sabato 30 giugno 2007

Comunicato di País Libre

Sono stati cinque anni di sforzi, di speranze, di forza e di pazienza da parte dei familiari dei deputati regionali del Valle, ma il Governo e le FARC hanno risposto con indolenza e disumanità.

Cosí inizia il comunicato della Fundación País Libre, che prosegue dicendo che in Colombia ormai "si negozia su tutto, meno che sulla libertà dei sequestrati".

giovedì 28 giugno 2007

Vero e profondo dolore

Tra la gente spariscono i sorrisi appena s'accenna agli 11 deputati uccisi dalle FARC (o dal fuoco incorciato, come queste ultime affermano). I presentatori del telegiornale hanno gli occhi umidi, e le immagini e le parole dei familiari scioglierebbero un iceberg. Se una tragedia può cambiare le cose in Colombia, è questa.

"Per cinque anni abbiamo immaginato come li avremmo ricevuti, cosa avremmo mangiato assieme il giorno del loro ritorno, che vestiti ci saremmo messi... Non abbiamo mai pensato di doverli ricevere così, in una bara". Sono le parole di Fabiola Perdomo, portavoce delle famiglie ma in primo luogo moglie di Juan Carlos Narvaez (ucciso il 18 Giugno scorso, assieme agli altri dieci). Vedova, scusate.

La Presidenza della Repubblica attorno all'ora di pranzo emette un comunicato lungo ed articolato; quello delle FARC non è ancora accessibile via Internet, almeno dalla Colombia, poiché la pagina della ANNCOL non si carica. Neppure la pagina delle stesse FARC é accessibile, tant'è che queste avrebbero inviato un messaggio di posta elettronica alle famiglie per confermare che - sì - i loro padri, mariti, figli, fratelli sono morti, davvero.

Carlos Holguin Sardi, Ministro degli Interni, non esclude che lo scontro a fuoco di cui parlano i guerriglieri sia avvenuto davvero, non con l'Esercito ma con Paramilitari. Fonti ben informate parlano del gruppo "Aguilas Negras", il nuovo franchising delle AUC post-smobilizzate. Un altro Ministro, Juan Manuel Santos, della Difesa, deve aver cominciato a temere per la sua poltrona: ha resistito a molti attacchi (ultima in ordine di tempo la mozione di sfiducia promossa dal Partito Liberale) ma stavolta il carico emotivo della situazione è troppo grande anche per lui. El Tiempo, nell'edizione in rete, continua a titolare secondo tradizione: "Il Governo esige alle FARC di mostrare i cadavri", "Il Governo accusa le FARC di aver ucciso i deputati" negandosi anche stavolta a riconoscere che la notizia è la morte degli undici e non la reazione del Governo.

Eppure, stavolta la cosa è diversa. Più grave. In Colombia i "Diputados del Valle" sono ancora più carichi di significato di Ingrid Betancourt come simbolo del sequestro. Un po' perché in molti dicono che Ingrid "se l'è cercata", andando a visitare San Vicente del Caguán mentre la zona era sotto controllo guerrigliero (e nonostante questi avessero pre-annunciato la loro intenzione di rapirla se fosse andata), mentre i 12 sono stati davvero portati via dal loro mondo; un po' perché l'operazione militare del rapimento fu un tale smacco per le Forze dell'Ordine colombiane da motivarle ancora di più a dare un happy ending alla vicenda; un po' perché i familiari dei sequestrati (ora: delle vittime) erano riusciti a mobilizzare i media e l'opinione pubblica nazionale.

Vedremo cosa succederà.

Uccisi 11 deputati sequestrati da 5 anni

Con un comunicato all'alba di oggi, le FARC annunciano la morte di 11 dei 12 deputati regionali del Valle del Cauca sequestrati 5 anni fa. Il fatto sarebbe accaduto 10 giorni fa, il 18 di Giugno. Secondo i sequestratori la tragedia sarebbe avvenuta durante un tentativo di liberazione; le autorità negano ed esigono la consegna dei cadaveri. È una tragedia, orribile e disumana, per 12 famiglie, per un Paese, per il mondo intero.

La Colombia si sveglia stamattina con una doccia fredda. I 12 deputati del Valle sono da anni simbolo del sequestro, ancor più di Ingrid Betancourt. L'operazione militare in cui furono catturati dalle FARC fu una delle maggiori umiliazioni mai subite dal Governo e la pressione esercitata dai familiari per un "intercambio umanitario" ha sempre trovato eco (nei limiti del possibile) sui media locali e nazionali.
Telegiornali e giornali radio aprono con l'unica fonte disponibile - il comunicato del "Frente Catatumbo" - e con le smentite dei militari. Caracol aggiunge un documento drammatico ed al tempo stesso spettacolare: un documentario girato dal commando dei sequestratori durante il sequestro, che mostra nei dettagli come sia stato facile portarsi via - in pieno centro di Cali - dodici deputati regionali (ma su questo torneremo, in particolare sul fatto che Caracol era in possesso di questo video da diversi mesi e decide di pubblicarlo solo ora).

Nelle prossime ore arriveranno più informazioni; forse addirittura i cadaveri, promessi al più presto dalle FARC nel loro comunicato. Le famiglie soffrono oltre ogni immaginazione. Le conseguenze di questo fatto saranno pesanti, persino in questa Colombia che alle tragedie è tristemente abituata.

mercoledì 27 giugno 2007

Come si calcola il Failed States Index

Un semplice numeretto nasconde analisi, intuizione, metodo ed un'enorme mole d'informazione - soprattutto se l'indice è ben fatto. Il "voto" della Colombia come "stato fallito" è 89,7. Ma che significa?

*** Questo post fa parte di una serie sul "Failed States Index" del 2007. Qui post precedenti: , , ***

Il Failed States Index (FSI) è un numero compreso tra 0 (zero: stato meno "fallito") e 120 (centoventi: stato più "fallito"). Si ottiene sommando le valutazioni - da 0 a 10 - ottenute da ciascuno stato per 12 indicatori; all'interno di ogni indicatore il "10" corrisponde alla situazione peggiore e lo "0" alla migliore.

Per dare un esempio, l'Iraq ottiene il massimo dei voti nella voce "Intervento Esterno" (ed è quindi quello che sta messo peggio) mentre la Finlandia si merita un 0,7 in "Avvento di Elite faziose" ed un ottimo 0,9 in "Delegittimazione dello Stato" - entrambi problemi che evidentemente non pesano da quelle parti.

I 12 indicatori spaziano attraverso la società, l'economia e la politica, offrendo un quadro abbastanza completo dei fenomeni che allontanano gli Stati dal cammino dell'autosostenibilità.
Società
1 - Crescente Pressione Demografica
2 - Emergenza Umanitaria per Sfollati o Rifugiati Interni
3 - Odio tra Gruppi o Fazioni Opposte
4 - Emigrazione o Fuga di Cervelli Croniche
Economia
5 - Sviluppo Economico Squilibrato a Favore di Determinati Gruppi
6 - Seria Depressione Economica
Politica
7 - Criminalizzazione o Delegittimazione dello Stato
8 - Deterioro dei Servizi Pubblici
9 - Sospensione (o Applicazione Arbitraria )dello Stato di Diritto e Violazione dei Diritti Umani
10 - Apparati di Sicurezza che Operano come "Stati nello Stato"
11 - Avvento di Elite Faziose
12 - Intervento di Altri Stati o Attori Politici Esterni

La lista tocca molti "punti dolenti" che chi conosce il Terzo Mondo troverà familiari; altri aspetti magari mancano (la corruzione, ad esempio, secondo me meriterebbe un punto a parte), ma ce n'è abbastanza per analizzare un Paese. Ogni punto viene spiegato
in profondità in questa pagina, dove troviamo ad esempio la voce relativa al Punto 7:

- Criminalizzazione o Delegittimazione dello Stato
- Corruzione di massa o endemica o presenza di profitti indebiti delle elite
- Resistenza dell'elite al potere alla trasparenza, alla responsabilità ed alla rappresentatività
- Diffusa perdita di fiducia verso le istituzioni ed i processi dello Stato, ad esempio elezioni boicottate o contestate, dimostrazioni di massa, disobbedienza civile continua, difficoltà dello Stato a raccogliere imposte, resistenza alla leva militare, insurrezione armata
- Diffusione di cartelli criminali legati alle elite al potere

Per dare un'idea, il voto dell'Italia in quest'indicatore è 3,7 (che la colloca dietro a Costa Rica e Repubblica Ceca ed appena davanti a Singapore ed Argentina), mentre la Colombia si merita 8,2 (dietro Eritrea e Niger e davanti al Kyrgyzstan ed alle Filippine).

Ho speso un po' di tempo a giocare con la tabella che trovate in questa pagina, che permette di ottenere con facilità le classifiche mondiali per indicatore, e ne ho tratto l'impressione che il sistema funzioni e riesca quindi a "mettere in ordine" i peggiori ed i migliori (fatto salvo che ogni classifica lascia dei dubbi e non può mai mettere tutti d'accordo).

Ma chi dà i voti? E come? E i voti colombiani - ad esempio - rispecchiano la realtà locale? Al prossimo post della serie.

martedì 26 giugno 2007

Il colombiano più famoso d'Italia

L'onore tocca a Diego Fernando García, ventiquattrenne di Florencia (Caquetá) e residente in Friuli.
É sua l'automobile della foto qui a destra (da Corriere.it), bloccata un paio di settimane fa dai Carabinieri mentre da Trinità dei Monti cercava di raggiungere Piazza di Spagna per la via più breve: le scale.

La notizia è stata ripresa dal Corriere del 13 Giugno scorso, da ADN Kronos, da Quotidiano.net, dall'edizione di Repubblica del Trentino, dall'AGI, e dai blog di Panorama, 06blog.it e Babs. Ultimo in ordine di tempo (e mia fonte per scoprire il caso) El Tiempo, che riesce ad intervistare il protagonista.

Cosa è successo quella notte a Piazza di Spagna? Ognuno ha la sua versione. Secondo García, una ventina di Marines avrebbero spinto la sua auto giù per la scalinata mentre lui ammirava il panorama. Per altri articoli, era lui ad essere ubriaco ed alla guida dell'auto. Quale che sia la versione reale in ogni caso non sarebbe verosimile: cose della dolce Vita... (I Marines, ad ogni modo, c'erano e sono stati fermati, salvo poi essere consegnati all'Ambasciata Americana).

La rinascita di Bogotá

Grazie alla gentilezza di Loupsos, ho ricevuto il pdf dell'articolo su Bogotá pubblicato questa settimana da Internazionale.

Il pezzo di Pedro Sorela presenta alcuni classici: il cambio degli ultimi 15 anni, la sorprendente differenza tra (mala)fama e realtà, il ruolo fondamentale di Mockus e Peñalosa, il rinnovato orgoglio dei cachacos. Originale l'apprezzamento sul cambiamento del clima della città: da "nevera" (frigorifero, come la chiamavano simpaticamente i molti immigranti) a piacevole autunno temperato in meno di cinquant'anni. Per fare un apprezzamento del genere aiuta essere nato a Bogotá nel 1951 (come Sorela).

Un po' iperbolica l'affermazione d'esordio: secondo l'autore, Bogotá sarebbe all'altezza di Buenos Aires, San Paolo o Città del Messico. A mio modesto parere, la capitale della Colombia è ben lontana da tutte e tre - e non è detto che sia un difetto!

domenica 24 giugno 2007

Perplessità

È ciò che provo leggendo la prima pagina de El Tiempo (edizione su internet) di oggi.

Poiché viene aggiornata varie volte al giorno, alle 16:45 ora locale ne ho catturato uno screenshot che ho riportato qui a destra.

Mi stupisce l'ordine assegnato alle due notizie del giorno. L'apertura della pagina è per la morte di un uomo e di sua nipote in un attentato a Buenaventura. L'altra notizia (riportata in seguito) riguarda un altro attentato, in Libano, nel quale perdono la vita sei caschi blu, tre dei quali sono colombiani.

Perché "El Tiempo" - unico quotidiano colombiano - assegna quest'ordine d'importanza alle notizie?
La notizia proveniente dal Libano ha tutti gli elementi che compongono il pezzo interessante:
- è fresca (delle 2:50 PM, quaranta minuti più fresca dell'altra);
- è tragica (più dell'altra: 6 morti contro 2);
- è rilevante per il pubblico locale (3 colombiani uccisi, vs 2)
- è nuova (ci sono molti meno morti colombiani in Libano che in Colombia).

Come dicevo, sono perplesso.

PS: e perchè El Tiempo non ha le foto, che invece troviamo su Repubblica (che - naturalmente - mette l'articolo in massimo rilievo sulla sua pagina, come dimostrato dalla schermata a sinistra)?
Ed i tre caschi blu sono colombiani (versione de El Tiempo) o di origine colombiana (versione de La Repubblica)?

Mah.

sabato 23 giugno 2007

Bogotá su Internazionale

Antonio Pagliula di VeroSudAmerica mi segnala che nel numero in edicola di Internazionale (22/28 Giugno) c'è un articolo su Bogotá.

Rigiro ai lettori italiani, augurando buona lettura ed invidiandoli un po': sul web l'articolo non c'è...

Grazie Antonio e... se qualcuno avesse commenti sul servizio sarebbe un piacere ospitarli in questo post. Buon weekend.

venerdì 22 giugno 2007

Chi c'è dietro il "Failed States Index"

Prima di approfondire sulla metodologia di questo indice, vediamo con che soldi è fatto. Chi paga uno studio ha un'agenda, vuole che i risultati producano un effetto nel "mondo reale" e lo orienta - esplicitamente o meno - verso i propri interessi o la propria visione del mondo.

*** Questo post fa parte di una serie sul "Failed States Index" del 2007. Qui post precedenti: , ***

Nel caso del "Failed States Index 2007" i soldi vengono dalla Fondazione Ploughshares (qui la entry in Wikipedia), organizzazione privata e non a scopo di lucro fondata nel 1981 da Sally Lilienthal (1919 - 2006) (a destra nella foto). Di buona famiglia e disposta a fare qualcosa per migliorare il mondo, la signora Lilienthal ha iniziato a raccogliere fondi nel salotto di casa in piena guerra fredda, concentrando i propri sforzi sulla questione nucleare, all'epoca molto accesa. Oggi - più di venticinque anni dopo - Ploughshares ha concesso più di 50 milioni di dollari in finanziamenti. Alcuni di questi sono finiti alla Campagna contro le mine antiuomo (Nobel per la pace nel 1997).

Ploughshares, nel 2007, ha donato 100,000 US$ (il riferimento lo trovate in fondo alla pagina a cui rimanda il link precedente) al Fund for Peace ed è - secondo Naila Bolus, Fund Executive Director - l'unico sponsor del progetto. Naturalmente questa non dev'essere stata l'unica donazione, sia perché troppo vicina alla data di pubblicazione del rapporto sia perché esigua.

Ciò premesso, proseguiamo ed analizziamo la metodologia dello studio, per capire fino a che punto i risultati relativi alla Colombia possano fotografarne fedelmente la realtà.

Internet geopolitico

Metà del Paese non ha accesso ad Internet da quasi due giorni, ed il servizio sarà ripristinato solo questo pomeriggio (se tutto va bene).

La cattiva notizia è che anche in infrastruttura 2.0 la Colombia sta messa maluccio. Prendiamo proprio questa crisi ad esempio: tre settimane fa si verifica un danno al cavo ARCOS (Americas Region Caribbean Optical-ring System - l'anello che serve i paesi caraibici, nell'immagine a destra), di Columbus Networks. Ci vogliono più di due settimane (cioè praticamente fino all'altro ieri) per cominciare le riparazioni perché - secondo l'azienda - la statale venezuelana CANTV esige molte carte e molta burocrazia. L'anello funziona quindi in senso orario ed il traffico colombiano raggiunge la rete attraverso l'America Centrale ma solo fino a mercoledì, quando si presenta un'avaria nel tratto costiero tra Honduras e Nicaragua: l'anello è rotto.
Alcuni provider mandano quindi il proprio traffico sul cavo sottomarino Maya, che in un viaggio non solo geografico porta i bit da Tolú fino ad Hollywood, FLA. Ma anche questo si "guasta" dalle parti di Panama e funziona a mezzo regime.

Situazione preoccupante.

La buona notizia è che già si lavora su una connessione diretta tra Colombia e Stati Uniti (Florida) che - per fortuna - non si chiamerà New Americas Region Caribbean Optical-ring System...

giovedì 21 giugno 2007

Sempre più lontana dal precipizio

Secondo la nuova edizione del "Failed States Index" la Colombia continua a migliorare. Nonostante resti tra i paesi "sotto osservazione" il suo stato non é critico come appena due anni fa.


Anno 2005: la Colombia é tra le 15 nazioni in cui la democrazia e la giustizia sociale sono più a rischio, ed in cui l'intero sistema è vicino al collasso.
Un anno dopo passa alla posizione 27 e quest'anno migliora ancora (posizione 33).
Quanto c'è di reale in questo miglioramento? Quanto invece é solo un effetto della metodologia o dei suoi cambiamenti? E - soprattutto - quanto solida è, questa metodologia?
Andiamo in ordine: la maniera in cui si calcola questo indice non è cambiata negli ultimi 3 anni, salvo per un aumento nell'universo dei paesi considerati - da 75 nella prima edizione a 146 ed agli attuali 177. L'inserimento di questi nuovi paesi ha avuto un effetto minimo sulla performance colombiana; possiamo quindi dire che l'allontanamento dal baratro non dipende dall'inserimento di candidati in peggiori condizioni ma da miglioramenti misurati sul campo.
Delle 71 new entry del 2006 infatti una sola (lo Sri Lanka) è entrata in classifica sopra la Colombia, facendole guadagnare una posizione in maniera artificiale - restano ad ogni modo 12 posizioni "pure". Nel 2007 si aggiungono 31 paesi, 3 dei quali finiscono davanti alla Colombia; dei 6 gradini risaliti l'anno scorso - quindi - la metà corrispondono ad un effetto metodologico.
Se volessimo paragonare pere e pere (o lulos e lulos, se preferite un frutto più locale), potremmo dire che la posizione del 2007 dovrebbe essere la 29esima contro una 14esima del 2005.
In altre parole: aldilà delle questioni statistiche, c'è una situazione in netto miglioramento.
Ma qual'è la metodologia che genera questa curiosa classifica? Il seguito alla prossima puntata...

mercoledì 20 giugno 2007

Tra Niger e Burkina Faso

La Colombia compare al trentatreesimo posto nella classifica degli "stati falliti 2007" presentata da "The Fund for Peace" e dalla rivista "Foreign Policy" e basata su dati raccolti tra maggio e dicembre dell'anno 2006.

Si tratta di un passo avanti importante rispetto alla precedente edizione, in cui compariva al 27º posto e della conferma di un netto miglioramento rispetto al 2005 (dati 2004), quando figurava addirittura in 14ª posizione, peggio di Zimbabwe o Burundi.
Ad ogni modo, nonostante i progressi, continua ad essere "in pericolo", a rischio cioè di completare la trasformazione in "stato fallito": un paese incapace di proteggere i propri cittadini dalla violenza, dove l'impero delle leggi non supera le pagine in cui sono scritte e dove la democrazia è solo formale e le istituzioni sono "circoli di potere" in mano alle elite.

Che la Colombia sia incasinata, non ci sono dubbi; che lo Stato mostri inquietanti segnali di disfacimento, neppure. Ma possibile che il Niger stia messo meglio, con la sua aspettativa di vita di 44 anni (quarantaquattro, non é un errore di stampa), il 70% di analfabetismo ed il drammatico ultimo posto al mondo secondo l'HDI (Human Development Index) delle Nazioni Unite?

Stimolato da questa domanda, ho iniziato a studiare più a fondo il rapporto ed ho scoperto una miniera d'informazione e di insights, che a partire dal prossimo post pubblicherò su Bogotalia.

venerdì 15 giugno 2007

Rebusque mayor


Continua la serie del rebusque al semaforo, sempre all'incrocio tra Calle 100 ed Avenida Suba. Le foto precedenti le trovate qui e qui.

giovedì 7 giugno 2007

Tutta la squadra a fare pressing

Uribe è a Washington per fare lobbying per l'approvazione del TLC (Tratado de Libre Comercio, FTA per gli americani). Oltre ai 100,000 dollari al mese pagati a Burson Marsteller & Co per reagire alle (molte) cattive notizie che giungono dalla Colombia, Uribe spende molte delle sue energie su questo fronte: con la guerra civile apparentemente bloccata e senza successi sul fronte della "Ragion di Stato" non può permettersi che anche il TLC si areni.

Al Congresso porta i compiti a casa fatti: al "Congressional Black Caucus" porta la neo eletta Ministra della Cultura Paula Moreno (a destra nella foto di Colprensa); a tutti continua a presentare il fuggitivo Fernando Araújo, Ministro degli Esteri con delega all'impietosimento, ed i dati su omicidi e sequestri. Non può ancora presentare granchè sulla liberazione dei prigionieri delle FARC, ma conta sugli sviluppi delle prossime ore: ha tempo fino a Sabato all'una per fare qualche dichiarazione ad effetto con l'obelisco e Lincoln sullo sfondo.

Per seguire quest'ennesimo viaggio, vi consiglio la pagina di Adam Isacson, piena di informazioni di primissima mano. Ad esempio: questo resoconto della conferenza stampa con cinque membri del Parlamento USA ed alcuni rappresentanti di ONG.

Satanás, un bel film

Satanás, opera prima di Andrés Baíz, racconta il male, l'incomunicabilità e la solitudine dei nostri tempi attraverso una storia (vera) colombiana. In Colombia a morte fa parte della vita molto più che in Europa - e questo film ce la presenta in tutta la sua potenza drammatica.

Poco più di vent'anni fa la cronaca nera di Bogotà venne scossa dal massacro di Pozzetto: decine di morti, ammazzati da un reduce del Vietnam deciso a vendicarsi del mondo (ed almeno in egual misura dalle imprecise sventagliate della Polizia). Una scena da college americano (così la definiremmo se fosse di questi giorni) che ispirò lo scrittore Mario Mendoza e gli fece partorire la sua versione letteraria. É proprio al romanzo Satanás, alle sue vittime ed ai suoi carnefici che s'ispira Andrés Baíz per il suo film.
Tecnicamente, il prodotto é impeccabile. A fine proiezione m'è venuto in mente lo stile argentino, che tanti successi raccoglie in giro per festival per quel mix di competenze che risulta nell'eccellenza finale - complimenti a tutti i tecnici coinvolti e che bello sapere che anche in Colombia si può fare cinema d'alta qualità.

Gli attori sono tutti credibili - e in questo tipo di ruoli non é affatto poco. Damian Alcazar (qui a sinistra) é Eliseo, il reduce, che - credeteci o no - rischia di finire come l'eroe positivo della storia... Ebbene, posto di fronte alla sfida d'incarnare il male assoluto (ma anche di suggerirne le motivazioni) riesce a trasportarci nel suo mondo con forza e precisione.

Blás Jaramillo (a destra) è un sacerdote al quale manca solo la pedofilia per rappresentare il peggio dell'immaginario anticlericale. Pesante, il personaggio, al punto che probabilmente solleverà qualche polemica nella "cattolicissima Colombia", ma fondamentale per comunicare il vuoto di valori nel quale si muove l'assassino.

Pure a Marcela Mar (già Marcela Gardeazabal, ma probabilmente rinominata per affrontare al meglio i mercati internazionali) tocca un personaggio pesante, intenso, difficile, che attraversa le più abiette esperienze che possano toccare in sorte ad un essere umano - comprese uccidere ed essere uccisa. Un terzetto niente male...
Il viaggio dei tre attraverso la vita si segue o con distacco o molto, troppo da vicino. E l'incontro - la scena finale - ci lascia in bocca l'amaro della paura, del terrore, della consapevolezza che tutte queste forze non solo solo sullo schermo ma anche attorno a noi.

lunedì 4 giugno 2007

Si sgonfia la pagnotta

Il filone di casareccio croccante e saporito che Uribe voleva sfornare giovedí prossimo somiglia sempre più ad un semplice cracker - neanche troppo fresco. Riuscirà il Presidente a ribaltare le sorti della sua panetteria della pace?


Sono ormai giorni che la curiosità e le indiscrezioni sullo "scambio/liberazione" del 7 giugno prossimo tengono banco sui media colombiani. Se giá questo può essere considerato un successo - perché non si parla d'altro - sta però creando un'aspettativa così grande che potrebbe facilmente restare delusa.

Le prime voci davano per certa la liberazione di tutti i "sequestrati d'esportazione" (Ingrid Betancourt, Clara Rojas ed i tre tecnici americani) e davano conto di una liberazione di guerriglieri di un certo peso (o quantomeno di un certo interesse per le FARC). Ora pare che l'unico liberato di peso sarà Rodrigo Granda (gli altri sono pentiti o dissociati) e che toccherà poi a lui - da Cuba o da Parigi - negoziare la liberazione degli ostaggi.
Un po' pochino per un Presidente in difficoltà, ed al quale farebbe molto comodo una boccata d'aria fresca a livello internazionale.

Pare comunque che stasera - a reti unificate - Uribe parlerà la Paese e chiarirà i termini della situazione, rivelando - rullo di tamburi - la "ragion di Stato" che lo ha motivato a metter su questo circo della liberazione.