giovedì 31 maggio 2007

Uribe ed il libero scambio

Tra indiscrezioni e richiami alla ragione di Stato, si va componendo il puzzle dell'"intercambio umanitario": non è chiaro chi scambi con chi, ma il 7 giugno succederà qualcosa di grosso. Cronaca confusa di una situazione confusa.

La fase "calda" di questa storia - che potrebbe portare alla liberazione di Ingrid Betancourt - comincia sei giorni, il 25 di Maggio scorso. O meglio: viene alla luce, perché - come vedremo - le conversazioni dovevano essere iniziate molto prima. Il Presidente Uribe, intervenuto al convegno "Donna e Potere", inizia il suo discorso con un lungo riassunto delle proprie posizioni nei confronti delle FARC e di come siano cambiate negli ultimi cinque anni.

Poi - forse commosso dall'appello della madre di Clara Rojas (anch'essa sequestrata assieme alla Betancourt) o forse solo per astuzia mediatica - sorprende tutti con un'affermazione pesante: "spero di poter liberare molte persone delle FARC che ora sono in carcere entro il 7 Giugno prossimo". Alla stampa attizzata dalla precisione del riferimento risponde che non può dire molto di più, perché la ragione di Stato glielo impedisce.
Fatto sta che nell'ultima settimana le cose si sono mosse a grande velocità e - a 7 giorni dalla data fatidica - molti pezzi si sono piazzati per garantire lo scacco.

Ma cosa spera di ottenere Uribe, se le FARC hanno dichiarato di non essere interessate e di considerare la "liberazione di massa" una cortina fumogena per coprire lo scandalo della "parapolitica"? Si può parlare di una negoziazione se ambo le parti non s'interessano per ciò che fa, chiede od afferma l'altra parte?

Le cose si complicano (o si chiariscono) se si allarga il campo del dialogo e s'inseriscono altri attori. In primo luogo, la Francia. Da mesi parte del gruppo di "nazioni amiche" (con Svizzera e Spagna), la Francia ha un motivo in più per essere presente (e risolutiva) - un Presidente nuovo di zecca e ben contento di cominciare il suo mandato con la buona notizia che molti francesi aspettano da cinque anni: la liberazione della concittadina Ingrid Betancourt.
È proprio Sarkozy che - poche ore fa, e dopo una riunione con Zapatero - accende le speranze affermando che "le discussioni continuano", che "tutte le influenze sono benvenute" e che "non dimentica" che oltre ad Ingrid ci sono altri sequestrati, colombiani e statunitensi.

Ecco un altro attore: gli Stati Uniti d'America. Tre loro connazionali sono prigionieri delle FARC dal 2003, mentre due dei massimi esponenti della guerriglia colombiana, "Simón Trinidad" e alias Sonia, sono stati estradati negli USA, dove ora sono sotto processo. Fonti confidenziali USA negano che esista una richiesta di chicchessia orientata al rilascio dei due, ma non dimentichiamo che le FARC hanno sempre collegato indissolubilmente la liberazioni dei tre americani alla libertà di "Simón Trinidad" e Sonia. Oltretutto, a complicare le cose, s'erge la posizione degli Stati Uniti secondo la quale coi terroristi non si negozia punto - che cambiando meno di una virgola è la posizione di Uribe.

Ma allora che succederà il 7 di Giugno prossimo?

Secondo Piedad Córdoba - popolare e controversa senatrice dell'ala sinistra del Partito Liberale - le FARC sarebbero disposte a liberare Ingrid, Clara Rojas ed i tre americani. Prima parla di un "gesto di buona volontà", poi collega il fatto alla scarcerazione di massa proposta da Uribe. Dettagli a parte, è la prima a suggerire all'opinione pubblica cosa stesse succedendo dietro il paravento della Ragion di Stato - una negoziazione bell'e buona.

Lo scenario dunque sarebbe il seguente:

- Uribe libera i 3 o 400 guerriglieri, ed ottiene un successo d'immagine sul piano internazionale, fondamentale per fluidificare le discussioni con Congresso USA sul TLC. Rischia qualcosa sul piano interno, perché aver ceduto alle FARC con piacerà alla sua base elettorale (ed aprirà uno spazio alla sua destra, che Germán Vargas LLeras è già pronto a colmare), ma dovrebbe ottenere un precedente per facilitare la liberazione dei deputati e senatori in galera per la "parapolitica";

- Sarkozy ci mette l'impegno, la faccia e probabilmente l'ospitalità di qualche fariano d'alto rango sul territorio francese (secondo tradizione), ma ottiene in cambio un successo - interno ed internazionale - che molti gli invidieranno;

- Gli USA porterebbero a termine uno scambio più semplice, una sorta di 3 x 2, che la mediazione della Francia consentirebbe di presentare non come una negoziazione con le FARC ma come una partecipazione ad un più ampio schema d'accordo. Oltretutto, entrambi i processi stentano a produrre condanne esemplari, considerazione che riduce di molto il valore di "pubbliche relazioni" dei due estradati.

- Le FARC porterebbero a casa un bel colpo d'immagine (mantenere Betancourt e Rojas sequestrate è diventato più pesante da quando il neo-fuggito John Frank Pinchao ha rivelato che la Rojas ha partorito in cattività e che Ingrid viene maltrattata duramente), libererebbero Sonia, Trinidad ed il loro "ministro degli esteri" Granda e probabilmente otterrebbero qualche "bonus" non pubblico, specie in vista di un futuro processo di pace, bonus dei quali si farebbe garante Sarkozy con Svizzera e Spagna. (Nota bene: dei 3 o 400 liberati da Uribe ben pochi sono d'interesse per le FARC, come si evince da questo articolo di Semana e dalle condizioni poste dal Governo per la loro liberazione); in cambio, rilascerebbero 5 o 6 ostaggi (a meno che nell'accordo non rientrino anche i 12 deputati regionali del Valle del Cauca).

Ce n'è abbastanza per tutti.

Intanto, i guerriglieri prossimi alla liberazione sono già stati trasferiti in una carcere nei pressi di Bogotà, il Governo smentisce ogni voce - evidentemente infastidito dalla necessità di portare il suo misterioso piano alla luce del sole o quantomeno fuori dall'oscurità totale, la madre di Ingrid Betancourt fa diplomazia e lancia i suoi messaggi dall'Argentina e noi cerchiamo di non perderci in questa valanga di notizie. In attesa del sette di Giugno.

mercoledì 30 maggio 2007

20.000 visite a Bogotalia

Oggi 30/05/07 alle 14:05:07 (!) un navigatore italiano (o almeno: collegato dall'Italia) ha aperto Bogotalia sul suo Firefox senza sapere che era il nostro visitatore numero ventimila.
Se é ancora in linea: complimenti e grazie, lei non ha vinto nulla ma non le chiederó neppure soldi in prestito - ci si può stare.

martedì 29 maggio 2007

Il Peso è grave

Scusate per il gioco di parole, ma é difficile sopravvalutare la... gravità degli effetti della continua ed accelerata rivalutazione del Peso Colombiano sull'economia del Paese.

Questa mattina il Dollaro Statunitense si vende a 1,900 pesos, confermando che al rottura al ribasso di "quota duemila" non è un episodio ma solo un passo ulteriore nella corsa alla rivalutazione della moneta colombiana . Quattro anni fa, la barriera in discussione era quella dei 3,000 pesos, e pochi dubitavano che sarebbe stata infranta (in salita, naturalmente). Anche senza andare troppo lontano i dati sono impressionanti: il dollaro è caduto del 20% circa negli ultimi 12 mesi.

Un peso così forte - nonostante faccia bene al patriottimismo - distrugge la manifattura e l'agricoltura colombiana: conviene infatti importare dalla Cina o dagli USA che produrre localmente, mentre i beni d'esportazione (esempio fiori, caffé o banane) soffrono la concorrenza dei paesi le cui valute non si sono rafforzate tanto.

Certo, la svalutazione del dollaro é un fenomeno mondiale, ed altri paesi si trovano in condizioni simili a quelle della Colombia; altrettanto certo é che nel mercato mondiale dei cambi non ci sono molti modi di "difendersi" da questi movimenti - basti vedere come sono risultate inefficaci le misure prese dal Governo per opporsi ai capitali speculativi. Alcuni - Sarmiento Palacio in testa - suggeriscono un tasso di cambio fisso; altri lanciano un acerbo dibattito sulla dollarizzazione dell'economia; altri ancora segnalano che il Governo dovrebbe ridurre il deficit fiscale e spendere dollari per pagare il debito esterno.

Intanto si addensano le nubi nere della crisi: se il consumo interno e le esportazioni diminuiscono, cosa manterrá in piedi l'economia?Le rimesse degli emigranti - che in tutta l'America Latina ed anche in Colombia rientrano tra i grandi flussi di denaro verso il Paese - valgono oggi il 20% meno in pesos di un anno fa, fatto che si traduce in minori consumi delle famiglie.Floricultori ed altri hanno iniziato ad alzare la voce, a comprare pagine sulla stampa per informare i colombiani dei numeri drammatici della disoccupazione indotta dalla rivalutazione.Da qualche mese le importazioni superano l'export, e la tendenza si rafforza di giorno in giorno. D'altronde quali fattori possono permettere alla Colombia di competere nel mercato internazionale? Solo la disponibilitá (e domanda) di materie prime ed il basso costo del lavoro - e la rivalutazione elimina quest'ultimo vantaggio competitivo.

Che succederà? Posso solo esprimere la mia opinione: l'economia colombiana si "riequilibrerá" con un'immensa crisi entro tre o quattro anni. Il peso tornerà a tremila (ed oltre), le esportazioni si recupereranno (sperando che i prezzi delle materie prime restino alti), le importazioni crolleranno per la caduta della domanda interna e tutto tornerà come prima.

Con milioni di perdenti (i lavoratori, che precipiteranno di nuovo nella disoccupazione) e un pugno di vincitori: tutti quelle che - avvisati a tempo - metteranno i propri soldi in salvo all'estero nelle settimane precedenti la crisi.

domenica 27 maggio 2007

venerdì 25 maggio 2007

Notizie vecchie di quattro mesi

ElTiempo.com pubblica oggi in prima pagina la "notizia" di un'operazione antidroga colombo-italiana che avrebbe portato in carcere - tra gli altri - gli italiani Tommaso Iacomino, Paolo Boninsegna, Konrad Goeller e Paolo Messina.

Una semplice ricerca sulla Rete, però, ci fa scoprire che Iacomino è stato arrestato nel Maggio del 2006 (addirittura Aprile, secondo altre fonti), mentre a Boninsegna, Goeller e Messina era toccata la stessa sorte in Gennaio di quest'anno.

Come fa una non-notizia così ad arrivare in prima pagina? Troppa fretta di passare la "velina"?

È sconfortante verificare così impietosamente quali siano i meccanismi dei "mass media"...

Sinergie al semaforo

martedì 22 maggio 2007

Business Week e la Colombia

L'ultimo numero di Business Week dedica la sua copertina alla Colombia, definita "il più estremo dei mercati emergenti". L'articolo è festeggiato dai media e dal Governo colombiano, quasi significasse la promozione del paese a "partner d'investimento". È così? Non del tutto...

Roben Farzad ha passato 9 giorni in Colombia, seguendo un'agenda preparata da Proexport tra Bogotá e Medellín; al ritorno a New York ha costruito una storia di piacevole lettura, tutta giocata sul contrasto tra l'immagine negativa della Colombia ancora viva negli USA e l'evoluzione recente di Borsa, economia ed indice di "confianza" - fiducia - da lui usato in spagnolo a designare la base del boom colombiano: la speranza che tutto vada bene...

A me non pare che l'articolo sia positivo per la Colombia. Da quando in qua essere il mercato più rischioso può essere considerato un complimento? Un buon partner d'investimento garantisce un ritorno sicuro, basato su prospettive solide a medio/lungo termine; un paese - invece - che offre altissimi rendimenti in verità nasconde l'enorme rischio di perdere tutto, in una situazione - non nuova in America Latina - più vicina al Far West ed alla roulette che alle logiche dell'investimento "sano".

Eppure l'intervista concessa dal giornalista alla radio "La W" viene introdotta dal conduttore con le seguenti parole: "L'articolo di Business Week ci fa ballare dalla felicità".

La prima domanda riprende il sottotitolo dell'articolo ("Un improbabile viaggio da capitale del crimine a hot spot dell'investimento. Questo boom può durare?"), e la risposta di Farzad è: "io penso di sì".
Ma si tratta di una favore e di un gesto d'educazione nei confronti dell'intervistatore e del pubblico colombiano: l'articolo, infatti, non s'azzarda tanto e lascia piuttosto aperta la risposta. "Il denaro" - scrive lo stesso Farzad - "zampilla ora verso retroterra di terzo livello carichi di problemi politici ed economici, dove persino l'esistenza dello stato di diritto non è data per scontata". Molto meno ottimista, direi.

lunedì 21 maggio 2007

1' di... la Gran Pared



Sulla Carrera Séptima, a Chapinero, c'è anche una montagna artificiale...

sabato 19 maggio 2007

Biografia no autorizada de Álvaro Uribe Vélez - Recensione

Di questo libro in Colombia non si parla molto. Chi conosce il paese e/o segue Bogotalia sa perché e non è sorpreso: pubblicato a pochi mesi dalle (prime) elezioni vinte da Uribe, conteneva un esplicito invito a non votarlo. Le storie di narcotraffico della famiglia, il passato politico burrascoso, la vicinanza al paramilitarismo sono altri robusti motivi per cui questa biografia non è argomento di conversazione nei circoli ufficiali. Leggendola, però, ho scoperto che c'è un altro motivo, forse il più importante di tutti...

25 Marzo 1992. A pochi mesi dalle presidenziali colombiane, la rivista Newsweek pubblica un'intervista ad Álvaro Uribe Vélez, il candidato-sorpresa nei sondaggi. Il giornalista, Joseph Contreras, inzia da temi generali ed arriva, inevitabilmente, ai legami di Uribe e dei suoi alleati politici col narcotraffico e col paramilitarismo. L'irritazione del candidato cresce fino a che sbotta - "Non parliamo più. Vedo che lei è venuto a macchiare la mia carriera politica" - si alza e se ne va. L'intervista è finita, ma non l'interesse di Contreras: meno di tre mesi dopo pubblica "El Señor de las Sombras" (Il Signore delle Ombre), la biografia non autorizzata (e ci mancherebbe) dell'attuale presidente della Colombia.

Non si tratta di un libro troppo diffuso (la casa editrice si chiama "Oveja Negra", pecora nera), ma neppure di un testo clandestino: la mia copia l'ho comprata all'ultima Feria del Libro, prelevandola da una pila in bella vista nello stand, e quando me l'hanno consegnata nessun poliziotto in borghese mi ha seguito per i corridoi (credo).
Credo che non se ne parli per due ragioni: una banale ed una che si scopre solo leggendolo.
La ragione banale ha a che vedere con la società colombiana: l'opposizione è come uno stereo senza casse, può suonare qualsiasi disco che tanto non lo sente nessuno. Fuor di metafora, la mancanza di accesso ai mezzi di comunicazione impedisce ai temi non-mainstream - tra cui la critica ai governanti - di giungere alle orecchie della "gente".
La ragione che ho scoperto durante la lettura è che si tratta di un libro scritto di fretta, lasciato quasi in bozza, in cui spesso l'autore non dimostra le proprie affermazioni: un "instant book" che - una volta eletto Uribe - ha perso buona parte della propria ragione di esistere.

Per carità, di cose interessanti ce ne sono: la storia di Uribe sindaco di Medellin, per esempio, e della sua precipitosa cacciata dopo soli 4 mesi; le questioni di elicotteri, sia quello che Pablo Escobar avrebbe prestato al giovane Uribe che quello del padre trovato in un laboratorio di cocaina; la vittoria elettorale di strettissima misura ( meno di 1.000 voti!) per il posto di Governatore di Antioquia, risolta a suon di urlacci e guardie del corpo nelle stanze del centro di computo.

Poche però sono le sorprese, gli episodi dei quali non si parli comunque - seppure in sordina - su internet, all'estero o sui poco diffusi media d'opposizione (magari nel 2002 lo erano, chissà). La mancanza di prove per alcune affermazioni e la superficialità di certe accuse, poi, sottraggono credibilità a tutto l'"impianto accusatorio" dell'opera. Quando Contreras parla di "testimoni che spariscono", dovrebbe quanto meno citare i nomi e le circostanze della sparizione.
Per non parlare del fastidio che nasce dall'edizione pressapochistica: in alcune pagine, mancano addirittura delle cifre, che evidentemente l'autore doveva ancora ricercare e che sono sostituite dal segno convenzionale XXX...

Intendiamoci: a chi fosse interessato al tema colombiano suggerisco senz'altro la lettura di questo "Signore delle Ombre", per completezza bibliografica, per il vantaggio di avere tutte le Uribiadi in un solo tomo (almeno quelle pre-2002...) e come omaggio al coraggio di Contreras, che deve aver sofferto non poco per aver sferrato questo "attacco frontale" (perché così è stato interpretato) al futuro presidente.

Non è però un bel libro, né un'indagine giornalistica particolarmente profonda o brillante.

Biografía no autorizada de Álvaro Uribe Vélez - el Señor de las Sombras
di Joseph Contreras e con al collaborazione di Fernando Garavito
Editorial Oveja Negra
Prima edizione Maggio 2002
280 pagine

venerdì 18 maggio 2007

La "velina" è ufficiale

John Frank Pinchao è stato sequestrato per quasi nove anni dalle FARC. Una ventina di giorni fa è riuscito a scappare, e l'altro ieri è tornato finalmente alla civiltà. Di fronte all'immenso interesse dei mezzi di comunicazione per la sua storia, la Presidenza della Repubblica decide di...

La foto qui a destra è di nove anni fa: Pinchao aveva 24 anni. Oggi la famiglia lo ha rivisto decine di chili più magro, con le mani distrutte dalla vegetazione e dalle sanguisughe che ha dovuto affrontare durante la sua fuga e scosso da un'esperienza inumana e brutale - il sequestro. Sembra incredibile che un essere umano possa passare quasi dieci anni incatenato, nella giungla, privato della libertà, perennemente angosciato e cosciente che la sua vita dipende da mille fattori, tutti indipendenti dalla sua volontà. Eppure, questo succede da decenni, in Colombia.

Qui a sinistra, il poliziotto è ripreso mentre ricorda la sua cattività. In particolare i compagni di prigionia, lasciati al loro triste destino ed eventualmente anche alle rappresaglie delle FARC legate alla sua fuga. Pinchao ha portato notizie di Ingrid Betancourt: è viva, in salute, legge, scrive, ha tentato la fuga 5 volte, dorme incatenata. Anche Clara Rojas sta bene ed è confermato che ha un bambino di tre anni - il più giovane ostaggio sulla faccia della terra.

Sono decine e decine i sequestrati che Pinchao ha incontrato negli ultimi tempi, o perché erano tenuti nello stesso campo o perché li incrociava durante le numerose marce di disorientamento. Ieri e l'altro ieri una processione di parenti lo ha cercato per avere notizie dei propri cari da una fonte credibile: alcuni hanno avuto buone notizie, altre terribili conferme.

"Nelle ultime ore" - recita un annuncio sulla home page della Presidenza della Repubblica - "[abbiamo] ricevuto più di 45 richieste dai mezzi di comunicazione per intervistare [...] Pinchao. [...] Considerando che il suo racconto è d'interesse pubblico ed il suo precario stato di salute, l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ha deciso di realizzare un'intervista [...] destinata alla pubblicazione e divulgazione da parte dei mezzi di comunicazione".

Dietro questa decisione c'è una specie di dichiarazione implicita di quale sia la posizione del Governo colombiano riguardo all'informazione: quando un tema è d'interesse pubblico, chi informa dev'essere lo stesso governo. I media possono dedicarsi allo sport ed alla farandula (show business) e - beninteso - a ristrasmettere le veline ufficiali.

L'evoluzione della specie



giovedì 17 maggio 2007

Due pesi e due misure (ma nessuna sorpresa)

Come preannunciato ieri, Mancuso si è dedicato nella giornata di oggi a "confessare" la struttura finanziaria ed economica delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia). Non voglio fare il resoconto completo (anche se il tema meriterebbe approfondimenti), ma concentrarmi su un piccolo "dettaglio": il modo in cui Caracol ed RCN - i due grandi canali privati - hanno scelto di informare i propri telespettatori sul coinvolgimento dei loro gruppi economici di riferimento.

Mancuso ha infatti citato tra le aziende "finanziatrici" sia Postobon (del gruppo Ardila Lülle, proprietario di RCN) che Bavaria (già dei Santodomingo, proprietari di Caracol TV, ed oggi di SAb Miller).

Entrambi i telegiornali hanno dato la notizia più o meno allo stesso modo, senza scendere troppo nei particolari e mescolando le due grandi(ssime) aziende a tutte le altre coinvolte.

Poi il TG di Caracol ha dato lettura di un comunicato di Bavaria.

Il TG di RCN, invece, ha dato lettura di un comunicato di Postobon.

A favore di RCN, va detto che la presentatrice ha chiarito che Postobon e RCN sono dello stesso proprietario.

Sorpresi?

Il famoso editoriale di Francisco Santos

Salvatore Mancuso, come abbiamo visto, ha affermato di essersi riunito varie volte con Francisco Santos, oggi vicepresidente della Repubblica ed allora giornalista (e non so se già socio) de El Tiempo.

"Dopo questi incontri", dice Mancuso, "Santos pubblico l'editoriale `Proyecto Contrainsurgente´".

Nei giorni scorsi lo avevo cercato sulla rete senza successo. Oggi lo pubblica Felipe Zuleta nel suo blog. Il post s'intitola suggestivamente "giudicate voi".

Lo trovate - in spagnolo - al link qui sopra o nella (nuova) box (sulla colonna di destra, verso il fondo) in cui sto pubblicando alcuni post tratti dalle mie letture nella blogosfera.

mercoledì 16 maggio 2007

Mancuso alza il tiro

L'ex (ex?) capo paramilitare ha già coinvolto il vicepresidente ed il Ministro della Difesa. Ora mira ancora più in alto. Ma chi c'è sopra Francisco e Juan Manuel Santos? Uribe, diranno i nostri lettori. No, no, ancora più sopra...

"Bavaria e Postobon ci pagavano, mi riservo di dire come nelle prossime udienze". Con questa frase, Mancuso ha aperto ufficialmente un nuovo scandalo: la para-economia. Dopo le prime avvisaglie - come il caso Chiquita - adesso tocca ai pezzi grossi.

Bavaria é l'ottava azienda più grande del Paese, leader assoluta nel settore della birra in cui è di fatto monopolista. Da Ottobre del 2005 fa parte di SAB-Miller, gigante da 15 miliardi di dollari di fatturato. Prima della vendita, Bavaria era il fiore all'occhiello della famiglia Santodomingo - assieme ad Avianca (già venduta), a Caracol Radio (venduta) ed al canale privato Caracol Televisión ed al settimanale (già quotidiano) El Espectador, entrambi tuttora di proprietà della famiglia.

Postobon è l'altro gigante delle bevande, specializzato però in soft drinks: è distributore per la Colombia di Pepsi Cola. Buona parte della sua importanza dipende però da un fatto: è parte del gruppo Ardila Lülle, altra colonna dell'economia colombiana e proprietario - tra le altre cose - del primo canale televisivo privato, RCN, e di una dozzina di stazioni radio (che pesano circa la metá degli ascolti).

Serve ricordare che i Santos sono proprietari dell'unico quotidiano nazionale, di un settimanale e di una stazione TV a Bogotà?

L'affare s'ingrossa.

martedì 15 maggio 2007

Ingorgo di notizie

In Colombia sta succedendo di tutto, ed è impossibile tenere il passo di questa mandria impazzita di notizie, una più importante dell'altra. Rinuncio quindi a scrivere un post meditato e privilegio l'immediatezza: eccovi un "salpicón", una macedonia, degli ultimi sviluppi.

- Salvatore Mancuso ha parlato per 8 ore coi giudici della "giustizia e pace" a Medellín; ha coinvolto generali e politici, e i due nomi più altisonanti sono - come anticipato - quelli di Juan Manuel Santos e del cugino Francisco, rispettivamente ministro della Difesa e Vicepresidente della Repubblica. Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni, nonostante siano passate alcune ore dalla "rivelazione" dei loro nomi. Solo Juan Manuel avrebbe detto a Caracol TV che Mancuso fa riferimento ad una riunione "ufficiale" sulla quale ha già dato spiegazioni (vedremo domani come si sviluppa la cosa).

- la rivista Semana ha pubblicato una serie di intercettazioni ai telefoni cellulari di alcuni paramilitari in carcere ad Itagüí. L'articolo intitolato "ti chiamo dal carcere" ha sollevato un polverone - giustificato - per i seguenti motivi:
a. i paramilitari coinvolti perderanno i benefici della legge "Giustizia e Pace" se fosse dimostrato che hanno continuato a delinquere dopo l'inizio del "processo di pace".
b. La memoria de La Catedral, la prigione di lusso dalla quale Pablo Escobar faceva il bello ed il cattivo tempo, é ancora molto viva nella memoria dei colombiani, ed Uribe non vuole certo subire la stessa umiliazione pubblica che toccò a Gaviria all'inizio degli anni '90.
c. Semana non chiarisce chi abbia portato a termine le intercettazioni... ma questa è la terza grande notizia!

- Pare che sia stata... la Polizia! E che le intercettazioni riguardassero anche politici dell'opposizione, giornalisti ed esponenti del Governo! E che andassero avanti da due anni!!! Incredibile. Juan Manuel Santos, come Ministro della Difesa (la Polizia è infatti militare), ha preso in mano la situazione ed ha destituito ben 12 generali sui 20 in servizio attivo. Questo - peró - senza chiarire né chi abbia disposto le intercettazioni, né chi abbia ricevuto i rapporti e per farne cosa, né chi siano (state) le persone intercettate. Il nuovo capo della polizia è il Generale Naranjo, al quale non tarderanno di far notare che non é carino avere un fratello condannato per narcotraffico: ma tant'è.

- Il caso delle intercettazioni getta poi una luce inquietante sulle dichiarazioni del Presidente Uribe di qualche settimana fa. Durante il suo intervento a reti unificate successivo al "debate" promosso da Gustavo Petro sui suoi legami coi paramilitari, Uribe affermò che "fonti d'intelligenza militare" gli assicuravano che alcuni politici dell'opposizione lavoravano per far fallire il TLC con gli Stati Uniti. come lo sapeva? Queste finti d'intelligenza erano forse le intercettazioni disposte dalla Polizia e fatte emergere da Semana? Su questo punto i media non osano spingersi...

- La Magistratura e la Corte Suprema - intanto - hanno provveduto a far incarcerare all'unisono buona parte dei firmatari del Patto di Ralito, il documento del 2001 la cui rivelazione ha dato inizio allo scandalo della "parapolitica". Risultato: altri 5 parlamentari in galera, più qualche ex, più più più... Parrebbe che la profezia di Francisco Santos si stia avverando: "saranno 70 i parlamentari coinvolti nella parapolitica" - vedremo.

- In mezzo a questo bailamme, Uribe ha deciso di annunciare un indulto per i guerriglieri delle FARC, come gesto di buona volontà per stimolare l'intercambio umanitario, ovvero lo scambio tra questi guerriglieri ed i cosiddetti "canjeables" (scambiabili), i sequestrati ancora in mano alle FARC. Questo gesto di buona volontà ha fatto discutere, nel bene e nel male: notizia buona per chi vuole vedere un Uribe meno "mano dura" e più "corazón grande", un po' sorprendente per chi sa che non sarà facile trovare il percorso giuridico per rilasciare questi detenuti.

- neanche menziono l'intervista rilasciata da Salvatore Mancuso a Natalia Springer, in cui il capo paramilitare - tra le altre cose - afferma di aver ricevuto pagamenti da tutte le aziende bananiere, e non solo da Chiquita: capirete che si tratta di un tema minore.

- in questo momento - in diretta per i lettori di Bogotalia!! - Uribe è di nuovo a reti unificate, e sta parlando.... del Giorno del Maestro!!! Cambierà discorso e toccherà almeno uno dei temi caldi del giorno? Vedremo - ma ne dubito: la capacità di far finta di nulla è fondamentale per sopravvivere a questa tempesta...

Ultim'ora - due Santos in bilico

Secondo il sito del canale televisivo RCN, Salvatore Mancuso avrebbe citato l'attuale vice-Presidente, Francisco Santos, e suo cugino (nonché ministro della Difesa) Juan Manuel Santos durante la sua deposizione a Medellín nell'ambito del processo di "Giustizia e Pace".

Il primo (oggi in visita in Italia) gli avrebbe chiesto di costituire un fronte paramilitare nella regione di Cundinamarca (attorno a Bogotá); il secondo invece lo avrebbe cercato per fare fronte comune contro il Presidente Samper.

Nessun altro sito pubblica alcunché su questa notizia. Aspettiamo i telegiornali gemelli delle 19.

Una settimana di telenovelas

Sara si lamenta con Pablo perché l'ha stuprata
Natalia chiede Nicolás se Amanda è la sua amante
Mentre Silvia e Gabriel si sposano, Wendy partorisce sua figlia
Zorro scopre che sará papá
Yumalay e Alejandro fanno l'amore
Il Cipolla muore
Julián riesce a mantenere il possesso del laptop
Casandra é convinta che Mariana é la responsabile della morte di Vicente.
Sharon Janeth le confessa a Macarena che il bacio che ha dato a Jason non era ció che si aspettava
I gemelli Blanco trovano nello zio Sebastián l'immagine di un padre
Megateo scopre che è l'erede universale della fortuna del vampiro Briñón
Débora visita Diana per domandarle chi è il papà di suo figlio
Diana e Diego si sposano
Rodrigo riesce a salvare i figli di Gabriela
Valeria, il tenente Pablo e Hipólito riconoscono e accettano che tra loro c'è un amore perverso

Francisco Santos in Italia

Il vicepresidente colombiano è stato ricevuto questa mattina da Massimo D'Alema, mo¡inistro degli Esteri e vice presidente del consiglio.


Secondo il comunicato del MAE, hanno parlato di rapporti bilaterali, narcotraffico, diplomazia e negoziati di pace.
Santos ha anche approfittato per fare un salto in Calabria, dove ha siglato un'intesa con la Regione per avviare iniziative di sensibilizzazione per favorire la lotta al narcotraffico. Sul tema, D'Alema gli ha garantito che anche l'Italia crede che questa lotta potrà funzionare solo se si agirà contemporaneamente sulla produzione e sul consumo.

In buona compagnia


"Ci pagavano tutti i produttori di banane. Tutti. Facemmo quest'accordo con Chiquita, Dole, Banacol, Uniban, Proban e Del Monte. Ci pagavano un centesimo di dollaro per ogni cassetta esportata. [...] Dole s'incaricava di raccogliere il denaro [...] che si distribuiva proporzionalmente tra la Casa Castaño, il Bloque Bananero, una parte in opere pubbliche e l'altra per corrompere istituzioni dello Stato".

Chi parla è Salvatore Mancuso, da molti considerato il capo delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), durante una rocambolesca intervista fiume concessa a Natalia Springer e pubblicata su Un Pasquín.

Si può dubitare della sua parola: per chi ha confessato 55 omicidi e 6 stragi, un'innocente bugia può essere un peccato veniale. Resta il fatto che stavolta le sue affermazioni sembrano in sintonia col buon senso: era semplicemente impossibile che Chiquita fosse l'unica ad aver finanziato i paramilitari nell'Urabà e nel Magdalena...

La Springer ha dedicato a questo tema la sua rubrica "De sur a sur" su El Tiempo di ieri. Chi darà seguito a questa confessione? La magistratura colombiana, quella Statunitense o qualche ONG?

Chissà. Forse nessuno: in Colombia c'è troppo da indagare, e rispetto ad altre rivelazioni di Mancuso, questa impallidisce.

venerdì 11 maggio 2007

Donna, nera e ministro. Mah.

Uribe ha nominato Paula Marcela Moreno Zapata Ministro della Cultura. Sostituisce Elvira Cuervo che solo 15 mesi fa aveva preso il posto di Maria Consuelo Araújo. Paula Moreno é di razza nera, é donna ed ha 28 anni. Qui cerco di spiegare perché la questione non mi piace.

El Tiempo suggerisce che la nomina risponda ad una promessa fatta da Uribe ai Democratici americani, o ad un suo personale calcolo di convenienza politica: al Congresso di Washington ci sono 42 voti "di colore" e per l'approvazione del TLC possono fare comodo.
A sostegno di questa tesi cita la dichiarazione del Senatore Ulises Torres, uribista: "entro tre o quattro settimane la Ministra andrà negli USA a presentarsi al gruppo afrodiscendente di Washington". Mah.

Ma non è per questo che la cosa non mi piace: se la nomina è giusta possiamo sorvolare sui motivi, nobili o meno. Ciò che mi fa stare in territorio negativo con la mia reazione è l'età della neo-ministra. A mio modo di vedere, ventotto anni sono pochi per fare il ministro, ed ancor più con questo Presidente.

Uribe ha dato infatti mille esempi di come tratti il proprio esecutivo: bacchettate in pubblico, richiami, imposizioni, pressioni psicologiche. Un repertorio che hanno assaporato un po' tutti, da Araújo (Perdomo, però, perchè la Conchi invece andava solo difesa a spada tratta) allo stesso Juan Manuel Santos.
Cosa possiamo aspettarci da questa giovane, per quanto sia (come ci ricorda esageratamente il comunicato dello SNE) plurilaureata, masterata e nella sua pur breve vita abbia lavorato con questo mondo e quell'altro? Una facciata alla politica culturale di Uribe, ecco cosa. Zero indipendenza, zero iniziative proprie, al limite qualche festival delle negritudes tra 4 o 5 mesi.

Ma per fare questo, non bisogna essere né donna, né giovane e né nera: basta saper dire "sì, Signor Presidente". Ecco perché non mi pare una buona notizia.

mercoledì 9 maggio 2007

Cooperazione e luoghi comuni

"Diciamo che l'Italia destina alla Colombia 10 milioni di Euro. Di questi 10 milioni, 8 si spendono per i viaggi, stipendi e bonus di un mucchio di cooperanti italiani (da alti funzionari burocratici disoccupati, in abito Armani, a backpackers disposti a passare due anni d'avventure ai tropici). Arrivano, ci guardano dall'alto in basso, alzano la voce, danno la ricetta della soluzione e dopo un po' di tempo tornano in Penisola (o in Scandinavia o nella campagna francese, è lo stesso) accompagnati da una bella mulatta colombiana".

Chi scrive è Hector Abad Faciolince, nel suo commento settimanale su Semana. Abad Faciolince è uno degli scrittori di maggior successo degli ultimi tempi: il suo libro "El olvido que seremos" - sulla morte violenta del padre - è stato uno dei best seller in Colombia.

Il brano riportato in apertura fa parte di un discorso più ampio, che si conclude con una domanda: quando la smetterà, la Colombia, di mendicare aiuti all'estero? Aldilà del tema e del mondo in cui lo affronta Abad, a me interessa la costruzione dell'immagine italiana all'estero.

Noto quindi tre classici: l'abito Armani (eleganza), il ritorno in patria con la locale sedotta (latin lover, Italians do it better) ed il vizio di parlare a voce troppo alta.
Ma c'è anche una new entry: si accenna ad un giovane italiano avventuroso (il backpacker, per capirci), giramondo. Di solito questo ritratto lo trovavo associato ai tedeschi o agli olandesi.

Il tono però lo danno i classici: seduttori, eleganti e spocchiosi.

Colombiani al Giro

Tre ciclisti colombiani parteciperanno al Giro d'Italia: Mauricio Ardila (a destra nella foto de El Colombiano), Iván Parra e Luis Felipe Laverde.

Dettagli nell'articolo de El Colombiano.

martedì 8 maggio 2007

Un sondaggio da analizzare

La rivista "Semana" pubblica nell'edizione di questa settimana un sondaggio sulla parapolitica, lo scandalo che sta mettendo in luce i legami tra politici (per ora della costa caraibica e di Antioquia) con i paramilitari.

La metodologia prevede una copertura di sette città ed interviste personali distribuite nei sei Livelli SocioEconomici (estratos) tradizionalmente usati in Colombia.

Gli ho dato un'occhiata superficiale, per ora, ma già si vede che - per chi legge lo spagnolo e s'interessa di Colombia - è da leggere assolutamente.

domenica 6 maggio 2007

Curiosità da "Killing Pablo"

- Il cantante preferito di Pablo Escobar era Roberto Carlos, uno dei grandi cantautori popolari brasiliani.

- Escobar era affascinato da Pancho Villa, al punto da farsi ritrarre vestito come il popolare eroe messicano (o colombiano, secondo una leggenda paisa).

- Il narcotrafficante colombiano aveva fondato un giornale, "Medellín Cívica".

- Egli - contrariamente a quanto si racconta - non avrebbe mai offerto di pagare il debito estero colombiano a cambio dell'impunità per i suoi crimini.

- Nel tentativo di influenzare Bush padre, contrattò come avvocato negli USA un compagno di studio di Jeb Bush. Secondo Bowden, non ottenne alcun risultato.

- Il Bloque de Búsqueda (Gruppo di Ricerca), formato dal Governo colombiano appositamente per dare la caccia ad Escobar, non aveva tra i suoi membri alcun antioqueño; l'influenza del Cartello di Medellin in Antioquia infatti era tale che il semplice fatto di provenire da quella regione era motivo sufficiente per dubitare della fedeltà di una persona allo Stato.

- Ai tempi della sua formazione, si pensava di ruotare la responsabilità del Bloque de Búsqueda ogni 30 giorni, per non dare tempo ad Escobar di ucciderne il capo.

- Nei primi 15 giorni di vita del Bloque furono uccisi 30 dei suoi 2000 membri.


Spigolature tratte da "Matar a Pablo Escobar" (Killing Pablo, il titolo italiano).

venerdì 4 maggio 2007

Il grande assente/presente

Nonostante il padigione a lui dedicato e le multiple ricorrenze, Gabriel García Marquez non si è fatto vedere alla Feria del Libro.

Bisogna pure ammettere che se Gabo andasse ad ogni celebrazione in suo onore non gli resterebbe più tempo per scrivere (maligni del "sarebbe meglio" prego astenersi).

Arrivo a pensare che la ragione della sua assenza sia l'ordine pubblico: García Marquez non si fa vedere molto in Colombia (l'ultima apparizione che ricordi al convegno della Sociedad Interamericana de Prensa, a Cartagena) ma la gente lo ama molto e farebbe carte false (e molto casino) per vederlo dal vivo.

É andata bene comunque: record di visitatori, grande business, organizzazione non troppo fantasiosa ma efficace, tante conferenze. Gabo era comunque presente, col suo padiglione e nei poster affissi qua e là per Corferias (e nella foto qui a destra).

Politetrafluoroetilene

Il Politetrafluoroetilene è una materia plastica liscia al tatto e resistente alle alte temperature usata nell'industria per ricoprire superfici alle quali si richiede antiaderenza; si conosce commercialmente come "Teflon". Non è noto alcun adesivo capace di incollare il Politetrafluoroetilene.

In Colombia si parla comunemente di "Effetto Teflon" per descrivere la capacità del Presidente Uribe di attraversare qualsiasi problema, crisi o scandalo senza che la sua popolarità ne risulti diminuita. Si nota addirittura un "Effetto Boomerang", ovvero una diminuzione della popolarità per chiunque critichi o sollevi dubbi sull'operato del Presidente.

Entrambi gli effetti sembrano confermati dall'ultima inchiesta di Gallup, pubblicata da El Tiempo. Secondo Gallup, il 75% degli intervistati ha "un'opinione favorevole" del Presidente Uribe - un dato da eterna luna di miele. Gustavo Petro, il senatore del Polo Democratico Alternativo che ha rivolto in Parlamento accuse di paramilitarismo ad Uribe e famiglia, vede invece aumentare la propria "opinione sfavorevole" al 43% mentre quella favorevole cala al ventuno percento. Teflon e boomerang.

O-Lu, blogger colombiana residente a Parigi, si chiede se non si tratti invece di un "effetto Gallup", suggerendo che la metodologia del sondaggio nasconderebbe la spiegazione di entrambi gli effetti - o quantomeno della loro portata.
Il punto è importante: effettivamente, il sondaggio non rappresenta l'opinione dei colombiani, ma quella dei maggiorenni muniti di telefono nelle 4 città più grandi (Bogotà, Medellin, Cali e Barranquilla). In altre parole, l'universo indagato non comprende nè la Colombia rurale (circa il 30% della popolazione) - che soffre sulla propria pelle il conflitto con la guerriglia e con i paramilitari ed il TLC prossimo venturo - nè le città medie e piccole. E rappresenta malamente le classi sociali più basse in cui la penetrazione del telefono fisso è minore.

Si potrebbe quindi dire che - secondo l'inchiesta di Gallup - presso il 75% delle classi medie ed alte delle 4 grandi città Uribe gode di un'immagine favorevole. Un dato comunque impressionante.

L'inchiesta - completa di note metodologiche - é scaricabile dalla pagina de El Tiempo.

giovedì 3 maggio 2007

Premio alla libertà di stampa a Medellin

Oggi e domani Medellin sarà sede del "premio mondiale della libertà di stampa UNESCO /Guillermo Cano". La premiata sarà la russa Anna Politovskaya, uccisa l'anno scorso in Russia: toccherà al figlio ricevere il riconoscimento.

Guillermo Cano (qui il sito della fondazione a lui dedicata) fu direttore de El Espectador e venne ucciso dal narcotraffico quando la pila dei processi per omicidio sulle scrivanie dei pubblici ministeri era altissima e crescente.

Sulla libertà di stampa in Colombia, un articolo dei primi tempi di Bogotalia.

mercoledì 2 maggio 2007

Record a Bogotá

I panettieri del SENA - con la guida di Archie's - ci hanno messo dieci ore a combinare tonnellate di ingredienti in un pizza di 192 metri quadrati.

Lo sforzo è stato premiato dal record mondiale e dal piacere dei 5,000 bambini che ne hanno provato un pezzo.

La pizza era hawaiana, ovvero con formaggio, prosciutto cotto ed ananas. Nonostante questo, classificherò la notizia come "Italia in Colombia"...