venerdì 5 gennaio 2007

Sostiene Pecaut - II

"In Colombia ha messo radici [...] la convinzione collettiva di una storia condannata alla ripetizione eterna. Le guerre civili del Diciannovesimo secolo si evocano come se tuttora dominassero gli eventi del secolo XX, ed in particolare la trama ad essi soggiacente - che si troverebbe nella Violenza. Esiste certamente il ricordo di una rottura, quella del 9 Aprile. Ma questa simbolizza precisamente l'impossibilità di muovere verso il reincontro tra Popolo e Nazione. Gli intellettuali colombiani non hanno avuto neppure l'opportunità, come gli intellettuali peruviani degli anni Trenta, di disegnare i contorni di una nazione futura creando miti fondatori sulla base dell'esaltazione di un passato preispanico o del mantenimento delle comunità indigene: i Chibchas non sono gli Inca e le poche comunità indigene più o meno preservate erano percepite più come isole arcaiche in una società meticcia. È stato necessario l'intervento di Gabriel García Márquez per proporre il grande mito della storia colombiana: l'esplosione nello spazio, l'immobilità nel tempo, la condanna alla ripetizione."

Dall'introduzione di "Crónica de cuatro décadas de política colombiana", di Daniel Pécaut, Grupo Editorial Norma, 2006 - pag. 26.

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