martedì 20 febbraio 2007

María Consuelo Araújo, arrivederci

Nonostante i suoi sei mesi da Ministro degli Esteri siano da dimenticare, il papà sia accusato di sequestro estorsivo ed il fratello senatore sia in carcere per il "paragate", non è difficile prevedere che "la Conchi" continuerà ad essere protagonista di una brillante carriera politica.

Il semestre da Ministra già era cominciato male: quando aveva già pronte le valigie per Città del Messico, riceve una telefonata da Uribe che le chiede - usando la parola "patria" almeno 40 volte, probabilmente - di restare a Bogotà: la reazione avversa alla nomina dell'ex-Presidente Samper come Ambasciatore a Parigi costringe il Presidente ad un "domino power" di movimenti diplomatici, che strappa la nostra al training messicano e la catapulta agli affari esteri. Era il 7 di Agosto del 2006, giorno dell'insediamento del secondo Governo Uribe.

La Araújo faceva già parte dell'esecutivo, come Ministro della Cultura. Prima, era stata direttrice del Giardino Botanico di Bogotà (con Peñalosa) ed assessore allo sport (con Mockus). Una carriera amministrativa non male, per una donna così giovane, ma che non spiega la sua scelta come ministro quanto altre tre considerazioni: l'appartenenza alla famiglia politica per eccellenza del Cesar, un'immagine di persona brillante e lavoratrice (oltre che piacevole) ed il "marchio di qualità" così caro ad Uribe che gli conferiva il sequestro ed omicidio della zia - anch'essa ex Ministro della Cultura - da parte delle FARC.

Dei sei mesi scorsi, spesi immagino nel tentativo di ambientarsi e di essere all'altezza della nuova responsabilità, ricordo solo alcuni flash: il valzer con Chavez durante la sua prima trasferta (nella foto a sinistra), lo scavalcamento subito da parte di tutti i ministri maschi durante la crisi del glisofato con l'Ecuador, il viaggio in Europa di Gennaio e la difficoltà di convincere (e convincersi) che la politica estera la facesse lei e non il Presidente, fatto ancora più evidente quando si trattava delle relazioni con gli USA relative al Trattato di Libero Commercio o al "Plan Colombia" - tutti temi gestiti sopra la sua testa.
Ma il peggio è stato senz'altro il coinvolgimento della sua famiglia nello scandalo della "parapolitica": col fratello Álvaro ed il padre accusati di rapimento a scopo d'estorsione, il cugino ex-Governatore eletto coi voti di "Jorge 40" e l'altro fratello sotto indagine negli Stati Uniti si faceva complicato il compito di fare da "faccia pulita" del governo all'estero (senza neppure menzionare il caso della sorella e del marito italiano, che l'accusò di averlo minacciato di "chiamare certi amici della famiglia" per metterlo in riga)...
Per alcune settimane, Uribe non molla e continua a garantire appoggio incondizionato alla sua pupilla. Poi, di fronte al montare dei processi e degli arresti, deve cedere e bruciare il "fusibile".

È la fine della carriera politica della Arújo? Non credo. È giovane, carina, preparata, intelligente, potente, ammanicata ed ha goduto di un'esposizione mediatica che pochi possono vantare in Colombia. Basteranno pochi mesi di silenzio, magari l'occasione per un secondo master all'estero, per potersi ripresentare - fresca come una rosa - come sindaco, ambasciatore, ministro o chissacchè: le radici del potere sono profonde.

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