venerdì 6 luglio 2007

Addio all'apatia?

Probabilmente no, ma è comunque una buona notizia: in molte città colombiane centinaia di migliaia di persone hanno manifestato contro il sequestro e per la libertà, come reazione all'omicidio di undici dei dodici deputati regionali del dipartimento del Valle.

Per un resoconto giornalistico delle manifestazioni rimanderei senz'altro ai soliti media colombiani online che i lettori di Bogotalia conoscono e frequentano. Mi concentro piuttosto su tre aspetti: l'intensità della reazione, l'atteggiamento del Governo ed i ruolo dei due canali TV nazionali.

L'intensità della reazione
Che bello vedere tanta gente, in tante città, scendere in piazza, marciare, interrompere il lavoro, fermare le auto in mezzo alla strada per partecipare, suonare il clacson, piangere, cantare - e tutti per protestare e per proporre una soluzione al dramma dei sequestrati e della guerra civile. Anni ed anni di apatia non si cancellano con una sola giornata - questo è chiaro - ed è probabile che questa non sia la prima di decine di manifestazioni ma che resti un caso isolato. Resta un'ottima notizia: basti pensare che l'ultimo movimento di protesta di queste dimensioni risale al 1997, e che quindi c'erano - fino a ieri - bambini di 10 anni che non avevano idea di cosa fosse una marcia contro il sequestro e per la pace.

L'atteggiamento del Governo
Fin da subito, e come rimproverarglielo, ha cercato di sfruttare l'emozione popolare a suo favore. La visita (a porte chiuse) ai familiari delle vittime (ma perché non c'era mai andato prima, a visitarli, si chiedeva una collega alla macchinetta del caffè), le dichiarazioni di fermezza e poi il tentativo (riuscito, vedasi punto tre...) di appropriarsi della giornata e di trasformarla in un
a manifestazione d'appoggio alla politica di Seguridad Democrática.
A tutti gli impiegati pubblici è stato fatto giungere l'invito di partecipare, ed è scattata l'organizzazione che porta nelle mani di migliaia di persone la bandierina collo stemma della Repubblica, la coccarda per l'antenna del taxi, lo striscione preconfezionato e addirittura la claque strategicamente piazzata sotto le telecamere ed attivata solo ed esclusivamente quando appare la lucetta rossa della diretta...

Il ruolo della televisione
In questo caso è facile da riassumere: RCN e Caracol hanno promosso la marcia, ne hanno garantito il successo, l'hanno seguita minuto a minuto e l'hanno interpretata nei suoi significati a beneficio dell'85% dei colombiani che non leggono i giornali (pardon: il giornale).
È ridondante affermare che senza il lancio televisivo che hanno avuto, le marce non avrebbero avuto questo successo; superfluo anche dire che senza la diretta, l'impatto sociale sarebbe stato di molto inferiore - magari un servizio di due minuti la sera, nulla in confronto ai continui speciali dalle città più importanti. Importante però sottolineare questo lavoro di interpretazione, di premasticatura; facciamolo con un esempio banale - i cori.
Immaginiamo che due frange minoritarie intonino ciascuna uno slogan: una, filo governativa, "Uribe - Amigo - El pueblo está contigo" (Uribe Amico il popolo è con te); l'altra, d'idee contrarie, "Uribe - Paraco - El pueblo está berraco" (Uribe Paramilitare il popolo è incazzato).
Il buon giornalismo le mostrerebbe entrambe, contestualizzandole con equilibrio. Il cattivo giornalismo (quello di parte, per intenderci), si concentrerebbe su di una di esse (a seconda della parte), minimizzando l'altra. Il pessimo giornalismo farebbe dell'espressione più conveniente il centro della sua copertura, dandogli ad esempio il titolo a caratteri cubitali.
Da quello che ho potuto vedere, RCN e Caracol hanno evitato gli eccessi del "pessimo" ma sono stati ben lontani dal "buon", facendo cosí un immenso favore ad Uribe - il quale gliene sarà riconoscente, come e quando potrà.

3 commenti:

Simone Bruno ha detto...

Ciao doppia, ti segnalo l'articolo per peacereporter
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=8326

già che ci sono guardati anche questo pezzo divertente di un amico:
http://www.semana.com/wf_InfoArticulo.aspx?IdArt=103684
Che svela uno dei misteri più controversi di Bogota :)

doppiafila ha detto...

Ciao Simone, grazie per la segnalazione... mi é stata molto utile perché di Peacereporter non sono riuscito a trovare il feed, per cui non ce l'ho in update automatico...
Grazie anche per l'articolo di Semana che - quello sì - non mi era sfuggito! ;-)
Saluti, Doppiafila

Álvaro ha detto...

No fue quizás un adiós a la apatía como muy acertadamente lo señalas desde el título, pero sí un despertar poderoso y activo a formas directas y valientes de participación democrática.
Saludos Cordiales