giovedì 26 aprile 2007



Il caso Chiquita è sparito dai media colombiani e - cosa ancor peggiore - dalle conversazioni; ma non da Bogotalia! Un piccolo video-memento.

E voi che ci fate qui?

Forse sono stato un po' sgarbato - specie per gli standard colombiani - ma è proprio così che ho apostrofato la gentile signorina allo stand: "E voi che ci fate qui?".

Capirete la mia sorpresa: la Fiera è del Libro, non dell'informatica, ed in effetti non c'erano nè HP, nè Microsoft, nè Dell, nè Oracle. Ma Google sì.

E cosa spinge Google - in un mercato minore come la Colombia - a partecipare ad una fiera del mondo dell'editoria? Mi sono avvicinato ed ho domandato (vedi sopra).

La risposta mi ha fatto sorridere furbescamente, come chi riesce a scoprire il trucco di un prestigiatore mentre il resto del pubblico guarda ancora ammirato.

Erano lì per presentare Google Book Search, qui linkato in Spagnolo.

Nonostante io abbia una miriade di "Googlate" sul mio PC ed in rete (Gmail, Picasa, Google Earth, Blogger eccetera), questa feature non l'avevo mai usata. Ed è a dir poco impressionante.
Dateli un'occhiata, ed anche voi penserete: "ecco cos'hanno in mente...".

Black out in tutto il Paese

l'80% del Paese è senza energia elettrica (vedi l'articolo de ElTiempo.com); sarebbe addirittura il 98% secondo CityTV, unico canale (almeno qui a Bogotà) a dedicare un'edizione straordinaria all'evento.

Pare si tratti di un "effetto domino" scatenato da una centrale a Nord di Bogotà. Le previsioni sono di un ritorno alla normalità in un paio d'ore.

Questo black out arriva come un fulmine a ciel sereno: l'infrastruttura energetica non è mai stata al centro del dibattito (anzi: quando se ne parla lo si fa per elogiarla, visto il successo di ISA in America Latina).

Le prime informazioni escludono che si possa trattare di un attentato terrorista.

Spot del Ministero della Difesa



Questo spot pubblicitario è stato trasmesso in televisione a partire dal giugno del 2006. L'idea è spingere gli spettatori a denunciare il reclutamento di bambini-soldato da parte dei gruppi armati illegali.

Grazie a Patton che lo ha messo in linea.

mercoledì 25 aprile 2007

La "Feria del Libro": una tradizione bogotana

Nel 2007, la Feria del Libro compie vent'anni. E festeggia alla grande, con un omaggio a García Márquez, il Cile come invitato d'onore e - naturalmente - la gioia unica di avere sede nella Capitale Mondiale del Libro.

Nel panorama culturale bogotano, la Feria del Libro ha un posto speciale. Ogni Aprile (o giù di lì) i pomeriggi ed i weekend di centinaia di migliaia di persone sono dedicati ad esplorare centinaia di stand, ascoltare conferenze, conoscere i volti dietro gli autori preferiti. Corferias (la "Fiera di Bogotà", potremmo definirla) vive il suo momento di massimo splendore, paragonabile solo alla "Feria de Artesanías" di fine anno, che sarebbe il "Natale Oggi" dei romani.

Quest'anno, la festa è doppia, anzi tripla. In primo luogo, perché i vent'anni della Feria coincidono con una serie di "compleanni" del massimo autore nazionale, Gabriel García Márquez. Egli compie infatti 80 anni, e ne sono passati 40 da "Cent'anni di solitudine" e 25 dal Nobel. A "Gabo" é dedicato un intero padiglione con quattro esposizioni (i libri della sua biblioteca personale, la sua opera, le opere a lui dedicate e le sue traduzioni) ed una "mostra iconografica".
Poi perché quest'anno la Feria inaugura i 12 mesi in cui Bogotà sarà Capitale Mondiale del Libro dell'Unesco, ed anche a questo è dedicato un intero padiglione.

Ci sono poi il Cile, invitato d'onore (la Presidente Bachelet è stata qui per l'inaugurazione), e tanti, tanti libri. Bogotalia c'è stata e ci tornerà, per raccontarvi come va (quest'anno con qualche dettaglio in più rispetto al 2006...).

Buona Feria del Libro.

Mistero nel silenzio

La morte di Maricela Lorduy, colombiana di 33 anni, potrebbe nascondere un mistero.

È caduta dall'ottavo piano mentre parlava al telefono, come pare sostenere la famiglia del marito italiano? O c'è dietro qualcosa di losco, come suggeriscono i familiari di lei, da Cartagena?

La notizia non compare su alcun sito italiano (ma se qualche lettore o lettrice di Bogotalia può darmi piste, lo/a ringrazio), ma posso aggiungere all'articolo del Heraldo una nuova "traccia", stavolta da Radio Caracol: pare che la famiglia del marito, Fabricio Raza (sic, ma più probabilmente Fabrizio), si sia affrettata a disporre la sepoltura di Maricela in un cimitero italiano, contro il desiderio dei parenti colombiani.

Chiamparino bogotano

Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha passato a Luis Eduardo Garzón - collega di Bogotà - il testimone di "Capitale Mondiale del Libro", ed ha ricevuto in cambio la chiave della città colombiana.

Il primo atto di questa grande festa culturale della città ha avuto come protagonista un italiano, sindaco della Capitale del Libro 2006 e venuto a mantenere viva la staffetta che negli ultimi anni è passata da Madrid (2001) ad Alessandria d'Egitto (2002), da Nuova Delhi (2003) ad Anversa (2004) per poi giungere a Montreal (2005), a Torino nel 2006 (con Roma, a voler essere pignoli; a sinistra, il logo della manifestazione) e finalmente a Bogotà, prima latinoamericana.

La sfida è grande: il 60% dei bogotani l'anno scorso non ha letto neppure un libro.

martedì 24 aprile 2007

Bogotà Capitale Mondiale del Libro

Da ieri e fino al 23 Aprile del 2008 Bogotà è Capitale Mondiale del Libro.

È dall'Agosto del 2005 che la città si prepara a questa grande festa, fin da quando l'UNESCO annunciò di averla scelta - prima latinoamericana ad avere quest'onore.

Viva la lettura, viva i libri, viva Bogotà.

Muore colombiana a Roma

Marisela Lorduy Mendoza, colombiana di 33 anni, di Cartagena, è morta il 18 aprile scorso cadendo dal balcone dell'appartamento romano in cui viveva col marito ed i suoceri.

Questi ultimi affermano che quella notte, verso le 2 di notte, Marisela ha ricevuto una telefonata e, come di consueto, è andata a parlare in balcone - solo che stavolta ha perso l'equilibrio ed è caduta.

La famiglia, da Cartagena, fa sapere che non è convinta della spiegazione, che il marito era gelosissimo e che avrebbe piacere di vederci chiaro.

"Noi vediamo che quando muore un italiano a Cartagena, per qualsiasi circostanza, si fa molto rumore in tutto il mondo" dice Patricia Lorduy, sorella della vittima "e adesso che è morta una colombiana lì nessuno dice nulla".

Ne parla El Heraldo (e nessun altro, che abbia potuto scovare in rete).

Le ragazze di Berlusconi

Anche in Colombia fa notizia l'harem dell'ex premier.

Radio Caracol riporta i dettagli delle scuse pubbliche private eccetera; la rivista Cambio sbatte il latin lover in cronaca rosa; El Espacio, cinicamente, si chiede se la sua enorme fortuna lo aiuterà a farla franca stavolta.

E poi non ci lamentiamo della nostra immagine nel mondo, davvero.

lunedì 23 aprile 2007

Notizia vecchia ma importante

Il 10 Marzo scorso, a ventiquattr'ore dall' arrivo di George W. Bush a Bogotà, l'Ambasciata degli Stati Uniti in Colombia confermava che un commando congiunto di truppe USA e colombiane aveva tentato di liberare i tre americani sequestrati dalle FARC. La liberazione non è riuscita, ma la notizia resta importante.

In primis, perchè ci consente di verificare quanto le decisioni di un Governo possano essere influenzate da considerazioni di P.R. (Pubbliche Relazioni). "Arriva Bush, facciamogli trovare in regalo una buona notizia" devono aver pensato solerti funzionari, trovando subito appoggio tra i propri superiori. La tournée latinoamericana del Presidente sarebbe stata senz'altro rianimata da un evento del genere (che avrebbe - tra le altre cose - dato un senso alla visita colombiana).

Importa anche al conferma che avvengano operazioni militari sul territorio colombiano con soldati nordamericani: i famosi assessori qualche colpo lo sparano (col consenso del Governo locale, naturalmente).

Un resoconto più ampio ce lo dà il sito CounterTerrorismBlog (per vedere l'articolo completo, seguite il link "here" e cercatelo tra i post precedenti: purtroppo il permalink è sbagliato).

domenica 22 aprile 2007

Dev'esserci un errore

Secondo la rivista Cromos, la RAI sarebbe uno dei candidati all'acquisto del 50% (o giù di lì) della CEET (Casa Editorial El Tiempo).

L'ipotesi fa sorridere e pensare ad un errore di stampa: va bene che la CEET "contiene" anche CityTV (il canale locale di Bogotà), ma che ci farebbe la RAI col resto del pacchetto? Ma - più in generale - che ci farebbe la RAI in Colombia?

Punto tutte le mie fiches sul refuso.

PS: grazie ad Àlvaro Duque per la segnalazione - per fortuna lui sfoglia Cromos, di tanto in tanto... :-)

sabato 21 aprile 2007

Al Gore, Uribe ed un favore (ma a chi?)

"[L'ex Vice Presidente Al Gore] crede che il Presidente Uribe deve avere ogni possibilità di rispondere a queste accuse non risolte in Colombia, ma fino a quando questo capitolo molto serio della storia (colombiana) non sarà chiuso, il Signor Gore ha creduto che non fosse opportuno comparire all'evento."


Sono parole del suo portavoce, Kalee Kreider, che prosegue così: "Il Presidente Uribe non era parte del progranma quando l'ex Vice Presidente Gore aveva accettato l'invito. Il suo ruolo è stato aggiunto in seguito e [di conseguenza] la natura dell'evento è cambiata''.

Le "accuse non risolte" sono quelle rivolte dal Senatore Gustavo Petro al Presidente Uribe ed ai suoi familiari - durante un recente dibattito al Senato - di essere vicini, anche in maniera criminale, al mondo del paramilitarismo.

Questo "desplante" giunge come ulteriore segnale dell'insoddisfazione dei democratici riguardo agli attuali rapporti USA - Colombia: prima la "soffiata" al Los Angeles Times sul Generale Montoya, poi la sospensione di 55 milioni di dollari in aiuti militari, ora lo "schiaffo" d'immagine al Presidente in persona. È evidente che non si tratta di coincidenze, ma di una precisa politica di pressione, volta a far comprendere ai locali quanto sia elevata l'attenzione verso i problemi di diritti umani, sindacalismo eccetera.

Eppure, l'effetto sulla realtà colombiana potrebbe essere quello meno desiderato: un insabbiamento dello scandalo della parapolitica, ottenuto attraverso l'argomento (un classico) che esso starebbe compromettendo l'immagine del Paese nel mondo (e quindi anche il TLC con gli USA, la sconfitta militare delle FARC, il debellamento del narcotraffico eccetera). Giá nella sua replica a reti unificate, il Presidente Uribe ha dato dimostrazioni di volersi incamminare in questa direzione.

Sui temi americani, come sempre, consiglio di leggere Plan Colombia and Beyond (altrimenti noto come CIP online), eccellente fonte sempre aggiornata.

Benvenuti a Bogotà



A partire da oggi, Bogotalia inizia ad esplorare il territorio del video. L'immagine in movimento aiuterà - spero - a compiere la missione di questo blog: far conoscere meglio la Colombia (ed in particolare la capitale) ai lettori italiani.

Per cominciare, ho scelto l'arrivo all'El Dorado, aeroporto di Bogotà. La prima volta, rimasi sorpreso: mi parve di essere in Svizzera!

giovedì 19 aprile 2007

Not so fast, Condoleezza

Il Senato degli Stati Uniti blocca parte degli aiuti USA all'esercito colombiano: prima vuole capire come fa il Dipartimento di Stato ad affermare che la situazione dei Diritti Umani in Colombia sia in miglioramento.

Piú di cinquantacinque milioni di dollari in aiuti militari alla Colombia erano bloccati da tempo in attesa che il governo dimostrasse miglioramenti nel tema Diritti Umani e la rottura dei vincoli con gruppi paramilitari. L'11 Aprile scorso, il Dipartimento di Stato afferma che Governo ed Esercito sono in possesso dei "requisiti legali" necessari e liberano gli aiuti.

Deve aver aiutato la decisione di Uribe, a fine 2006, di prelevare i boss paramilitari dalla loro "casa di campagna" e mandarli in carcere; anche l'attivismo della Fiscalía sulla "parapolitica" sarà stata interpretato come segnale positivo. Sta di fatto che la notizia è stata ricevuta con gioia non solo dall'Esercito ma anche da tutti i media locali (El Tiempo, El Colombiano, El Pais di Cali, dal quale abbiamo tratto la foto della Rice, ed altri).

Ieri - però - il Senatore Patrick Leahy (che presiede il sub-comitato della Camera Alta dedicato agli aiuti all'estero) ha ri-congelato questi fondi. Il suo portavoce - secondo l'articolo de El Tiempo - ha citato due ragioni per questo rinvio: la prima è un po' inverosimile ("non abbiamo avuto tempo di leggere tutto il rapporto"), la seconda va più vicino al centro della questione ("vogliamo prima vederci chiaro sugli eventuali legami tra il Generale Montoya e le AUC").

Il Congresso democratico inizia farsi sentire.

martedì 17 aprile 2007

Pablo Escobar è vivo

Pablo Escobar è vivo e si fa ancora rispettare all'interno del gruppo. Sarà per la sua forza fisica, per il suo ruolo di "maschio dominante", o per l'ambiente - tanto diverso da quello di un tempo da far desiderare una guida sicura e stabile, ma ancora oggi Pablo è il leder indiscusso degli ippopotami della hacienda Nápoles.

Lo dimostra l'articolo di José Alejandro Castaño, inviato speciale de El Tiempo a Puerto Triunfo: due immensi animali africani hanno seguito per oltre duecento chilometri la corrente del Río Magdalena ed ora si trovano nei pressi di Barrancabermeja. Le storie di incontri notturni con questi "tronchi animati dalla bocca enorme e dalle piccole orecchie" si sono moltiplicate per settimane, fino al punto in cui le autorità hanno cominciato a prenderle sul serio ed a cercare spiegazioni.

Pare che i due siano parte del gruppo di ippopotami importati da Pablo Escobar per il suo eden personale di Puerto Triunfo, la hacienda Nápoles di circa 3,000 ettari. Morto il Capo, zebre, giraffe, elefanti e leoni sono caduti vittima delle malattie, dell'età e della violenza dei carcatori di tesori che hanno razziato per anni la proprietà in cerca dei tesori nascosti dai narcos per affrontare gli anni di vacche magre. Frustrati dall'esito delle ricerche, è probabile che si siano consolati dedicandosi al safari, chiudendo così il ciclo di vita di quegli sfortunati animali.

Gli ippopotami, però, si sono adattati così bene al clima caldo ed umido del Magdalena da sopravvivere in libertà per tutti questi anni. Pare che abbiano mantenuto intatte anche le logiche del branco: i due maschi "migratori", infatti, li avrebbe espulsi espulsi dal gruppo il maschio dominante (chiamato Pablo Escobar in omaggio al vecchio padrone), in un tradizionale invito a cercarsi le proprie donne - ed a lasciar perdere le sue.

Poverini: fino ad ora hanno trovato solo pescatori impauriti e veterinari impreparati.



PS: della rovina delle proprietà dei cartelli del narcotraffico ha parlato anche Omero Ciai sul supplemento dominicale di Repubblica, una decina di giorni fa.
L'articolo lo trovate sulla rivista virtuale, a partire dalle pagine 50 - 51 (la foto a sinistra è l'illustrazione che apre il servizio).
Anche lui parla degli ippopotami, e prosegue a descrivere l'evoluzione dei cartelli del traffico di droga dai tempi delle mega organizzazioni (Cali, Medellín) fino alla rete di mini strutture di oggi.

sabato 14 aprile 2007

Bienvenida a los lectores de El Tiempo

Ayer el diario colombiano El Tiempo publicó una nota sobre este blog. En ocasión de este evento, aquí está la primera entrada en español en este año y medio de vida de Bogotalia.

Quiero darles la bienvenida a los nuevos lectores que hayan llegado a esta página interesados por el artículo de El Tiempo, y desearles una feliz permanencia.

Tres tips de navegación, para superar eventuales obstáculos lingüisticos:

- a la derecha, bajo "+ recenti", encontrarán los principales posts de los últimos 3 meses. De estos, el que ha generado más debate es "Bogotà, paradiso nascosto (?)"; el que más me ha gustado escribir fué "Il caso Chiquita": se los aconsejo.

- justo abajo de estos enlaces está la mejor manera de navegar por Bogotalia, o sea sus "tags". Guíense por el tema que más le interesa: "Bogotá" reúne los posts relativos a la ciudad, "Guerra" los que tratan del conflicto (y de la paz), y así por delante.

- en seguida encontrarán las páginas que leo regularmente, sobre Colombia ("link") y sobre otros temas ("OT").

Sus comentários son bienvenidos; si hay algún tema o inquietud que quieran tratar directamente, mi correo electrónico es ore.bil (at) libero.it.

Buena navegación.

venerdì 13 aprile 2007

Cali, attentato e manifestazione

Nella notte di lunedì scorso, un furgoncino Piaggio carico di 50 kg d'esplosivo esplode davanti alla sede della Polizia, a Cali. Muore Gil Antonio Palomino, tassista, e ci sono decine di feriti. Ieri la città è attraversata da migliaia di persone vestite di bianco che manifestano contro il terrorismo: spettacolo raro, rarissimo in Colombia. Se l'attentato dimostra che il livello dello scontro in atto è molto alto, la manifestazione pare un segno di vita da parte della società civile colombiana. Ma sarà davvero così?

Il furgoncino Piaggio si parcheggia davanti alla sede della Polizia appena passata la mezza notte. Un agente invita il conducente a spostare il mezzo ("circolare, circolare") e riceve qualche pallottola come risposta. In pochi secondi, appare una motocicletta che lo porta via, mentre l'agente chiama i colleghi della esplosivi. La bomba però esplode prima che si possa fare alcunchè, e si porta via la vita di un tassista che passava di lì per caso, risparmiando miracolosamente quella della passeggera.
L'effetto è devastante: almeno una decina di edifici dovranno essere abbattuti per i danni strutturali subiti.

Responsabili? Le FARC, dicono le autorità. Ma ognuno sceglie parole diverse: per Juan Manuel Santos, ministro della difesa, ci sono le prove; mentre Angelino Garzón, governatore del Dipartimento del Valle, afferma che "la prima ipotesi indica come autori, possibilmente, le FARC ma non si possono scartare altri gruppi illegali del narcotraffico, dei paramilitari o della delinquenza comune" (praticamente tutti meno le stesse forse dell'ordine colombiane).
Dal canto loro, le FARC si dichiarano estranee, e suggeriscono di interpretare i fatti in chiave di lotta di potere tra la mafia del narcoparamilitarismo e quella della politica.

La reazione del Governo è quella standard, salvo che per un importante novità. La parte classica comprende:
- dichiarazioni di sdegno e di solidarietà, con spruzzate di "andremo avanti per la nostra strada";
- offerta di succosa ricompensa (in questo caso 400,000 dollari circa) e di striminzito aiuto alle vittime ed ai danneggiati (200 euro per ciascuno);
- viaggio del Presidente sul luogo dell'attentato (in questo caso accompagnato da alcuni ministri).

In questo caso, però, c'è una grossa novità: diverse entità politiche ed amministrative hanno scelto di organizzare una manifestazione. Il Governatore del Valle del Cauca , il municipio di Cali, i deputati e senatori della regione (guidati dalla Presidente del Senato), la Camera di Commercio ed il consiglio municipale di Cali hanno convocato la cittadinanza a marciare "contro la violenza, contro il terrorismo e contro il sequestro". La risposta è stata importante: migliaia di persone in strada (300,000, secondo il ministero della difesa, ovvero il 15% della popolazione della città) ed un segnale di interesse che è risuonato in tutti i media colombiani.
Unificata dallo slogan "Lo que es con Cali es conmigo" (traducibile come: se lo fai a Cali lo fai a me) l'immagine della macchia bianca dei participanti si è diffusa in TV, sui giornali e su internet, fornendo ai colombiani un importante contributo simbolico: la dimostrazione che si può scendere in piazza, che si può prendere posizione sui temi fondamentali della convivenza civile.

Certo, ad un italiano molte cose sembrano strane: la prima, vedere il livello e le modalità di organizzazione della marcia. Non è comune una risposta così massiccia, ad esempio, all'invito a vestirsi di bianco, o l'assenza di cartelloni e striscioni o bandiere - tipici segni almeno dalle nostre parti di una sentita partecipazione. Strano anche il ruolo degli enti pubblici, che hanno inviato i propri dipendenti alla marcia. Incredibile poi la superficialità dei media locali: El País - proprio di Cali - riesce ad aprire il suo articolo sulla manifestazione con queste due frasi: "La città si è alzata ed ha dato un esempio di dignità e di forza sociale. Migliaia di caleños hanno espresso il proprio appoggio al Generale Luis Alberto Moore, comandante della Polizia Metropolitana". Certo, qualche cartello c'era (foto a sinistra) , ma non mi piace questo tentativo di piegare il "moto pubblico" a piccole beghe di carriera militare che s'intravedono tra le righe. Come non pensare al tributo reso al Generale Montoya a Medellin?

Ma non voglio essere troppo cinico, nè pessimista. Qui c'è una buona notizia - una manifestazione popolare contro la violenza - e come tale va trattata. I dettagli sono solo dettagli.

lunedì 9 aprile 2007

Un pessimo esempio

Néstor Pongutá Puerto, addetto stampa dell'ambasciata di Colombia in Italia riporta per i lettori de El Tiempo un articolo pubblicato da L'Espresso sulla città di Bogotà. Lodevole: è importante che si registrino le occasioni in cui si parla bene della Colombia.
Peccato però che il Signor Pongutá metta tra virgolette frasi e concetti che non compaiono nell'articolo originale, facendo credere ai lettori colombiani che rappresentino il pensiero dell'autore.

Il Signor Pongutá è giornalista: è corrispondente de El Pais, spesso scrive per El Tiempo, tiene un blog (dal quale abbiamo tratto la foto in alto a destra), è addetto stampa dell'Ambasciata colombiana a Roma. Con tutti questi titoli ed esperienza, riporta nel suo articolo per El Tiempo il seguente virgolettato (teoricamente tratto dal pezzo di Antonio Carlucci), da me tradotto all'italiano per facilitare i paragoni:
"Un sindaco che si vestiva da Superman e lavorava coi mimi chiamato Antanas Mockus, poi un altro che percorreva la città in bicicletta chiamato Enrique Peñalosa e l'attuale sindaco, figlio di una ex domestica, Luis Eduardo Garzón, hanno ottenuto ciò che nessuno si poteva immaginare: fare di Bogotà un'attrazione turistica".
Concediamo a Néstor Pongutá che - effettivamente -l'articolo dell'Espresso parla dei tre sindaci. Però:
- in nessun momento afferma che Bogotá sia un'attrazione turistica;
- non dice mai che Peñalosa andasse in bici per la città (cita - questo sí - la sua decisione di costruire piste ciclabili; che non è la stessa cosa. Allora un sindaco che rimette a posto l'aeroporto svolazza per la città???);
- non parla mai della mamma di Garzón!

Capisco (anche se non mi piace) che il virgolettato possa essere stiracchiato per contenere dei "riassunti" del pezzo originale: ma inventarsi di sana pianta intere frasi e concetti mi pare davvero troppo. Capisco anche che - da buon addetto stampa - il Pongutá cerchi di magnificare le lodi di Bogotà: ma far dire a Carlucci l'enormità che sia diventata un'attrazione turistica è esagerato.

Mi pare che invece di riportare un opinione altrui, egli abbia approfittato dell'occasione per esprimere il proprio pensiero su Bogotà.

Come spiegare altrimenti l'altra citazione in cui fa dire al Carlucci che il Transmilenio è "un sistema oggi copiato in altre città del mondo"???? Quando forse l'italiano (che naturalmente non parla in nessun momento di copiare) avrebbe piuttosto citato l'esperienza precedente di Curitiba...
E quando inventa di sana pianta (e mette di nuovo tra virgolette) che "il pedone è l'ospite principale della nuova Bogotà"?

Così fa un pessimo servizio alla sua città, al suo paese ed ai suoi lettori. E dà un pessimo esempio.


PS: ringrazio Loupsos per avermi inviato l'articolo de L'Espresso scannerizzato, grazie al quale ho potuto verificare che il testo online corrisponde a quello uscito sull'edizione cartacea.

giovedì 5 aprile 2007

Un "favore investigativo"


Questo chiedo a te, lettore di Bogotalia. Ho bisogno di avere tra le mani una copia (o uno scan) dell'articolo dell'Espresso su Bogotà, apparso - credo - sull'ultima edizione cartacea.

Qui (a Bogotà) non lo trovo, e mi serve per chiarire una stranezza.

È che Néstor Pongutá, corrispondente de El Tiempo da Roma, ha riportato sulle pagine del quotidiano colombiano la notizia dell'articolo. Nel pezzo di Pongutá - pero - appaiono frasi che non ho trovato in quello di Antonio Carlucci.

Le possibilità sono due:
- o il testo on-line è diverso da quello cartaceo (al quale sicuramente Pongutá ha avuto accesso)
- o l'edizione del pezzo per il pubblico colombiano non è stata fedele all'originale.

Non credo che potrò vivere con questo dubbio, da buon maniaco dell'informazione!!

Mi puoi aiutare?? Mille grazie, Doppiafila

mercoledì 4 aprile 2007

Bogotá su L'Espresso

"Miracolo Bogotà". Così s'intitola il reportage di Antonio Carlucci sulla capitale colombiana.

Ve lo consiglio. E seguite anche il link della galleria fotografica: complementa l'articolo.

Buona lettura, e grazie a Francesca per la segnalazione.

domenica 1 aprile 2007

Rassegna blog colombiani

Sbocconcelando per la blogosfera colombiana ho raccolto alcune segnalazioni.

La Columna e Colombia Hoy si occupano del nuovo ministro degli Esteri, Fernando Araújo Perdomo, rispetto al quale Bogotalia ha scelto - almeno temporaneamente - di non fare commenti.
Entrambi i blogger sono critici rispetto ai primi giorni del neo-Ministro: il primo parla di "diplomazia suicida" (La diplomacia suicida de Chambacú Araújo), mentre il secondo lo definisce un "Pelele" (Un Pelele en la Cancilleria), liberamente traducibile come "marionetta, pupazzo" e con accenti vicini al "loser" degli americani. Qui a destra, un "pelele" - peraltro somigliante al signor Perdomo.
Pochi giorni fa, ne aveva parlato anche Sociología para novatos, che trova interessanti parallelismi tra il nostro ed il Manchurian Candidate recentemente portato al cinema da Denzel Washington.

El planeta en pantaloneta (traducibile come "il pianeta in pantaloncini") ha scovato un gioco interattivo della Chiquita e lo ha reintrepretato a modo suo in questo post. A chi si fosse perso il perchè di questa attenzione verso le banane dal bollino blu consiglio la lettura di questo backgrounder.
Qui a sinistra, un simpatico e colorato screenshot del giochino. Se qualcuno di voi ha tempo (e coraggio) per provarlo, è gradita una recensione...