giovedì 22 marzo 2007

Il caso Chiquita

Per diversi anni, dal 1997 al 2004, la filiale colombiana di Chiquita ha versato "contributi" alle A.U.C. per 1,7 milioni di dollari americani. Il 19 Marzo scorso, la multinazionale ed il Ministero della Giustizia degli Stati Uniti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo: 25 milioni di dollari per dimenticare il finanziamento - di fatto - di una organizzazione terrorista. La storia merita di essere raccontata per intero, anche perché forse non siamo ancora all'epilogo.

1997. Carlos Castaño incontra il direttore generale di Banadex S.A.. La "riunione" dev'essere stata quantomeno peculiare: da un lato
l'uomo forte delle neonate Autodefensas Unidas de Colombia, che voleva replicare in altre regioni del Paese i primi successi ottenuti nelle regioni di Cordoba e dell'Urabà. Dall'altro un expat (o un colombiano bene) responsabile della filiale locale della Chiquita. Aldilà delle note di colore, i due raggiungono un accordo: Chiquita pagherà, e le A.U.C. la lasceranno in pace (e magari riusciranno pure a sloggiare dalla regione le FARC e l'ELN, alle quali la bananiera aveva pagato il pizzo per una decina d'anni). La modalità scelta per il pagamento toglierebbe il sonno al Presidente Uribe - se solo se ne parlasse un po' di più: attraverso varie "Convivir" le coooperative volute e sostenute dall'allora governatore di Antioquia e che molti - ora a maggior ragione - vedono come un tentativo di "legalizzazione" dei paramilitari.

Comincia così una lunga serie di pagamenti da 2,000 dollari l'uno, registrati nei conti di Chiquita come "servizi di sicurezza" e finiti - via Convivir - nelle tasche delle AUC, impegnate nella propria personale reconquista.

2001. Fin qui, ordinaria amministrazione: tutte le aziende nel nord o nel sud del paese pagano il gruppo armato di riferimento (rispettivamente paramilitari e guerriglia). La storia cambia il 10 settembre del 2001: un giorno prima delle Torri Gemelle, le A.U.C. vengono incluse dal Governo degli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroriste all'estero. Il management di Chiquita si preoccupa, ma dev'essere distratto da altre faccende, perché per alcuni anni non prende provvedimenti - nonostante sappia che pagare un'organizzazione terrorista all'estero è reato negli USA.
Forse è semplice irresponsabilità. O forse qualcosa di peggio: i legami tra Chiquita e le A.U.C. erano molto profondi, e da quell'armadio potevano uscire scheletri molto più terrificanti di un libretto degli assegni consumato.

Proprio in quei giorni, infatti,un complicato giro di commesse e contratti più o meno falsi faceva giungere alle mani dei paramilitari colombiani 3.117 AK 47 Kalashnikov provenienti dalle riserve dell'esercito nicaraguense.
I fucili venivano sbarcati presso il porto di Turbo da Banadex S.A. - eh sì: Chiquita Colombia.
La vicenda - illuminante riguardo a come funzionino certe cose da queste parti - è riportata fino al minimo dettaglio in un rapporto dell'OEA (Organización de los Estados Americanos) del 6 gennaio del 2003.

2003. Sarà una coincidenza, ma dopo la pubblicazione di questo rapporto i bananieri di Cincinnati si svegliano: in un consiglio d'Amministrazione del 3 Aprile prendono la decisione di "fare qualcosa al riguardo"e due settimane dopo avviene la "confessione" al DoJ (Department of Justice) - altra riunione storica.
Ma ancor più storica - per sfacciataggine, però - è la decisione di Chiquita di continuare a pagare le A.U.C.: è lo stesso rapporto del giudice americano a specificare date ed importi, fino all'ultimo assegno del Gennaio 2004.

2004. "La miglior difesa è... la fuga ". Così s'intitolava un filmetto degli anni '80 e così devono aver pensato i pezzi da novanta del Board of Directors. In Aprile il Chairman annuncia le proprie dimissioni, ed in Giugno Banadex S.A. viene venduta a Banacol S.A., che grazie a questa acquisizione nel primo semestre del 2005 controllava direttamente il 25% delle esportazioni colombiane di banane (684.144 casse sono arrivate in Italia).

Oggi, 2007. Giungiamo così alla notizia del giorno: Chiquita ed il DoJ hanno raggiunto un accordo. È la fine della storia? Chissà. Molte cose possono ancora accadere: la Colombia potrebbe chiedere in estradizione i colletti bianchi di Cincinnati; il giudice - il 1º Giugno prossimo - potrebbe rivedere i termini dell'accordo; altre aziende (magari colombiane) potrebbero farsi coraggio e rompere il silenzio.

Speriamo che almeno una di queste possibilità s'avveri.

2 commenti:

Die ... ha detto...

Scandaloso ... due cose mi vien da pensare dopo aver letto il tuo articolo: primo non si era capito bene attraverso le Tv colombiane che ci fosse di mezzo traffico d'armi(?!) fatto che dimostra quanto deplorevole siano i mezzi di informazione nazionali, io per lo meno accedo molto piu facilmente alla situazione della politica "criolla" tramite Internet che in altre maniere, forse alcune radio si salvano, le tv lasciano a desiderare e IL gionale non é un giornale, sembra editato da Studio Aperto di Italia uno ... fate un po voi.
Seconda ed ul tima conclusione: accordo? ... scusate ho capito bene ... Accordo tra la DOJ e la Chiquita? cioé un favore, come chi dice per stavolta ci chiudo un occhio insomma ... mmm, carini e molto democratici quasti "accordi" ... dovremmo chiedere anche al sciur Noguera, ex Capo del Das e fino a ieri sera incarcerato, se é mai arrivato a qualche "accordo" con le Auc ...

Anonimo ha detto...

Incredibile, bravo Doppiafila, per chi avesse ancora dubbi sulle Convivir..
Annalisa