martedì 17 luglio 2007

Due sinistre?

Vi segnalo un articolo di Garry Leech, "Due prospettive dalla Sinistra Colombiana", apparso sul sito del NACLA (North American Congress on Latin America).

Leech fa le stesse domande a Gustavo Petro, senatore del PDA, ed a Raúl Reyes, membro del Secretariado e numero due delle FARC.

La doppia intervista lascia un sapore amaro in bocca. In primo luogo, perché l'accostamento con la "sinistra armata" contamina la "sinistra elettorale", esponendola - nonostante la luciditá di Petro - alle accuse del Governo ed al sospetto degli elettori; poi perché alcune risposte di Reyes sono cosí slegate dalle domande da far sospettare un errore di "copia e incolla"; ma soprattutto perché manca una domanda sul caso degli 11 deputati del Valle uccisi poche settimane fa, il che fa sospettare che certi argomenti "tabú" siano stati mantenuti al margine dell'intervista...

Ringrazio il blog Latin America News Review per la segnalazione.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessantissimo. A una prima lettura condivido quello che hai scritto, ma devo rileggerlo con calma. Sembra che Petro faccia da controcanto legale alle dichiarazioni di Reyes (complessivamente propagandistiche e un tantino in malafede) e questo toglie un po' di forza alle sue risposte. In un Paese in cui il 95 per cento dellla popolazione (non soltanto i ricchi e gli imbecilli) detesta la guerriglia e un motivo ci sarà pure, mi chiedo le ragioni della parziale assoluzione da parte del senatore, che peraltro è una persona intelligentissima.

K.

Anonimo ha detto...

Se puede deber a la fecha de la entrevista.

o-lu

Anonimo ha detto...

Non credo che l’accostamento tra Reyes e Petro possa essere causa di
una qualche contaminazione tra la sinistra legale e la lotta armata. Non
foss’altro perché i giudizi di Petro sulla deriva criminale delle
Farc sono molto precisi ed inequivocabili. Sono invece d’accordo sul fatto che nell’intervista a Reyes – di cui vale la pena leggere il testo
completo e
“svincolato” dalle contropinioni di Petro nel sito del Colombia
Journal di
Gary Leech – mancano domande assolutamente imprescindibili. Prima fra
tutte
quella sulla industria dei sequestri, vera ragione – anche
prescindere dalla
specifica questione degli 11, che, al momento dell’intervista, poteva
non
essere ancora una notizia – della impopolarità delle Farc
(impopolarità che
tocca tutti i ceti sociali – i poveri, forse, più ancora dei ricchi
– e che
è la vera ragione dei trionfi politici di Uribe). Un’altra domanda
che mi
sembra manchi all’appello - è quella che affronta i perché del
fallimento di
San Vicente del Caguán. Reyes ne fa un breve accenno nell’intervista
completa, rivendicando una proposta – ignorata dal governo – tesa a
sradicare dalla Colombia gli effetti della “narco-politica”. Ma
nulla più di
questo. Eppure proprio qui stanno le radici del dibattito sul
“despeje” per
la liberazione degli ostaggi e, più ancora, quelle delle difficoltà
nell’avvio di un vero processo di pace. Comunque è vero: oggi –
dopo il
massacro della Uniòn Patriotica, molto ben ricordato nell’intervista
parallela – ci sono in Colombia due sinistre. Ed una delle due è,
purtroppo,
diventata un ostacolo nella ricerca della pace.

Massimo Cavallini

Anonimo ha detto...

Que tiene que ver la fecha, O-lu? Quanto alla parziale assoluzione delle Farc da parte della sinistra italiana, o di una sua parte, mi lascia sempre piuttosro perplessa, vale la pena di leggere quello che scrive Semana in uno dei suoi ultimi numeri (vi segnalerò il link): in cui si spiega, molto oggettivamente, che mentre in Colombia la impopolarità delle Farc è superiore al 95 per cento, la sinistra europea usa con loro almeno formalmente i guanti, e manifesta un consenso assi maggiore. Perché? Sarei molto curiosa di capirlo, ma francamente non ci riesco. Come mi ha detto una volta un colombiano (peraltro del Polo): per voi assolvere le Farc e parlare di rivoluzione è un gioco di società, tanto mica ce l'avete voi la guerra.
K.

Anonimo ha detto...

cosa pensi della candidatura dei due paracos alla alcaldia di due cittadine o paesi di, mi pare, il Magdalena Medio?

doppiafila ha detto...

*** K.: in Colombia non c'è simpatia per le FARC, salvo - probabilmente - alcune zone rurali isolate o poche frange di estrema sinistra - sollevi un punto importante, che spesso trascurano i simpatizzanti europei ai quali pare che tutto "il popolo" sia coi guerriglieri e contro "l'oligarchia malvagia" ed i suoi squadroni della morte.

doppiafila ha detto...

*** Massimo: grazie del commento e della ricchezza che aggiungi a questa discussione. É vero che Petro ha una posizione netta contro le FARC e la loro "deriva militare"; é vero anche - peró - che il PDA ha regaito timidamente all'omicido degli 11 deputati, servendo su un piatto d'argento al Governo l'opportunità di presentarsi come "l'anti FARC", posizionamento sempre efficace in Colombia... Purtroppo, temo che aldilà delle dichiarazioni e delle reali buone intenzion, la sua storia di ex guerrigliero lo rende inviso ad una percentuale altissima dei votanti colombiani - avversione che si riflette sul suo partito...
D'accordo sulle domande mancanti, sia quella dell'industria del sequestro che quella sul fallimento del Caguán. Manca anche una domanda chiave:"perché le FARC vogliono la smilitarizzaione di Florida e Pradera?". Qualcuno ce lo dovrá pur dire, altrimenti resterebbe la sensazione che davvero l'idea sia usare quel territorio per motivi militari e/o delinquenziali...

Anonimo ha detto...

Per prendere tempo? Perché sanno che non glielo concederanno (e nel caso fanno esplodere una bella bomba)? Perché si tratta del riconoscimento formale dello status di controparte belligerante? D'altro canto, anche per Uribe forse è una finta, come lo era per Pastrana. Il punto è: Uribe vuole la pace? Gli serve davvero? Le Farc vogliono la pace? Mi pare di no. Per quale motivo dovrebbero volerla? Mi pare che entrambi viaggino su un sottile border line in cui funambolicamente si barcamenano sfruttando ognuno l'errore dell'avversario, e procedono a colpi di proclami e propaganda. Mi pare ;-)

Anonimo ha detto...

Per prendere tempo? Perché sanno che non glielo concederanno (e nel caso fanno esplodere una bella bomba)? Perché si tratta del riconoscimento formale dello status di controparte belligerante? D'altro canto, anche per Uribe forse è una finta, come lo era per Pastrana. Il punto è: Uribe vuole la pace? Gli serve davvero? Le Farc vogliono la pace? Mi pare di no. Per quale motivo dovrebbero volerla? Mi pare che entrambi viaggino su un sottile border line in cui funambolicamente si barcamenano sfruttando ognuno l'errore dell'avversario, e procedono a colpi di proclami e propaganda. Mi pare ;-)

Die ha detto...

Credo che il popolo sia deluso.
Deluso dai gruppi armati. Rivoluzionari.
Venticinque o trent'anni fa l'M-19 spopolava, mia madre mi racconta di quando ebbe i primi contatti con loro, perche anche lei come molti altri, quando aveva la mia etá aveva degli ideali, sostenuti in quei anni da persone fuori legge ma con propositi onesti, spinti solo dalla voglia di vivere dignitosamente con tutti i diritti cui sono previsti nella costituzione, sfogliata tristemente in questi giorni ... ecco perche oggi giorno le Farc non sono appoggiate dalla gente: perche i vecchi valori della difesa del popolo si sono persi e le guerriglie marxiste hanno cominciato ad attaccare la stessa gente che volevano difendere.
Ecco perche Petro é oggi giorno un Senatore di tutto rispetto, intelligente e anche stupidamente coraggioso.
Ecco perche Reyes é solo considerato un criminale.

doppiafila ha detto...

*** Anonimo (Massimo? Karla?): mi piacciono le due domande "chiave" - Uribe vuole la pace? Le FARC vogliono la pace? Immagino che entrambi vorrebbero vincere la guerra (con la pace conseguente), ma so che il senso della domanda non é questo...

doppiafila ha detto...

*** Die: grazie del commento, direi che sintetizza un "sentire" ormai maggioritario, in Colombia. Le FARC non sono piú le stesse di una volta... e non piacciono piú.

Massimo Cavallini ha detto...

Dimenticavo. Giorni fa avevo rivolto allo stesso Garry Leech, l’autore dell’intervista a Reyes, la famosa domanda mancante sulle Farc ed i sequestri. Vi mando qui di seguito la sua risposta che mi è parsa abbastanza puntuale (anche se, ovviamente, non riempe il vuoto lasciato da una domanda che, come Leech stesso scrive, non è mai stata posta)

Hi Massimo,

Thanks for your email. You are right that asking him about kidnapping would have been important. In actuality, there were several topics I did not have time to address in the interview. For the most part, I tried to address broader, more philosophical political issues rather than topics that are frequently covered in the media. Kidnapping and a possible humanitarian prisoner exchange has been widely covered by the mainstream media and the FARC's position on an exchange is fairly widely reported. As for kidnapping itself, in recent years the number has dropped dramatically to about six hundred and the guerrillas (both the FARC and the ELN) are believed to be responsible for less than half of these. Therefore, according to the statistics, the FARC are no longer engaged in a significant amount of kidnapping. Most of the the people they are holding were kidnapped more than five years ago and the principal issue today is how to achieve their release rather than ongoing kidnappings.

My personal opinion on kidnapping is that it is not only a human rights violation to take civilians hostage, it is also, as you pointed out, terrible publicity. I believe that the harm done to the image of the FARC, or any other revolutionary movement, from kidnapping far outweighs the political and financial benefits. I also believe that police and soliders captured in battle is a separate issue. They are prisoners of war rather than hostages and I think the Uribe government has succeeded in blurring the lines between kidnapped civilian hostages and captured soldiers who are prisoners of war. It should also be noted that the FARC does not retain rank and file police and soldiers, only non-commissioned and commissioned officers.

Massimo Cavallini ha detto...

Un'altra piccola osservazione sulle Farc. Anch’io, come Die e Doppiafila, credo che “non siano più quelle d’una volta”. Credo anche, però che, a conti fatti, le Farc non abbiano mai neppure cercato – con l’eccezione della tragica parentesi della Union Patriotica - il tipo di popolarità che serve per determinare profondi cambiamenti politici. Nate come movimento di autodifesa dei contadini durante la Violencia, sono, in fondo, mutatis mutandi, sempre rimaste tali - un movimento rurale teso sostanzialmente a difendere il proprio territorio - anche quando da una generica appartenenza liberale sono passate al marxismo ortodosso. Le Farc non hanno mai avuto – al di là dei proclami – una vera strategia per la presa del potere. Ed era stato proprio per coprire questo vuoto che, più tardi, erano nati (con limiti e difetti propri) l’ELN e l’M-19. In qualche misura credo che proprio questa originale natura contadino-pragmatica abbia, nell’ultimo decennio, favorito l’adattamento dell’organizzazione alla realtà del narcotraffico. L’ultima vera carta politica giocata fu, per l’appunto, quella della Union Patriotica. Ed il vero problema è capire se in quello che resta oggi, dopo il massacro, ancora esistono margini per una politica di pace. Speriamo bene.

Anonimo ha detto...

E anche l'autodifesa dei contadini non è durata moltissimo. Se è vero che al principio i contadini si sentivano in effetti rappresentati e tutelati dalle Farc, è anche vero che tutto questo è durato poco e le Farc abbastanza in fretta sono state viste con paura e fastidio, per i soprusi e le piccole razzie. I guerriglieri arrivavano nei paesi a esigere galline e vacche e cibo e varie, si comportavano come i soldati di un paese invasore, e i contadini davano loro appoggio sempre più per paura e non più spontaneamente. E anche la nascita dei Convivir va esaminata in questo contesto. D'accordo con Cavallini quando parla dell'evoluzione "pragmatica" verso il narcotraffico. D'altronde questa è ormai smpre più una guerra (o una resistenza) per il controllo del territorio e delle fonti di sostentamento.