domenica 25 febbraio 2007

Fiumi di sangue

El Colombiano ha iniziato questo fine settimana la pubblicazione di una serie di articoli sul ruolo dei fiumi nella vicenda - non interrotta - dei "desaparecidos" colombiani.

Il primo pezzo, di Catalina Montoya Piedrahíta, è un buon esempio di come si possa (debba) parlare del passato recente del paese: senza esagerare i toni, senza quei giudizi (e quei nomi) che ti possono costare la vita, ma dicendo sostanzialmente le cose come stanno.

Colpisce la storia delle pertiche: i comuni riveraschi si sono muniti di lunghe canne (fino a quattro metri) che vengono utilizzate ogni qualvolta un cadavere s'avvicina alla riva. Per evitare che s'incagli in territorio municipale - con l'apertura delle conseguenti indagini e pratiche burocratiche - solerti impiegati lo sospingono oltre, fino ai confini del prossimo comune (a sua volta ben dotato di pertiche scansamorto). Finisce che il cadavere diventa irriconoscibile e che si perde la possibilità di ricostruirne il decesso.

L'"Instituto Nacional de Medicina Legal" ha realizzato uno studio sul fiume Cauca, tra la zona industriale di Cali e l'occidente del dipartimento di Caldas: tra il 1990 y 1998 sono state 547 le autopsie a vittime d'omicidio recuperate dal fiume. Molte tagliate, sviscerate, riempite di pietre e ricucite alla meno peggio. La maggior parte, vittime dei paramilitari (o "autodefensas", come li chiamano i fan del politically correct ad ogni costo).

Buona lettura.

2 commenti:

o-lu ha detto...

Los "rios de sangre", una vieja practica social rural colombiana. Desde la guerra de los mil dias y seguramente antes, pasando por Gaitan, que los presagio a su muerte, luego los pajaros y el celebre poema que los conjura. Colombia es pasion.

die ha detto...

... y por ser tan pasional es tan pueril al mismo tiempo.