martedì 22 maggio 2007

Business Week e la Colombia

L'ultimo numero di Business Week dedica la sua copertina alla Colombia, definita "il più estremo dei mercati emergenti". L'articolo è festeggiato dai media e dal Governo colombiano, quasi significasse la promozione del paese a "partner d'investimento". È così? Non del tutto...

Roben Farzad ha passato 9 giorni in Colombia, seguendo un'agenda preparata da Proexport tra Bogotá e Medellín; al ritorno a New York ha costruito una storia di piacevole lettura, tutta giocata sul contrasto tra l'immagine negativa della Colombia ancora viva negli USA e l'evoluzione recente di Borsa, economia ed indice di "confianza" - fiducia - da lui usato in spagnolo a designare la base del boom colombiano: la speranza che tutto vada bene...

A me non pare che l'articolo sia positivo per la Colombia. Da quando in qua essere il mercato più rischioso può essere considerato un complimento? Un buon partner d'investimento garantisce un ritorno sicuro, basato su prospettive solide a medio/lungo termine; un paese - invece - che offre altissimi rendimenti in verità nasconde l'enorme rischio di perdere tutto, in una situazione - non nuova in America Latina - più vicina al Far West ed alla roulette che alle logiche dell'investimento "sano".

Eppure l'intervista concessa dal giornalista alla radio "La W" viene introdotta dal conduttore con le seguenti parole: "L'articolo di Business Week ci fa ballare dalla felicità".

La prima domanda riprende il sottotitolo dell'articolo ("Un improbabile viaggio da capitale del crimine a hot spot dell'investimento. Questo boom può durare?"), e la risposta di Farzad è: "io penso di sì".
Ma si tratta di una favore e di un gesto d'educazione nei confronti dell'intervistatore e del pubblico colombiano: l'articolo, infatti, non s'azzarda tanto e lascia piuttosto aperta la risposta. "Il denaro" - scrive lo stesso Farzad - "zampilla ora verso retroterra di terzo livello carichi di problemi politici ed economici, dove persino l'esistenza dello stato di diritto non è data per scontata". Molto meno ottimista, direi.

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