sabato 20 gennaio 2007

Holocausto en el silencio - Recensione

L'intento delle autrici di questo "Holocausto..." è lodevole (che si continui a parlare del tema), scarsina però l'esecuzione: buone solo le interviste, il resto è solo per maniaci della bibliografia.

Novembre 1985, più di vent'anni fa. L'M-19 dà l'assalto al Palazzo di Giustizia, in pieno centro di Bogotà. L'esercito risponde coi carri armati e - dopo due giorni d'assedio - riconsegna alle "istituzioni democratiche" il Palazzo, un centinaio di morti (tra i quali mezza Corte Costituzionale) ed 11 desaparecidos.

Il libro di Adriana Echeverry ed Ana María Hanssen dedicato a questo episodio è diviso in tre parti: la prima contiene una ricostruzione degli eventi, non è troppo ben scritta e risulta addirittura noiosa - fatto incredibile, se si considera l'eccezionalità degli eventi (molto più appasionante e coinvolgente Noche de Lobos di Ramón Jimeno, che vi consiglio per avvicinarvi al tema).
Segue un resoconto di tutti i processi amministrativi, penali e militari relativi alla "toma": purtroppo il trattamento dato alle (molte) informazioni è sciatto e superficiale, risultando poco interessante per il lettore e poco utile per il ricercatore. I "vent'anni in cerca della verità" citati nel sottotitolo non sono ben rappresentati da questa carrellata troppo veloce.
La terza parte riscatta parzialmente il libro: dodici testimonianze di militari, superstiti, parenti delle vittime, ex guerriglieri dell'M-19; cento pagine che indignano e commuovono; solo alcune pennellate che restituiscono la tragicità di quei momenti e rendono ancor più inspiegabile il silenzio e l'amnesia della società civile e dei media su quei fatti.

Mi ha colpito l'intervista a Enrique Rodríguez, padre di uno dei desaparecidos. Suo figlio, Carlos Augusto Rodriguez Vera, era amministratore della mensa interna del Palazzo di Giustizia; a quanto pare, appena iniziato l'assedio fu portato dai militari alla Casa del Florero, ad un isolato dal Palazzo, e da lì alla Scuola di Cavalleria. Nel sospetto che si trattasse di un guerrigliero, l'ordine era di "lavorarselo" e di informare ogni due ore.
Nel silenzio e nella totale mancanza d'informazioni, la famiglia di Carlos Rodriguez non lascia nulla d'intentato: si rivolge a tutti gli organi dello Stato, conduce indagini private, denuncia a destra e a manca, rischia la vita e smuove tutte le amicizie possibili per sapere se aveva ancora senso cercare o - almeno - che fine avesse fatto il corpo del figlio. Nulla; solo qualche militare impietosito che fa filtrare spezzoni di verità, coi quali Enrique ricostruisce gli ultimi giorni di vita del figlio. "La mia famiglia" - dice, già ottantenne e senza speranze - "mi ha chiesto di non parlare perchè teme per la mia vita. Ma io" - conclude - "ho sempre detto le cose come sono, e se mi uccidono mi fanno un favore".

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Holocausto en el silencio
Veinte años en busca de la verdad
di Adriana Echeverry e Ana María Hanssen
Editore Planeta Colombiana S. A.
Prima edizione: Ottobre 2005
242 pagine

2 commenti:

Ana María Hanssen ha detto...

Hola, ví la reseña que escribieron sobre el libro que escribí con Adriana Echeverry. todas las críticas son bienvenidas, sin embargo, me parece que no se leyó con detenimiento, porque creo que el libro es todo, menos superficial. El tratamiento de la información s hizo muy a fondo, y son datos que antes nadie publicó. No es una novela, es un libro de investigación periodística.
gracias!

doppiafila ha detto...

Hola Ana María, gracias por tu comentario. En primer lugar, te pido que consideres que este post refleja sólo mi opinión, con todas las limitaciones del caso. Es evidente por la recensión que escribí que el libro de ustedes no me gustó; por otra parte, me parece excelente (y mucho más importante que hayan dedicado su tiempo a investigar y escribir sobre el tema). En este sentido, me alegro de haberlo comprado y leído, pues me interesa el tema y respeto su intención.
La parte que me pareció superficial es la de los procesos: no me pareció profunda lo suficiente para un investigador, ni entretenida lo suficiente para un lector "del común". Entiendo que no se trate de una novela, pero creo que la investigación preiodística también tiene requisitos de "legibilidad" (placer en la lectura) que - a mi gusto - no encontrè en su livro.
Al contrario, me parecioó excelente la parte de las entrevistas, y vuelvo a aconsejarla a quien quiera acercarse al tema.
De hecho, Ana María, pensando en tu comentario y en el livro lleguè a una conclusiòn. Hay una razòn particular por la cual quedé mal impresionado. Es la primera parte, la de la reconstrucciòn de los hechos: poco pathos, poca tensión, poco estilo. Sé que las crìticas son bienvenidas, y espero que esta en particular no sea - como suele pasar - un poco fastidiosa tambien. Si quieres seguir conversando en privado, por favor escribeme a ore.bil @ libero.it. Saludos, Doppiafila