giovedì 31 maggio 2007

Uribe ed il libero scambio

Tra indiscrezioni e richiami alla ragione di Stato, si va componendo il puzzle dell'"intercambio umanitario": non è chiaro chi scambi con chi, ma il 7 giugno succederà qualcosa di grosso. Cronaca confusa di una situazione confusa.

La fase "calda" di questa storia - che potrebbe portare alla liberazione di Ingrid Betancourt - comincia sei giorni, il 25 di Maggio scorso. O meglio: viene alla luce, perché - come vedremo - le conversazioni dovevano essere iniziate molto prima. Il Presidente Uribe, intervenuto al convegno "Donna e Potere", inizia il suo discorso con un lungo riassunto delle proprie posizioni nei confronti delle FARC e di come siano cambiate negli ultimi cinque anni.

Poi - forse commosso dall'appello della madre di Clara Rojas (anch'essa sequestrata assieme alla Betancourt) o forse solo per astuzia mediatica - sorprende tutti con un'affermazione pesante: "spero di poter liberare molte persone delle FARC che ora sono in carcere entro il 7 Giugno prossimo". Alla stampa attizzata dalla precisione del riferimento risponde che non può dire molto di più, perché la ragione di Stato glielo impedisce.
Fatto sta che nell'ultima settimana le cose si sono mosse a grande velocità e - a 7 giorni dalla data fatidica - molti pezzi si sono piazzati per garantire lo scacco.

Ma cosa spera di ottenere Uribe, se le FARC hanno dichiarato di non essere interessate e di considerare la "liberazione di massa" una cortina fumogena per coprire lo scandalo della "parapolitica"? Si può parlare di una negoziazione se ambo le parti non s'interessano per ciò che fa, chiede od afferma l'altra parte?

Le cose si complicano (o si chiariscono) se si allarga il campo del dialogo e s'inseriscono altri attori. In primo luogo, la Francia. Da mesi parte del gruppo di "nazioni amiche" (con Svizzera e Spagna), la Francia ha un motivo in più per essere presente (e risolutiva) - un Presidente nuovo di zecca e ben contento di cominciare il suo mandato con la buona notizia che molti francesi aspettano da cinque anni: la liberazione della concittadina Ingrid Betancourt.
È proprio Sarkozy che - poche ore fa, e dopo una riunione con Zapatero - accende le speranze affermando che "le discussioni continuano", che "tutte le influenze sono benvenute" e che "non dimentica" che oltre ad Ingrid ci sono altri sequestrati, colombiani e statunitensi.

Ecco un altro attore: gli Stati Uniti d'America. Tre loro connazionali sono prigionieri delle FARC dal 2003, mentre due dei massimi esponenti della guerriglia colombiana, "Simón Trinidad" e alias Sonia, sono stati estradati negli USA, dove ora sono sotto processo. Fonti confidenziali USA negano che esista una richiesta di chicchessia orientata al rilascio dei due, ma non dimentichiamo che le FARC hanno sempre collegato indissolubilmente la liberazioni dei tre americani alla libertà di "Simón Trinidad" e Sonia. Oltretutto, a complicare le cose, s'erge la posizione degli Stati Uniti secondo la quale coi terroristi non si negozia punto - che cambiando meno di una virgola è la posizione di Uribe.

Ma allora che succederà il 7 di Giugno prossimo?

Secondo Piedad Córdoba - popolare e controversa senatrice dell'ala sinistra del Partito Liberale - le FARC sarebbero disposte a liberare Ingrid, Clara Rojas ed i tre americani. Prima parla di un "gesto di buona volontà", poi collega il fatto alla scarcerazione di massa proposta da Uribe. Dettagli a parte, è la prima a suggerire all'opinione pubblica cosa stesse succedendo dietro il paravento della Ragion di Stato - una negoziazione bell'e buona.

Lo scenario dunque sarebbe il seguente:

- Uribe libera i 3 o 400 guerriglieri, ed ottiene un successo d'immagine sul piano internazionale, fondamentale per fluidificare le discussioni con Congresso USA sul TLC. Rischia qualcosa sul piano interno, perché aver ceduto alle FARC con piacerà alla sua base elettorale (ed aprirà uno spazio alla sua destra, che Germán Vargas LLeras è già pronto a colmare), ma dovrebbe ottenere un precedente per facilitare la liberazione dei deputati e senatori in galera per la "parapolitica";

- Sarkozy ci mette l'impegno, la faccia e probabilmente l'ospitalità di qualche fariano d'alto rango sul territorio francese (secondo tradizione), ma ottiene in cambio un successo - interno ed internazionale - che molti gli invidieranno;

- Gli USA porterebbero a termine uno scambio più semplice, una sorta di 3 x 2, che la mediazione della Francia consentirebbe di presentare non come una negoziazione con le FARC ma come una partecipazione ad un più ampio schema d'accordo. Oltretutto, entrambi i processi stentano a produrre condanne esemplari, considerazione che riduce di molto il valore di "pubbliche relazioni" dei due estradati.

- Le FARC porterebbero a casa un bel colpo d'immagine (mantenere Betancourt e Rojas sequestrate è diventato più pesante da quando il neo-fuggito John Frank Pinchao ha rivelato che la Rojas ha partorito in cattività e che Ingrid viene maltrattata duramente), libererebbero Sonia, Trinidad ed il loro "ministro degli esteri" Granda e probabilmente otterrebbero qualche "bonus" non pubblico, specie in vista di un futuro processo di pace, bonus dei quali si farebbe garante Sarkozy con Svizzera e Spagna. (Nota bene: dei 3 o 400 liberati da Uribe ben pochi sono d'interesse per le FARC, come si evince da questo articolo di Semana e dalle condizioni poste dal Governo per la loro liberazione); in cambio, rilascerebbero 5 o 6 ostaggi (a meno che nell'accordo non rientrino anche i 12 deputati regionali del Valle del Cauca).

Ce n'è abbastanza per tutti.

Intanto, i guerriglieri prossimi alla liberazione sono già stati trasferiti in una carcere nei pressi di Bogotà, il Governo smentisce ogni voce - evidentemente infastidito dalla necessità di portare il suo misterioso piano alla luce del sole o quantomeno fuori dall'oscurità totale, la madre di Ingrid Betancourt fa diplomazia e lancia i suoi messaggi dall'Argentina e noi cerchiamo di non perderci in questa valanga di notizie. In attesa del sette di Giugno.

5 commenti:

alessandro.badella ha detto...

che casino...non l'articolo, la situazione in colombia. a mio avviso, anche in colombia, occorre fare un po' di piazza pulita di politicanti inutili (anche, e soprattutto tra le FARC, anche se non si tratta proprio di un movimento politico). anche perché uribe mi sembran stia dimostrando di avere bisogno delle FARC per mantenere il militarismo imperante e propagare il sospetto della rivoluzione imminente, per presentarsi poi come il salvatore della patria...un po' come continua a fare berlusconi in italia, riferendosi al "comunismo", o al "pericolo rosso" (una red scare post-moderna). dalla'ltro lato le FARC (che, se non sbaglio, un po' erano andate a "scuola" da guevara)stanno affrontando una lotta (forse anacronistica) sicuramente infruttuosa poiché stanno perdendo il sostegno della popolazione civile. guevara non ne sarebbe convinto, visto che in "guerrilla warfare" dice apertamente che il primo successo della lotta deve essere quello di conquistare i cuori e le menti del popolo. e il regime di terrore (e violenza) farchiano sta perdendo di vista l'obiettivo. [complimenti per il tuo lavoro...ottimo! e grazie per il primo post sul mio blog...:)]

Francesco ha detto...

Ciao doppiafila,sono un italiano che vive e lavora in Colombia(Santander) dal 2004 e mi trovo molto bene.L'ho scoperta dopo essere stato deluso da Cuba ed una parentesi in Brasile(troppi italiani adesso... i prezzi crescono). Ciao e tanti auguri!
Tu vivi a Bogota',vero?

Simone ha detto...

Ciao Doppia

io temo che le cose non stiano proprio così, credo che di accordi ce ne siano ben pochi, anche Sarchozy sembra chiedere Granda solo in segno di buona volontà e non nell'ambito di un accordo con la guerriglia. comunque dubito che le FARC libererebbero chicchessia senza un'area di distensione prima.
Sono più propenso a credere alla cortina di fumo di cui parli nella parte iniziale. Questo presidente mi sembra molto bravo a svincolarsi quando sotto pressione e senza fare il gioco dei mezzi di comunicazione, anzi li usa creando nuove notizie di sana pianta che distolgono l'attenzione dai fatti più gravi. Ho un pezzo su peacereporter oggi dagli un'occhiata se ti va. Saluti.

doppiafila ha detto...

*** Alessandro: sono d'accordo sul punto che Uribe abbia bisogno delle FARC. In fondo, é stato eletto per sonfiggerle - militarmente, peró, non tramite accordi di pace, e molto meno con non-accordi come quello che sta portando a tremine in questi giorni. Chissà quante interviste dovrà dare alla radio per convincere i propri elettori che questo scambio é la cosa giusta da fare!

doppiafila ha detto...

*** Francesco: ciao Francesco, sí, vivo a Bogotá. Come va a Bucaramanga?? :-)
*** Simone: ho letto il tuo pezzo su Peacereporter - e mi é piaciuto molto. Sullo scambio, non credo che Uribe sia cosí folle da rilasciare Granda (e altri veri guerriglieri prigionieri) senza alcuna contropartita. E poi perché la liberazione di Granda sarebbe una vittoria per Sarkozy? Come riceverebbe il suo elettorato di destra la notizia di un suo impegno per la liberazione di un guerrigliero colombiano?? Se non liberano Ingrid, non se ne fa nulla - secondo me... Ad ogni modo, il 7 giugno s'avvicina e presto (anche noi mortali) sapremo cosa bolle nella pentola di Uribe et Co!
Saluti, Doppiafila