domenica 25 marzo 2007

Chiquita e la cocaina

Attenzione: le informazioni contenute in questo post sono state ottenute con metodi illegali, che sono costati già una multa di 14 milioni di dollari al giornale che le ha pubblicate. Detto questo, restano i fatti: nel 1997, almeno una tonnellata di cocaina sarebbe arrivata in Europa nascosta nei container di Chiquita provenienti dal porto di Santa Marta (Colombia).

Abbiamo già visto che Chiquita ha pagato quasi due milioni di dollari ai paramilitari colombiani dal 1997 al 2004; è nota - anche se mai formalmente investigata dalla Giustizia - la partecipazione della multinazionale colombiana nell'ingresso illegale di 3,000 kalashnikov - destinati sempre alle A.U.C. - attraverso le proprie installazioni portuarie di Turbo. Il quadro lo completa quest'accusa di partecipazione - per azione od omissione - nel traffico di cocaina.

Facciamo un passo indietro: il 3 Maggio del 1998, il Cincinnati Enquirer pubblica un servizio di 18 pagine sulle malefatte di Chiquita in Centro e Sud America. Il reportage, frutto di più di un anno di lavoro di Mike Gallagher e Cameron McWhirter, fa tremare la città, dove Chiquita conta come la FIAT a Torino.

Meno di due mesi dopo, altra sorpresa: invece di approfondire le indagini, l'Enquirer pubblica una prima pagina che ha fatto la storia del giornalismo mondiale (qui a sinistra). "Le nostre scuse a Chiquita", recitava il titolo a caratteri cubitali. Ed oltre alle scuse, Chiquita ricevette 14 milioni di dollari (!) e la testa di Gallagher , licenziato in tronco.

Cos'era successo? Tra le fonti dell'articolo, Gallagher aveva usato le registrazioni di alcuni messaggi lasciati nel sistema di segreteria telefonica automatica della compagnia. Grazie ad una fonte interna, il giornalista era entrato in possesso delle password necessarie all'ascolto dei messaggi e si dedicava all'ascolto delle "caselle" più interessanti.

Questo fatto convinse il Cincinnati Enquirer a chinare il capo: non avrebbero avuto alcuna speranza di fronte ad un giudice. Restano però due fatti: che le indagini di Gallagher & Co. poggiavano anche su altre basi e che i messaggi - seppur ottenuti illegalmente - erano pur sempre reali.

Arriviamo così finalmente alla cocaina. L'articolo originale lo trovate qui (ma non sul sito dell'Enquirer: anche ritirarlo per sempre faceva parte dell'accordo...).

"Vediamo se possiamo stringere un po' in Colombia. Pare che la droga che arriva in Europa sia soprattutto su navi Chiquita piuttosto che su navi di altri. Mettiamola così: l'hanno trovata solo su navi Chiquita e non sulle navi degli altri. Ma pare pure che abbiamo un'alta incidenza di (droga) scoperta sulle nostre navi".
Chi parla è Dale Ploughman, manager della multinazionale presso il porto di Anversa, e questo è il messaggio che lascia il 1º di Novembre del 1997 sulla segreteria aziendale di John Ordman, Senior Vice President finanziario.

Le navi pizzicate quell'anno erano state sette, per un totale di una tonnellata di cocaina. Tutte (e solo) navi Chiquita, e tutte provenienti da Santa Marta.

Azione od omissione? Un avvocato dell'azienda - anonimo - ha detto a Gallagher "se fosse venuto a galla che avevamo questo problema, la dogana colombiana avrebbe aumentato i controlli sulle nostre navi, cosa che ci sarebbe costata tempo, denaro e clienti. Competiamo su un mercato globale con un prodotto deperibile che deve arrivare rapidamente sul mercato, o i nostri concorrenti ci rubano clienti. Niente di più".

Con tante grazie dai narco-paramilitari.

1 commento:

filomeno ha detto...

OT, ciao grazie a te per la visita. Per me un piacere/dovere avere i link dei blog che si occupano dell'America Latina