venerdì 13 aprile 2007

Cali, attentato e manifestazione

Nella notte di lunedì scorso, un furgoncino Piaggio carico di 50 kg d'esplosivo esplode davanti alla sede della Polizia, a Cali. Muore Gil Antonio Palomino, tassista, e ci sono decine di feriti. Ieri la città è attraversata da migliaia di persone vestite di bianco che manifestano contro il terrorismo: spettacolo raro, rarissimo in Colombia. Se l'attentato dimostra che il livello dello scontro in atto è molto alto, la manifestazione pare un segno di vita da parte della società civile colombiana. Ma sarà davvero così?

Il furgoncino Piaggio si parcheggia davanti alla sede della Polizia appena passata la mezza notte. Un agente invita il conducente a spostare il mezzo ("circolare, circolare") e riceve qualche pallottola come risposta. In pochi secondi, appare una motocicletta che lo porta via, mentre l'agente chiama i colleghi della esplosivi. La bomba però esplode prima che si possa fare alcunchè, e si porta via la vita di un tassista che passava di lì per caso, risparmiando miracolosamente quella della passeggera.
L'effetto è devastante: almeno una decina di edifici dovranno essere abbattuti per i danni strutturali subiti.

Responsabili? Le FARC, dicono le autorità. Ma ognuno sceglie parole diverse: per Juan Manuel Santos, ministro della difesa, ci sono le prove; mentre Angelino Garzón, governatore del Dipartimento del Valle, afferma che "la prima ipotesi indica come autori, possibilmente, le FARC ma non si possono scartare altri gruppi illegali del narcotraffico, dei paramilitari o della delinquenza comune" (praticamente tutti meno le stesse forse dell'ordine colombiane).
Dal canto loro, le FARC si dichiarano estranee, e suggeriscono di interpretare i fatti in chiave di lotta di potere tra la mafia del narcoparamilitarismo e quella della politica.

La reazione del Governo è quella standard, salvo che per un importante novità. La parte classica comprende:
- dichiarazioni di sdegno e di solidarietà, con spruzzate di "andremo avanti per la nostra strada";
- offerta di succosa ricompensa (in questo caso 400,000 dollari circa) e di striminzito aiuto alle vittime ed ai danneggiati (200 euro per ciascuno);
- viaggio del Presidente sul luogo dell'attentato (in questo caso accompagnato da alcuni ministri).

In questo caso, però, c'è una grossa novità: diverse entità politiche ed amministrative hanno scelto di organizzare una manifestazione. Il Governatore del Valle del Cauca , il municipio di Cali, i deputati e senatori della regione (guidati dalla Presidente del Senato), la Camera di Commercio ed il consiglio municipale di Cali hanno convocato la cittadinanza a marciare "contro la violenza, contro il terrorismo e contro il sequestro". La risposta è stata importante: migliaia di persone in strada (300,000, secondo il ministero della difesa, ovvero il 15% della popolazione della città) ed un segnale di interesse che è risuonato in tutti i media colombiani.
Unificata dallo slogan "Lo que es con Cali es conmigo" (traducibile come: se lo fai a Cali lo fai a me) l'immagine della macchia bianca dei participanti si è diffusa in TV, sui giornali e su internet, fornendo ai colombiani un importante contributo simbolico: la dimostrazione che si può scendere in piazza, che si può prendere posizione sui temi fondamentali della convivenza civile.

Certo, ad un italiano molte cose sembrano strane: la prima, vedere il livello e le modalità di organizzazione della marcia. Non è comune una risposta così massiccia, ad esempio, all'invito a vestirsi di bianco, o l'assenza di cartelloni e striscioni o bandiere - tipici segni almeno dalle nostre parti di una sentita partecipazione. Strano anche il ruolo degli enti pubblici, che hanno inviato i propri dipendenti alla marcia. Incredibile poi la superficialità dei media locali: El País - proprio di Cali - riesce ad aprire il suo articolo sulla manifestazione con queste due frasi: "La città si è alzata ed ha dato un esempio di dignità e di forza sociale. Migliaia di caleños hanno espresso il proprio appoggio al Generale Luis Alberto Moore, comandante della Polizia Metropolitana". Certo, qualche cartello c'era (foto a sinistra) , ma non mi piace questo tentativo di piegare il "moto pubblico" a piccole beghe di carriera militare che s'intravedono tra le righe. Come non pensare al tributo reso al Generale Montoya a Medellin?

Ma non voglio essere troppo cinico, nè pessimista. Qui c'è una buona notizia - una manifestazione popolare contro la violenza - e come tale va trattata. I dettagli sono solo dettagli.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Doppi:

Oportuno analisis, Doppi.
Pese a que existe una escuela de "violentologos" , en Colombia no se ha desarrollado una sociologia que nos explique que las autorias y las protestas constituyen un "campo".
Ademas, como la impunidad es tan elevada, se configura una nebulosa donde se trata de sacar partido de rios revueltos. En ocasiones, incluso, hay que revolver el rio.

o-lu
http://socioenlinea.blog.lemonde.fr/

Anonimo ha detto...

anche io condivido la manifestazione contro la violenza,,
però certi avvenimenti,che odorano di organizzazine spintanea,mi ricordano le manifestazioni organizzate in Italia nel periodo fascista.