giovedì 2 agosto 2007

Moncayo porta il sequestro nel cuore di Bogotá

Il 21 Dicembre del 1997, Pablo Emilio Moncayo Cabrera viene fatto prigioniero dalle FARC a Patascoy, Nariño. Da allora, la famiglia ha vissuto il calvario del sequestro: disperazione, inganni, isolamento, false speranze, sciacallaggio. A quasi dieci anni dal rapimento, il padre di Pablo Emilio compie l'ennesimo gesto dimostrativo e - stavolta - riesce a concentrare l'attenzione del Paese intero: ieri, dopo 46 giorni di marcia, é arrivato a Piazza di Bolivar tra due ali di folla ed oggi riceve il Presidente Uribe nella sua tenda.

C'é un risveglio della politica "dal basso", in Colombia. Meno di un mese fa, milioni di persone in piazza per reagire in qualche modo all'omicidio degli 11 deputati regionali del Valle; la settimana scorsa l'Incontro delle Vittime nella Piazza degli Artigiani di Bogotá; il 27 luglio la Piazza di Bolivar trasformata per qualche ora in un parco, per ricordare le campagne abbandonate sotto minaccia da centinaia di migliaia di desplazados; ed oggi, nello stesso scenario, lo storico incontro tra il professor Moncayo ed il Presidente Uribe - la vittima e l'intransigente, il popolo ed il leader, la gente e la politica.

Moncayo ha camminato per 46 giorni, attraversando le regioni di Nariño, del Cauca, del Valle del Cauca, del Tolima e di Cundinamarca, per approdare al Distrito Capital. Con lui, all'inizio, solo la figlia; poi - dopo i primi giorni di relativa solitudine - ogni paesino contribuiva un nuovo caminante; finalmente, anche numerosi mezzi di comunicazione hanno iniziato a seguire giorno per giorno la marcia con inviati speciali, servizi d'approfondimento, editoriali.

É cosí che i colombiani hanno imparato a conoscere questo "padre coraggio", le sue poche parole, la sua maglietta con lo slogan "no al rescate a sangre y fuego, si al intercambio humanitario", i suoi piedi sanguinolenti e piagati che in molte occasioni lo hanno costretto a rallentare il ritmo di avvicinamento alla sua meta: la Piazza di Bolivar.

Ieri pomeriggio, tra il Parlamento, il Palazzo Lievano, la Cattedrale ed il nuovo Palazzo di Giustizia, il Professore simbolo si é fatto strada tra decine di migliaia di supporter per salire sun un palco improvvisato e prendere la parola: "mi sento piccolo piccolo", ha esordito, ma poi le urla di "viva el intercambio humanitario" gli hanno dato animo ed ha parlato per piú di un'ora.

Nonostante i travisamenti di alcuni giornali e le squallide dichiarazioni del Ministro degli Esteri ex-sequestrato, il messaggio di Moncayo é chiaro: preme sul Governo e sulle FARC - ma soprattutto sul primo - perché giungano ad un accordo per la liberazione dei sequestrati e dei prigionieri. E dietro di lui ci sono milioni di persone che lo vedono come un simbolo, un eroe, una persona comune che ha trasformato il suo dramma in un evento democratico che rappresenta la possibilitá - anche per un semplice cittadino - di influenzare la vita del Paese: un concetto quasi rivoluzionario nella Colombia apatica ed indifferente degli ultimi anni.

In questo momento, le 9:55 del mattino, il Professor Moncayo s'incontra con la "comitiva Presidenziale": c'é Uribe, gli ex-sequestrati Francisco Santos, John Frank Pinchao e Fernando Araújo Perdomo, il ministro degli Interni e della Giustizia Carlos Holguin (che ha saputo parlar male della marcia di Moncayo definendola un ricorso alle "vie di fatto"), il Comandante della Polizia di Bogotá, alti prelati e via dicendo.

Si parleranno per una mezz'ora e non sappiamo cosa si diranno. Ma - tanto - il messaggio é giá arrivato, forte e chiaro.

1 commento:

Anonimo ha detto...

caro Doppia, non sapendo dove infilare questo link, l'ho messo quà dentro. Qualora lo ritenessi degno, potresti riassumerlo (in italiano s'intende) e aprre un nuovo argomento.
Ritengo sia degno di considerazione, anche per capire l'attuale Colombia.

http://www.javiergiraldo.org/spip.php?article157

Ciao Doppia.....e grazie!

Karlo