giovedì 19 luglio 2007

Perché non c'è società civile in Colombia

É triste, ma chi investe le proprie energie nella difesa dei propri diritti "dal basso" rischia di essere ammazzato.

Ieri è successo a Suba, uno dei "municipi" di Bogotá: Alberto Gutiérrez è stato ucciso perchè si batteva per la chiusura dei bordelli e motel abusivi della località. Non si conoscono molti dettagli (El Tiempo dedica alla notizia solo 9 righe), ma pare che alcuni sicari siano entrati a casa sua e l'abbiano freddato. Aveva 55 anni; lascia moglie, due figli ed una comunità spaventata e docile.

Chi lotterà di nuovo per il rispetto della legge, a Suba? Lo fareste, voi?

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è che non esista società civile, la società civile in Colombia è anzi la vera forza. Ogni tanto si assopisce? Oppure delega? O si è assuefatta alla violenza? O al contrario ha fatto la bocca al new deal della maggiore sicurezza e rimuove il resto? Vuole credere che omicidi, soprusi, narrcos facciano parte del passato (non credo, nemmmeno il più imbecille lo penserebbe)? Dopo una guerra che dura da troppo tempo si è forse convinta che il Paese non è messo peggio di altri e, allo stesso modo di uno stato europeo ha sì i suoi problemi ma sono patologici, non fisiologici? E quindi non è la società civile a doversi muovere? Hay que solucionar algunos detalles? Il resto è ok? Se è così, se è questo quello che pensa la gente, butta malissimo.
Karla

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Die ha detto...

Credo che si siano gia abituati ad certo stile di vita che comprende una guerra da quasi mezzo secolo e che per conseguenza tutte le possibili sfacettature della criminalita locale siano ormai all'ordine del giorno ...
Io credo che i problemi di questa societa radicano in una mentalita ottusa, che non permette di essere capita e/o modificata, priva di coscienza sociale, non lascia che altre societa possano per lo meno suggerire un stile di vita diverso, interpretato quest'ultimo come un oltraggioso demerito del "perfetto" stile di vita colombiano, ecco perche Ingrid, avendo una mentalita politica e sociale in stile europeo, sia stata messa fuori scena perche scomoda, irritante, scoperchiando tutte le lacune di una "vida de colombianos" che permette fare liste "della spesa" di quante perplessita si riescano a trovare.

Certo che peró se penso alla Calabria, bellissima terra, bellissimo mare, ma ...

Anonimo ha detto...

caro die, sono perfettamente d'accordo con te. sia sul fatto che i colombiani detestano qualunque intromissione nel loro perfetto lifestyle sia sul paragone con la calabria (io, che sono meridionale, lo estenderei a tutto il sud): una sorta di stato nello stato in cui comandano le organizzazioni criminali colluse con i politici (hai fatto di recente un giretto a Forcella e Pallonetto a Napoli) ma i cui governanti si indignano se qualcuno si appella a un auspicabile patto di civiltà (noi siamo civilissimi, ha tuonato la sindachessa Iervolino l'altro giorno). il sud è esattamente come la colombia, anche come atteggiamento mentale, mancano solo le farc ;-). rimozione dei problemi, insofferenza per chi da fuori suggerisce soluzioni (soluzioni? a cosa, se i problemi non ci sono?) e un insopportabile ma soprattutto controproducente atteggiamento conservativo e territoriale. scusa lo sfogo terronico.......

Die ha detto...

... per poi non parlare del 20 Luglio, giorno dell'indipendenza colombiana datata 1810, se non sbaglio ... ed é qui che il colombiano medio da sfogo a tutto il suo patriottismo con bandiere alla finestre ed ai semafori, tra una Costeña ed un Guarito, addirittura Uribe ne approfitta, da ottimo conoscitore del popolo colombiano: si inventa una tradizionale sfilata militare e non, a SanAndres. Era sempre toccato a Bogotá ma ... secondo me con fini ben poco patriotici e puntando ipocritamente, volendo anche, colombianamente, ad altri punti d'interesse (personali?).

Comunque auguro un buon 20 Luglio a tutti ...

Ps
DF ce la faresti uan piccola rassegna dei candidati alle prossime elezioni bogotane? forse tu riuscirai a schiarirmi le idee ...

Peter Chen ha detto...

Hi Droppiafila,

Thanks for leaving a comment in my post Why I prefer 3 column templates. I have responded to your comment.

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Ricardo Polo - HodracirK ha detto...

Es obvio no entiendo nada!
Este idioma no es lo mio, pero me sorprende la cantidad de comentarios y visitas que recibes.. en mi país hay muchos extranjeros con temas de interesa que alguien comúnmente creería nulos

Saludos
www.HodracirK.com

Anonimo ha detto...

Caro Doppiafila, che ne dici di questo link, giusto dopo che è appena uscito il pezzo su Internazionale su quanto è sicura Bogotà e dopo l'invasione di pezzi sui media italiani in questo momento?
http://www.semana.com/wf_InfoArticulo.aspx?idArt=105087

topolina ha detto...

ciao doppiafila
ti scrivo perche non so se alcuno dei tuoi lettori ti abbia già fatto sapere dell' iniziativa del prossimo 25 luglio a milano e roma per la colombia ed i sequestrati. trovi sia l'informazione che lo spot nel website dell' ambasciata di colombia a roma. comunque ti mando il link. ciao ciao
http://www.embajadadecolombia.it/sito5/main.php?x=&y=&l=1&n=542&p=0&a=0

doppiafila ha detto...

Ciao Topolina, mille grazie per la segnalazione, mi dedico subito a scrivere un post di segnalazione. Saluti, Doppiafila

Bolívar vive ha detto...

La categoria "società civile" non vuol dire assolutamente niente. E' un sacco in cui alcuni infilano l'imprenditoria ed i sindacati, le ong finanziate dagli USA col Plan Colombia e le asociazioni di difesa dei diritti umani... In poche parole, una bislacca miscela in cui olio ed acqua non sono solubili.
Esiste però un vigoroso movimento popolare, che lotta sempre più intensamente contro il fascismo uribista: studenti, contadini, indigeni, settori sindacali, movimenti di quartiere, ecc.

Anonimo ha detto...

Buona osservazione Bolivar, ma in generale per società civile si intende tutto quello che non è società politica, o almeno dovrebbe esserlo. Un consesso fatto di uomini che pensano come uomini e provano sentimenti umani e comuni a prescindere dall'ideologia e dai giochini fatti nelle alte sfere. Che non aspettano, prima di decidere di indignarsi o meno per un atto di violenza, di capire da che parte arriva. Per esempio ;-).
Molly Bloom

Anonimo ha detto...

Benvenuti al Sudamerica!

Bolivar vive ha detto...

Cara Molly Bloom, mi spiegheresti come un contadino sfollato dalla Repsol in Arauca potrebbe condividere sentimenti -anche solo lontanamente simili- con un mafioso di nome Sabas Pretel, che Uribe ha premiato per i suoi servigi mandandolo in Italia a far l'ambasciatore?
Il primo sopravvive a stento, con una rabbia in corpo tipo vulcanico, mentre il secondo, col culo ben caldo e la pancia piena, convoca kermesse propagandistiche e manipolatrici come la pagliacciata del 25 luglio a Milano e Roma.
Quest'ultimo, anche quando non faceva parte della cosiddetta "società politica", contribuiva a foraggiare il terrorismo di Stato; il primo, il contadino, probabilmente finirà in qualche baraccopoli o fossa comune, di quelle in cui stanno i resti delle migliaia e migliaia di desaparecidos dal paramilitarismo di Stato.
Come puoi vedere, c'è incompatibilità totale, contrapposizione, contraddizione.

doppiafila ha detto...

Non posso condividere l'ottimismo di Karla ("la societá civile in Colombia é la vera forza"); possiamo discutere su quale sia il probelma: che non esistono associazioni, gruppi, comunitá,sindacati? O che non trovano spazio sui media per giungere alle orecchie dei cittadini? Ad ogni modo, l'impatto della non politica sulla societá é minimo (salvo l'eccezione dell'elite economica, che peró nel modello neoliberale si fa a fatica a considerare societá civile...). Temo che il problema sia alla radice: l'unica comunitá alla quale si da molto valore in Colombia é la famiglia... il resto non regge, senza la base della fiducia reciproca e della fiducia nell'azione organizzata. Con questo non nego che esistano gruppi, comunitá, sindacati eccetera: ci sono e lottano; e cene dovrebbero essere molti di piú; ma non riescono a farsi sentire né a trascinare. Spero di sbagliarmi, e che il mio sia solo un punto di vista bogotano!
Saluti, Doppiafila

Anonimo ha detto...

No, hai ragione Doppiafila, e ha ragione in parte anche Bolivar con cui non condivido i toni ma una parte di quello che dice. Fuori da Bogotà, di associazioni fino a qualche anno fa ne esistevano molte, e ong e gruppi sociali di origine varia e sindacati, sindacati delle donne e così via che fungevano da una sorta di ammortizzatore sociali più che avere un impatto in senso stretto nella politica (non ne ha, in effetti, mai avuto). Ammetto che negli ultimi tre viaggi non sono uscita da Bogotà e Cali (quindi non ti posso dire in prima persona quello che succede fuori dalle città), e in effetti anche lì la situazione era notevolmente appiattita. Non ho idea se questo sia successo perché una parte dei colombiani ha "delegato" a Uribe, il primo dopo tanti anni che, nel bene e nel male sta facendo il presidente una serie di funzioni che si dava per scontato che lo stato non svolgesse e perché quello stesso Uribe sta avocando a sé tutta una serie di compiti, in parte snaturalndoli (vedi l'attività di Accion Social). In ogni caso, l'accostamento tra il campesino e Sabas Pretelt, prima ministro e ora ambasciatore, non c'entra niente. Sabas Pretelt è un politico e quindi a rigore non fa parte della società civile, nel senso che si dà comunemente a questo termine. E' un discorso lunghissimo, e articolato, che l'utilizzo di slogan e frasi fatte, parlo naturalmente per Bolivar, non contribuiscono a semplificare.
Karla