mercoledì 17 gennaio 2007

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Trecentotrentasei sono gli omicidi confessati da Salvatore Mancuso durante la sua seconda (e ben più corposa) dichiarazione di fronte alla giustizia colombiana.
Nella maggior parte di casi, l'italo-colombiano è autore intellettuale, ovvero la persona che dà l'"haganle", l'ordine di procedere. Ad alcune azioni ha invece partecipato di persona.

Di fronte a certi numeri, anche solo procedere con le indagini diventa complesso - e Mancuso era certo un pezzo grosso ma ce ne sono decine appena poco meno "importanti" di lui. A mo' di aperitivo, queste sono le 23 stragi (le sole stragi) delle quali ha assunto responsabilità:
- El Bicho (Córdoba)
- Revueltos (Córdoba)
- Cerro de las Mujeres (Córdoba)
- San José de Morrocoy (Córdoba)
- La Rula (Urabá)
- Las Changas (Urabá)
- El Martillo (Sucre)
- Ovejas ( Sucre)
- La Bonga (Sucre)
- Pivijay (Cesar)
- Magdalena (Cesar)
- Medialuna (Cesar)
- Rioseco (Valledupar)
- Los Fundadores (Valledupar)
- El Salado (Bolívar)
- Macayepo (Bolívar)
- Maríalabaja (Bolívar)
- San Jacinto (Bolívar)
- Chigorodó (Antioquia)
- Dabeiba (Antioquia)
- El Aro (Antioquia)
- Chivolo (Magdalena)
- La Gabarra (Norte de Santander).

Quanto ai rapporti coi militari, Mancuso afferma che per ottenere la collaborazione delle forse dell'ordine versava loro 400,000 dollari al mese. Soldi ben spesi, se é vero - come racconta - che un Colonnello della Polizia (in busta paga) lo ha liberato quando sprovveduti agenti (evidentemente non in busta paga) lo avevano arrestato nella Guajira.

Speriamo che le dichiarazioni di Mancuso segnino l'inizio del chiarimento della verità in questo "processo di pace" con le Autodefensas. Per approfondire, vi segnalo questo articolo de El Heraldo di Barranquilla.

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