scendere i passeggeri, punta il suo fucile alla tempia del pilota e si fa portare a Villavicencio;
b) implora in lacrime di essere portata via, ed il pilota spaventato dal suo fucile e dalla mimetica la porta a Villavicencio;
c) arriva in qualche modo a Villavicencio, dove dichiara di volersi "smobilizzare", consegna le armi e fa capire di essere fuggita dai maltrattamenti del Frente 16 delle FARC.

La Polizia, sempre ben informata, informa che alias Angelica non sará processata per dirottamento. E che durante il volo ha confermato al pilota che El Negro Acacio - noto comandante delle FARC - é effettivamente morto durante un attacco dell'Esercito.

Per approfondire (si fa per dire): il resoconto di un pagina locale e l'intervista de El Tiempo al pilota.

sabato 6 ottobre 2007

Triste destino di un paese senza futuro

Un'altro giornalista prende la via dell'esilio. Gonzalo Guillen se ne andrá da Bogotá perché le minacce paramilitari sono cresciute dopo le affermazioni di Uribe, che lo accusa di essere il ghost writer delle memorie di Virginia Vallejo - l'amante di Pablo Escobar. La signora Vallejo afferma di aver incontrato Uribe negli anni '80, e che Escobar lo presentava come un politico giovane ma destinato ad una sicura carriera (e magari anche a diventare presidente, se fosse fallito il progetto Santofimio).

Un giornalista, in Colombia, é abituato alle minacce. Ma quando il Presidente della Repubblica tiaccusa di aver "dedicato una vita all'infamia ed alla calunnia" e di avercela con lui, le cose cambiano. Specie se poi i servizi segreti interni, il DAS, che dipendono dal presidente, ti tolgono la scorta con un pretesto puerile ("la moto é dal meccanico").

Il messaggio é chiaro: in Colombia, pensare con la propria testa é un'attivitá rischiosa. Piú in alto dai fastidio, piú rischi. E chi tocca Uribe muore. Non perché sará lui a dare l'ordine d'uccidere - per caritá. Ma perché ci sono migliaia di "volenterosi carnefici" disposti a fare il lavoro sporco : sanno che gli si sará riconoscenti e che potranno contare sull'impunitá tradizionale.

Il risultato é che la gente che ha voglia di pensare o smette o se ne va. Ed in Colombia restano quelli che accettano di tacere, di vivere lo status quo senza pensare a cambiarlo.

Triste destino di un paese senza futuro.

A meno che qualcuno cominci a dirlo chiaro: "colombiani, stiamo messi male. La Colombia vive da decenni ai margini della civiltá. C'é molto da fare per riappropiarci dei diritti fondamentali. Cominciamo cosí". E poi una grande maggioranza lo voti, magari informata da mezzi di comunicazione non conniventi.

giovedì 4 ottobre 2007

Muore Salmona

Rogelio Salmona, il piú grande architetto colombiano, muore a 78 anni. Il maestro del mattone lascia il segno sulla cittá di Bogotá ed in generale nella cultura colombiana: non solo architetto, ma intellettuale a tutto tondo. Una persona col carisma ed il magnetismo dei grandi.

A destra, la biblioteca Virgilio Barco: rotonditá, l'acqua, il mattone, un rapporto intenso ma discreto con l'ambiente, motivi geometrici, funzione sociale... ci sono molti dei tratti distintivi di Salmona e mi pare un giusto omaggio all'uomo ed all'opera.

venerdì 28 settembre 2007

La tristezza dopo il dolore

Il Governo Colombiano chiede all'Organizzazione degli Stati Americani di formare una Commisione Medico Legale; l'Organizzazione degli Stati Americani chiede appoggio alla Repubblica Francese, al Regno di Spagna ed alla Confederazione Elvetica, che propongono tre Esperti ed un Coordinatore dal Canada, Portogallo, Danimarca ed Argentina. Il risultato di tanto maiuscolo impegno è la conclusione che gli undici deputati del Valle del Cauca non sono stati vittima di un incidente nè si sono suicidati - sono stati uccisi.
La triste cronaca di un'opportunità sprecata.

Dopo alcuni problemi di download - e finalmente grazie ad Alessandro di L A T A M - sono riuscito ad ottenere una copia del rapporto della commissione di esperti della OEA. Ancora qualche difficoltà per leggerlo (sono occupatissimo dal mio trasloco a Londra, del quale non ho ancora parlato esplicitamente sul blog ma che già ha un forte impatto reale sui miei ritmi di pubblicazione...) ma finalmente stamattina ci sono riuscito. Appena voltata la trentesima ed ultima pagina mi ha dominato lo scoramento: possible che sia questa la reazione immediata ed ufficiale del Governo Colombiano? E che sia avallata esplicitamente dall'OEA e dai paesi facilitatori del processo di pace?

Dopo la reazione di un intero paese all'uccisione di 11 dei 12 deputati regionali del Valle in mano alle FARC da diversi anni, mi aspettavo qualcosa di più. Il rapporto invece è poco più di una presa in giro.

Gli esperti internazionali comandati dal Dottor James Young ricevono le salme dalla Croce Rossa nel pomeriggio del 9 Settembre scorso. Procedono all'identificazione ed alle autopsie, ed a partire dall'11 Settembre iniziano a rilasciare i resti alle famiglie.
Delle trenta pagine, 11 - una per ogni vitima - sono dedicate al rapporto d'identificazione - immediata, visto che i corpi erano ben conservati e che di ciascuno si disponeva d'impronte dentali e digitali.
Altre undici contengono invece i risultati dell'"investigazione" - e le virgolette sono d'obbligo, perché nonostante al commisione affermi di aver ottenuto dall'esame più informazione di quanto si aspettasse i risultati sono scarsi, tanto scarsi che basta un paragrafo per riassumerli: " i deputati sono morti per numerosi colpi d'arma da fuoco, con multiple traiettorie; ci sono due ferite da spari a distanza ravvicinata e sono stati trovati diversi tipi di proiettili".

Se l'opinione pubblica e le famiglie cercavano una risposta ad alcune domande fondamentali, non è qui che la troveranno. Esecuzione o fuoco incrociato? FARC contro FARC (come ha suggerito il Governo), FARC contro Esercito o FARC contro mercenari stranieri (voce che circolava con insistenza)?
L'unica ipotesi che si può scartare è che si sia trattato di un'esecuzione di massa: la drammatica immagine degli 11 sequestrati in ginocchio e bendati con un guerrigliero alle spalle che li finisce con un colpo alla testa non è compatibile né con le diverse traiettorie né con il numero di proiettili ritrovati (fino a 10 per un'unica persona).
Il fatto poi che i proiettili fossero di diversi tipi sembra rendere probabile l'ipotesi di un fuoco incrociato, ma la Commisione non chiarisce né di quanti tipi diversi si tratti né di quali - e questa è la mancanza più grave del rapporto. Sarebbe infatti fondamentale - ad esempio - sapere se i proiettili ritrovati siano del calibro o del tipo usato dall'Esercito, dalle FARC o dai Paramilitari.

Anche le diverse traiettorie suggeriscono uno scontro tra gruppi diversi, ma la Commissione ci tiene a sottolineare che possono anche derivare da un "processo dinamico in cui una persona si contorce e si gira mentre le sparano", suggerendo un atroce balletto di morte in piena selva.

L'opportunità di fare chiarezza è sprecata. Il giornale della famiglia del Ministro della Difesa fa scivolare il tema fuori dall'agenda (ma non senza aver prima dato l'occasione a qualche portavoce del Governo di suggerire un'interpretazione ufficiale dei fatti). Le famiglie ricevono i cadaveri dei loro cari ma non la verità su come siano morti. E l'opinione pubblica (per nulla stimolata da mezzi di comunicazione totalmente disinteressati) comincia ad impilare anche quest'episodio sull'inifinita colonna di violenza che allontana la Colombia dal sogno della convivenza civile.

domenica 16 settembre 2007

Niente da fare

Ho passato le ultime due ore a cercare di scaricare dalla pagina della Presidenza della Repubblica il rapporto della Commissione Medico Legale dell'Organizzazione degli Stati Americani: niente da fare.
Di salvarla su disco non c'é stato verso; un po' meglio mi é andata a leggerla sul browser, ma solo dopo vari tentativi sono riuscito ad andare oltre la prima pagina e comunque solo fino a pagina 5, prima che iniziasse la parte che m'interessava: le conclusioni su come siano morti gli undici deputati regionali del Valle uccisi nel Giugno scorso.
Ho cercato anche sul sito della OEA, ma - a parte qualche foto del dottor Young - neanche lí ho trovato alcunché. Lo stesso dicasi per una ricerca generica su Google con filetype:pdf, o sui blog italiani, colombiani e nordamericani che lego piú di frequente.

Non avendo letto l'unico documento disponibile sulla vicenda, non me la sento di commentare. Lo faró appena lo troveró.

Se un lettore di Bogotalia fosse in possesso del file, puó farmi un grande favore e mandarmelo a ore.bil @ libero.it.

martedì 11 settembre 2007

Don Diego sepolto tra il fogliame

La cattura di Diego León Montoya é la notizia del giorno. "Don Diego" é un super boss dei narcos, ricercato da tempo immemore e potente come pochi. Ottimo colpo per la campagna presidenziale di Juan Manuel Santos.

Le modalitá della cattura meritano una lettura diretta, magari sulla pagina de El Tiempo.

lunedì 10 settembre 2007

Il diario dell'olandese in italiano

Trovo su Rotta a Sud Ovest la traduzione dei brani del diario dell'Olandese Farcante pubblicati qualche giorno fa su El Tiempo.

Lettura obbligata, sia per chi ci crede sia per chi sospetta un'operazione propagandistica.

Per il link esatto all'articolo, vi rimando alla sezione "dal mio reader", nella colonna di destra.

domenica 9 settembre 2007

Le brigate internazionali delle FARC

Il ritrovamento del diario di alias Eillen (ragazza olandese, forse Tanja Nijmeijer, che sarebbe stata arruolata nelle FARC) continua a tenere banco, ed apre ora la questione dell'appoggio internazionale alla guerriglia colombiana.

Secondo El Tiempo, nel computer di Carlos Antonio Lozada si sarebbero ritrovate le tracce di alcuni volontari europei unitisi alle FARC tra il 2000 ed il 2002. Ci sono greci, olandesi, irlandesi, spagnoli, ceceni, svizzeri e norvegesi.
Nessun italiano nella lista.

giovedì 16 agosto 2007

Risultati sondaggio TLC

Rientro dalla lunghe "vacanze" con un post dovuto: i risultati del sondaggio sul Trattato di Libero Commercio (TLC).

La prima parte della frase "Il TLC con gli USA..." viene completata come segue dai lettori di Bogotalia:

... conviene solo agli USA 10 voti (41%)
... conviene solo alla Colombia 0 voti
... conviene ad entrambi 8 voti (33%)
... non conviene 6 (25%).

A presto, Doppiafila

sabato 4 agosto 2007

Benvenuti a Bogotalia

Fatevi un bel giro, mentre io sono in vacanza.

Sulla colonna di destra trovate i tags, il sondaggio, l'archivio storico del blog , i miei link ed alcuni articoli segnalati.

Ai (tanti) fan di Pablo Escobar, suggerisco un giro per il tag "recensioni" o una ricerca col riquadro in alto a sinistra.

Se volete lasciare un saluto o un commento, usate i commenti di questo post: vi risponderó al ritorno.

Un caro saluto, Doppiafila

giovedì 2 agosto 2007

Anche su Bogotalia, Uribe presidente

Il secondo sondaggio di Bogotalia é stato dedicato ad una "simulazione di presidenziali": 43 lettori durante una settimana hanno avuto l'opportunitá di scegliere tra 6 candidati (scelti "a dito" da me: non ci sono state primarie).

Ecco i risultati:

Álvaro Uribe Velez ....... 14 voti (32%)
Carlos Gaviria Diaz ....... 13 voti (30%)
Ingrid Betancourt ......... 8 voti (18%)
Manuel Marulanda Velez 6 voti (13%)
Salvatore Mancuso ....... 2 voti ( 4%)
Juan Manuel Santos ..... 0 voti

Il prossimo sondaggio sará in linea per quindici giorni e riguarda l'economia: il TLC con gli Stati Uniti conviene alla Colombia?

Moncayo porta il sequestro nel cuore di Bogotá

Il 21 Dicembre del 1997, Pablo Emilio Moncayo Cabrera viene fatto prigioniero dalle FARC a Patascoy, Nariño. Da allora, la famiglia ha vissuto il calvario del sequestro: disperazione, inganni, isolamento, false speranze, sciacallaggio. A quasi dieci anni dal rapimento, il padre di Pablo Emilio compie l'ennesimo gesto dimostrativo e - stavolta - riesce a concentrare l'attenzione del Paese intero: ieri, dopo 46 giorni di marcia, é arrivato a Piazza di Bolivar tra due ali di folla ed oggi riceve il Presidente Uribe nella sua tenda.

C'é un risveglio della politica "dal basso", in Colombia. Meno di un mese fa, milioni di persone in piazza per reagire in qualche modo all'omicidio degli 11 deputati regionali del Valle; la settimana scorsa l'Incontro delle Vittime nella Piazza degli Artigiani di Bogotá; il 27 luglio la Piazza di Bolivar trasformata per qualche ora in un parco, per ricordare le campagne abbandonate sotto minaccia da centinaia di migliaia di desplazados; ed oggi, nello stesso scenario, lo storico incontro tra il professor Moncayo ed il Presidente Uribe - la vittima e l'intransigente, il popolo ed il leader, la gente e la politica.

Moncayo ha camminato per 46 giorni, attraversando le regioni di Nariño, del Cauca, del Valle del Cauca, del Tolima e di Cundinamarca, per approdare al Distrito Capital. Con lui, all'inizio, solo la figlia; poi - dopo i primi giorni di relativa solitudine - ogni paesino contribuiva un nuovo caminante; finalmente, anche numerosi mezzi di comunicazione hanno iniziato a seguire giorno per giorno la marcia con inviati speciali, servizi d'approfondimento, editoriali.

É cosí che i colombiani hanno imparato a conoscere questo "padre coraggio", le sue poche parole, la sua maglietta con lo slogan "no al rescate a sangre y fuego, si al intercambio humanitario", i suoi piedi sanguinolenti e piagati che in molte occasioni lo hanno costretto a rallentare il ritmo di avvicinamento alla sua meta: la Piazza di Bolivar.

Ieri pomeriggio, tra il Parlamento, il Palazzo Lievano, la Cattedrale ed il nuovo Palazzo di Giustizia, il Professore simbolo si é fatto strada tra decine di migliaia di supporter per salire sun un palco improvvisato e prendere la parola: "mi sento piccolo piccolo", ha esordito, ma poi le urla di "viva el intercambio humanitario" gli hanno dato animo ed ha parlato per piú di un'ora.

Nonostante i travisamenti di alcuni giornali e le squallide dichiarazioni del Ministro degli Esteri ex-sequestrato, il messaggio di Moncayo é chiaro: preme sul Governo e sulle FARC - ma soprattutto sul primo - perché giungano ad un accordo per la liberazione dei sequestrati e dei prigionieri. E dietro di lui ci sono milioni di persone che lo vedono come un simbolo, un eroe, una persona comune che ha trasformato il suo dramma in un evento democratico che rappresenta la possibilitá - anche per un semplice cittadino - di influenzare la vita del Paese: un concetto quasi rivoluzionario nella Colombia apatica ed indifferente degli ultimi anni.

In questo momento, le 9:55 del mattino, il Professor Moncayo s'incontra con la "comitiva Presidenziale": c'é Uribe, gli ex-sequestrati Francisco Santos, John Frank Pinchao e Fernando Araújo Perdomo, il ministro degli Interni e della Giustizia Carlos Holguin (che ha saputo parlar male della marcia di Moncayo definendola un ricorso alle "vie di fatto"), il Comandante della Polizia di Bogotá, alti prelati e via dicendo.

Si parleranno per una mezz'ora e non sappiamo cosa si diranno. Ma - tanto - il messaggio é giá arrivato, forte e chiaro.

mercoledì 1 agosto 2007

Planeta + El Tiempo

É confermato: il nuovo proprietario della Casa Editorial El Tiempo (CEET) é il Grupo Planeta. Smentendo le voci dei giorni scorsi, i neo-soci includono City T nell'accordo e giá si lanciano nella corsa per il terzo canale colombiano. Buona o cattiva notizia per l'informazione locale? Dipende da tante cose, una di esse il fan club del quale farebbe parte José Manuel Lara...

Alle 12:58 di oggi, 1° Agosto 2007, appare sulla home page di ElTiempo.com la notizia dell'accordo: il Grupo Planeta é il nuovo socio strategico della CEET. Dopo le anticipazioni di Poder, El Espectador e Semana sappiamo finalmente cos'abbiano accordato le due famiglie, i Santos da un lato ed i Lara dall'altro.

I Lara sono soci di maggioranza della CEET. É loro quindi il 55% dei quotidiani El Tiempo (unico distribuito su scala nazionale e leader di vendite), Portafolio (una specie di Financial Times criollo) ed Hoy (una specie di The Sun, scandalistico); e delle riviste Cambio (una bruttissima copia di Semana, assolutamente illegibile), Don Juan (rivolta al pubblico maschile edonista), Aló (giovanile), Enter (informatica e tecnologia) e Credencial - tutte con le rispettive pagine web, che rappresentano il primo gruppo online del paese.
Del canale locale bogotano City TV si portano a casa solo il 40%, perché questo é il tetto per la proprietá straniera che dispone la legge per i canali televisivi.

L'impatto di questa vendita sulla vita e sulla politica colombiana sará senz'altro grande. Per intuire la direzione di questo cambio vi trascrivo un episodio riportato sull'ultimo numero di Poder: Cartagena, Congresso della Lingua Spagnola, pochi mesi fa; il presidente del Grupo Planeta, José Manuel Lara Bosch, sale sull'aereo presidenziale colombiano e trova una poltrona con la scritta "Riservata al presidente del Grupo Planeta". Si rivolge allora ad Uribe e gli fa notare che c'é un errore. Uribe costernato domanda: "avremmo dovuto scrivere presidente di Antena 3??", al che Lara controbatte: "no, no, il titolo giusto é 'presidente del suo fan club'!".

martedì 31 luglio 2007

Bogotá tra le "15 piú verdi"

Secondo la rivista Grist, Bogotá é la dodicesima cittá piú verde del mondo. Se vi sorprende, continuate a leggere...

In una cittá conosciuta per la criminalitá e le baraccopoli" - dice la parte dell'articolo riferita alla capitale colombiana - "un sindaco ha condotto una crociata contro le automobili che ha contribuito a fare di Bogotá una delle cittá piú accessibili e sostenibili dell'emisfero occidentale. Enrique Peñalosa, sindaco dal 1998 al 2001, ha usato il periodo del suo incarico per creare un sistema di trasporto su gomma molto efficiente, ricostruire i marciapiedi per consentire ai pedoni di circolare in sicurezza , per costruire piú di 300 chilometri di piste ciclabili e per revitalizzare 1.200 spazi verdi".
L'articolo continua a narrare le gesta del sindaco, che "ha ridotto l'uso delle auto durante l'ora di punta, riducendo il traffico del 40 per cento, ed ha aumentato le tasse sulla benzina. La cittá ha anche avviato un "giorno senza auto" annuale ed ha l'obiettivo di eliminare del tutto l'uso dell'auto privata nelle ore di punta entro il 2015. Unthinkable!"

Occhio peró: le 15 cittá piú verdi, ci spiega Grist, "non sono i luoghi piú verdi del mondo in senso letterale - non sono necessariamente piene di verde, per dirne una, ed alcune devono ancora percorrere un lungo cammino verso la sostenibilitá".

Si tratta quindi di un riconoscimento del miglioramento di Bogotá (piú che del suo livello attuale) e - consentitemi la malizia - dell'abilitá nelle Pubbliche Relazioni del candidato Peñalosa...

Via radiotelefono

Conversazione captata oggi stesso dal sottoscritto in un taxi bogotano, via radiotelefono.

Tassista 1, alla radio (da chissá quale punto della cittá): "Se cayó un puente"
Mio tassista, ma non alla radio: (risate)
Tassista 2 (anche lui, chissá dove, alla radio): (risate)
...
Tassista 1: "¡Se cayó un puente!"
...
Tassista 2: "Será el puente de los dientes de tu mamá..."
...
Tassista 1: "Gonorrea..."
...
Centrale: "Q.A.P. con el lenguaje, señores, que los pasajeros están escuchando"
...
Sipario, tassametro e arrivederci.

lunedì 30 luglio 2007

Aguzzate la vista

Mentre il protagonista rimane silenzioso, due riviste mettono in prima pagina la vendita de El Tiempo al Grupo Planeta e dimostrano - ancora una volta - come sia "piatta" l'informazione in Colombia...

Semana titola "El Tiempo de Planeta".
Poder titola "¿El Tiempo de Planeta?".

Semana ha sullo sfondo una pagina de El Tiempo.
Poder ha sullo sfondo una pagina de El Tiempo.

Semana ha le foto di Luis Fernando Santos e di José Manuel Lara.
Poder ha la foto di José Manuel Lara.

Semana chiude il servizio interno con la frase: "Sólo el tiempo dirá cuál es el veredicto de la historia".
Poder chiude il servizio interno con la frase: "Son muchos los interrogantes que El Tiempo despejará".

sabato 28 luglio 2007

El Tiempo a Planeta

Secondo indiscrezioni di vari mezzi di comunicazione, il nuovo socio strategico de El Tiempo sarebbe la spagnola Planeta. Ecco alcuni dettagli trapelati (ma non ancora confermati: lo stesso El Tiempo si starebbe tenendo la "notizia" per l'edizione domenicale...):
- é passata di mano una quota tra il 51 d il 55% delle azioni;
- l'offerta é stata superiore a quella del Gruppo Prisa, altro contendente serio, da tutti dato per favorito per la rpesenza in Colombia (possiede Caracol Radio) e per i buoni rapporti coi Santos (sono soci nel Grupo Latino de Publicidad);
- l'offerta s'aggirerebbe attorno ai 185 milioni di dollari; i Santos avrebbero rifiutato 338 milioni per il 100% delle azioni;
- il canale locale di Bogotá, City TV, é escluso dall'accordo;
- Planeta avrebbe incluso nell'accordo una clausola di permanenza per Enrique e Rafael Santos (Direttori) e per Manuel Pombo (Editore Generale).

Domani le conferme.

I tassisti paralizzano Bogotá

Dall'alba al mezzogiorno di venerdí i tassisti hanno bloccato le principali vie di comunicazione della cittá. Scene da film: decine di migliaia di persone costrette a camminare per ore ed ore per raggiungere il centro. Sono bastate poche decine di taxi per provocare l'infarto della circolazione. La versione "ufficiale" é che si protestava per l'uccisione di un collega; ma la veritá, qual'é?

I lettori di Bogotalia conoscono la mia scarsa simpatia per i tassinari bogotani. Ieri é ulteriormente diminuita.
Secondo testimonianze di prima mano (rivelo la fonte: mio cognato) fin dalle tre di notte sono cominciati i blocchi: annunciato l'omicidio di Mario Orlando Velásquez per radiotelefono, alcuni hanno reagito mettendo le proprie auto di traverso ed impedendo il flusso del traffico nelle zone "di rumba", le uniche con un minimo di movimento a quell'ora. É toccato ad altri tassisti sciogliere questi primi nodi, facendo anche uso della forza. Ma il movimento "di protesta" s'é andato rinforzando con le ore, e di prima mattina le principali avenidas e le stazioni del TransMilenio si sono scegliate circondate d'auto gialle.

Chiariamo un punto: la morte di Velásquez é una tragedia, ed é giusto manifestare quando son giá otto le morti violente di colleghi nel 2007. Fare l'autista di servizio pubblico é un mestiere a rischio e la difesa della vita dei cittadini é un dovere dello Stato, al quale dev'essere richiamato se gli viene meno (lo stesso si puó dire di molte altre professioni, a partire dall'operaio e per finire al consigliere comunale o al giudice...).
Ció che mi pare inconcepibile é che la categoria inizi la sua protesta proprio dalla forma di lotta piú estrema: il blocco stradale. Potevano organizzare una marcia (a piedi) o una sfilata d'auto con bandierine bianche, o un blocco di dieci minuti, o uno di due ore (a metá giornata) o un'opera di sensibilizzazione consegnando volantini ai clienti... e invece no: senza preavviso alcuno (la cosa é iniziata alle 2 di notte) interrompono il proprio servizio pubblico, impediscono la circolazione della principale alternativa (il TransMilenio) e tanto per gradire bloccano anche le principali vie d'accesso alla cittá, tra cui l'Autospista Sur e l'Avenida Boyacá.

Giungo quindi al punto anzi, ai vari punti che vorrei sottolineare:
- la categoria dimostra di essere del tutto irresponsabile e di disconoscere il concetto di gradualitá della protesta;
- questa inciviltá fa male ai tassisti (che se lo meritano) ma - soprattutto - a tutte le altre categorie, perché contribuisce alla cattiva fama che hanno tutti i sindacati nel Paese;
- credo che dietro questa protesta ci siano temi politici e non la morte degli otto autisti;
- i tassisti bogotani sono 47,000 - tutti maggiorenni - con un bacino elettorale che include le famiglie e l'enorme indotto economico che ruota attorno a questa flotta;
- credo dunque che il vero messaggio sia rivolto ai candidati al Comune di Bogotá e possa essere riassunto cosí: "siamo tanti, siamo forti e non abbiamo scrupoli: vogliamo parlare delle nostre necessitá, per favore?".

Simpatici, no?.



PS: La foto é tratta dal Blog di Patton e si riferisce al blocco dell'Agosto 2001.

venerdì 27 luglio 2007

giovedì 26 luglio 2007

Chapeau

La Marina colombiana ha beccato sulle coste del Pacifico un sommergibile artigianale dedicato al contrabbando di cocaina. L'incredibile imbarcazione ha un'autonomia di 4 giorni di navigazione continua e pare far parte di un'importante "flotta commerciale" dedicata al narcotraffico.

Un equipaggio di quattro persone e fino a 4 tonnellate di carico. Il mostro di Lochness che compare nella foto qui a destra è la dimostrazione che esiste una fiorente e specializzata industria navale, dedicata all'export di droghe.

Il resto su Semana.

?

Kenworth. International. Hafei. Changan. Chery. Hino. Saic Wuling. Must Be.

Sono alcuni dei 29 marchi d'automobili che nei primi mesi del 2007, in Colombia, hanno venduto piú auto di Fiat.
L'onda lunga dei successi torinesi in Europa dovrá galoppare molto prima di arrivare da queste parti...

Per i fanatici delle statistiche, la casa italiana ha venduto 279 auto tra gennaio e giugno del 2007. Il modello piú venduto la Fiorino (91 esemplari), seguito dalla Palio (75) e dalla Strada Adventure (56 unitá). La piccola monovolume Idea si ferma a quota 26.

La fonte di queste informazioni é la rivista Motor, edizione del 25 Luglio 2007.

mercoledì 25 luglio 2007

Dalla nostra inviata speciale

Riceviamo da Karla - e volentieri pubblichiamo - un resoconto della manifestazione di ieri a Milano. Buona lettura.

"E’ stato tutto molto sentito e forte e allegro nonostante tutto, il solito miscuglio di inno alla vita e partecipazione alla tragedia che è tipico dei colombiani. Ed è stato grottesco e comico per la partecipazione di alcuni italiani che erano così ridicoli e inadeguati che sembravano presi da un film comico.
C’erano diverse centinaia di colombiani vestiti di bianco, tutti carini e vitali e gentili e commossi e un gruppetto sparuto di italiani stile "cazzo compagni” che erano invece tutti tristi e seri e compenetratissimi come sono i milanesi di solito, compagni o meno. Tra i colombiani c’era di tutto, gente molto ben vestita e signore proprio umili. Io mi sono fermata a parlare con alcune di queste, ma mi sono dimenticata di dire che sono italiana e così mi hanno scambiato per cartagenera, ma questo è un dettaglio.
Bene, prima di tutto è passata una tipa sui cinquanta cinquantacinque, con i capelli ricci e molto figlia dei fiori attempata con la faccia acidissima e ha consegnato ai colombiani dei fogli, i colombiani leggevano i fogli e scuotevano la testa. Il foglio diceva. “Basta alle menzogne di Uribe”, e questa era la cosa più leggera. Una di fianco a me si è arrabbiata. Mi ha detto: “Ma questa chi diavolo è? C’è mai stata in Colombia?”. Mi ha chiesto la traduzione di alcuni passaggi e alla fine le ho detto. “Non importa, non leggo più”, perché si stava arrabbiando sul serio. Aveva capelli rossi tinti e una bella faccia india, calzoni di lycra rossi e infradito. Ha detto: “Uribe è abbastansa un buon presidente. “Esta cumpliendo”. Era di Cali e anche le sue vicine dicevano: “Sono strani alcuni italiani. Non è per nulla come dicono”.

Più tardi la gente si è tutta raccolta intorno al posto in cui parlavano il console la Moratti e Formigoni. Due di quelli compenetrati si sono messi in mezzo con uno striscione che diceva si allo scambio umanitario, ecc. Uno aveva i capelli lunghi e un paio di calzoni a mezz’asta. Stavano muti e serissimi, i colombiani hanno accesto le candele e sventolavano le bandierine. Hanno applaudito la Moratti e Formigoni e io ti confesso che lì non mi sono unita. Hanno urlato “Viva Colombia”, sventolando le bandierine, e appena è calato il silenzio i due dello striscione hanno cominciato a gridare: “Colombia si, Uribe no”, ma erano incerti, stentati. Non se l’aspettavano proprio di trovarsi cosìisolati e che quelli fossero uribisti o comunque non così antiuribisti come loro, hanno sottovalutato il nazionalismo e il senso di popolo dei colombiani, e di chiunque viva lontano dal suo Paese. La gente li ha fischiati, qualcuno li ha insultati. Un nero gigantesco dietro di me era imbufalito. Più che arrabbiati sembravano offesi. Come dire: “Che ci fate qui, che volete, siete qui a rovinare una cosa che è nostra, questi sono i nostri sequestrati e i nostri morti”. E dava proprio quell’idea, che quelli si stessero intromettendo in una cosa che non gli apparteneva, che non conoscevano, di cui non sapevano niente.
Ad ogni modo hanno smesso, quando me ne sono andata erano ancora lì con lo striscione e la classica espressione di “Sono in missione per conto di Dio”, stampata sulle facce immote. Una signora dietro di me si è messa a ridacchiare, ma era seccata. Questo è quanto.
Karla"

Narcotraffico = Guerra

Questo è il risultato del primo sondaggio di Bogotalia, che è apparso per una settimana sulla colonna di destra.

I 26 lettori che hanno votato in questi sette giorni si sono trovati di fronte ad una frase da completare ("La guerra in colombia finirà...") ed a cinque possibili finali:
1) ... entro il 2010 ........................................ 4 voti - 15%
2) ... tra il 2010 ed il 2020 ........................... 2 voti - 7%
3) ... dopo il 2020 ........................................ 1 voto - 3%
4) ... solo quando finirà il narcotraffico ...... 18 voti - 69%
5) ... solo con un intervento straniero ............ 1 voto - 3%

Il 70% dei voti andati all'alternativa 4 - solo quando finirà il narcotraffico - sono significativi, pur considerando il limitato numero di voti espressi.
La guerra in Colombia - questa è la mia interpretazione - è un problema internazionale (come lo è la droga) e non esclusivamente locale. Anche la sua soluzione quindi dovrebbe vedere coinvolti, quanto meno, i maggiori paesi consumatori di cocaina - U.S.A. ed Unione Europea.

Segnalo anche il 15% che vede il conflitto terminato entro i prossimi tre anni, ovvero prima della fine del secondo mandato di Uribe. Speriamo abbiano ragione loro.

Il prossimo sondaggio: chi votereste come Presidente della Colombia se le elezioni fossero tra una settimana?

lunedì 23 luglio 2007

Mercoledì in piazza a Milano ed a Roma

L'Ambasciata di Colombia in Italia organizza due manifestazioni - in contemporanea a Milano in Piazza Scala ed a Roma in Piazza di Spagna - contro il sequestro e per la libertà dei 3,000 sequestrati ancora in cattività in Colombia.

"Indossa qualcosa di bianco ed accendi una luce contro il buio dei sequestri". Così si chiude lo spot di convocazione trasmesso in questi giorni dalle reti Mediaset.


Sull'onda della manifestazione del 5 Luglio, quando in piazza sono scesi in milioni, l'Ambasciata cerca di smuovere anche un po' di italiani - oltre alla comunità colombiana. "Chiediamo la loro liberazione, ostaggi famosi e sconosciuti" dice lo spot - l'obiettivo è nobile, e speriamo la gente risponda.


Certo, quando il Paese viene presentato come "fatto di turismo, moda, investimenti e commercio" puzza di "Colombia es Pasión" a miglia di distanza e quasi si passa la sottile e nefanda linea dell'opportunismo; dà fastidio anche che il sequestro si presenti come un "angolo buio del passato" quando fa drammaticamente parte del presente. Ma va anche ammesso che uno spot di 30" non è il supporto più adatto per una lezione di storia contemporanea...


L'appuntamento è per dopodomani, Mercoledì 25 Luglio, a Roma ed a Milano.

giovedì 19 luglio 2007

Perché non c'è società civile in Colombia

É triste, ma chi investe le proprie energie nella difesa dei propri diritti "dal basso" rischia di essere ammazzato.

Ieri è successo a Suba, uno dei "municipi" di Bogotá: Alberto Gutiérrez è stato ucciso perchè si batteva per la chiusura dei bordelli e motel abusivi della località. Non si conoscono molti dettagli (El Tiempo dedica alla notizia solo 9 righe), ma pare che alcuni sicari siano entrati a casa sua e l'abbiano freddato. Aveva 55 anni; lascia moglie, due figli ed una comunità spaventata e docile.

Chi lotterà di nuovo per il rispetto della legge, a Suba? Lo fareste, voi?

mercoledì 18 luglio 2007

Oggi in Colombia

Ancora una breve rassegna stampa dalle edizioni online dei media colombiani.

Sarkozy trova il colombiano giusto
È Juan Mauricio Soler, fresco vincitore della nona tappa del Tour de France. Il caso vuole che proprio in questa occasione il presidente francese abbia scelto di accompagnare il Tour dalla vettura della direzione corse ed abbia quindi accompagnata il colombiano durante tutta la sua fuga in solitaria.
Anche Uribe ha telefonato in Francia (ma per parlare solo con Soler).
Da sottolineare il ruolo di Alberto Volpi, direttore sportivo di Barloworld, autore della strategia che ha portato Soler alla vittoria.

Da non credersi
A dir poco raccapricciante il titolo che appare sulla home page de El Colombiano: "La gente preferisce il lusso agli alimenti". Di fronte al forte aumento delle vendite di computer, automobili e motociclette ed al minor ritmo di crescita degli alimenti, l'editore attribuisce il fenomeno ad un bizzarro ordine di priorità della gente, invece di pensare ad un paese iniquo e polarizzato tra un'elite ricca ed una massa poverissima. L'articolo è un po' meno superficiale, ma comunque evita di toccare temi come - ad esempio - l'esenzione IVA ai portatili, la riduzione dell'aliquota sulle auto di lusso e l'introduzione della stessa imposta sugli alimenti della cosiddetta "canasta básica"...
Della stampa si dice che sia il "quarto potere", ma questo film in Colombia non è ancora arrivato.

Fuori dal coro
Sempre da El Colombiano, una buona notizia: finalmente un "columnista" che non si associa al coro di elogi a López Michelsen, ex presidente colombiano deceduto da pochi giorni. È Diego Fernando Gómez Sánchez, che nel suo pezzo sottolinea come Michelsen abbia contribuito al peggioramento di quattro fenomeni che hanno impedito alla Colombia di superare l'attuale fase di barbarie e sottosviluppo: i monopoli economici, il narcotraffico, la scarsa trasparenza della democrazia e l'azione della società contro la violenza. Sono accuse pesanti che meritano approfondimento e che giustificano il titolo "López se jodiò a Colombia".

Ce n'è per tutti
Don Berna, comandante dei paramilitari delle AUC, ha chiamato in causa anche la Chiesa Cattolica. Durante la sua "confessione" di ieri ha fatto menzione di un fantomatico "Gruppo dei Sei" che avrebbe riunito importanti personalità attorno al compito di fornire consiglio ai paramilitari. Tra questi ci sarebbe stato Isaías Duarte Cancino, arcivescovo di Cali fino alla sua morte (violenta) nel 2001.
Chi siano gli altri cinque non è dato sapere, anche perché probabilmente sono ancora in vita...

Chiudo segnalando la discussione che si sta svolgendo su Bogotalia nell'area commenti del post "Due Sinistre?", riguardo ad un'intervista di Garry Leech a Gustavo Petro del PDA ed a Raúl Reyes delle FARC.

martedì 17 luglio 2007

Due sinistre?

Vi segnalo un articolo di Garry Leech, "Due prospettive dalla Sinistra Colombiana", apparso sul sito del NACLA (North American Congress on Latin America).

Leech fa le stesse domande a Gustavo Petro, senatore del PDA, ed a Raúl Reyes, membro del Secretariado e numero due delle FARC.

La doppia intervista lascia un sapore amaro in bocca. In primo luogo, perché l'accostamento con la "sinistra armata" contamina la "sinistra elettorale", esponendola - nonostante la luciditá di Petro - alle accuse del Governo ed al sospetto degli elettori; poi perché alcune risposte di Reyes sono cosí slegate dalle domande da far sospettare un errore di "copia e incolla"; ma soprattutto perché manca una domanda sul caso degli 11 deputati del Valle uccisi poche settimane fa, il che fa sospettare che certi argomenti "tabú" siano stati mantenuti al margine dell'intervista...

Ringrazio il blog Latin America News Review per la segnalazione.

lunedì 16 luglio 2007

Bogotalia su "La Voce d'Italia"

La Voce d'Italia riprende il mio amareggiato commento sull'episodio della "W" pubica milanese.

Io lo sapevo che bastava parlare di certe cose per finire in prima pagina... :-)

Da El Tiempo di oggi

Apriamo la settimana con una mini-rassegna stampa da El Tiempo, che oggi tocca vari temi cari a Bogotalia e, almeno così spero, ai suoi lettori.

L'editoriale è dedicato alle privatizzazioni che - finalmente - vengono chiamate col loro nome e non "affari", "alienazioni" o "democratizzazioni" (anche se nel titolo si parla di "vendite", purtroppo). Il contenuto potremmo riassumerlo così: privatizzare è giusto se lo Stato usa bene i soldi che gli danno. L'unica funzione di un articolo così è far pensare che la posizione del giornale (e dei suoi soci, tra i quali il vicepresidente ed i ministri della Difesa e dell'Ambiente) sia equilibrata e non ideologica.

Una breve e vergognosa nota rende conto dell'omicidio di Darío Torres, della Comunità di Pace di San José di Apartadó. Che sia breve passi: il giornale non si distingue per la profondità del suo giornalismo. Ma che a questo omicidio siano dedicate le ultime righe di un articolo occupato da una bomba in un bordello è veramente scandaloso - e fornisce la prova di come sia superficiale e distratta la copertura dei fatti di questa comunità, che si direbbe più popolare in Europa che qui... E poi il titolo: "Due crimini turbano la tranquillità di Apartadó", veramente da Pulitzer.

Per concludere, un sondaggio sulle prossime elezioni per l'alcalde (sindaco) di Bogotá. EnriquePeñalosa, sindaco storico del Transmilenio ed appoggiato dai liberali e dagli uribisti di Cambio Radical, e Samuel Moreno, vincitore pochi giorni fa delle "primarie" del Polo Democratico Alternativo, sono separati dall'errore statistico attorno al 40% delle intenzioni di voto.

domenica 15 luglio 2007

Populismo o Sinistra?

Un articolo apparso sull'Harvard International Review analizza l'"onda rosa" latinoamericana. I toni sono positivi e l'analisi equilibrata, ma... populismo e sinistra sono davvero sinonimi?

Fin dal 1975 Larry Birns è direttore del Council on Hemispheric Affairs, un think tank che incoraggia il governo U.S.A. alla formulazione di politiche costruttive e razionali verso l'America Latina.

Sul numero di Giugno dell'Harward International Review pubblica, in collaborazione con Nicholas Birns, un articolo dal titolo "Echi emisferici - Il riverbero del populismo latinoamericano" il cui messaggio potrebbe essere riassunto così: "Cari lettori americani, guardate che Chavez, Morales & co. sono stati eletti democraticamente, stanno mettendo in pratica politiche credibili, non dipendono da alcuna potenza straniera (Chavez, soprattutto) e traggono forza dal fallimento continentale del Consenso di Washington negli anni '90".

Nulla da eccepire: riconoscere questi fatti aiuterà i policy makers americani a rivolgersi a sud con più rispetto, guardando al Brasile o al Venezuela come grandi paesi e non come "repubbliche di bananas" da ricondurre all'ovile.

Non sono d'accordo però con l'identità populismo = regime di sinistra che Birns adotta nella sua esposizione. A me pare invece che il populismo sia un modo di governare adottabile da ambo le parti, come dimostra il super-populista Uribe.

L'uso di questo termine continuerà a far discutere...

Facciamoci riconoscere

"Ho esposto le mie opere in tutto il mondo ed è la prima volta che capita una cosa del genere", dice il pittore e scultore colombiano Fernando Botero.
"Viva la fica", gli risponderebbe probabilmente l'autore della "W" disegnata a spray sul pube di una delle sue statue (foto a destra).

Il livello del dialogo (e del Paese) è questo, e me ne scuso coi lettori.

venerdì 13 luglio 2007

Cronaca di un fallimento

Che siano due o quattro milioni, il dramma degli sfollati interni e la vergogna del silenzio che circonda il tema sono uno dei grandi fallimenti dello Stato Colombiano.

*** Questo post fa parte di una serie sul "Failed States Index" del 2007. Qui i post precedenti: , , , ***

Prima di tutto, facciamoci un'idea delle proporzioni. Solo negli ultimi 5 anni - secondo i dati del CODHES - quasi un milione e mezzo di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e le proprie terre, per rifugiarsi in un barrio de invasión di un capoluogo o in qualche paesino vicino (dal quale fuggire nuovamente poco dopo).

Un milione e mezzo è la popolazione delle Marche.

(Una pausa è d'obbligo per ponderare l'effetto che avrebbe lo svuotamento di un'intera regione ed il corrispodente afflusso verso le grandi città: uno scenario da apocalisse. Se prendessimo in considerazione le cifre ufficiali il totale sarebbe di 1.120.000, pressappoco pari agli abitanti del Friuli - Venezia Giulia).

Se prendiamo in considerazione l'ultima dozzina d'anni, la cifra sale a circa tre milioni (una bazzecola: alle Marche aggiungiamo il Trentino e l'Umbria). Un fallimento di proporzioni epiche, sia per il Governo Uribe che per lo Stato colombiano, che si meritano il votaccio ricevuto nell'ambito del Failed States Index del 2007 alla voce "Massive Movement of Refugees or Internally Displaced Persons creating Complex Humanitarian Emergencies": 9,5 dove il 10 rappresenta la tragedia totale (quella del Sudan, ad esempio, che con più di 5 milioni di IDP si è meritato 9,8).

Il 37% degli sfollati colombiani ha assistito alla morte violenta di un parente; tra le donne, una su tre è stata violentata; nei luoghi in cui arrivano non hanno salute, lavoro, casa, ed un bambino su tre non va a scuola. Ma la loro tragedia più grande è un'altra: sono invisibili.

Di loro non si parla: nei TG e nei giornali radio compaiono di rado, episodicamente, come "nota di colore" e mai come problema profondo ed urgente. Sui giornali non si va oltre un rituale stracciamento di vesti di tanto in tanto. E nella vita reale, la "bolla" dei desplazados è così lontana da quella dell'elite che i due mondi s'incrociano solo ai semafori dei quartieri bene della città.

Se i profughi colombiani finissero in campi, la questione sarebbe diversa. Se la Colombia potesse "fornire" al circuito dei media internazionli immagini come questa, qui a sinistra, la cosa sarebbe diversa: assisteremmo ad un risveglio delle coscienze dell'opinione pubblica e ad un concerto di pressioni ed interventi internazionali. Invece - purtroppo? - gli sfollati interni colombiani finiscono nelle periferie delle metropoli o in paesini sperduti nelle Ande o nel Chocó, dove i giornalisti vengono mandati solo se il massacro di turno supera le 50 persone.


Alcuni collegamenti:
- ACNUR/UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati) in Colombia;- Il rapporto della VicePresidenza sul desplazamiento;
- La pagina dell'IDMC (Internal Displacement Monitoring Center) dedicata alla Colombia;
- Refugees International.

Correte in edicola...

... voi che potete.

Mi riferisco ai lettori italiani di questo blog, perché lì possono trovare l'ultimo numero di Diario con un'inchiesta ("vecchio stile", dicono, lasciando intendere che esiste un "nuovo stile" che non dev'essere granché) su Ingrid Betancourt.

L'ex candidata presidenziale, da più di cinque anni sequestrata dalle FARC ed oggi chissà dove nella giungla colombiana, finisce in copertina come "il più bell'ostaggio del mondo" e con la grande aspettativa che una volta libera "potrebbe cambiare un po' il mondo".

Il sequestro è un dramma immondo, e più se ne parla meglio è. Se avete occasione di leggere quest'articolo, mi farebbe piacere ricevere commenti su Bogotalia.

giovedì 12 luglio 2007

Muore Lopez Michelsen

È stato presidente dal 1974 al 1978 e tutti i giornali (pardón, tutti i media, ché qui c'è un giornale solo) lo ricordano come uno dei più grandi statisti del secolo. "Muore l'ultimo dei grandi politici", dicono in tanti. Io confesso la mia ignoranza sul personaggio, e se voi voleste uscire dalla vostra vi consiglio la succinta biografia di Wikipedia o Semana col suo speciale.

La splendida foto qui a destra è di Colprensa - AP e compare nella home page de El Colombiano.

Oggi su RCN l'ex premier spagnolo Felipe Gonzalez diceva che gli ex-presidenti sono come vasi cinesi troppo grandi in un monolocale: sono belli ed importanti ma danno fastidio, e si finisce per sperare che qualcuno li faccia finire in mille pezzi per poi disperarsi e finalmente godersi lo spazio libero.

Scacco alla geografia

Nino di Giannantonio si è laureato campione nella categoria under 10 nell'ambito del 18º Festival Panamericano di Scacchi della Gioventù, con sede a Medellín.

Il giovanissimo italiano è una promessa degli scacchi. E se lo vedete comparire in classifica come argentino, non stupite: sono cose che capitano (a milioni), da queste parti...

mercoledì 11 luglio 2007

In prima pagina sul Corriere online

La Colombia nella home page di Corriere.it: straordinario!

Non si tratta di un'analisi della situazione politica regionale, né di un pezzo sulla guerra civile o sulle FARC. Il richiamo (con tanto di punto esclamativo, vedi screen shot qui a destra) è alle sfilate di Colombiamoda, a Medellin.

Va bene così: sempre meglio "tette e culi" che "omicidi e droga". Per saperne di più su Colombiamoda e su Medellín, questo articolo di Gabriella Saba dell'anno scorso.

E bravi

El Tiempo dedica uno dei suoi editoriali di oggi al tema della puntualità. Si dice d'accordo - naturalmente - con l'iniziativa del consigliere comunale di Bogotá che vuole sopprimere l'"ora colombiana" per sostituirla con quella espressa dalle due tradizionali lancette.

A noi interessa che - a fine articolo - gli italiani vengono citati come esempio di popolo che ha superato la propria ritardo-dipendenza: e bravi!

martedì 10 luglio 2007

Informazione Raffinata

Vedere sull'unico quotidiano colombiano una notizia così e sapere per certo che la passerà liscia mi riempie di tristezza e di pessimismo per le sorti di questo paese, dove le medaglie non hanno rovescio.


Ecopetrol vuole costruire una raffineria in CentroAmerica nell'ambito del Piano Puebla-Panama (del quale fa parte anche la Colombia, nonostante non sia compresa tra i due estremi...). Si presenta quindi ad una gara con altre tre aziende; se dovesse vincere, l'investimento sarà di circa 7 miliardi di dollari.
Sta di fatto che la stessa Ecopetrol ha venduto poco meno di una hanno fa il 51% della sua raffineria di Cartagena agli svizzeri di Glencore perché - secondo i portavoce della compagnia e del Governo - non aveva soldi per modernizzarla. Per il controllo di questo impianto Glencore ha pagato poco più di 600 milioni di dollari (con la promessa di investirne circa 700).
Ma come? Un anno fa priovatizzava un "gioiello della corona" perché non aveva 1,300 milioni di dollari ed ora è disposta a spenderne quattro volte di più???
Di fronte a questo apparente assurdo, persino il giornalista (non identificato) de El Tiempo si pone la domanda da 1 milione di dollari (o da un miliardo): perché svendere Cartagena se i soldi ci sono?
La risposta è commovente per la sua enormità: perchè oggi Ecopetrol può contare sui denari che entreranno per la sua stessa privatizzazione, che inizia in Agosto 2007.
Possibile che il giornalista (ed il suo editore) non sappiano che la "svendita" di Cartagena avvenne dopo che il Governo annunciò la privatizzazione di Ecopetrol, nel Luglio del 2006? Possibile che gli sfugga che Ecopetrol ha avuto un utile netto di 3 mila miliardi di pesos nel 2006, pari a circa 1 miliardo e mezzo di dollari, e che quindi gli bastava investire l'utile di sei mesi per modernizzare Cartagena senza rimetterci metà della proprietà??? Possibile che non sentano l'imperativo professionale di suggerire (almeno) che ci sia altro dietro queste decisioni apparentemente illogiche????
Macché. Qui il problema non é la "cattiva informazione", siamo già in piena dis-informazione.