martedì 31 luglio 2007

Bogotá tra le "15 piú verdi"

Secondo la rivista Grist, Bogotá é la dodicesima cittá piú verde del mondo. Se vi sorprende, continuate a leggere...

In una cittá conosciuta per la criminalitá e le baraccopoli" - dice la parte dell'articolo riferita alla capitale colombiana - "un sindaco ha condotto una crociata contro le automobili che ha contribuito a fare di Bogotá una delle cittá piú accessibili e sostenibili dell'emisfero occidentale. Enrique Peñalosa, sindaco dal 1998 al 2001, ha usato il periodo del suo incarico per creare un sistema di trasporto su gomma molto efficiente, ricostruire i marciapiedi per consentire ai pedoni di circolare in sicurezza , per costruire piú di 300 chilometri di piste ciclabili e per revitalizzare 1.200 spazi verdi".
L'articolo continua a narrare le gesta del sindaco, che "ha ridotto l'uso delle auto durante l'ora di punta, riducendo il traffico del 40 per cento, ed ha aumentato le tasse sulla benzina. La cittá ha anche avviato un "giorno senza auto" annuale ed ha l'obiettivo di eliminare del tutto l'uso dell'auto privata nelle ore di punta entro il 2015. Unthinkable!"

Occhio peró: le 15 cittá piú verdi, ci spiega Grist, "non sono i luoghi piú verdi del mondo in senso letterale - non sono necessariamente piene di verde, per dirne una, ed alcune devono ancora percorrere un lungo cammino verso la sostenibilitá".

Si tratta quindi di un riconoscimento del miglioramento di Bogotá (piú che del suo livello attuale) e - consentitemi la malizia - dell'abilitá nelle Pubbliche Relazioni del candidato Peñalosa...

Via radiotelefono

Conversazione captata oggi stesso dal sottoscritto in un taxi bogotano, via radiotelefono.

Tassista 1, alla radio (da chissá quale punto della cittá): "Se cayó un puente"
Mio tassista, ma non alla radio: (risate)
Tassista 2 (anche lui, chissá dove, alla radio): (risate)
...
Tassista 1: "¡Se cayó un puente!"
...
Tassista 2: "Será el puente de los dientes de tu mamá..."
...
Tassista 1: "Gonorrea..."
...
Centrale: "Q.A.P. con el lenguaje, señores, que los pasajeros están escuchando"
...
Sipario, tassametro e arrivederci.

lunedì 30 luglio 2007

Aguzzate la vista

Mentre il protagonista rimane silenzioso, due riviste mettono in prima pagina la vendita de El Tiempo al Grupo Planeta e dimostrano - ancora una volta - come sia "piatta" l'informazione in Colombia...

Semana titola "El Tiempo de Planeta".
Poder titola "¿El Tiempo de Planeta?".

Semana ha sullo sfondo una pagina de El Tiempo.
Poder ha sullo sfondo una pagina de El Tiempo.

Semana ha le foto di Luis Fernando Santos e di José Manuel Lara.
Poder ha la foto di José Manuel Lara.

Semana chiude il servizio interno con la frase: "Sólo el tiempo dirá cuál es el veredicto de la historia".
Poder chiude il servizio interno con la frase: "Son muchos los interrogantes que El Tiempo despejará".

sabato 28 luglio 2007

El Tiempo a Planeta

Secondo indiscrezioni di vari mezzi di comunicazione, il nuovo socio strategico de El Tiempo sarebbe la spagnola Planeta. Ecco alcuni dettagli trapelati (ma non ancora confermati: lo stesso El Tiempo si starebbe tenendo la "notizia" per l'edizione domenicale...):
- é passata di mano una quota tra il 51 d il 55% delle azioni;
- l'offerta é stata superiore a quella del Gruppo Prisa, altro contendente serio, da tutti dato per favorito per la rpesenza in Colombia (possiede Caracol Radio) e per i buoni rapporti coi Santos (sono soci nel Grupo Latino de Publicidad);
- l'offerta s'aggirerebbe attorno ai 185 milioni di dollari; i Santos avrebbero rifiutato 338 milioni per il 100% delle azioni;
- il canale locale di Bogotá, City TV, é escluso dall'accordo;
- Planeta avrebbe incluso nell'accordo una clausola di permanenza per Enrique e Rafael Santos (Direttori) e per Manuel Pombo (Editore Generale).

Domani le conferme.

I tassisti paralizzano Bogotá

Dall'alba al mezzogiorno di venerdí i tassisti hanno bloccato le principali vie di comunicazione della cittá. Scene da film: decine di migliaia di persone costrette a camminare per ore ed ore per raggiungere il centro. Sono bastate poche decine di taxi per provocare l'infarto della circolazione. La versione "ufficiale" é che si protestava per l'uccisione di un collega; ma la veritá, qual'é?

I lettori di Bogotalia conoscono la mia scarsa simpatia per i tassinari bogotani. Ieri é ulteriormente diminuita.
Secondo testimonianze di prima mano (rivelo la fonte: mio cognato) fin dalle tre di notte sono cominciati i blocchi: annunciato l'omicidio di Mario Orlando Velásquez per radiotelefono, alcuni hanno reagito mettendo le proprie auto di traverso ed impedendo il flusso del traffico nelle zone "di rumba", le uniche con un minimo di movimento a quell'ora. É toccato ad altri tassisti sciogliere questi primi nodi, facendo anche uso della forza. Ma il movimento "di protesta" s'é andato rinforzando con le ore, e di prima mattina le principali avenidas e le stazioni del TransMilenio si sono scegliate circondate d'auto gialle.

Chiariamo un punto: la morte di Velásquez é una tragedia, ed é giusto manifestare quando son giá otto le morti violente di colleghi nel 2007. Fare l'autista di servizio pubblico é un mestiere a rischio e la difesa della vita dei cittadini é un dovere dello Stato, al quale dev'essere richiamato se gli viene meno (lo stesso si puó dire di molte altre professioni, a partire dall'operaio e per finire al consigliere comunale o al giudice...).
Ció che mi pare inconcepibile é che la categoria inizi la sua protesta proprio dalla forma di lotta piú estrema: il blocco stradale. Potevano organizzare una marcia (a piedi) o una sfilata d'auto con bandierine bianche, o un blocco di dieci minuti, o uno di due ore (a metá giornata) o un'opera di sensibilizzazione consegnando volantini ai clienti... e invece no: senza preavviso alcuno (la cosa é iniziata alle 2 di notte) interrompono il proprio servizio pubblico, impediscono la circolazione della principale alternativa (il TransMilenio) e tanto per gradire bloccano anche le principali vie d'accesso alla cittá, tra cui l'Autospista Sur e l'Avenida Boyacá.

Giungo quindi al punto anzi, ai vari punti che vorrei sottolineare:
- la categoria dimostra di essere del tutto irresponsabile e di disconoscere il concetto di gradualitá della protesta;
- questa inciviltá fa male ai tassisti (che se lo meritano) ma - soprattutto - a tutte le altre categorie, perché contribuisce alla cattiva fama che hanno tutti i sindacati nel Paese;
- credo che dietro questa protesta ci siano temi politici e non la morte degli otto autisti;
- i tassisti bogotani sono 47,000 - tutti maggiorenni - con un bacino elettorale che include le famiglie e l'enorme indotto economico che ruota attorno a questa flotta;
- credo dunque che il vero messaggio sia rivolto ai candidati al Comune di Bogotá e possa essere riassunto cosí: "siamo tanti, siamo forti e non abbiamo scrupoli: vogliamo parlare delle nostre necessitá, per favore?".

Simpatici, no?.



PS: La foto é tratta dal Blog di Patton e si riferisce al blocco dell'Agosto 2001.

venerdì 27 luglio 2007

giovedì 26 luglio 2007

Chapeau

La Marina colombiana ha beccato sulle coste del Pacifico un sommergibile artigianale dedicato al contrabbando di cocaina. L'incredibile imbarcazione ha un'autonomia di 4 giorni di navigazione continua e pare far parte di un'importante "flotta commerciale" dedicata al narcotraffico.

Un equipaggio di quattro persone e fino a 4 tonnellate di carico. Il mostro di Lochness che compare nella foto qui a destra è la dimostrazione che esiste una fiorente e specializzata industria navale, dedicata all'export di droghe.

Il resto su Semana.

?

Kenworth. International. Hafei. Changan. Chery. Hino. Saic Wuling. Must Be.

Sono alcuni dei 29 marchi d'automobili che nei primi mesi del 2007, in Colombia, hanno venduto piú auto di Fiat.
L'onda lunga dei successi torinesi in Europa dovrá galoppare molto prima di arrivare da queste parti...

Per i fanatici delle statistiche, la casa italiana ha venduto 279 auto tra gennaio e giugno del 2007. Il modello piú venduto la Fiorino (91 esemplari), seguito dalla Palio (75) e dalla Strada Adventure (56 unitá). La piccola monovolume Idea si ferma a quota 26.

La fonte di queste informazioni é la rivista Motor, edizione del 25 Luglio 2007.

mercoledì 25 luglio 2007

Dalla nostra inviata speciale

Riceviamo da Karla - e volentieri pubblichiamo - un resoconto della manifestazione di ieri a Milano. Buona lettura.

"E’ stato tutto molto sentito e forte e allegro nonostante tutto, il solito miscuglio di inno alla vita e partecipazione alla tragedia che è tipico dei colombiani. Ed è stato grottesco e comico per la partecipazione di alcuni italiani che erano così ridicoli e inadeguati che sembravano presi da un film comico.
C’erano diverse centinaia di colombiani vestiti di bianco, tutti carini e vitali e gentili e commossi e un gruppetto sparuto di italiani stile "cazzo compagni” che erano invece tutti tristi e seri e compenetratissimi come sono i milanesi di solito, compagni o meno. Tra i colombiani c’era di tutto, gente molto ben vestita e signore proprio umili. Io mi sono fermata a parlare con alcune di queste, ma mi sono dimenticata di dire che sono italiana e così mi hanno scambiato per cartagenera, ma questo è un dettaglio.
Bene, prima di tutto è passata una tipa sui cinquanta cinquantacinque, con i capelli ricci e molto figlia dei fiori attempata con la faccia acidissima e ha consegnato ai colombiani dei fogli, i colombiani leggevano i fogli e scuotevano la testa. Il foglio diceva. “Basta alle menzogne di Uribe”, e questa era la cosa più leggera. Una di fianco a me si è arrabbiata. Mi ha detto: “Ma questa chi diavolo è? C’è mai stata in Colombia?”. Mi ha chiesto la traduzione di alcuni passaggi e alla fine le ho detto. “Non importa, non leggo più”, perché si stava arrabbiando sul serio. Aveva capelli rossi tinti e una bella faccia india, calzoni di lycra rossi e infradito. Ha detto: “Uribe è abbastansa un buon presidente. “Esta cumpliendo”. Era di Cali e anche le sue vicine dicevano: “Sono strani alcuni italiani. Non è per nulla come dicono”.

Più tardi la gente si è tutta raccolta intorno al posto in cui parlavano il console la Moratti e Formigoni. Due di quelli compenetrati si sono messi in mezzo con uno striscione che diceva si allo scambio umanitario, ecc. Uno aveva i capelli lunghi e un paio di calzoni a mezz’asta. Stavano muti e serissimi, i colombiani hanno accesto le candele e sventolavano le bandierine. Hanno applaudito la Moratti e Formigoni e io ti confesso che lì non mi sono unita. Hanno urlato “Viva Colombia”, sventolando le bandierine, e appena è calato il silenzio i due dello striscione hanno cominciato a gridare: “Colombia si, Uribe no”, ma erano incerti, stentati. Non se l’aspettavano proprio di trovarsi cosìisolati e che quelli fossero uribisti o comunque non così antiuribisti come loro, hanno sottovalutato il nazionalismo e il senso di popolo dei colombiani, e di chiunque viva lontano dal suo Paese. La gente li ha fischiati, qualcuno li ha insultati. Un nero gigantesco dietro di me era imbufalito. Più che arrabbiati sembravano offesi. Come dire: “Che ci fate qui, che volete, siete qui a rovinare una cosa che è nostra, questi sono i nostri sequestrati e i nostri morti”. E dava proprio quell’idea, che quelli si stessero intromettendo in una cosa che non gli apparteneva, che non conoscevano, di cui non sapevano niente.
Ad ogni modo hanno smesso, quando me ne sono andata erano ancora lì con lo striscione e la classica espressione di “Sono in missione per conto di Dio”, stampata sulle facce immote. Una signora dietro di me si è messa a ridacchiare, ma era seccata. Questo è quanto.
Karla"

Narcotraffico = Guerra

Questo è il risultato del primo sondaggio di Bogotalia, che è apparso per una settimana sulla colonna di destra.

I 26 lettori che hanno votato in questi sette giorni si sono trovati di fronte ad una frase da completare ("La guerra in colombia finirà...") ed a cinque possibili finali:
1) ... entro il 2010 ........................................ 4 voti - 15%
2) ... tra il 2010 ed il 2020 ........................... 2 voti - 7%
3) ... dopo il 2020 ........................................ 1 voto - 3%
4) ... solo quando finirà il narcotraffico ...... 18 voti - 69%
5) ... solo con un intervento straniero ............ 1 voto - 3%

Il 70% dei voti andati all'alternativa 4 - solo quando finirà il narcotraffico - sono significativi, pur considerando il limitato numero di voti espressi.
La guerra in Colombia - questa è la mia interpretazione - è un problema internazionale (come lo è la droga) e non esclusivamente locale. Anche la sua soluzione quindi dovrebbe vedere coinvolti, quanto meno, i maggiori paesi consumatori di cocaina - U.S.A. ed Unione Europea.

Segnalo anche il 15% che vede il conflitto terminato entro i prossimi tre anni, ovvero prima della fine del secondo mandato di Uribe. Speriamo abbiano ragione loro.

Il prossimo sondaggio: chi votereste come Presidente della Colombia se le elezioni fossero tra una settimana?

lunedì 23 luglio 2007

Mercoledì in piazza a Milano ed a Roma

L'Ambasciata di Colombia in Italia organizza due manifestazioni - in contemporanea a Milano in Piazza Scala ed a Roma in Piazza di Spagna - contro il sequestro e per la libertà dei 3,000 sequestrati ancora in cattività in Colombia.

"Indossa qualcosa di bianco ed accendi una luce contro il buio dei sequestri". Così si chiude lo spot di convocazione trasmesso in questi giorni dalle reti Mediaset.


Sull'onda della manifestazione del 5 Luglio, quando in piazza sono scesi in milioni, l'Ambasciata cerca di smuovere anche un po' di italiani - oltre alla comunità colombiana. "Chiediamo la loro liberazione, ostaggi famosi e sconosciuti" dice lo spot - l'obiettivo è nobile, e speriamo la gente risponda.


Certo, quando il Paese viene presentato come "fatto di turismo, moda, investimenti e commercio" puzza di "Colombia es Pasión" a miglia di distanza e quasi si passa la sottile e nefanda linea dell'opportunismo; dà fastidio anche che il sequestro si presenti come un "angolo buio del passato" quando fa drammaticamente parte del presente. Ma va anche ammesso che uno spot di 30" non è il supporto più adatto per una lezione di storia contemporanea...


L'appuntamento è per dopodomani, Mercoledì 25 Luglio, a Roma ed a Milano.

giovedì 19 luglio 2007

Perché non c'è società civile in Colombia

É triste, ma chi investe le proprie energie nella difesa dei propri diritti "dal basso" rischia di essere ammazzato.

Ieri è successo a Suba, uno dei "municipi" di Bogotá: Alberto Gutiérrez è stato ucciso perchè si batteva per la chiusura dei bordelli e motel abusivi della località. Non si conoscono molti dettagli (El Tiempo dedica alla notizia solo 9 righe), ma pare che alcuni sicari siano entrati a casa sua e l'abbiano freddato. Aveva 55 anni; lascia moglie, due figli ed una comunità spaventata e docile.

Chi lotterà di nuovo per il rispetto della legge, a Suba? Lo fareste, voi?

mercoledì 18 luglio 2007

Oggi in Colombia

Ancora una breve rassegna stampa dalle edizioni online dei media colombiani.

Sarkozy trova il colombiano giusto
È Juan Mauricio Soler, fresco vincitore della nona tappa del Tour de France. Il caso vuole che proprio in questa occasione il presidente francese abbia scelto di accompagnare il Tour dalla vettura della direzione corse ed abbia quindi accompagnata il colombiano durante tutta la sua fuga in solitaria.
Anche Uribe ha telefonato in Francia (ma per parlare solo con Soler).
Da sottolineare il ruolo di Alberto Volpi, direttore sportivo di Barloworld, autore della strategia che ha portato Soler alla vittoria.

Da non credersi
A dir poco raccapricciante il titolo che appare sulla home page de El Colombiano: "La gente preferisce il lusso agli alimenti". Di fronte al forte aumento delle vendite di computer, automobili e motociclette ed al minor ritmo di crescita degli alimenti, l'editore attribuisce il fenomeno ad un bizzarro ordine di priorità della gente, invece di pensare ad un paese iniquo e polarizzato tra un'elite ricca ed una massa poverissima. L'articolo è un po' meno superficiale, ma comunque evita di toccare temi come - ad esempio - l'esenzione IVA ai portatili, la riduzione dell'aliquota sulle auto di lusso e l'introduzione della stessa imposta sugli alimenti della cosiddetta "canasta básica"...
Della stampa si dice che sia il "quarto potere", ma questo film in Colombia non è ancora arrivato.

Fuori dal coro
Sempre da El Colombiano, una buona notizia: finalmente un "columnista" che non si associa al coro di elogi a López Michelsen, ex presidente colombiano deceduto da pochi giorni. È Diego Fernando Gómez Sánchez, che nel suo pezzo sottolinea come Michelsen abbia contribuito al peggioramento di quattro fenomeni che hanno impedito alla Colombia di superare l'attuale fase di barbarie e sottosviluppo: i monopoli economici, il narcotraffico, la scarsa trasparenza della democrazia e l'azione della società contro la violenza. Sono accuse pesanti che meritano approfondimento e che giustificano il titolo "López se jodiò a Colombia".

Ce n'è per tutti
Don Berna, comandante dei paramilitari delle AUC, ha chiamato in causa anche la Chiesa Cattolica. Durante la sua "confessione" di ieri ha fatto menzione di un fantomatico "Gruppo dei Sei" che avrebbe riunito importanti personalità attorno al compito di fornire consiglio ai paramilitari. Tra questi ci sarebbe stato Isaías Duarte Cancino, arcivescovo di Cali fino alla sua morte (violenta) nel 2001.
Chi siano gli altri cinque non è dato sapere, anche perché probabilmente sono ancora in vita...

Chiudo segnalando la discussione che si sta svolgendo su Bogotalia nell'area commenti del post "Due Sinistre?", riguardo ad un'intervista di Garry Leech a Gustavo Petro del PDA ed a Raúl Reyes delle FARC.

martedì 17 luglio 2007

Due sinistre?

Vi segnalo un articolo di Garry Leech, "Due prospettive dalla Sinistra Colombiana", apparso sul sito del NACLA (North American Congress on Latin America).

Leech fa le stesse domande a Gustavo Petro, senatore del PDA, ed a Raúl Reyes, membro del Secretariado e numero due delle FARC.

La doppia intervista lascia un sapore amaro in bocca. In primo luogo, perché l'accostamento con la "sinistra armata" contamina la "sinistra elettorale", esponendola - nonostante la luciditá di Petro - alle accuse del Governo ed al sospetto degli elettori; poi perché alcune risposte di Reyes sono cosí slegate dalle domande da far sospettare un errore di "copia e incolla"; ma soprattutto perché manca una domanda sul caso degli 11 deputati del Valle uccisi poche settimane fa, il che fa sospettare che certi argomenti "tabú" siano stati mantenuti al margine dell'intervista...

Ringrazio il blog Latin America News Review per la segnalazione.

lunedì 16 luglio 2007

Bogotalia su "La Voce d'Italia"

La Voce d'Italia riprende il mio amareggiato commento sull'episodio della "W" pubica milanese.

Io lo sapevo che bastava parlare di certe cose per finire in prima pagina... :-)

Da El Tiempo di oggi

Apriamo la settimana con una mini-rassegna stampa da El Tiempo, che oggi tocca vari temi cari a Bogotalia e, almeno così spero, ai suoi lettori.

L'editoriale è dedicato alle privatizzazioni che - finalmente - vengono chiamate col loro nome e non "affari", "alienazioni" o "democratizzazioni" (anche se nel titolo si parla di "vendite", purtroppo). Il contenuto potremmo riassumerlo così: privatizzare è giusto se lo Stato usa bene i soldi che gli danno. L'unica funzione di un articolo così è far pensare che la posizione del giornale (e dei suoi soci, tra i quali il vicepresidente ed i ministri della Difesa e dell'Ambiente) sia equilibrata e non ideologica.

Una breve e vergognosa nota rende conto dell'omicidio di Darío Torres, della Comunità di Pace di San José di Apartadó. Che sia breve passi: il giornale non si distingue per la profondità del suo giornalismo. Ma che a questo omicidio siano dedicate le ultime righe di un articolo occupato da una bomba in un bordello è veramente scandaloso - e fornisce la prova di come sia superficiale e distratta la copertura dei fatti di questa comunità, che si direbbe più popolare in Europa che qui... E poi il titolo: "Due crimini turbano la tranquillità di Apartadó", veramente da Pulitzer.

Per concludere, un sondaggio sulle prossime elezioni per l'alcalde (sindaco) di Bogotá. EnriquePeñalosa, sindaco storico del Transmilenio ed appoggiato dai liberali e dagli uribisti di Cambio Radical, e Samuel Moreno, vincitore pochi giorni fa delle "primarie" del Polo Democratico Alternativo, sono separati dall'errore statistico attorno al 40% delle intenzioni di voto.

domenica 15 luglio 2007

Populismo o Sinistra?

Un articolo apparso sull'Harvard International Review analizza l'"onda rosa" latinoamericana. I toni sono positivi e l'analisi equilibrata, ma... populismo e sinistra sono davvero sinonimi?

Fin dal 1975 Larry Birns è direttore del Council on Hemispheric Affairs, un think tank che incoraggia il governo U.S.A. alla formulazione di politiche costruttive e razionali verso l'America Latina.

Sul numero di Giugno dell'Harward International Review pubblica, in collaborazione con Nicholas Birns, un articolo dal titolo "Echi emisferici - Il riverbero del populismo latinoamericano" il cui messaggio potrebbe essere riassunto così: "Cari lettori americani, guardate che Chavez, Morales & co. sono stati eletti democraticamente, stanno mettendo in pratica politiche credibili, non dipendono da alcuna potenza straniera (Chavez, soprattutto) e traggono forza dal fallimento continentale del Consenso di Washington negli anni '90".

Nulla da eccepire: riconoscere questi fatti aiuterà i policy makers americani a rivolgersi a sud con più rispetto, guardando al Brasile o al Venezuela come grandi paesi e non come "repubbliche di bananas" da ricondurre all'ovile.

Non sono d'accordo però con l'identità populismo = regime di sinistra che Birns adotta nella sua esposizione. A me pare invece che il populismo sia un modo di governare adottabile da ambo le parti, come dimostra il super-populista Uribe.

L'uso di questo termine continuerà a far discutere...

Facciamoci riconoscere

"Ho esposto le mie opere in tutto il mondo ed è la prima volta che capita una cosa del genere", dice il pittore e scultore colombiano Fernando Botero.
"Viva la fica", gli risponderebbe probabilmente l'autore della "W" disegnata a spray sul pube di una delle sue statue (foto a destra).

Il livello del dialogo (e del Paese) è questo, e me ne scuso coi lettori.

venerdì 13 luglio 2007

Cronaca di un fallimento

Che siano due o quattro milioni, il dramma degli sfollati interni e la vergogna del silenzio che circonda il tema sono uno dei grandi fallimenti dello Stato Colombiano.

*** Questo post fa parte di una serie sul "Failed States Index" del 2007. Qui i post precedenti: , , , ***

Prima di tutto, facciamoci un'idea delle proporzioni. Solo negli ultimi 5 anni - secondo i dati del CODHES - quasi un milione e mezzo di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e le proprie terre, per rifugiarsi in un barrio de invasión di un capoluogo o in qualche paesino vicino (dal quale fuggire nuovamente poco dopo).

Un milione e mezzo è la popolazione delle Marche.

(Una pausa è d'obbligo per ponderare l'effetto che avrebbe lo svuotamento di un'intera regione ed il corrispodente afflusso verso le grandi città: uno scenario da apocalisse. Se prendessimo in considerazione le cifre ufficiali il totale sarebbe di 1.120.000, pressappoco pari agli abitanti del Friuli - Venezia Giulia).

Se prendiamo in considerazione l'ultima dozzina d'anni, la cifra sale a circa tre milioni (una bazzecola: alle Marche aggiungiamo il Trentino e l'Umbria). Un fallimento di proporzioni epiche, sia per il Governo Uribe che per lo Stato colombiano, che si meritano il votaccio ricevuto nell'ambito del Failed States Index del 2007 alla voce "Massive Movement of Refugees or Internally Displaced Persons creating Complex Humanitarian Emergencies": 9,5 dove il 10 rappresenta la tragedia totale (quella del Sudan, ad esempio, che con più di 5 milioni di IDP si è meritato 9,8).

Il 37% degli sfollati colombiani ha assistito alla morte violenta di un parente; tra le donne, una su tre è stata violentata; nei luoghi in cui arrivano non hanno salute, lavoro, casa, ed un bambino su tre non va a scuola. Ma la loro tragedia più grande è un'altra: sono invisibili.

Di loro non si parla: nei TG e nei giornali radio compaiono di rado, episodicamente, come "nota di colore" e mai come problema profondo ed urgente. Sui giornali non si va oltre un rituale stracciamento di vesti di tanto in tanto. E nella vita reale, la "bolla" dei desplazados è così lontana da quella dell'elite che i due mondi s'incrociano solo ai semafori dei quartieri bene della città.

Se i profughi colombiani finissero in campi, la questione sarebbe diversa. Se la Colombia potesse "fornire" al circuito dei media internazionli immagini come questa, qui a sinistra, la cosa sarebbe diversa: assisteremmo ad un risveglio delle coscienze dell'opinione pubblica e ad un concerto di pressioni ed interventi internazionali. Invece - purtroppo? - gli sfollati interni colombiani finiscono nelle periferie delle metropoli o in paesini sperduti nelle Ande o nel Chocó, dove i giornalisti vengono mandati solo se il massacro di turno supera le 50 persone.


Alcuni collegamenti:
- ACNUR/UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati) in Colombia;- Il rapporto della VicePresidenza sul desplazamiento;
- La pagina dell'IDMC (Internal Displacement Monitoring Center) dedicata alla Colombia;
- Refugees International.

Correte in edicola...

... voi che potete.

Mi riferisco ai lettori italiani di questo blog, perché lì possono trovare l'ultimo numero di Diario con un'inchiesta ("vecchio stile", dicono, lasciando intendere che esiste un "nuovo stile" che non dev'essere granché) su Ingrid Betancourt.

L'ex candidata presidenziale, da più di cinque anni sequestrata dalle FARC ed oggi chissà dove nella giungla colombiana, finisce in copertina come "il più bell'ostaggio del mondo" e con la grande aspettativa che una volta libera "potrebbe cambiare un po' il mondo".

Il sequestro è un dramma immondo, e più se ne parla meglio è. Se avete occasione di leggere quest'articolo, mi farebbe piacere ricevere commenti su Bogotalia.

giovedì 12 luglio 2007

Muore Lopez Michelsen

È stato presidente dal 1974 al 1978 e tutti i giornali (pardón, tutti i media, ché qui c'è un giornale solo) lo ricordano come uno dei più grandi statisti del secolo. "Muore l'ultimo dei grandi politici", dicono in tanti. Io confesso la mia ignoranza sul personaggio, e se voi voleste uscire dalla vostra vi consiglio la succinta biografia di Wikipedia o Semana col suo speciale.

La splendida foto qui a destra è di Colprensa - AP e compare nella home page de El Colombiano.

Oggi su RCN l'ex premier spagnolo Felipe Gonzalez diceva che gli ex-presidenti sono come vasi cinesi troppo grandi in un monolocale: sono belli ed importanti ma danno fastidio, e si finisce per sperare che qualcuno li faccia finire in mille pezzi per poi disperarsi e finalmente godersi lo spazio libero.

Scacco alla geografia

Nino di Giannantonio si è laureato campione nella categoria under 10 nell'ambito del 18º Festival Panamericano di Scacchi della Gioventù, con sede a Medellín.

Il giovanissimo italiano è una promessa degli scacchi. E se lo vedete comparire in classifica come argentino, non stupite: sono cose che capitano (a milioni), da queste parti...

mercoledì 11 luglio 2007

In prima pagina sul Corriere online

La Colombia nella home page di Corriere.it: straordinario!

Non si tratta di un'analisi della situazione politica regionale, né di un pezzo sulla guerra civile o sulle FARC. Il richiamo (con tanto di punto esclamativo, vedi screen shot qui a destra) è alle sfilate di Colombiamoda, a Medellin.

Va bene così: sempre meglio "tette e culi" che "omicidi e droga". Per saperne di più su Colombiamoda e su Medellín, questo articolo di Gabriella Saba dell'anno scorso.

E bravi

El Tiempo dedica uno dei suoi editoriali di oggi al tema della puntualità. Si dice d'accordo - naturalmente - con l'iniziativa del consigliere comunale di Bogotá che vuole sopprimere l'"ora colombiana" per sostituirla con quella espressa dalle due tradizionali lancette.

A noi interessa che - a fine articolo - gli italiani vengono citati come esempio di popolo che ha superato la propria ritardo-dipendenza: e bravi!

martedì 10 luglio 2007

Informazione Raffinata

Vedere sull'unico quotidiano colombiano una notizia così e sapere per certo che la passerà liscia mi riempie di tristezza e di pessimismo per le sorti di questo paese, dove le medaglie non hanno rovescio.


Ecopetrol vuole costruire una raffineria in CentroAmerica nell'ambito del Piano Puebla-Panama (del quale fa parte anche la Colombia, nonostante non sia compresa tra i due estremi...). Si presenta quindi ad una gara con altre tre aziende; se dovesse vincere, l'investimento sarà di circa 7 miliardi di dollari.
Sta di fatto che la stessa Ecopetrol ha venduto poco meno di una hanno fa il 51% della sua raffineria di Cartagena agli svizzeri di Glencore perché - secondo i portavoce della compagnia e del Governo - non aveva soldi per modernizzarla. Per il controllo di questo impianto Glencore ha pagato poco più di 600 milioni di dollari (con la promessa di investirne circa 700).
Ma come? Un anno fa priovatizzava un "gioiello della corona" perché non aveva 1,300 milioni di dollari ed ora è disposta a spenderne quattro volte di più???
Di fronte a questo apparente assurdo, persino il giornalista (non identificato) de El Tiempo si pone la domanda da 1 milione di dollari (o da un miliardo): perché svendere Cartagena se i soldi ci sono?
La risposta è commovente per la sua enormità: perchè oggi Ecopetrol può contare sui denari che entreranno per la sua stessa privatizzazione, che inizia in Agosto 2007.
Possibile che il giornalista (ed il suo editore) non sappiano che la "svendita" di Cartagena avvenne dopo che il Governo annunciò la privatizzazione di Ecopetrol, nel Luglio del 2006? Possibile che gli sfugga che Ecopetrol ha avuto un utile netto di 3 mila miliardi di pesos nel 2006, pari a circa 1 miliardo e mezzo di dollari, e che quindi gli bastava investire l'utile di sei mesi per modernizzare Cartagena senza rimetterci metà della proprietà??? Possibile che non sentano l'imperativo professionale di suggerire (almeno) che ci sia altro dietro queste decisioni apparentemente illogiche????
Macché. Qui il problema non é la "cattiva informazione", siamo già in piena dis-informazione.

Il Polo in Italia


Un documento senza commenti, per registrare i primi passi della Sezione Italia del Polo Democratico Alternativo. Grazie a Francesca per la segnalazione.

COMUNICATO STAMPA 003

Un ottimo risultato è stato raggiunto nella tavola rotonda che si è svolta nella mattinata di oggi (2 luglio 2007) nella sala dei gruppi capitolini di maggioranza al Comune di Roma sul grave problema dei diritti umani in Colombia.

La riunione è iniziata con la lettura dei comunicati stampa (quello del PDA a livello nazionale e quello della sezione Italia) che riguardano la condanna inequivocabile della atroce uccisione degli 11 deputati in mano alle FARC - EP.

Subito dopo ha preso la parola l’Onorevole Donato Di Santo Sottosegretario di Stato agli affari esteri con delega per l’America Latina che ha subito chiarito che il suo intervento anche se motivato da ragioni personali era a nome del Governo italiano. L’Onorevole Di Santo ha fatto un piccolo riassunto storico sullo stato dei rapporti fra l’Italia e l’America Latina ed in particolare la Colombia. Ha elencato le iniziative più importanti che il Governo italiano ha promosso per la ricerca di una soluzione diplomatica e pacifica al conflitto colombiano fra le quali ha messo in rilievo il ruolo dell’Italia come osservatore nel processo di dialogo con l’ELN e la sospensione, almeno durante il periodo dei negoziati, della qualifica dell’ELN come gruppo terroristico data dall’Unione Europea con l’unico fine di facilitare un più fluido tavolo di negoziato.

Ugualmente, il Sottosegretario Di Santo ha manifestato la assoluta disponibilità del Governo del Premier Prodi ad essere l’Italia paese “facilitatore” in un eventuale dialogo con il segretariato delle FARC sempre nel rispetto degli accordi e del diritto internazionale umanitario. Ugualmente ha dichiarato che la cooperazione italiana sarà raddoppiata nei confronti delle vittime del conflitto armato colombiano; e che il problema dei paramilitari e della para-politica sarà tenuto sotto stretta osservazione da parte dell’esecutivo italiano. Di Santo ha fatto un appello ai gruppi armati di estrema destra perché siano coinvolti nell’ anelato processo di pace.

L’intervento di Di Santo si è chiuso con la dichiarazione che il governo italiano esige il rispetto dei diritti umani in Colombia e la chiarezza sul terrorismo in qualsiasi forma e di qualsiasi matrice esso sia.

Subito dopo, Bernardo Zuluaga, coordinatore della sezione Italia del POLO DEMOCRATICO ALTERNATIVO, è intervenuto leggendo un documento nel quale ha chiarito la situazione attuale dei diritti umani in Colombia ed illustrato le drammatiche cifre sulle continue violazioni dei diritti umani fondamentali e delle norme del diritto internazionale umanitario che avvengono quotidianamente nel paese. Allo stesso tempo, Zuluaga ha riconosciuto l’importante intervento del governo italiano nei processi che si svolgono in Colombia e ha lanciato precisi appelli e richieste indirizzate all’esecutivo italiano.

La tavola rotonda è continuata con gli interventi dei diversi capogruppo della maggioranza al Comune di Roma, l’Onorevole Pino Battaglia de L’Ulivo, l’Onorevole Adriana Spera del Partito della Rifondazione Comunista, l’Onorevole Fabio Nobile dei Comunisti Italiani, l’Onorevole Nando Bonessio dei Verdi per Veltroni. Sono inoltre intervenuti Fabio Amato Responsabile della politica estera del Partito della Rifondazione Comunista e l’Onorevole Paolo Massini Consigliere comunale de L’Ulivo. Tutti hanno appoggiato in generale gli interventi precedenti e che hanno aggiunto proposte importanti e fondamentali: una legge italiana sul diritto d’asilo politico, proposta durante la riunione dall’Onorevole Spera; un ordine del giorno che verrà emesso dal Consiglio Comunale Romano e diretto al Governo colombiano a sostegno del lavoro del PDA e mirante ad esigere il rispetto assoluto dei diritti umani e principalmente il diritto alla vita, proposto dall’Onorevole Battaglia; lavorare affinché non prevalga la controinformazione nelle notizie che ci giungono dalla Colombia, necessità messa in risalto dall’On. Nobile; il risalto messo in luce dall’Onorevole Bonessio di come gli obiettivi del PDA siano coincidenti con quelli del governo comunale in particolare e del Governo nazionale italiano in generale; e l’importanza che ha per il paese secondo Amato, rimuovere il governo Uribe e riconoscere lo status politico al conflitto interno colombiano.

E’ stata menzionata più volte nei diversi interventi la figura della deputata Ingrid Betancourt in mano alle FARC da quasi 5 anni e si è posta in luce l’attenzione che il Consiglio comunale di Roma ha sempre mostrato nei confronti di questo triste caso.

In seguito, si è aperto un dibattito nel quale sono intervenuti i partecipanti con piccoli interventi e domande che hanno chiarito ancora di più la situazione e l’importanza del conflitto armato colombiano internamente, nella regione ed anche a livello mondiale.

La tavola rotonda si è chiusa con un rinnovato invito a tutti i presenti a partecipare all’Assemblea costituente della sezione Italia del POLO DEMOCRATICO ALTERNATIVO che si terrà il prossimo sabato 7 luglio a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara, 19.

lunedì 9 luglio 2007

Notare vi prego le zampe posteriori

Lama sulla Carrera Séptima, Bogotá.

Ora Colombiana

Solo a Bogotá, il vizio di arrivare in ritardo a tutti gli appuntamenti costerebbe 20 miliardi di pesos al mese (circa 7 milioni di Euro). La cifra è calcolata per difetto, sulla base di un ritardo medio giornaliero per abitante di 30 minuti e su uno stipendio pari al minimo (dove la variabile sottostimata sono i minuti, non i salari).

Hugo Patiño, consigliere comunale, lancia una campagna contro la c.d. "ora colombiana". Qui l'articolo de El Tiempo.

domenica 8 luglio 2007

sabato 7 luglio 2007

M'irrita molto Maggi

E non perché si proponga come "El sabor a Colombia" (Sabor a Colombia???) ma perché si permette di concludere il suo spot televisivo con la frase: "come si fa a non essere felici nel paese della pancia piena e del cuor contento?".





PS: le aziende sono tra le grandi responsabili del patriottimismo, questa patologia della percezione molto latinoamericana che impedisce ai popoli di paragonarsi con serenità col mondo esterno.

Terra caecorum

A Barranquilla, giovedì scorso, solo poche migliaia di persone hanno partecipato alla marcia di protesta per la libertà e contro il sequestro (a destra, la foto di Johnny Olivares). El Heraldo si domanda perché e le risposte sono interessanti.

Faceva troppo caldo, dicono alcuni. Ma non più che durante il Carnevale, e lì in piazza sono a milioni - risponde il professor Horacio Godoy - e smonta questa scusa puerile; dev'esserci qualcosa di più profondo.

Forse, come suggerisce Jair Vega, sociologo, è colpa di un mito, quello del mejor vividero del mundo, che vuole sia proprio Barranquilla il luogo in cui la vita di un essere umano trascorre nelle migliori condizioni possibili - e perché protestare se meglio non si può stare?

Sempre lui sottolinea un'altra possibile ragione: "non marciare può aver significato non appoggiare la posizione uribista", visto che la manifestazione era stata "cavalcata" dal Governo per appropriarsi del suo significato.

Ma no, la gente c'era e voleva manifestare - è di nuovo Horacio Godoy - solo che la leadership politica non é stata in grado di organizzarla. Tito Crissien, rettore della CUC, appoggia l'idea e ricorda che a Barranquilla la gente s'aspetta - ad esempio - di trovare bevande e panini alle manifestazioni...

A me convince la spiegazione di Deyana Acosta, direttrice di Protransparencia: "C'è un grande vuoto di cultura politica. La gente non crede che si possano raggiungere mete collettive. L'obiettivo [della marcia] era chiaro, ma é mancata partecipazione, anche per la mancanza di unità tra le posizioni politiche attorno ad obiettivi comuni".

venerdì 6 luglio 2007

Addio all'apatia?

Probabilmente no, ma è comunque una buona notizia: in molte città colombiane centinaia di migliaia di persone hanno manifestato contro il sequestro e per la libertà, come reazione all'omicidio di undici dei dodici deputati regionali del dipartimento del Valle.

Per un resoconto giornalistico delle manifestazioni rimanderei senz'altro ai soliti media colombiani online che i lettori di Bogotalia conoscono e frequentano. Mi concentro piuttosto su tre aspetti: l'intensità della reazione, l'atteggiamento del Governo ed i ruolo dei due canali TV nazionali.

L'intensità della reazione
Che bello vedere tanta gente, in tante città, scendere in piazza, marciare, interrompere il lavoro, fermare le auto in mezzo alla strada per partecipare, suonare il clacson, piangere, cantare - e tutti per protestare e per proporre una soluzione al dramma dei sequestrati e della guerra civile. Anni ed anni di apatia non si cancellano con una sola giornata - questo è chiaro - ed è probabile che questa non sia la prima di decine di manifestazioni ma che resti un caso isolato. Resta un'ottima notizia: basti pensare che l'ultimo movimento di protesta di queste dimensioni risale al 1997, e che quindi c'erano - fino a ieri - bambini di 10 anni che non avevano idea di cosa fosse una marcia contro il sequestro e per la pace.

L'atteggiamento del Governo
Fin da subito, e come rimproverarglielo, ha cercato di sfruttare l'emozione popolare a suo favore. La visita (a porte chiuse) ai familiari delle vittime (ma perché non c'era mai andato prima, a visitarli, si chiedeva una collega alla macchinetta del caffè), le dichiarazioni di fermezza e poi il tentativo (riuscito, vedasi punto tre...) di appropriarsi della giornata e di trasformarla in un
a manifestazione d'appoggio alla politica di Seguridad Democrática.
A tutti gli impiegati pubblici è stato fatto giungere l'invito di partecipare, ed è scattata l'organizzazione che porta nelle mani di migliaia di persone la bandierina collo stemma della Repubblica, la coccarda per l'antenna del taxi, lo striscione preconfezionato e addirittura la claque strategicamente piazzata sotto le telecamere ed attivata solo ed esclusivamente quando appare la lucetta rossa della diretta...

Il ruolo della televisione
In questo caso è facile da riassumere: RCN e Caracol hanno promosso la marcia, ne hanno garantito il successo, l'hanno seguita minuto a minuto e l'hanno interpretata nei suoi significati a beneficio dell'85% dei colombiani che non leggono i giornali (pardon: il giornale).
È ridondante affermare che senza il lancio televisivo che hanno avuto, le marce non avrebbero avuto questo successo; superfluo anche dire che senza la diretta, l'impatto sociale sarebbe stato di molto inferiore - magari un servizio di due minuti la sera, nulla in confronto ai continui speciali dalle città più importanti. Importante però sottolineare questo lavoro di interpretazione, di premasticatura; facciamolo con un esempio banale - i cori.
Immaginiamo che due frange minoritarie intonino ciascuna uno slogan: una, filo governativa, "Uribe - Amigo - El pueblo está contigo" (Uribe Amico il popolo è con te); l'altra, d'idee contrarie, "Uribe - Paraco - El pueblo está berraco" (Uribe Paramilitare il popolo è incazzato).
Il buon giornalismo le mostrerebbe entrambe, contestualizzandole con equilibrio. Il cattivo giornalismo (quello di parte, per intenderci), si concentrerebbe su di una di esse (a seconda della parte), minimizzando l'altra. Il pessimo giornalismo farebbe dell'espressione più conveniente il centro della sua copertura, dandogli ad esempio il titolo a caratteri cubitali.
Da quello che ho potuto vedere, RCN e Caracol hanno evitato gli eccessi del "pessimo" ma sono stati ben lontani dal "buon", facendo cosí un immenso favore ad Uribe - il quale gliene sarà riconoscente, come e quando potrà.

giovedì 5 luglio 2007

Poco calcio e poche speranze

Pochi secondi fa, la nazionale colombiana ha concluso una misera campagna in Coppa America, che fa mal sperare per la qualificazione ai Mondiali del 2010.

Ha perso 5 a 0 contro il Paraguay, poi 4 a 2 con l'Argentina, e pochi minuti fa ha vinto col minimo scarto contro gli USA, ed è finita al terzo posto del girone - ma peggio delle altre due terze: la nazionale di Pinto torna a casa quasi umiliata.

Tra tre mesi iniziano le eliminatorie per Sudafrica 2010: la vedo malissimo. La squadra non ha gioco, non ha individualità, non mostra né tecnica né preparazione fisica, non c'è intesa, le imprecisioni abbondano... un disastro, che riflette la crisi del calcio di club.

Botero a Milano

Da oggi e fino al 9 Settembre a Palazzo Reale 170 opere di Fernando Botero, buona parte delle quali inedite ed appartenenti al suo periodo circense.

Alcuni lo definiscono "il caricaturista più pagato al mondo"; a me pare che abbia creato un'estetica, un linguaggio allo stesso tempo originale ed universale, col quale ha abbordato anche temi sociali e politici.

Non so come sia la nuova serie, ma vale la pena di dargli un'occhiata.

mercoledì 4 luglio 2007

Opinioni Forti

Due "opinionisti" (columnistas) de El Tiempo affrontano il tema del sequestro e del conflitto interno colombiano.

Daniel Samper Pizano dice: "Accettiamolo. Da soli, non ce la facciamo", e lancia la proposta: "protettorato" dell'ONU, nomina di un mediatore di alto profilo e - se necessario - intervento dei caschi blu. Sono parole forti, in un Paese dove il Governo nega il conflitto interno e parla di aggressione terrorista. E coi terroristi, nell'era Bush, non si negozia. "La Colombia [...] mostra ogni giorno l'incapacità di spegnere l'incendio che ha provocato", e di fronte a questa innegabile realtà non è il caso - prosegue - di rifiutare sdegnati l'aiuto dei tre paesi amici (Francia, Spagna e Svizzera) adducendo la difesa della sovranità. Non è forse vero che gli americani "suggeriscono" ministri mentre i francesi ottengono scarcerazioni incondizionate?

Claudia Rueda accusa i colombiani, col loro silenzio e la loro indifferenza, di essere complici dei terroristi cosí come i tedeschi semi-informati che nulla fecero per fermare l'olocausto. "Siamo un popolo povero" - prosegue - "al quale è arrivata la possibilità del denaro facile" e nella mancanza di prospettive della povertà (spesso estrema) questo fiume di denaro "spiazza" ogni altra attività. "Il problema", conclude, "si chiama denaro, povertà ed assenza di etica".

martedì 3 luglio 2007

Un TG colombiano può essere - e mi perdonerete l'immagine - come un'overdose. Solo la prima notizia sarebbe sufficiente a stenderti ed a riempire le prime 10 pagine di un grande quotidiano, ma ecco che ne arriva un'altra, e poi una terza, ed a metà trasmissione arrivano le ultime notizie e sono loro la vera bomba. Sono le sette di sera, e sta per finire un'altra giornata normale.

In apertura, si parla di sequestrati uccisi durante un tentativo di liberazione armata, ma non sono gli 11 deputati regionali del Valle: si tratta di Consuelo Araújo Noguera, la "Cacica", sequestrata da ministra (della Cultura) nel Settembre del 2001 ed uccisa a bruciapelo dalle FARC durante un'operazione delle forze dell'ordine. La notizia - così recente da non essere nemmeno su internet (!) - è che lo Stato colombiano è stato condannato a risarcire la famiglia di lei con un miliardo e mezzo di pesos (mezzo milione di Euro), da dividersi tra figli, nipoti et cetera. La ragione? Mancata sicurezza sulla rete stradale (la Cacica fu prelevata dal Frente 59 mentre viaggiava sulla sua auto) ed imprudenza dell'Esercito durante la "liberazione"...

500,000 Euro di risarcimento per ogni sequestrato (5,000, minimo), più altrettanti a testa ai familiari dei desaparecidos (15,000 ?) fanno 10 miliardi, più del 10% del PIL.
Non si fa a tempo a riflettere sull'enormità del precedente che arriva la sveglia: la vera tragedia è ben più fresca, e ce lo ricordano le 24,000 candele disposte su ordinate filiere in Piazza di Bolivar, a Bogotá (la foto a sinistra è di Fernando Ariza, da El Tiempo). Poca gente, è vero, ma il grosso delle manifestazioni, quelle di piazza, con cortei e tutto, è previsto per dopodomani. Organizzatori? La chiesa, gli imprenditori ed i Governi a tutti i livelli, Uribe in testa. A Bogotá ci si fermerà in strada per 3 minuti a suonare il clacson, a Medellín il simbolo saranno gli abiti bianchi (ma andrà bene anche solo un fazzoletto).

Con tante cose da dire, è naturale che un'altro fatto del giorno si limiti ad una frase: i parenti degli 11 deputati del Valle uccisi temono di avere i telefoni sotto controllo, parlano di strane telefonate e di disturbi e puntano il dito ai servizi segreti locali. La Chiesa intanto, per bocca del Cardinale Rubiano, si dice delusa dal comportamento criminale delle FARC, mentre il Professor Moncayo deve interrompere la sua marcia di protesta (suo figlio è nelle mani delle FARC da quasi dieci anni) perché la figlia si sente male e non regge il ritmo della camminata...

Ancora una notizia di grande rilievo (ma non è ancora la bomba della sera): il Fiscal General de la Nación, in sostanza il capo dei Pubblici Ministeri, Mario Iguarán destinerà più di un miliardo di pesos a finanziare un nuovo gruppo di 10 PM e 60 investigatori. Il loro compito? Riaprire il caso UP (Unión Patriótica), il movimento politico di estrema sinistra che venne sterminato negli anni '80. Sarà dura: sono più di 5,000 omicidi. Cinquemila. Di alcuni - pochi - si conoscono gli esecutori materiali, manca però per tutti l'indicazione dei mandanti e degli autori intellettuali. In bocca al lupo, signor Fiscal.

Ma ecco, finalmente, la vera notizia (!?!) dell'edizione delle 19:00 di Caracol Noticias.

Le FARC hanno consegnato ad Al Jazeera (!) un video con dichiarazioni e "prove di sopravvivenza" di 7 sequestrati storici: sono militari e poliziotti privati della libertà tra il 1998 ed il 1999 - quasi dieci anni fa. Tra loro, il figlio del professor Moncayo. Pare fatto apposta, una sceneggiatura a tinte troppo forti... ed ecco il professore al telefono, dal capezzale della figlia malata, commentare la salute del figlio in prigionia: "lo vedo magro, ma che emozione sapere che è vivo, siamo stanchi, loro sono stanchi, vogliamo una soluzione negoziata..."; ed intanto la presentatrice pare dimenticare le telecamere e si ripiega su se stessa, si raccoglie attorno alle braccia appoggiate alla scrivania, gli occhi lucidi, e fa cenno di sì con la testa.

Scorrono le immagini degli altri, con lo sfondo di tovaglie consunte o di coperte infantili ed i rumori in sottofondo di un accampamento in mezzo alla giungla. Grazie al cielo anche oggi arrivano le notizie sportive e si tira un po' il fiato.

Traslocando

"El regreso del idiota" - Recensione

A dieci anni dal loro "manuale del perfetto idiota latinoamericano", Mendoza Montaner e Vargas Llosa sono di nuovo in libreria. È "il ritorno dell'idiota", un atto d'accusa alla sinistra latinoamericana, da Castro a Morales, ed un ode al liberismo come unica ricetta per il progresso del pianeta (e quindi del continente).

La tesi dei tre autori è che l'America Latina deve smettere di incolpare gli altri (gli USA, il Primo Mondo, le ragioni di scmabio) del proprio sottosviluppo e riconoscere che l'unica maniera di far uscire i suoi popoli dalla povertà è quella di attrarre il capitale straniero, garantire la proprietà privata, liberalizzare il mercato del lavoro, snellire la giustizia e tutti gli altri corollari del modello neoliberale. Nell'economia del volume, però, questa argomentazione si sviluppa solo nelle poche pagine dedicate alle success stories dei paesi (Irlanda, Cina, Spagna, Singapore, Europa dell'Est, India) che sono riusciti a cavalcare la globalizzazione ed a sostenere alti tassi di crescita negli ultimi anni, esposte alla maniera di Oppenheimer. Il resto del testo è dedicato ad una rassegna di idioti latinoamericani: dal patriarca Fidel Castro a Chavez, il miglior discepolo, all'indigeno travestito Evo Morales, per comporre un podio dell'idiozia; a ruota seguono Kirchner, AMLO ed Ollanta Humala (con Alan García e Maradona come figure di contorno), mentre parole piú benevolenti sono dedicate a Bachelet, Lula, Tabaré Vasquez ed Ortega, che sarebbero colpevoli di "idiozia" solo per il linguaggio, visto che le loro principali decisione politiche sono allineate al modello difeso dagli autori.

La prosa è piacevole, ed i protagonisti offrono un tale repertorio di gaffe, scandali e decisioni questionabili da rendere abbastanza facile riempire duecentocinquanta pagine con le loro gesta. Ce n'è però anche per l'idiota europeo, "sia spagnolo, francese, tedesco, italiano o danese, che mantiene dell'America Latina l'immagine elementare di un paesaggio sociale polarizzato dove tutto si riduce a pochi molto ricchi e molti molto poveri; a guerriglieri buoni e militari cattivi; a bianchi ed indigeni; ad oligarchi e caudillos popolari; a sinistre redentrici e destre oppressive; a grattacieli e favelas. Tutto è visto senza nuances né reali esplorazioni della realtà, costruito su netti contrasti e soggetto a volgari distorsioni, figlie di una favola che è comune agli idioti dei due lati dell'Atlantico e che non permettono una migliore comprensione dei reali fattori di sviluppo e modernità dell'America Latina e dei suoi veri nemici". Olé.
(Nota: nella galleria di idioti Europei non figura alcun italiano; l'unica citazione è per Achille Occhetto, perso a modello di "idiota redento" per il suo ruolo nella svolta del PCI).

Ce n'è anche per cinque "idioti senza frontiere", giornalisti ed intelletuali che si meritano questa nomination per il loro ruolo nel dibattito sulla globalizzazione e sul ruolo degli Stati Uniti nel pianeta. Sono Noam Chomsky, James Petras, Ignacio Ramonet, Harold Pinter e Alfonso Sastre.

Peccato però che questi attacchi occupino la maggior parte del libro. Per quanto anch'io non sia un grande fan - per esempio - di Ignacio Ramonet, avrei preferito un po' più di pagine dedicate a sviluppare spunti interessanti che emergono qua e là: che il problema latinoamericano abbia radici nel caudillismo e nel clientelismo, ad esempio, o che questo ritorno degli "idioti" si debba in gran parte al fallimento dei neoliberisti anni novanta. Ma pare che a Plinio Apuleyo Mendoza, a Carlos Alberto Montaner ed ad Álvaro Vargas Llosa non interessassero tanto. Il libro resta quindi un po' superficiale e pare destinato solo a chi - fin dall'inizio - la pensi già come loro.

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El regreso del idiota
di Plinio Apuleyo Mendoza, Carlos Alberto Montaner ed Álvaro Vargas Llosa
Edizioni Random House Mondadori, Collana Debate
Prima edizione Aprile, 2007
344 pagine