lunedì 26 marzo 2007

The Economist: quanto ottimismo!

Il settimanale inglese dedica un articolo ed un richiamo di copertina alla Colombia di Uribe. Economia in crescita, omicidi in calo ed uno scandalo - la "parapolitica" - che non sarebbe potuto nascere senza il clima di sicurezza propiziato dal Presidente. Pare un articolo di "The Optimist"...

Uribe ha cambiato la Colombia. Su questo l'Economist non ha dubbi: amanti come sono delle cifre (gli hard facts) i redattori inglesi hanno tratto le loro conclusioni. Omicidi in calo deciso, tasso di crescita sempre più alto, investimenti per la prima volta sopra il 20% del PIL: il cambio c'è, ed è accettabile che venga attribuito ad Uribe. Non c'è alcun interrogativo riguardante il come sia stato ottenuta questa inversione di tendenza: ma non voglio entrare in questo genere di questioni, perché m'interessa di sollevare un'altra questione.

L'articolo prosegue affermando che il "successo" di Uribe in termini di ordine pubblico e la "desmovilización" dei paramilitari hanno generato un clima di sicurezza che ha portato allo scandalo della "parapolitica": la gente si è sentita più protetta, ed ha deciso di vuotare il sacco, denunciando i malfattori prima considerati intoccabili.

Dissento. La parapolitica (o "parauribismo", come vorrebbe chiamarlo il Polo Democratico sulla base del fatto che la stragrande maggioranza degli imputati sono uribisti) nasce perché il Governo e le AUC sono impegnati in un processo di reinserimento di quest'ultime nella vita sociale colombiana, processo fatto anche di indagini nell'ambito delle quali è normale che venga fuori qualcosa. Non è il popolo delle vittime a sollevarsi contro i carnefici, ma la magistratura che fa il proprio lavoro.
Ha troppa fretta l'Economist a decretare il "successo" di Uribe. Lo scandalo - è vero - dimostra che il potere giudiziario gode di una certa indipendenza e che il paramilitarismo potrebbe aver iniziato un transito verso le aule dei tribunali; ma per poter considerare tutto ciò come un "successo" di Uribe occorre attendere i prossimi sviluppi. Lo scandalo è appena scoppiato, i cavilli (come quello che ha liberato Jorge Noguera) sono in agguato ed il tutto potrebbe ancora risolversi in un nulla di fatto.

The Economist pare non considerare la prossimità ideologica del Presidente Uribe con il fenomeno delle Autodefensas. Uribe non può essere considerato un paramilitare, ma a volte da l'impressione che per lui le AUC siano (state) parte della soluzione - e non del problema. Fatta questa premessa, va verificato che non gli "tremi la mano" quando dovrà seguire le tracce di indagini che potrebbero portare pericolosamente vicino a lui. E se questo dovesse succedere, non potranno bastare le scuse che il Presidente ha promesso nel caso in cui Jorge Noguera - da lui messo a capo del DAS - venga condannato.

Sono invece d'accordo sull'accento che l'articolo mette sul ruolo degli USA. È difficile che sia la debole e disinformata opinione pubblica colombiana a mettere in difficoltà il Presidente; più probabile che ci pensino gli Stati Uniti, specie se continueranno ad emergere casi come quello del Generale Montoya.

4 commenti:

antoniocontent ha detto...

vedo che sei tornato, e ai massimi livelli! :-)

a

Die ha detto...

dai DFila ... per una volta che qualcuno parla bene della Colombia ...
va beh, si dai, qualche intoppo politico, scaramucce, uno che altro senatore coinvolto, ma si, fa niente, poi se sono ditte import-export di livello internazionale ... un accordo qui un altro la ... ma si! lasciamo che siano i numeri a parlare perche del popolo ... se ne sbattono altamente!

doppiafila ha detto...

Ciao Antonio, grazie del complimento... :-)
Die(go), a me piace l'Economist ma in questo articolo lascia trasparire un orientamento un po' troppo "hard" - una cosa del tipo "dove c'è crescita le cose vanno bene" - che non regge proprio...

Die(go) ha detto...

No, non regge propio per niente ...

ps: in questi giorni ti faccio uno squillo , ho delle novita che potrebbero interessarti, non cercarmi in teatro ... rinuncio definitivo!(era ora!)