giovedì 28 giugno 2007

Vero e profondo dolore

Tra la gente spariscono i sorrisi appena s'accenna agli 11 deputati uccisi dalle FARC (o dal fuoco incorciato, come queste ultime affermano). I presentatori del telegiornale hanno gli occhi umidi, e le immagini e le parole dei familiari scioglierebbero un iceberg. Se una tragedia può cambiare le cose in Colombia, è questa.

"Per cinque anni abbiamo immaginato come li avremmo ricevuti, cosa avremmo mangiato assieme il giorno del loro ritorno, che vestiti ci saremmo messi... Non abbiamo mai pensato di doverli ricevere così, in una bara". Sono le parole di Fabiola Perdomo, portavoce delle famiglie ma in primo luogo moglie di Juan Carlos Narvaez (ucciso il 18 Giugno scorso, assieme agli altri dieci). Vedova, scusate.

La Presidenza della Repubblica attorno all'ora di pranzo emette un comunicato lungo ed articolato; quello delle FARC non è ancora accessibile via Internet, almeno dalla Colombia, poiché la pagina della ANNCOL non si carica. Neppure la pagina delle stesse FARC é accessibile, tant'è che queste avrebbero inviato un messaggio di posta elettronica alle famiglie per confermare che - sì - i loro padri, mariti, figli, fratelli sono morti, davvero.

Carlos Holguin Sardi, Ministro degli Interni, non esclude che lo scontro a fuoco di cui parlano i guerriglieri sia avvenuto davvero, non con l'Esercito ma con Paramilitari. Fonti ben informate parlano del gruppo "Aguilas Negras", il nuovo franchising delle AUC post-smobilizzate. Un altro Ministro, Juan Manuel Santos, della Difesa, deve aver cominciato a temere per la sua poltrona: ha resistito a molti attacchi (ultima in ordine di tempo la mozione di sfiducia promossa dal Partito Liberale) ma stavolta il carico emotivo della situazione è troppo grande anche per lui. El Tiempo, nell'edizione in rete, continua a titolare secondo tradizione: "Il Governo esige alle FARC di mostrare i cadavri", "Il Governo accusa le FARC di aver ucciso i deputati" negandosi anche stavolta a riconoscere che la notizia è la morte degli undici e non la reazione del Governo.

Eppure, stavolta la cosa è diversa. Più grave. In Colombia i "Diputados del Valle" sono ancora più carichi di significato di Ingrid Betancourt come simbolo del sequestro. Un po' perché in molti dicono che Ingrid "se l'è cercata", andando a visitare San Vicente del Caguán mentre la zona era sotto controllo guerrigliero (e nonostante questi avessero pre-annunciato la loro intenzione di rapirla se fosse andata), mentre i 12 sono stati davvero portati via dal loro mondo; un po' perché l'operazione militare del rapimento fu un tale smacco per le Forze dell'Ordine colombiane da motivarle ancora di più a dare un happy ending alla vicenda; un po' perché i familiari dei sequestrati (ora: delle vittime) erano riusciti a mobilizzare i media e l'opinione pubblica nazionale.

Vedremo cosa succederà.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Buena sintesis, Paolo.
Parte del problema es que los colombianos que leemos los medios colombianos no sabemos casi nada sobre "el conflicto" colombiano que desangra a este pais. Las versiones de lo que sucede han sido historicamente filtradas por alguna razon de Estado. A mi me inquieta saber que todos los dias hay bombardeos y batallas en zonas retiradas del territorio colombiano que ignoramos, con quién sabe cuantos colombianos muertos.

Nota:
El comunicado que reprodujo Anncol se puede leer en esta pagina: http://ajpl.nu/radio/modules.php?name=News&file=article&sid=1439

o-lu
http://socioenlinea.blog.lemonde.fr/

Francesco ha detto...

Giorni cupi,giorni tristi...la sconfitta con il Paraguay non e'nulla in confronto con la immane tragedia degli 11 deputati...Doppiafila,sai per caso se in Italia ne hanno parlato?sul sito di repubblica non c'e' nulla mi sembra...Pregate per questo paese.Saluti(mesti) dal Santander.

Die ha detto...

Sconcertante, crea un profondo rammarico nazionale.
Saluti Doppia.

AnnalisaM. ha detto...

E cosi' forse, ancora una volta, la possibilita' dello scambio umanitario, se mai c'e' stata, sfuma di nuovo.