sabato 7 luglio 2007

Terra caecorum

A Barranquilla, giovedì scorso, solo poche migliaia di persone hanno partecipato alla marcia di protesta per la libertà e contro il sequestro (a destra, la foto di Johnny Olivares). El Heraldo si domanda perché e le risposte sono interessanti.

Faceva troppo caldo, dicono alcuni. Ma non più che durante il Carnevale, e lì in piazza sono a milioni - risponde il professor Horacio Godoy - e smonta questa scusa puerile; dev'esserci qualcosa di più profondo.

Forse, come suggerisce Jair Vega, sociologo, è colpa di un mito, quello del mejor vividero del mundo, che vuole sia proprio Barranquilla il luogo in cui la vita di un essere umano trascorre nelle migliori condizioni possibili - e perché protestare se meglio non si può stare?

Sempre lui sottolinea un'altra possibile ragione: "non marciare può aver significato non appoggiare la posizione uribista", visto che la manifestazione era stata "cavalcata" dal Governo per appropriarsi del suo significato.

Ma no, la gente c'era e voleva manifestare - è di nuovo Horacio Godoy - solo che la leadership politica non é stata in grado di organizzarla. Tito Crissien, rettore della CUC, appoggia l'idea e ricorda che a Barranquilla la gente s'aspetta - ad esempio - di trovare bevande e panini alle manifestazioni...

A me convince la spiegazione di Deyana Acosta, direttrice di Protransparencia: "C'è un grande vuoto di cultura politica. La gente non crede che si possano raggiungere mete collettive. L'obiettivo [della marcia] era chiaro, ma é mancata partecipazione, anche per la mancanza di unità tra le posizioni politiche attorno ad obiettivi comuni".

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